Nella bottega di Messer Giulio che ci fa capire il senso delle cose

Mondi dell’Italia minore (che spesso è la maggiore)

testo di Antonio Capitano e Marianna Scibetta* per Giannella Channel

Una domenica mattina d’autunno. Il tempo è ancora clemente per godere di una giornata di mare. Improvvisamente il clima si fa incerto e il cielo si scurisce. Ma ormai siamo a metà strada e decidiamo di andare. Destinazione Santa Severa, cinquanta chilometri a nord di Roma. Approfittiamo, al nostro arrivo, per visitare il castello e il Museo della navigazione. Nel silenzio dell’attesa ci colpisce un sorriso e una targhetta: Messer Giulio. Chi è costui?

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Giulio Rinaldi, “Messer Giulio”, un personaggio di altri tempi che ci fa capire con semplicità che la scienza è una cosa talmente seria da trasformarla in un divertente gioco.

Il Messere dal sapore medievale ci propone una visita nel suo museo laboratorio promettendo di farci passare un’ora tra alchimia, chimica, storia e geologia. Entriamo e Giulio Rinaldi ci porta in un tempo lontano tra esperimenti e racconti di vita. Dopo una breve premessa generale ci informa che senza di lui certe tradizioni sono destinate a scomparire. E le vuole difendere a tutti i costi. E i suoi occhi si fanno lucidi. Allora lo ascoltiamo per non perdere nemmeno una parola mentre ci conduce nell’affascinante mondo dei minerali e della paleontologia. Ci parla dei suoi studi, del suo lavoro e della sua carriera. Accenna alla vita in miniera per estrarre il caolino per fare la porcellana. E così apprendiamo che è nato proprio nel castello e che sua madre, a causa della silicosi, ha lasciato presto questo mondo.

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La Bottega e i suoi colori.

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Marianna alle prese con l’alchimia: prove per un esperimento.

Poi si lascia andare a dei ricordi personali. Il pranzo portato al padre o le sue discese nel carrello destinato alle pietre appena estratte! La sua capacità divulgativa è davvero straordinaria perché vorrebbe raccontare tutto con la capacità di capire chi ha di fronte. E allora “taglia” la sua lezione su misura. Mentre parla immaginiamo la faccia stupita dei bambini che mirano sbalorditi quelle pozioni miracolose che cambiano colore tra fumi e sorprese. Ci informa anche dei colori nell’arte, quei colori che ci stupiscono ogni volta guardando opere meravigliose. Colori di una volta di un tempo irripetibile. Il tutto con l’elogio della manualità che si è vista superare dall’affollamento della tecnologia che priva però di cogliere il momento delle cose. Quello della trasformazione. Del passaggio da uno stato e l’altro. Questo passaggio è di fatto l’essenza del racconto. Le cose hanno un senso perché c’è un lavoro dietro e quel lavoro è il frutto umano di studio e applicazione. Questo ci ha trasmesso Giulio Rinaldi con le sue alchimie esistenziali. Ci ha insegnato che bisogna raccogliere il dettaglio, il particolare per capirne il senso generale. Solo così il futuro ha le sue radici nel passato. Ecco perché consigliamo a tutti questo viaggio nella semplicità della scienza a portata di mano per tornare indietro nel tempo, immaginando la vecchia bottega con la scritta: “Messer Giulio, dove si impara a capire il senso delle cose”. Nel frattempo è uscito il sole…

antonio-capitano-marianna-scibetta* Antonio Capitano è un funzionario comunale che cura un blog sul Fatto quotidiano.it e scrive per alcune riviste di cultura e società. E se la vita è un viaggio, cerca di viaggiare anche solo con la fantasia per scoprire mappe e mondi sommersi anche nella quotidianità.

Marianna Scibetta è insegnante nella scuola primaria statale. Scrive per Bookavenue e Libreriamo; I bambini sono la sua risorsa per attingere energie nuove per una vita sempre a colori.

Author: admin

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1 Comment

  1. Carissimi,

    sono Marta, la figlia di Giulio: pochi minuti fa mio padre mi chiama e mi accenna al fatto che un suo amico gli ha scritto una mail con allegato (ovviamente non ha detto allegato. Mio papà uomo di altri tempi…) l’articolo scritto da Antonio e Marianna su Giannella Channel in merito alla visita del suo museo… La mia (e sua) curiosità è tanta che mi ha spinto a leggerla subito…

    GRAZIE… Per avermi fatto apprezzare ancora di più la passione che mio padre giorno dopo giorno, sole o pioggia, riversa incondizionatamente nel suo piccolissimo museo, grazie per avermi portato alla mente ciascuna telefonata che mi ha fatto per farmi sapere con gioia infinita chi gli ha fatto visita, o che strumento è riuscito a strappare dal dimenticatoio di qualcuno.

    Spesso sono a definirlo come appartenente al pleistocene, lui che da poco ha capito come funziona il cellulare, ma ogni volta che entro nel suo mondo io, figlia della tecnologia, rimango sempre stupita da come gioca con i suoi colori, da come riesce a tirare fuori da una pietra racconti senza fine e allora torno bambina e riaffiorano i ricordi di quando piccolissima invece di disegnarmi la classica casetta con gli alberelli a me e mio fratello ci disegnava un prisma con mille facce…

    Solo animi sensibili potevano cogliere dettagli come quelli da voi citati nel vostro articolo e ringrazio allora che ci sia ancora qualcuno disposto a far tesoro dei ricordi e delle storie che ,un “semplice pensionato”, come spesso si definisce mio papà, racconta con la sola presunzione che ciò non venga dimenticato, per ricordarci che siamo veramente “nani sulle spalle dei giganti”.. Infine grazie perché anche a me sono tornati gli occhi lucidi.

    Sarà un piacere e un onore poter leggere l’articolo a mio padre che già so, con la sua umiltà, diventerà rosso di gioia.
    Mi sono permessa di rispondere io in prima persona perché lui non sa nemmeno cosa sia una mail e prima che riesca a convincerlo che in fondo il computer non è così male se permette di poter ricevere anche queste belle notizie, internet diventerà archeologia industriale!!!

    I miei ( e suoi) più sinceri ed affettuosi saluti

    Marta a nome di Giulio

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