Da Stoccolma a Hong Kong alla Romagna
un solo monito: “Salviamo la Terra”.
E un libro utile di mia figlia per capire come

Valentina Giannella firma un volume per comprendere, con l’aiuto della scienza,
che cosa sta accadendo al nostro pianeta e chi è Greta Thunberg, la ragazza che,
da sola, ha portato in piazza un venerdì mattina quasi due milioni di giovani

SCIENZE & AMBIENTE

introduzione di Salvatore Giannella – ritratti digitali di Giacomo Giannella
testo di Gianni Cavalli* / Giornale di Puglia**

Ho presentato più volte i miei libri sulla Riviera adriatica ma ieri, venerdì 19 luglio 2019, sono andato come spettatore alla presentazione di un nuovo libro: Il mio nome è Greta. Sottotitolo: Il manifesto di una nuova nazione, quella verde, quella dei ragazzi di tutto il mondo (Centauria edizioni, Milano, 128 pagine arricchite dalle illustrazioni di Manuela Marazzi, 12,90 euro: già firmati accordi per edizioni estere, in Inghilterra, Stati Uniti, Spagna e Sud America). Tema speciale: che cos’è il cambiamento climatico, perché minaccia di cancellare mezzo secolo di progressi e come noi (singoli, famiglie, comunità) possiamo ostacolarne la corsa e mitigarne gli effetti. Autrice una giornalista e scrittrice per me specialissima: Valentina Giannella, cioè mia figlia, che per i suoi bambini e per i lettori da 10 a 100 anni di età che vogliono conoscere i fondamenti su cui si basa il severo monito della sedicenne Greta Thunberg, dei ragazzi, degli scienziati.

L’appuntamento si rinnoverà lunedì 5 agosto, alle 18, al Bagno Pineta n. 120 in viale Italia a Pinarella, nell’autorevole cornice di Cervia – La spiaggia ama il libro (il programma dettagliato della manifestazione a questo link).

Molte e generose le recensioni ricevute dal libro e le interviste all’autrice (cito per tutti, Concita De Gregorio su Radio Capital, Sveva Sagramola a Geo su RaiTre, Billy e Achab Libri del Tg1 e Tg2, e poi Vanity Fair, Natural Style, Marie Claire e altri…) ma la più approfondita e, per il sottoscritto sorprendente per l’ampiezza dello scenario familiare evocato dall’autore (il giornalista ed editore Gianni Cavalli di Bari) è quella che segue, apparsa sul Giornale di Puglia. La riproduco nei suoi brani centrali. (s.g.)

Il mio nome è Greta

Valentina Giannella, «Il mio nome è Greta» (Centauria srl, Milano, 2019)

Fin da quando il famoso pittore Apelle tirava ogni giorno qualche linea con il suo pennello («Nulla dies sine linea», Plinio) il mondo nuovo, o presunto tale, ha continuato a essere una grande locanda in cui entrare, mangiare, riposarsi e ripartire… poi è giunta lei, Greta Thunberg da Stoccolma (foto a destra), che ci ha spiegato che lo stato generale, in sintesi la salute, della locanda necessita di interventi non più rinviabili.

Greta ThunbergValentina Giannella, giovane giornalista italiana che vive a Hong Kong, messa alle strette da domande specifiche dei suoi figli Leo e Agata, ha deciso di pubblicare un originale, dettagliato e completo libro sul fenomeno della ragazzina svedese: «Il mio nome è Greta» (Centauria srl, Milano, 2019), avvalendosi di splendide illustrazioni di Manuela Marazzi, una botanica e naturalista napoletana molto nota nell’ambiente.

La Giannella è nata a Milano da padre nativo di Trinitapoli, giornalista e scrittore che ci ha abituato spesso a operazioni di ‘salvataggio’ artistico intellettuale (Operazione salvataggio, dedicato agli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre, Chiarelettere, Milano, 2014), che la deve avere influenzata non poco su quali siano le ‘operazioni’ da intraprendere nel corso della vita, tanto è vero che la signora può essere considerata una cittadina del mondo e ha trovato il tempo e la voglia di fondare, con Lucia Esther Maruzzelli, una dinamica agenzia stampa di approfondimento e una società di consulenza editoriale per le imprese italiane che operano o che vogliano espandersi in Cina e in Oriente (Mind the Gap, www.mindthegaphk.com).

Divagazione pilotata: in questi giorni esce un volume fuori commercio a cura di Dario Cianci e Santa Fizzarotti Selvaggi dal titolo «Il mosaico della felicità. Biodiversità tra scienza, arte e poesia» (Levante editori, Bari, 2019), da cui si evince che questi temi sono stati anche trattati in passato, ma sono rimasti ‘lettera morta’, come spesso avviene in tutto il mondo, perché disturbano il nostro vivere quotidiano. Lo scienziato professore Cianci è scomparso qualche anno fa, ma questo libro, nel rendergli omaggio (qui la recensione di Grazia Stella Elia), puntualizza una verità cui tutti dovremmo attenerci. Dice Dario Cianci:

Una sfida della comunità scientifica è la ricerca dei raffinati meccanismi che avrebbero determinato le prime forme di vita sulla Terra. Le argomentazioni ideologiche, filosofiche o teologiche non possono sostituire la base empirica per dimostrare che hanno ragione gli evoluzionisti o i creazionisti. Senza pregiudizi e preconcetti, il modello che si adatta meglio ai reperti che saranno resi disponibili deve essere accettato come il più plausibile. È consentito anche agli scienziati di dedicarsi alla religione o alla filosofia; ma che tutti sappiano che non parlano da ricercatori, ma da credenti o filosofi.

Divagazione libera: queste svedesi le studiano tutte per restare in primo piano. Per la generazione mia e del padre di Valentina – il famoso Salvatore (nomen omen) specializzato in ‘salvataggi’- le svedesi erano un mito per il loro modo disinvolto di vivere (per piacere femministe sono stato in una classe al liceo in cui eravamo 6 ragazzi e 26 ragazze e tutto è filato liscio nel pieno rispetto e amicizia) e non ci riesce difficile comprendere come questa determinata ragazzina sia riuscita un venerdì di un giorno qualsiasi a far scendere per strada due milioni di persone che si ispirano ai valori della Green Nation (scienza, giustizia e impegno).

Pensate mezzo secolo fa in azienda i nostri collaboratori davano del ‘fissato’ (licenza più che poetica… filiale) a mio padre perché esortava a spegnere le luci una volta terminato il turno di lavoro e a non sprecare l’acqua quando si lavavano le mani – il genitore invitava tutti, giornalisti compresi, a consultare un testo utilissimo curato dal compianto professore Giorgio Nebbia «Il problema dell’acqua» (Cacucci 1969) – e oggi sono i nipoti di quei signori che ci pregano di porre rimedio allo ‘scempio’ messo in atto da una parte considerevole dell’umanità.

Il volume di Valentina Giannella ci spiega con efficace semplicità che quello che oggi chiamiamo effetto serra – leggendo la spiegazione del libro ritengo di aver compreso anch’io il fenomeno e quindi penso di essere in grado di spiegarlo al mio nipotino – era stato scoperto nel lontano 1824 dal fisico francese Jean Baptiste Fourier, in sostanza gli scienziati avevano percepito che nel tempo la temperatura sulla Terra sarebbe aumentata.

Il capitolo denominato cambiamento climatico mi ha sconvolto, specialmente quando analizza il tempo che abbiamo a disposizione per rimediare. Non so perché ma mi è venuta in mente una semplice frase di Papa Francesco, autore dell’enciclica ecologica Laudato si’:

Stranamente, non abbiamo mai avuto più informazioni di adesso, ma continuiamo a non sapere cosa succede

che fotografa in maniera acuta quelle che sono le nostre mancanze e i nostri ritardi.

Papa Francesco

Nel capitolo dedicato alla ‘resilienza’ (la capacità che hanno i territori di resistere ai fenomeni naturali) ho trovato molte situazioni che da anni illustra e denuncia il meteorologo Luca Mercalli: «La crescita è lenta, la rovina è rapida», «I modelli di consumo e di crescita del XX secolo non possono più essere sostenuti», «La realtà è che nella meteorologia appena si esce dall’ovvio si entra nell’assolutamente complesso» e mi sono convinto che il problema Africa, siccità e alluvioni causate da deforestazione, deve vedere impegnata l’intera Europa non nella spartizione dei migranti, ma nella soluzione dei problemi; aiutando le autorità di quei luoghi a mettere in atto misure che noi stessi abbiamo difficoltà a recepire, convinti che si tratta di interventi lunghi e faticosi che non danno grande ‘visibilità (Oleum et operam perdidi) politica. Orazio diceva non ‘essere così insensato da portare legna nella foresta’ (non sono tanto ‘insanius’ da avventurarmi nella citazione latina), che noi con logica odierna potremmo adattare in questo modo: è insensato privare la foresta di tutta la legna.

Luca Mercalli

La cosa non è semplice ma un suggerimento ci arriva dalla scienziata astrofisica Margherita Hack che ci ha lasciato perle semplici e condivisibili da mettere in atto, da credenti e non credenti di destra e sinistra, immediatamente: «L’interesse per la scienza e le sue applicazioni dovrebbe essere inculcata nei bambini già dalle prime classi elementari», «Tutti noi abbiamo un’origine comune, siamo tutti figli dell’evoluzione dell’universo, dell’evoluzione delle stelle, e, quindi, siamo davvero tutti fratelli».

Margherita Hack

Valentina Giannella riporta alcune parole di Greta che ci segnano profondamente, fino a far crollare certezze e rovinarci il ‘meritato riposo’:

Stiamo sacrificando la biosfera per la ricchezza di una piccola parte della popolazione: La sofferenza di molti paga il lusso di pochi. Il sistema non funziona e va cambiato: dobbiamo concentrarci sull’equità.

Questa ragazzina svedese vanta una lontana parentela – onestamente il libro non precisa il grado o forse sono stato io ‘incapace’ di dedurlo – con Svante Arrhenius il fisico e chimico premio Nobel nel 1903 per la sua teoria sul trasferimento di ioni visti come responsabili del passaggio di elettricità. Questo scienziato, così mi ha riferito l’amico Pietro, è stato il primo a comprendere quel determinato passaggio da cui è scaturita una teoria nota in questi ultimi anni come ‘panspermia’ (…teoria che ritiene che i semi della vita siano stati sparsi per l’Universo e che la vita sulla Terra sia iniziata con l’arrivo di detti semi…).

Io penso che il libro ‘chiavi in mano’ debba essere acquistato da tutti i centri che fanno informazione (le televisioni e magari in primis quelle che vengono finanziate con il canone) perché come diceva il poeta, scrittore di Sant’Arcangelo di Romagna Tonino Guerra:

Non è vero che uno più uno fa sempre due, una goccia più una goccia fa una goccia più grande.

Per la serie che le uniche gioie che sia dato all’uomo di godere, sono quelle della famiglia, vi dico che le immagini dei personaggi famosi prima citati e che completano il mio scritto sono opera di un artista digitale di nome Giacomo e di cognome Giannella, creatore della impresa culturale Streamcolors (streamcolors.com).

Valentina e Greta ci rammentano che fin dai tempi degli antichi Romani vi era un proverbio «Non multa sed multum» (Quintiliano) che non è un invito a non studiare, ma a fare, ognuno nel proprio campo, poche cose ma fatte bene.

Meno ‘reality’ e più vita reale per tutti è un richiamo che ci riconduce alla asserzione che la ‘scienza non vale se non diventa coscienza’ e che non solo le carte geografiche vanno continuamente aggiornate, ma anche i nostri stili di vita e non perché lo chieda una sedicenne, ma perché lo esige il futuro di tutti: NOI facciamo parte di quel futuro.

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* Gianni Cavalli (Bari, 1949) editore e giornalista da sempre nel mondo della carta stampata come esecutore, fruitore, consumatore, comunicatore e fondatore-direttore di testate culturali e professionali; aperto alle trasformazioni e innovazioni, senza rinunciare a memoria e tradizione, considera un privilegio continuare a nutrirsi con pane e… carta. Il suo impegno con la casa editrice di famiglia, Levante di Bari, non gli ha impedito continue divagazioni a beneficio di amici e di operatori culturali per i quali ha cercato sempre le migliori collocazioni. ** Il Giornale di Puglia è un quotidiano on line (giornaledipuglia.com) registrato presso il Tribunale di Bari: direttore Vito Ferri. Il testo è tratto dall’edizione del 5 giugno 2019.

Author: admin

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