Dal successo alla tragedia:
la storia di Arpad Weisz,
l’allenatore del Bologna
che tremare il mondo fece

Al Museo Ebraico del capoluogo emiliano in mostra le suggestive tavole illustrate
(e altro) del libro di Matteo Matteucci dedicato al protagonista di un dramma
dimenticato: un tecnico ungherese passato dagli scudetti della squadra
rossoblù alla morte ad Auschwitz. E tornano le pagine del suo pionieristico
manuale “Il giuoco del calcio”, di una disarmante attualità

ARTI & CULTURE; I LIBRI CHE MI FANNO COMPAGNIA

testo di Salvatore Giannella

Sono tanti gli eventi commemorativi varati in occasione del Giorno della Memoria che ho molto apprezzato, a cominciare da quello celebrato nel mio borgo alle porte di Milano, Cassina de’ Pecchi: al MaiO: “Caro bambino mio, c’è stata una ragione”, con le storie di donne che, nel buio dei lager e della Shoah, hanno riscattato la dignità umana (emozionante reading multimediale con la voce narrante della brava giornalista rizzoliana Valeria Palumbo e con musiche dal vivo di Walter Colombo e Carlo Rotondo: è itinerante, potete prenotarlo).

Ma sicuramente quello capace di catturare l’attenzione degli italiani appassionati di calcio (praticamente quasi tutti quelli di sesso maschile) e curiosi/e di storie memorabili è la mostra sull’allenatore ebreo ungherese “Arpad Weisz. Dal successo alla tragedia”, visitabile al Museo Ebraico di Bologna fino al 18 marzo prossimo. A Weisz, eroe dello sport ingiustamente dimenticato (dal 1935 al 1938 portò la squadra di calcio del Bologna, “quando faceva tremare il mondo”, a vincere per due volte consecutive lo scudetto e la prestigiosa Coppa del Torneo dell’Esposizione di Parigi nel 1937) Giannella Channel dedicò un ampio servizio: Dallo scudetto ad Auschwitz: gli spettatori di Inter-Bologna ricordino Arpàd Weisz, allenatore ebreo ingiustamente dimenticato.

Arpad-Weisz

Arpad Weisz e il Littorale. Le tavole del volume raccontano le vicende calcistiche e storiche del periodo compreso
tra gli anni Venti e gli anni Quaranta nel territorio bolognese. Si parte dall’inaugurazione dello Stadio nel 1926,
con la presenza di Mussolini per arrivare fino agli anni nei quali la squadra del Bologna,
all’epoca vincente in Italia e in Europa, è guidata dall’ungherese Arpad Weisz.
A questo link la versione anteprima di 20 pagine.

Ma vi assicuro che valgono un viaggio a Bologna le suggestive tavole illustrate di Matteo Matteucci esposte in mostra insieme a fotografie e documenti inediti, oggetti e memorabilia legati a Weisz, a sua moglie Elena e ai figli Roberto e Clara, tutti passati dalla serena vita nel capoluogo felsineo agli orrori e alla morte nel lager nazista di Auschwitz.

È una visita che le scuole e i gruppi potranno fare guidati, ogni lunedì, proprio dall’illustratore Matteo Matteucci, del quale segnalo il volume meritatamente edito dalla bolognese Minerva per questa occasione.

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“Arpad Weisz e il Littorale”, Matteo Matteucci (Editrice Minerva).

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“Il giuoco del calcio” di Arpad Weisz e Aldo Molinari (Minerva).

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L’editore Roberto Mugavero.

Ma dalla Bottega dell’editore creata nel 1989 da Roberto Mugavero è stata sfornata, a lodevole integrazione della mostra, un’altra opera “storica”, scritta 88 anni fa ma di disarmante attualità, che porta la firma dello stesso Arpad Weisz con Aldo Molinari, allora direttore tecnico dell’Ambrosiana Inter: “Il giuoco del calcio”, un manuale che all’epoca fu stampato “per contribuire alla diffusione e al miglioramento del più popolare dei giuochi”. Al di là del valore editoriale di questa riedizione anastatica (che affida agli allenatori, atleti e sportivi di oggi e di domani un patrimonio di conoscenze, un esempio di vita, di rettitudine sportiva e umana), il lettore curioso e tifoso come me trova nelle pagine di Weisz anche la chiave per capire una delle cause del declino del calcio italiano, escluso dai mondiali e soggetto a imprevedibili (e perciò più dolorose) crisi cicliche, specie nelle grandi squadre. Leggete con me il capitolo dedicato al “Trattamento morale dei giuocatori”.

La maggior cura nell’allenamento fisico dell’atleta non riuscirà mai a far raggiungere la migliore condizione e a portare al più alto rendimento un giuocatore se questi, fuori del rettangolo di giuoco, non saprà imporsi un regime di vita consono alle necessità di un calciatore. Potrà avere giornate luminose, nelle quali le doti naturali di talento calcistico troveranno rispondenza nei mezzi fisici, ma saranno sprazzi, poiché le intemperanze nel tenore di vita ripiomberanno l’atleta in periodi di grigiore e di insufficienza di forma. Si vedono molti giuocatori che natura ha favorito di tutt’i doni necessari per brillare nel mondo calcistico rovinarsi per le sregolatezze della vita privata.

L’alcool, il tabacco e Venere sono i più grandi nemici dei giovani in generale e degli atleti in particolare. Quando un calciatore è preda dell’alcool, sfuma smodatamente, o è prigioniero delle passioni, logora irremissibilmente il proprio fisico e rovina il proprio morale…

Dobbiamo accennare alla vita sessuale. Non si pretende dai calciatori la castità. Anche nei rapporti sessuali lo sfogo naturale non è nocivo. Nuoce invece l’abuso e nuoce non meno dell’alcool e del tabacco. Una accentuata attività fisiologica strema l’organismo e lo rende incapace di sopportare le fatiche degli allenamenti e delle gare. Il giuocatore parteciperà alla partita svogliato, sarà impossibilitato nell’impiego di ogni sua energia e il normale rendimento ne risulterà menomato se non del tutto nullo.

Per essere espliciti si afferma che ogni rapporto sessuale deve cessare almeno cinque giorni avanti di ogni partita.

Data l’importanza che la vita privata esercita sul rendimento di un giuocatore, l’attività di un trainer non deve arrestarsi alle istruzioni tecniche. Ha capitale importanza l’influenza morale ch’egli può esercitare sugli allievi poosti sotto la sua guida. Il trainer dovrà sorvegliare i giuocatori, non soltanto quando questi si trovano in campo per gli allenamenti e le partite, ma consigliarli e seguirli anche nella vita privata.

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Un altro grande trainer vittima delle leggi razziste: Erno Erbstein (italianizzato in Ernesto Egri), allenatore del Torino, salvato dal presidente Ferruccio Novo e perito poi nella tragedia aerea di Superga. Sua figlia Susanna è stata la prima coreografa della tv italiana. Altre famose vittime sportive della Shoah: il pugile Leone Efrati, detto Lelletto, ebreo romano, categoria piuma; Giorgio Ascarelli, promotore principale della fondazione del Napoli Calcio; e Raffaele Jaffe, fondatore del Casale. Furono circa 250 gli atleti medagliati alle Olimpiadi, ai campionati del mondo o Campionati continentali che persero la vita perché deportati.

 

Info utili per la visita alla mostra di Weisz

La mostra “Arpad Weisz. Dal successo alla tragedia” è visitabile fino a domenica 18 marzo presso il MEB – Museo Ebraico di Bologna, via Valdonica 1/5 – 40126 Bologna

  • Tel. 051.2911280
  • Fax 051.235430
  • email: [email protected]
  • Orari: da domenica a giovedì: ore 10-18; venerdì ore 10-16; sabato e festività ebraiche chiuso.
  • Ingresso gratuito. Visite guidate per scuole e gruppi (il lunedì conduce Matteo Matteucci, autore e illustratore: info alla mail [email protected]).
Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

Author: admin

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