Scuole chiuse? Con i bambini
facciamo come la volpe
e il Piccolo Principe. I consigli
della psicoterapeuta Maria Rita Parsi

“Non c’è solo l’economia da salvare, ma anche l’anima.
Dobbiamo evitare che la pandemia diventi emozionale”
.
Conversazione con la nota psicoterapeuta e scrittrice Maria Rita Parsi
(foto) sugli effetti della pandemia su genitori e figli

ARTI & CULTURE

testo di Giancarlo Salemi / Formiche*



 

E adesso che le scuole non riapriranno più il 3 aprile che si fa? “Facciamo come il Piccolo Principe e la volpe” risponde Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta. In che senso? “Dobbiamo imparare ad addomesticare” continua in una conversazione con Formiche.net la presidente della Fondazione Fabbrica della Pace e Movimento bambino onlus**, nota al grande pubblico per le sue numerose pubblicazioni di tipo scientifico e divulgativo, e di libri come “Le parole dei bambini”, “Manuale anti ansia per i genitori” e “Generazione H”. Per l’ultimo, di grande attualità: “Manifesto contro il potere distruttivo” (Chiarelettere), scritto con Salvatore Giannella.

Addomesticare, è qualcosa che abbiamo dimenticato. Vuol dire ‘creare dei legami’, lo spiega bene la volpe nel libro di Antoine de Saint-Exupéry: ‘Tu, finora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila. E non ho bisogno di te’, dice la volpe al Piccolo Principe. ‘E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo’.

È dura in quest’epoca da fobia per il coronavirus…

“All’inizio i bambini sono molto contenti di rimanere in casa, sembra il week end, una domenica di festa. Ma piano piano che si va avanti loro si renderanno conto che è un’emergenza che preoccupa i genitori. Loro vivono di luce riflessa il comportamento degli adulti e, in questa fase, dobbiamo evitare che la pandemia diventi emozionale”.

Quindi recuperare il senso degli affetti, come ha detto anche papa Francesco…

“Esatto. In questa situazione di emergenza si possono avere due comportamenti, quello del padre siriano che mentre venivano giù le bombe aveva inventato un gioco per far ridere la sua bambina di 3 anni, come nel film di Benigni “La vita è bella”, oppure un atteggiamento che diventa una pandemia emozionale”.

Come si fa?

“Gli adulti, per primi, non devono cedere al panico e all’ansia. È normale che i bambini adesso cominceranno a desiderare di uscire, vedere i loro compagni, riprendere le loro abitudini, il gioco all’aperto”.

Le pareti di casa, la convivenza forzata, nasconde una paura del futuro…

“Di più, non solo del futuro ma anche del presente. Se ai bambini elimini le abitudini che sono un contenitore che li organizza anche a livello di educazione gli stai togliendo certezze. Le abitudini, i ritmi quotidiani, per loro sono delle garanzie di guida. La scuola, i compagni, i compiti, la tv, i videogiochi, lo sport pomeridiano sono degli appuntamenti troppo importanti nella crescita di un minore”.

È un discorso che riguarda tutti, penso, non solo i bambini. Giusto?

“Certo, pensiamo agli adolescenti che stanno perdendo molte attività d’incontro, di innamoramento. Ho telefonate disperate di ragazzini di 15 anni che non possono vedere il loro fidanzatino perché a ballare non possono andare più e non ci sono più occasione per incontrarsi. Pensiamo alle feste di compleanno in solitudine”.

E come ne usciamo, non abbiamo strumenti…

“Ce li abbiamo eccome. Dobbiamo affrontare il disagio e il cambiamento interiore. Gli esseri umani devono imparare ad affrontare il distacco. Già nascere è un distacco, poi c’è quello della mamma che va fuori per lavorare o a fare la spesa e poi ritorna, poi i nonni che non li vedono più o molto poco. In più con il coronavirus c’è anche il problema di mantenere la promessa”.

Che vuol dire?

“Che se tu dici a un bambino: stiamo un mese in casa e poi si riparte ma poi non è così, diventa dura. Allora per questo dobbiamo fare come il Piccolo Principe e la volpe. Dobbiamo imparare ad addomesticarci, far capire che ci vogliono dei passaggi e dei tempi prima che tutto torni alla normalità. E ricordarsi che il bello del deserto, come dice il Principe, è che nasconde da qualche parte un pozzo”.

Cioè la speranza che tutto finisca…

“Di più, dobbiamo mettere nella condizione per i nostri figli che questo sia un momento geniale, di ricordare questi giorni passati in casa come si faceva durante la guerra, come qualcosa di unico nella loro vita. Adesso quello che sicuramente non va fatto è evitare il contagio emotivo. La pausa serve per capire sé stessi e gli altri e anche con la propria spiritualità, per chi crede. Non c’è solo l’economia da salvare, ma anche quella dell’anima”.

Professoressa però la paura è un sentimento antico, qui il problema è che il nemico è invisibile?

“È vero, il mondo è una pandemia. La madre di tutte le angosce umane è l’angoscia di morte. Sappiamo quando nasciamo ma non quando moriremo, può capitarti per una malattia, un incidente, per vecchiaia, perché decidi di non andare avanti. La morte è il vero nemico invisibile. Noi dobbiamo educare le persone e noi stessi ad affrontare questa angoscia. E il coronavirus ripropone perfettamente questa angoscia di morte su cui è costruita ogni difesa umana”.

Così è dura, però…

“È la realtà, il coronavirus lo ha solo reso manifesto. Le nostre difese quali sono? C’è quella spirituale: morirò ma ho un’altra vita. Quella demografica: morirò ma i miei figli continueranno. Quella estetica: morirò ma la bellezza, l’arte, la musica, la poesia, il teatro non moriranno mai. Quella scientifica: morirò ma gli scienziati proseguiranno a scoprire il segreto della vita. Quella distruttiva: morirò ma con me tutti quanti e così divento il Signore della Morte. Il coronavirus non è niente di nuovo rispetto a tutto questo, ci sta solo facendo aprire gli occhi, proprio per cercare quel pozzo nel deserto”.

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* Formiche è un progetto culturale ed editoriale fondato da Paolo Messa nel 2004 e animato da un gruppo di trentenni con passione civile e curiosità per tutto ciò che è politica, economia, geografia, ambiente e cultura. Nato come rivista cartacea, oggi l’iniziativa Formiche è articolata attraverso il mensile (disponibile anche in versione elettronica), la testata quotidiana on-line formiche.net, la testata specializzata in difesa e aerospazio “Airpress” (airpressonline.it), una collana di libri con la casa editrice Marsilio, un programma di seminari a porte chiuse “Landscapes”. Direttore responsabile Formiche.net: Valeria Covato.

** La Fondazione Fabbrica della Pace Movimento Bambino onlus (via Giulio Caccini 3, 00198 Roma, tel. 06.85304778) ha l’obiettivo di lavorare con i bambini per costruire un mondo di tolleranza e di accoglienza. Più info sul canale youtube della fondazione.

A PROPOSITO/ Un brano dal “Manifesto contro il potere distruttivo”

Una volta superata la crisi,

mettiamo la Scuola al centro

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Superata la crisi, è il pensiero di Maria Rita Parsi espresso nel recente libro “Manifesto contro il potere distruttivo”, con Salvatore Giannella, editore Chiarelettere), bisogna porre la Scuola – dal Nido all’Università – al “centro” di ogni possibile, benefica, salutare azione informativa e formativa per strutturare e realizzare quei positivi, necessari cambiamenti e accordi di conoscenza, scambio, convivenza, integrazione e inclusione di cui, soprattutto oggi, tutte le società umane necessitano, per poter continuare a sopravvivere.

“La scuola, seconda agenzia educativa, dovrebbe diventare, ovunque, oltre che il privilegiato luogo di aggregante socializzazione, di realizzazione dei programmi didattici e di apprendimento delle modalità della ricerca e del sapere classico e scientifico, una realtà costantemente e quotidianamente aperta al territorio. Anche, soprattutto e proprio, in ragione del collegamento che, strutturalmente, la scuola opera tra la famiglia, prima agenzia educativa, i ragazzi, gli insegnanti, il sociale e le istituzioni.

 

E, anzi, ognuna delle 41mila scuole d’Italia dovrebbe essere pensata, attivata, e gestita come un “Centro Culturale Polivalente con Biblioteca e Polo Museale annessi”. Un luogo, dunque, aperto, dalla mattina alla sera, a programmata e sistematica disposizione anche del territorio e delle sue realtà sociali, sanitarie, culturali, spirituali, lavorative, associative, ricreative e sportive. Così da poter ospitare emettere in circuito, nel suo spazio – ovvero nello spazio fisico di ogni scuola laddove sia comunque, possibile – attività culturali, informative, formative, creative, di ricerca scientifica e sociologica. E, ancora, laboratori – oggi, primariamente rivolti al corretto uso del “virtuale” –, mostre, corsi, seminari, ricerche, convegni, concerti, proiezioni di film, presentazioni di libri, e attivazione di “poli museali”. E, infine, manifestazioni, premi, gare sportive, momenti di rilievo artistico, di celebrazione e di rivisitazione delle identitarie tradizioni locali. Ogni Scuola, poi, dovrebbe stabilmente avere, al suo interno e, in collegamento con le realtà sanitarie, scientifiche e associative del territorio, una “Equipe Interdisciplinare Medico-Psicopedagogica” (che può formata da psicopedagogisti, pediatri, neuropsichiatri infantili, psicologi, mediatori culturali, psicoterapeuti dell’età evolutiva, sociologi, antropologi, assistenti sociali) collegata ed interattiva con le realtà sanitarie e culturali del territorio.

 

Questa squadra dovrebbe provvedere a svolgere alcuni fondamentali compiti informativi, formativi, di mediazione culturale e terapeutica, di ‘sostegno alla diversabilità’ e di “prevenzione del disagio” psicologico, educativo, culturale e sociale. Sia degli allievi, anche in relazione alle loro famiglie e all’ambiente da cui provengono, sia del personale, docente e non docente, delle scuole”.

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I LIBRI CHE FANNO COMPAGNIA

Due, tre cose sul suo urlo

contro il potere distruttivo

dalla recensione di Laura Tussi / Peacelink

Maria Rita Parsi e Salvatore Giannella

Maria Rita Parsi e Salvatore Giannella, “Manifesto contro il potere distruttivo”.

Il libro di Maria Rita Parsi, scritto in collaborazione con Salvatore Giannella, vuole identificare le radici del potere distruttivo e dare consigli utili per trascenderlo, come afferma lo storico della pace Johan Galtung, e alimentare il potere costruttivo. Il Manifesto contro il potere distruttivo è stato pensato e scritto contro tutti i potenti e soprattutto contro tutti i dittatori e gli sfruttatori criminali che ancora perseguitano e opprimono moltissimi esseri umani in questo nostro martoriato pianeta al collasso con un’umanità al tracollo: un libro pensato e scritto, in modalità collettiva, con l’aiuto di molti intellettuali, per denunciare non solo i dittatori, ma anche tutti gli psicopatici – con tutto rispetto per chi soffre per malattia e disagio mentale e dolorosi mali oscuri della psiche- e tutti i narcisisti maligni e gli accumulatori insaziabili e seriali di territori, beni comuni, armi, denaro ossia i signori della guerra che innescano e alimentano conflitti (sono 42 le guerre locali oggi nel mondo e l’orologio dell’Apocalisse che tengono aggiornati 18 Premi Nobel a Chicago indica che nel 2020 siamo ad appena cento secondi dalla mezzanotte, dato che includeva le varie crisi prima dell’emergenza coronavirus), odio, orrori, miserie, pericoli nella nostra tanto bistrattata umanità.

Il potere distruttivo rappresenta e esprime nel microcosmo familiare e nel macrocosmo sociale e comunitario, un disagio psicologico dettato dall’onnipotenza, dalla frustrazione, dalla rabbia, dalla paura, dall’angoscia di morte e dal senso di prevaricazione di chi lo accetta e lo sostiene facendolo esercitare ad altri.

Al contrario il potere personale costruttivo e creativo appartiene a colui che si sente in equilibrio con sé stesso, in interazione e in contatto con gli altri, senza scadere nell’isolamento e nel terrore dell’angoscia di morte. Il potere costruttivo è in grado di coniugare corpo, mente e immaginario in modo armonico e privo di contrasti e pulsioni negative, nel ricercare invece la crescita personale e collettiva tramite l’empatia e la responsabilità di un potere condiviso.

In contrasto netto con il potere personale costruttivo e creativo è il potere distruttivo che viene ingenerato dall’angoscia di morte e dalla propensione dell’autorità a innescare conflitti e guerre, e ingenerare istinti predatori e persecutori, come le persecuzioni antisemite di ieri e di oggi…

Dunque per coloro che hanno una visione diversa, creativa e costruttiva del mondo e dell’umanità che lo abita, per chi è in cerca di un futuro amico e depurato dall’insicurezza e dalle paure dei potenti, per tutti quelli che amano attraversare il tempo della vita con la felicità dell’essere liberi e responsabili, è il momento di mobilitarsi contro il potere distruttivo, partendo dal sostegno alla femminilità e all’infanzia in primis. Nel segno della giovane Greta Thunberg e di Stéphane Hessel, autore di Indignatevi! best seller con cui il partigiano e deportato a Buchenwald chiede all’umanità di recuperare ambizioni e volontà di cambiamento di una società arrivata al bivio tra follia negativa e salvezza.

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Altre letture su Maria Rita Parsi:

  • “Nessuno escluso” e altre 4 mostre virtuali raccontano com’è cambiata la scuola italiana. E come potrebbe cambiare secondo un’idea di Maria Rita Parsi. Cinque mostre virtuali sul sito dell’Indire raccontano la storia della scuola italiana dalle leggi razziali a oggi, passando per l’alluvione di Firenze e il Sessantotto. E un progetto di Alta formazione per il futuro, che parte dalla psicoterapeuta e scrittrice Maria Rita Parsi e dalla Fondazione Fabbrica della Pace: le 41.000 Scuole al Centro, per farle diventare Centri Culturali Polivalenti
  • La paura e la speranza: da Amatrice la voce di Arianna. Arianna ha 18 anni, vive a Roma e frequenta il liceo scientifico. Quella notte del 24 agosto era a passare le vacanze a Collalto, frazione di Amatrice, quando la terra ha ruggito. Ecco un condensato del suo racconto per Giannella Channel, diviso in tre parti (prima, durante e dopo il terremoto) preceduto da una riflessione della nota psicoterapeuta Maria Rita Parsi sul valore terapeutico dello scrivere un diario (e sulla necessità che alla ricostruzione edilizia si aggiunga quella umana).

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Author: admin

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1 Comment

  1. A proposito del libro Manifesto contro il potere distruttivo (di Parsi e Giannella, Chiarelettere, 2019): per chi non ha Facebook o non ha incontrato il testo sui social, condivido un testo di riflessione per chi non lo ha incontrato. In fondo anche i riferimenti.

    CONTRO LA METAFORA DELLA GUERRA ALIMENTIAMO FIN D’ORA L’IMMAGINARIO PER UN FUTURO MENO DISTRUTTIVO

    di Franco Lorenzoni

     

    Trovo profondamente errato e fuorviante il continuo riferimento alla guerra che si fa in queste settimane. Contrastare una pandemia e combattere una guerra sono due azioni che non hanno nulla a che vedere. La guerra, qualsiasi guerra, si fonda sull’assassinio e la soppressione del nemico, il contrasto a un virus letale può contare solo sulla cura, la ricerca scientifica, comportamenti coerenti che fermino il contagio.

    Inoltre, come ha giustamente notato un ragazzo, “ai nostri nonni e bisnonni, un secolo fa, veniva imposto di partire per il fronte e finire carne da macello in trincea, a noi si chiede solo di stare chiusi in casa su un divano: c’è una bella differenza”.

    Di comune c’è solo la presenza di donne e uomini che rischiano la vita, anche se in guerra affrontano il pericolo per uccidere nemici e bombardare innocenti, mentre in ospedale o visitando pazienti, infermieri e medici rischiano prendendosi cura e cercando di salvare più vite possibili.

    Questa metafora, sbagliata e abusata, non la dobbiamo tuttavia dimenticare.

     

    Quando si dovrà decidere come e cosa ricostruire per uscire da una crisi economica che si annuncia devastante, dovremo ricordare con lucidità che per difenderci da possibili e probabili nuove pandemie, per affrontare le gravissime conseguenze del surriscaldamento globale che provoca già oggi milioni di profughi e vittime per siccità, inondazioni e fame, sarà necessario mettere al centro di ogni rinascita futura la necessità e il valore della cura reciproca, della ricerca scientifica, dell’arte e della cultura intese nel senso più ampio.

    Dovremo ricordare che le spese militari e i soldi per acquistare armi sono del tutto inutili per affrontare le enormi sfide che abbiamo di fronte, perché delle forze armate abbiamo constatato che le uniche armi utili sono gli ospedali da campo montati dagli alpini e da altri reparti militari.

    Ancora una volta è parso evidente che dell’esercito può essere utile solo ciò che non è esercito: infermieri e medici militari che, invece di addestrarsi ad usare armi per ferire, si sono formati per curare ferite. È tempo di ripensare con radicalità a ciò che davvero ci può difendere, avendo il coraggio di riprendere e riproporre le intuizioni di Alexander Langer riguardo alla formazione in Europa di Corpi civili di pace.

    Un solo sommergibile costa più di 5.000 posti letto di terapia intensiva, ha giustamente ricordato Gino Strada, che di guerre e ospedali ne sa qualcosa.

     

    Abbiamo sicuramente bisogno di più posti letto e ospedali migliori in ogni regione del nostro paese, dunque non potremo più tollerare tagli alla sanità pubblica. Abbiamo bisogno di più scienza e ricerca, quindi migliori università e ricercatori pagati degnamente, abolendo ogni numero chiuso per l’accesso alle facoltà. Abbiamo bisogno di una scuola più ricca, aperta e di qualità, con insegnanti in continua ricerca e formazione, per riuscire finalmente a dare a tutte le ragazze e ragazzi la possibilità di terminare con successo i loro studi. Dovremo cercare di aumentare considerevolmente il numero dei laureati, che ha percentuali ridicole nel nostro paese, e affrontare di petto la ferita sociale della dispersione scolastica perché la povertà educativa, che è drammatica fonte di discriminazione sociale, va contrastata con politiche coerenti e l’impegno di ciascuno in ogni campo – dall’educazione alla formazione, all’arte e alla cultura diffusa nel territorio – perché la scuola da sola non ce la può fare.

    Lo sconcerto planetario di fronte a una tragedia della pandemia, che sta coinvolgendo miliardi di esseri umani, offre una straordinaria lezione a tutti noi e ci ricorda che l’alternativa è, davvero, tra istruzione e distruzione, tra scienza, conoscenza lungimirante, capacità di cura reciproca e passiva rassegnazione a modi di produrre, accumulare ricchezze, costruire e abitare che portano alla distruzione del territorio e dei fragili equilibri del pianeta che abitiamo.

    Naomi Klein sostiene che “solo una crisi reale o percepita produce un vero cambiamento”. A una condizione, tuttavia: “Quando una crisi si verifica, le azioni che vengono intraprese dipendono dalle idee che circolano”.
     

    E allora è alle idee che circolano che dobbiamo prestare tanta attenzione quanta ne stiamo prestando al virus letale che attenta alle nostre vite.
    Ciascuno di noi – in particolare chi insegna – dovrebbe fare ogni sforzo per mantenere viva l’attenzione al linguaggio. Possedere un linguaggio per narrare questo tempo straordinario, tanti linguaggi per ragionare e provare a capire ciò che sta accadendo, è il più grande dono che la scuola deve tentare di offrire (anche a distanza) a bambine e bambini, a ragazze e ragazzi che stanno vivendo momenti che ricorderanno tutta la vita. Questo tempo straordinario non sarà dimenticato, ma non lo si può comprendere davvero senza matematica e statistica, senza intendere qualcosa di biologia e di chimica.

     

    Stiamo assistendo a eventi inimmaginabili e spaventosi e, come tutto ciò che è spaventoso, porta in sé elementi sconcertanti ed eccitanti.

    Chi ha mai visto le strade di New York deserte? Chi ha mai visto la propria città vuota e silenziosa? E allora cercare e affinare linguaggi che ci permettano di vivere con intensità e pensare con coscienza e profondità questo tempo che stiamo vivendo è più che mai necessario per nutrire la nostra memoria. E la memoria è tutto. Noi siamo la nostra memoria.

     

    Guardarci dalle metafore che informano il nostro sentire ci aiuta non solo a fare esperienza con maggiore consapevolezza, ma anche a provare a immaginare una società capace di contrastare le malattie e catastrofi che ci attendono.

    Nessuno avrebbe immaginato, solo due anni fa, che la cocciuta coerenza di una ragazza quindicenne avrebbe potuto scatenare una protesta giovanile mondiale per il clima, che non ha ancora prodotto risultati ma ha scosso le coscienze, ricordandoci quanto sia necessario rivedere la categoria dell’impossibile. Solo allargando il nostro immaginario e cimentandoci in un cambio radicale di paradigma possiamo ritrovare le radici della speranza.

     

    Nella fotografia qui in basso un mobil costruito da bambini e ragazzi in un villaggio educativo della Casa-laboratorio di Cenci dedicato alla tragedia di Antigone.

     

    antigone-casa-laboratorio-cenci-franco-lorenzoni

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