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Un’immagine tratta dalla serata dell’11 agosto, a San Mauro Pascoli, durante la presentazione di Gianfranco Miro Gori

San Mauro Pascoli (Forlì-Cesena)

fiume-rubicone-storiaIl Rubicone da Savignano passa nel cesenate, nel Pisciatello-Urgòn (foto a destra). È il clamoroso verdetto popolare del ‘Processo’ promosso da questo Comune capitale delle calzature e da Sammaurondustria, che ha richiamato nello splendido scenario di Villa Torlonia 900 persone e ha creato interesse anche tra i giornali inglesi. 269 i voti a favore del Pisciatello che passa per Calisese di Cesena; 215 per l’Uso; 173 per il Fiumicino (l’attuale Rubicone che attraversa Savignano).

Il verdetto (inatteso per molti ma non per me, presente come da 13 estati al processo storico ideato e impeccabilmente condotto dal vulcanico sindaco di San Mauro Pascoli, Gianfranco Miro Gori: ero stato informato tempo fa da Tonino Guerra su questa realtà geo-storica alternativa) mette in scacco la decisione del 4 agosto 1933 di Mussolini, che investì il Fiumicino quale luogo dove Cesare il 12 gennaio del 49 a.C. enunciò la frase ‘Alea iacta est’, il dado è tratto, varcando con il suo esercito il corso d’acqua che segnava il confine con la Gallia Cisalpina. “Uno smacco per la città di Savignano che comunque dal dopoguerra in poi non ha fatto nulla per valorizzare il fiume e il ponte, conosciuto e amato in tutto il mondo”, ha scritto “il Resto del Carlino”.“Un tribunale quello della Torre, per così dire fittizio, ma che deve comunque fare riflettere chi ha amministrato e chi amministra. Non è possibile vedere un fiume così celebre sempre sporco, pieno d’erba, sopra e sotto il ponte, e con tutt’intorno la desolazione di negozi chiusi”.

Ma torniamo al dibattito del processo dallo spirito ludico e leggero, di cui ho preso appunti per permettere anche ai mille e passa amici-lettori di Giannella Channel di farsi un’opinione sull’argomento. Tre i relatori che hanno presentato le loro tesi a favore dei tre fiumi candidati.

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Da sinistra: Cristina Ravara Montebelli, Paolo Turroni, Gianfranco Miro Gori e Giancarlo Mazzuca

UN INSEGNANTE CHE CATTURA

Il primo, il professore Paolo Turroni (insegna lettere al liceo classico “Vincenzo Monti” di Cesena) ha difeso il Pisciatello-Urgòn spalleggiato dall’associazione Pro Rubicone portando argomentazioni storiche e demolendo la veridicità di vari documenti come la Tabula Peutingeriana aggiungendo:

Il vero Rubicone è quello che passa da Calisese di Cesena e si dirige verso Bulgaria. Cesare disse solo che da Ravenna si diresse a Rimini, ma non che attraversò il Rubicone mettendosi in guerra contro Roma. Il nostro Rubicone si chiama prima Urgòn e poi Pisciatello. Mussolini disse che quello era il Rubicone per fare un favore al marchese di Bagno, senatore del regno e fervente fascista. Savignano sta sul Rubicone per volontà di Mussolini, noi sul Rubicone per volontà della storia.

Il professor Turroni ha portato a cemento delle sue affermazioni testimonianze di varia natura: la centuriazione romana, i nomi dei luoghi (“fonti più potenti del re, perché attribuite da chi vive in quei luoghi”), documenti scritti, i nomi delle pievi, le antiche pergamene ravennati, le carte geografiche vaticane, la prima carta a stampa della Romagna. La testimonianza dei toponimi indica oltre ogni ragionevole dubbio, ha sostenuto Turroni, come dalle età più remote il fiume Urgòn sia stato sempre identificato con il Rubicone di Cesare: la stessa evoluzione fonetica della lingua romagnola mostra con chiarezza la trasformazione del nome Rubicon in Urgòn. Nel dettaglio, fra le molte cose degne di nota, sono state ricordate la pieve di San Martino in Rubicone a Calisese, testimoniata dal IX secolo; i confini delle diocesi di Cesena e di Rimini, sorte ne V secolo sulle tracce degli antichi municipi romani, segnati da percorso del fiume Rubicone; Giovanni Boccaccio, l’autore del “Decamerone”, identifica senza alcun dubbio il fiume, “oggi chiamato dai suoi abitanti Pisciatello” con lo storico Rubicone. Viceversa, il nome storico del fiume di Savignano è stato Fiumicino nel corso dei secoli, finché nel 1933, senza alcuna motivazione storica ma per una scelta di convenienza politica, il romagnolo Benito Mussolini decise che quel fiume, da allora in poi si sarebbe chiamato Rubicone e Savignano di Romagna si trasformò così in Savignano sul Rubicone. L’editto di Mussolini non fu senza conseguenze, nel cesenate: al mercato di Cesena, per esempio, il calzolaio Juli, residente a Calisese e noto per la sua arguzia, sentenziò: “Musslén l’ha sbaié” (Mussolini ha sbagliato). Subito le guardie lo costrinsero a ingurgitare olio di ricino, usuale rimedio contro chi dissentiva contro quella dittatura.

 

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L’archeologa riminese Cristina Ravara Montebelli

LE TRE COLONNE DELL’ARCHEOLOGA

Seconda a intervenire è stata l’archeologa riminese Cristina Ravara Montebelli, per anni collaboratrice scientifica dei Musei comunali di Rimini e del Museo della marineria di Pesaro. Lei ha difeso l’Uso perché i riminesi lo hanno sempre considerato il vero Rubicone. La sua arringa si è basata su tre punti:

  • (A) un precedente giuridico, ovvero un processo intentato dalla Sacra Rota nel 1750,poiché l’allora arciprete della Chiesa di San Vito, Giovanardi, aveva innalzato a poca distanza dall’Uso un’iscrizione indicante quel punto come l’antico confine dell’Italia, un tempo Rubicone (“Heic Italiae finis quondam Rubicon”), ricalcando le parole della famosa descrizione di Plinio. I documenti e la sentenza di questo processo sono stati esposti nella mostra “Alea iacta est. Giuli Cesare in archivio”, inaugurata presso l’Archivio di Stato di Rimini nel 2010 e curata proprio dalla Ravara Montebelli.
  • (B, C) Gli altri due punti sono invece due emergenze archeologiche: un importante monumento, ai più sconosciuto, cioè il ponte romano di San Vito, riemerso dall’oblìo nel 2004 grazie alle indagini archeologiche, e un altrettanto poco noto reperto, una pietra miliaria datata 2 a.C. con la scritta “7 miglia da Rimini”, conservata al 1949, data della sua scoperta, presso i Musei comunali di Rimini.

 

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Giancarlo Mazzuca, direttore de Il Giorno

DA MUSSOLINI A FELLINI

Giancarlo Mazzuca, giornalista, già direttore de “il Resto de Carlino” e del “Quotidiano nazionale” e oggi direttore de “Il Giorno”, autore del recente “Compagni di Camera” sulla sua breve e amara esperienza politica come deputato del Pdl, intervenuto come terzo relatore, ha strenuamente difeso il Fiumicino:

La Tabula Peutingeriana, una carta geografica realizzata nel XIII secolo che riporta gli itinerari delle strade del III e IV secolo, rileva con certezza che il vero Rubicone è quello che attraversa Savignano. Secondo la Tabula Peutingeriana il Rubicone è distante 12 miglia da Rimini, sulla via Emilia. Finisce così, con esattezza, per delimitare la zona dove esisteva il Compito di Savignano, già noto come ad Confluentes. In più, c’è il ponte romano di Savignano che, secondo Girolamo Amati, appartiene alla prima istituzione della Via Emilia realizzata da Marco Emilio Lepido, la cui larghezza corrisponde esattamente a quella degli avanzi della via Flaminia. Una certezza che venne sanzionata con Regio decreto del 4 agosto 1933 quando Savignano di Romagna divenne Savignano sul Rubicone. La storia è storia, a prescindere da fatto che a volere quel decreto sia stato Benito Mussolini. D’altra parte, già nel 1932 anche la stampa estera, come il “Times” di Londra, aveva ribadito, con inchieste giornalistiche, che i vero Rubicone di Giulio Cesare è propri quello di Savignano

ha concluso Mazzuca, evocando anche a favore delle sue tesi il riminese Federico Fellini.

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Uno dei momenti della votazione.

HANNO VINTO LA ROMAGNA E LA STORIA IN PIAZZA

Poi il verdetto dei 900 presenti, fra il tripudio generale dei cesenati. Ha commentato Paolo Turroni: «È stata una vittoria che fa luce sulla storia di un piccolo fiume dalla grande tradizione. Per il mondo non cambia assolutamente nulla, ma per la Pro Rubicone, animato da Rino Zoffoli, è stato un successo inseguito da 23 anni». Il sindaco Gianfranco Miro Gori: «San Mauro, capitale delle calzature, non c’entra nulla. Non si tratta di un altro schiaffo a Savignano, dopo il nostro no alla fusione tra Savignano e San Mauro Pascoli. Questo è un gioco e i savignanesi sono nostri amici». Giancarlo Mazzuca: «Non è stato un voto a sorpresa. Lo sapevamo benissimo perché giocavamo nella tana del lupo. Un risultato già scontato. Questa sera ha vinto la Romagna e lo dimostra il fatto dell’interessamento della stampa estera e del Times». Fra il pubblico anche il sindaco di Savignano, Elena Battistini: «Anche questa volta abbiamo perso per colpa di San Mauro. Però è un dibattito che rimane aperto. Poi quelli di Calisese sono più organizzati. Noi savignanesi stiamo seduti troppo sugli allori. Bisognerebbe che ci impegnassimo di più per dimostrare chi siamo e chi vogliamo essere e non solo fare chiacchiere da bar. Dovremo curare un po’ di più il Rubicone. Tanti lo vorrebbero e noi che l’abbiamo, dovremmo curarlo un po’ di più». A scanso di equivoci, non cambia nulla: il Rubicone resta quello che passa per Savignano, ma grande è la soddisfazione per l’associazione Pro Rubicone che si batte per affermare l’identità… urgonauta del Rubicone: e che ha festeggiato con un bicchiere di albana, specialità augurale e non dittatoriale della Romagna che comunque per una sera ha vinto, portando la storia in piazza e catturando l’attenzione anche della stampa internazionale.

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog che vuole essere una bussola verso nuovi orizzonti per il futuro, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”, “Guida ai paesi dipinti di Lombardia”, “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo” e, a quattro mani con Maria Rita Parsi, “Manifesto contro il potere distruttivo”, Chiarelettere, 2019), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

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