Leonardo disegnato da Hollar,
le caricature del genio esposte a Vinci
per il varo della nuova
Fondazione Rossana & Carlo Pedretti
(e un libro sui suoi 20 anni a Milano)

ARTI & CULTURE

con un testo di Salvatore Giannella

“Leonardo disegnato da Hollar” inaugura, il prossimo sabato 15 dicembre, l’attività espositiva della Fondazione Rossana & Carlo Pedretti nella nuova sede della Fondazione, nella villa Baronti-Pezzatini, storico edificio recentemente restaurato, nel cuore di Vinci, città natale di Leonardo. L’esposizione, a cura di Annalisa Perissa Torrini, è il primo degli eventi realizzati dalla Fondazione Pedretti ed è dedicata a colui che più d’ogni altro studioso ha approfondito la conoscenza di Leonardo da Vinci e la divulgazione della sua opera in Italia e nel mondo, Carlo Pedretti.

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Carlo Pedretti con Rossana, moglie e preziosa assistente: una vita insieme, segnata da continui viaggi. Dalla natìa Bologna (dove si sono sposati nel 1957) in California (a Los Angeles sono approdati nel 1959), via Vinci (nella vicina Lamporecchio hanno preso casa nel 1984).

A lui si deve l’idea, circa un decennio or sono, di valorizzare le trentuno incisioni di Wenceslaus Hollar (1607-1667), che acquistò negli anni cinquanta del Novecento, rare testimonianze dell’interesse per i disegni di Leonardo nel Seicento e importante veicolo di studio e diffusione dei disegni leonardiani di caricature e grottesche. Quelle in mostra, mai esposte prima d’ora, non sono incisioni qualunque ma spesso dei ‘primi stati’, ovvero opere tirate direttamente dall’artista.

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Leonardo, Autoritratto.

È la prima mostra dedicata alle incisioni di Hollar (foto seguenti) che si tiene in Italia. L’interesse primario di Leonardo per la rappresentazione delle emozioni nei ritratti, si concentra su tutte le manifestazioni degli stati d’animo, gioia e dolore, amplificate dalla freschezza dell’età giovanile o dal degrado della senilità. nei disegni invece Leonardo è immediato e spontaneo: sulla carta, il suo gusto per il grottesco e il suo desiderio di evidenziare le anomalie fisiognomiche trovano piena libertà d’espressione. Con penna e inchiostro nascono le teste caricate e grottesche, deformazioni continuamente mutate e sempre più esagerate del carattere umano, che “senza fatica si tengono a mente”. Riflesso del fascino che Leonardo subisce dall’infinitamente brutto, deforme, decadente, sgradevole come esatto opposto dell’infinitamente bello, raffigurato nei suoi volti di divina dolcezza e bellezza suprema. Come egli stesso annotò:

Le bellezze con le bruttezze paiono più potenti l’una per l’altra.

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In mostra le incisioni di Hollar saranno poste a confronto con due disegni di Leonardo, eccezionale prestito della Biblioteca Ambrosiana di Milano. A documentare la stretta relazione tra le incisioni e gli originali leonardeschi, esposti le une accanto agli altri. Un altro esplicito accostamento è instaurato tra due disegni di Francesco Melzi della Belt Library di Los Angeles e le incisioni di Hollar. Francesco (1491/93-1568) figlio di Gerolamo Melzi, capitano della milizia milanese, ricevette una educazione umanistica e appena quindicenne divenne allievo di Leonardo da Vinci. A lui fu unito da un rapporto di profonda amicizia e venne da lui nominato suo erede. La documentazione visiva tra i disegni e le stampe è un confronto piuttosto raro, importante per la conoscenza della grafica. Afferma Annalisa Perissa:

Hollar è stato, senza dubbio, uno dei più grandi e generosi incisori di tutti i tempi, e questo nonostante la quasi cecità a un occhio, e le sue stampe da disegni di Leonardo, fondamentali per la loro diffusione, sono qui presentate per la prima volta in Italia quale focus di un’esposizione di grafica.

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L’incisore boemo estrapola i profili di uomini, teste caricate, teste bizzarre e teste grottesche da diversi disegni di Leonardo singolarmente o in numero di tre, quattro e anche di più, unendoli in una singola incisione. Mantenendo spesso, come propongono gli studi condotti in quest’occasione, il rapporto 1:1.

Aveva avuto tra le mani gli originali di Leonardo, molti ora nelle collezioni reali di Windsor Castle, quando era a Londra da Lord Arundel, diplomatico e noto collezionista. Hollar spesso associa il giovane con il vecchio e il brutto con il bello, riflettendo il pensiero di Leonardo sulla bellezza e sulla bruttezza, così da lui esplicitato al paragrafo 13 del Libro di Pittura:

Se ‘l pittore vol vedere bellezze che lo innamorino, lui è signore di generarle, e se vol vedere cose così mostruose che spaventino, o che sieno buffonesche e risibili, o veramente compassionevole, lui n’è signore e Dio.

Accanto alle “teste grottesche”, la mostra propone un altro, piccolo gruppo di incisioni di Hollar tratte dai disegni anatomici di Leonardo. Ad affascinare Hollar paiono essere alcuni particolari temi, quali i crani presenti nelle collezioni reali inglesi dei disegni di Leonardo. Alcuni volumi, concessi alla mostra dalla Biblioteca Leonardiana di Vinci, documentano le fonti del sapere leonardiano, nonché la continuità delle riproduzioni a stampa dei disegni, presentando anche l’opera di Caylus Anne Claude Philippe de Tubières, raffinato incisore settecentesco.

* Fonte: gonews.it di XMedia Group, via E. De Amicis, 38 – 50053 Empoli (FI) Redazione: Tel. 0571.72250. Mail: [email protected]

A PROPOSITO / di Salvatore Giannella

Un nuovo libro sul genio di Leonardo

anche in milanese. E la mia intervista

a Mario Taddei sul Naviglio che il genio

sognava come metropolitana d’acqua

I vent’anni meneghini festeggiati dalla casa editrice Meravigli*

con testi raccolti dalle associazioni culturali della Grande Milano

testo di Salvatore Giannella

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Mario Taddei (Bologna, 1972) ripreso con uno dei suoi lavori più importanti nella mostra interattiva Leonardo – Il mondo di Leonardo, ovvero l’Aquila Meccanica, la macchina volante di Da Vinci: è la più grande ricostruzione mai costruita finora, con un’apertura alare di 12 metri e un peso di 80 chili così come pensata dal genio: “Per la prima volta dopo 500 anni è stata ricostruita la macchina volante di Leonardo come lui la voleva”, spiega l’ingegnere. All’interno della mostra milanese di successo (qui un video), ideata e curata dallo stesso Taddei con Massimiliano Lisa ed Edoardo Zanon, i visitatori potranno vivere un’esperienza a 360 gradi.

La Meravigli Edizioni è la principale realtà editoriale specializzata su Milano e la sua storia, la sua cultura le sue tradizioni. Si deve a questa premiata casa editrice operante dal 1976 a Cernusco sul Naviglio (più info: meravigliedizioni.it, mail: [email protected]) la pubblicazione di un volume, Il genio di Leonardo raccontato anche in milanese, dedicato al genio vinciano in occasione del 500° anniversario della morte (14 aprile 1452)

e, in più, un prezioso cofanetto con 6 volumi del catalogo dedicati al poliedrico inventore. Leonardo soggiornò a Milano dedicando alla città lombarda molte delle sue idee, progetti e studi innovatori e il Circolo Filologico Milanese, presieduto da Valerio Premuroso, ha coinvolto numerose associazioni culturali della Grande Milano, tra cui mi piace ricordare il Circolo La Speranza di via Roma a Cassina de’ Pecchi (cooperativalasperanza.it, ospiterà la presentazione del libro venerdì 14 dicembre 2018) per far affiorare in 160 pagine i vari aspetti della poliedrica attività della vita meneghina di Leonardo: la celebre Ultima cena nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, il Codice Atlantico e il Ritratto di musico presso la Veneranda Pinacoteca Ambrosiana, la Sala delle Asse e gli schizzi sul Castello Sforzesco, gli studi sui Navigli e le conche, il mistero della madre orientale Caterina morta proprio a Milano (ne parlo con il ricercatore e neo-editore a Verona Angelo Paratico) e le numerose testimonianze raccolte presso il Museo della Scienza e della Tecnologia oggi a lui intitolato.

Dal libro estraggo uno dei miei contributi, la mia intervista allo storico della scienza Mario Taddei, mio illustre vicino di casa a Cassina che nel 1999 si laureò col massimo dei voti in Disegno Industriale al Politecnico di Milano con una tesi sull’edutainment nei musei milanesi. Passato dai giochi da bambino con i mattoncini Lego all’attuale ruolo di uno dei massimi esperti a livello internazionale di Leonardo Da Vinci, con un curriculum di esposizioni, installazioni ed esibizioni (leonardo3.net) che hanno fatto il giro del mondo portando a casa sempre enormi successi e consensi, dagli Stati Uniti alla Germania, dal Canada al Qatar, dal Brasile al Giappone.


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Mario Taddei (seduto) con Edoardo Zanon con la ricostruzione di un carrello semovente di Leonardo. (Le foto riprodotte a illustrazione dell’intervista dedicata a Leonardo3 Museum sono state gentilmente concesse da Mario Taddei – ©Leonardo3.)

Io continuerò

Leonardo da Vinci affida la sua ultima profezia a queste due parole sul foglio di studi geometrici con l’ultima data scritta di suo pugno 500 anni fa (il 24 giugno 1518). A Cassina de’ Pecchi, alle porte di Milano, borgo sul Naviglio Martesana completato con la diretta partecipazione di quel genio del Rinascimento, abita – in una casa che assomiglia a una “camera delle meraviglie” leonardesche – Mario Taddei, un ingegnere e ricercatore che sta continuando idealmente il viaggio nel mondo di Leonardo. E proprio Il mondo di Leonardo* è il titolo di una mostra unica nel suo genere, la sua realizzazione più affascinante che mi invita a visitare: un tuffo nel passato, con qualche indicazione utile per il futuro.

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Ospitata nel centro di Milano, in un luogo facilmente raggiungibile (la Galleria tra la Scala e il Duomo), la mostra permette di scoprire il vero Leonardo artista e inventore grazie a ricostruzioni inedite di 200 macchine (tra le quali modelli funzionanti, su larga scala, di invenzioni sbalorditive: un sottomarino, una balestra a carica rapida, una libellula e un’aquila meccanica) e a restauri digitali dei suoi dipinti, in anteprima mondiale: l’ingresso nel salone dell’Ultima cena favorito da uno speciale Oculus avrebbe senza dubbio emozionato lo stesso scienziato.

Così il viaggio nelle stanze della mostra-museo interattivo, esperienza fatta finora da oltre 700mila visitatori grandi e piccoli, diventa un viaggio nella mente del più grande genio dell’umanità. Tra quei neuroni abitava anche una visione del futuro della Grande Milano.

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Taddei, immaginiamo che Leonardo possa tornare su uno dei Navigli milanesi, quel Naviglio Martesana sulle cui sponde noi abitiamo oggi: che consigli darebbe agli amministratori delle città, come Cassina, che vengono attraversate da quel corso d’acqua?

“Nel Manoscritto B, che è in mostra, c’è la rappresentazione leonardesca della città ideale, attuale perché le soluzioni che lui indica, come architetto e urbanista, sono applicabili alla realtà d’oggi utilizzando l’energia della natura, rinnovabile, eterna e gratuita. Nei suoi primi studi tecnologici Leonardo si occupa con insistenza di macchine per lavorare specchi concavi con i quali utilizzare l’energia solare. Poi si sofferma molto su un’altra energia, quella ottenuta dall’acqua. Un suo pallino, tanto da aver segnalato questo particolare già nel suo profilo biografico mandato a Ludovico il Moro, nel 1483:

In tempo di pace credo satisfare benissimo a paragone de onni altro in architectura, in composizione di edifici pubblici e privati, e in conducer acqua da un loco a un altro.

Egli concepiva un sistema di canali artificiali che sotterraneamente raggiungevano i quartieri della città di allora a tre livelli: uno, sotterraneo, di canali per gli scarichi igienici; un secondo, a filo del terreno, per i carri, i cavalli, le merci leggere; infine il terzo, al piano nobile, ricco di portici e di aerei cavalcavia per il passeggio, la conversazione, la vita colta e gentile.

La stessa acqua del Naviglio veniva utilizzata dai mulini e da pompe interne ai palazzi come fonte di energia meccanica per far girare le macine e far funzionare le macchine delle industrie cittadine con aumento delle produzioni; e come fonte di energia dinamica per favorire i trasporti di persone e merci con le barche. Insomma, depurato il progetto dalle realizzazioni poi concretizzatesi come le fogne, il Naviglio lui lo sognava come una carta forte per favorire, grazie a questa Metropolitana d’acqua, un sistema produttore di energia, di trasporti e oggi diremmo di turismo lento e dolce, come nella Loira francese”.

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Purtroppo nel dopoguerra i ponti costruiti sul Naviglio sono stati a raso d’acqua e non a schiena d’asino, come quello d’età leonardesca a Cassina, nella frazione di Colombirolo.

“Questa è stata una scelta poco lungimirante degli amministratori e degli architetti di metà Novecento. Lui, Leonardo, aveva disegnato addirittura ponti a due livelli: uno basso, per il trasporto delle merci, e uno nobile, per il passaggio delle persone. Torniamo a pensare il Naviglio come un canale dalla duplice funzione: quella attuale per l’irrigazione e quella, da ripristinare, per la navigazione di canoe e barche. Questa è la sfida che quel genio lancia agli amministratori e agli architetti del terzo millennio”.

* Leonardo3 Museum – Il mondo di Leonardo

Galleria Vittorio Emanuele – 20121 Milano

Info: 02 49519981 – leonardo3.net

Post scriptum: in questo video il vulcanico Taddei presenta un suo progetto ambizioso, Lo scrigno magico, rivolto a tutti i bambini della scuola d’infanzia e primaria, che intende diffondere su tutto il territorio nazionale. Lo scopo dell’associazione “Le parole di Leonardo, onlus” è quello di favorire forme di comunicazione che mirino all’inclusione, al superamento delle barriere linguistiche e comunicative, alla solidarietà, alla possibilità di un arricchimento interculturale. “Vogliamo aiutare tutti coloro che hanno difficoltà di comunicazione, indipendentemente dalle cause che la hanno generata, e realizzare una serie di progetti definibili giochi educativi”. Nello Scrigno magico vengono utilizzati, accanto alla lingua italiana e alla lingua inglese, due linguaggi particolari: il sistema simbolico internazionale BLISS, ideato dal 1942 al 1965 da Charles Kasiel Bliss per mitigare la Babele linguistica da lui sperimentata nei lager nazisti, e la LIS, la Lingua dei Segni italiana. Info: leparoledileonardo.it

Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”, “Guida ai paesi dipinti di Lombardia”, “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

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1 Comment

  1. Carlo Pedretti, una vita con Leonardo

    commento di Rosaria Campioni*, Bologna

    Gentile dottor Giannella, mi ha fatto piacere incontrarLa il 2 dicembre scorso nel clima festoso dell’inaugurazione della mostra “Leonardo da Vinci a Porto Cesenatico” realizzata da Davide Gnola nel Museo della Marineria di Cesenatico e visitabile fino al 13 gennaio 2019. Inoltro, come promesso, un breve ricordo di Carlo Pedretti (che avevo scritto prima del convegno bolognese del 15 maggio 2018 in omaggio al grande leonardista) apparso sul numero 2 della rivista online «IBC». Cordiali saluti

    “Meglio sarebbe se archivi e biblioteche fossero nuovamente presi d’assalto come s’usava un tempo”: affermava una decina d’anni fa Carlo Pedretti nella Lectio doctoralis tenuta in occasione della sua laurea honoris causa in Lettere conferitagli dall’Università degli Studi di Urbino. L’affermazione dell’insigne studioso ci riporta alla sua giovinezza trascorsa a Bologna, città a cui è rimasto sempre legato nonostante che dall’autunno del 1959 si fosse trasferito con la moglie Rossana a Los Angeles. Per ritrovare il clima culturale della Bologna degli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso basti ricordare la risposta a Salvatore Giannella circa i suoi amici del tempo:

    “Ci si ritrovava nella libreria Landi, al centro di Bologna. C’erano i giovani che poi sarebbero diventati noti come giornalisti (Enzo Biagi e Lamberto Sechi, Giorgio Vecchietti e Sergio Telmon, Augusto Pancaldi), c’era lo scrittore Francesco Leonetti che conversava con un giovane taciturno che veniva da Casarsa del Friuli e portava all’editore le sue prime poesie: era Pier Paolo Pasolini. E poi c’era uno che s’infervorava di politica, Agostino Bignardi. A lui appiopparono il soprannome di onorevole, a me di Leonardo. Per loro ero Leonardo Pedretti, non Carlo”.

    (L’Europeo, 31 agosto 1981, poi su Giannella Channel)

    La passione per Leonardo era cominciata a 13 anni, innescata dalla curiosità per la grafia rovesciata e per gli scritti sul volo e coltivata attraverso la realizzazione di vari disegni accompagnati dalla grafia mancina che meritarono i rallegramenti di Raffaele Giacomelli e di altri membri della Commissione vinciana. Il primo nucleo della sua biblioteca da ragazzo si accrebbe tramite la frequentazione delle librerie bolognesi, come ribadì nella prolusione sul 1952:

    “In quei primi anni frequentavo le botteghe dei librai antiquari a Bologna, prestigiosi anche sul piano internazionale. Come quelle di Banzi e Martelli, mentre quella più modesta del Landi in piazza San Domenico poteva vantare la frequentazione di Pier Paolo Pasolini, appena arrivato a Bologna dalla sua Casarsa, accolto dal nostro comune amico Roberto Roversi che, oltre a essere un libraio antiquario, era pure poeta… Così come lo era un erudito bibliotecario dell’Archiginnasio, Francesco Leonetti… In un clima come quello, al quale contribuì grandemente la presenza di Francesco Flora, mi fu presto possibile assicurarmi edizioni in facsimile dei manoscritti e dei disegni di Leonardo, prime edizioni in varie lingue del «Trattato della pittura» e quello sul moto e misura dell’acqua… Per me erano tutti strumenti di lavoro che però apprezzavo e custodivo con grande cura come avrebbe fatto un bibliofilo”.

    (Pedretti, Prolusione inaugurale: 1952, da Bologna a Vinci in Leonardo ‘1952’ e la cultura dell’Europa nel dopoguerra, a cura di Romano Nanni e Maurizio Torrini, Firenze, Olschki, 2013).

    Nel giorno del quinto centenario della nascita di Leonardo (15 aprile 1952), Pedretti ebbe il primo contatto con Vinci: insieme all’assessore alla Cultura del Comune e a due vigili con il gonfalone di Bologna ascoltò sulla piazza centrale i discorsi celebrativi. Pedretti stava già operando per la mostra leonardesca che curò l’anno seguente all’Archiginnasio, corredandola di un poderoso catalogo: Documenti e memorie riguardanti Leonardo da Vinci a Bologna e in Emilia (Bologna, Editoriale Fiammenghi, 1953). Il giovane ricercatore, oltre alla frequentazione delle librerie antiquari, era infatti solito recarsi a studiare alla biblioteca dell’Archiginnasio.

    E proprio all’Archiginnasio si è tenuto il 15 maggio 2018 il convegno “Con Leonardo da Vinci a Bologna”, quale omaggio al grande leonardista che ha avviato i suoi primi studi nel capoluogo emiliano. In tale occasione il comune di Bologna ha conferito la turrita d’argento alla memoria di Carlo Pedretti per aver onorato la città di Bologna per una straordinaria attività culturale svolta a livello internazionale. Sul programma del convegno è comparso per la prima volta il logo della Fondazione Rossana e Carlo Pedretti, istituita per salvaguardare e valorizzare il prezioso patrimonio librario e documentario accolto dal professore in una vita dedicata a Leonardo e in costante dialogo con altri ricercatori. Il cospicuo “archivio culturale” conservato nella villa di Castel Vitoni a Lamporecchio (a due passi da Vinci) rappresenterà un centro di ricerca fondamentale per gli studiosi di Leonardo di tutto il mondo, anche in vista delle celebrazioni del quinto centenario della morte.

    Rosaria-Campioni* L’autrice è stata Soprintendente per i beni librari e documentari della Regione Emilia-Romagna

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