Guglielmo Marconi,
genietto a Pontecchio
nato con le antenne

QUANDO I GRANDI ERANO PICCOLI (9)

testo di Luca Novelli* per Giannella Channel

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Il papà della radio e delle telecomunicazioni, appena nato, aveva le orecchie fuori misura, abbastanza da stupire i famigliari in visita alla madre, Annie, irlandese trapiantata sull’Appennino bolognese. La quale, profeticamente, replicava: “Il mio Guglielmo riuscirà a sentire la lieve e tremola voce dell’aria”. Ma la sua invenzione non convinse i burocrati del nostro ministero delle Poste. Così la portò a Londra.

Guglielmo Marconi è il papà della radio, anzi di tutte le telecomunicazioni, tv e telefonini compresi. Nessuna sentenza, tantomeno quella del 1943 della Corte Suprema degli Stati Uniti, emessa pochi giorni prima dello sbarco degli Alleati in Sicilia, potrebbe mai togliere al nostro Premio Nobel la primogenitura delle trasmissioni radio funzionanti e commerciali. Il suo geniale concorrente, Nikola Tesla, come altri, aveva in effetti trasmesso e ricevuto onde elettromagnetiche ma all’inizio aveva ben altri obiettivi per la testa, non le comunicazioni radio. Anzi, a guardar bene si scopre che la famosa sentenza del ’43 è addirittura a favore delle aziende di Marconi (link) che hanno persino ricevuto un indennizzo per le spese legali sostenute nella vertenza sollevata dai concorrenti. Detto questo il nostro Guglielmo ha una biografia limpida e felice. Un biografia che comincia, come nelle storie dei santi, con una infanzia premonitrice.

Le orecchie di Guglielmo

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Il piccolo Guglielmo Marconi con la madre irlandese, Annie Jameson.

Appena nato Guglielmo le ha fuori misura, abbastanza per far esclamare a un famiglio: “Che orecchie grandi!” La madre Annie replica : “Riuscirà a sentire la lieve e tremola voce dell’aria”. Insomma fin da neonato Guglielmo aveva le antenne in testa. Le prime avvisaglie del suo futuro tecnologico sono le incursioni tra gli scaffali della biblioteca di famiglia: abbandona presto la mitologia greca per le biografie di Michael Faraday e Benjamin Franklin. Ha un vantaggio che poi gli sarà utilissimo: grazie alle lezioni di sua madre Annie, irlandese con ascendenti scozzesi, parla e legge benissimo l’inglese. Imparerà anche un ottimo italiano, ma con calma. Subito dopo le letture, nella grande casa di Pontecchio, Villa Griffone, a 15 chilometri da Bologna, dove la famiglia si trasferisce d’estate, compie i sui primi esperimenti. Già a 10 anni parla con la sua cuginetta Daisy, della “sua” elettricità. Poi, un giorno, ne combina una grossa: all’aperto, sotto lo sguardo attonito dei contadini, con un servizio buono di piatti costruisce un fragilissimo congegno elettrico. Appena messo in funzione i piatti vanno in frantumi, scatenando le ire del padre Giuseppe che fa a pezzi e butta nella spazzatura tutto quello che Guglielmo aveva accumulato.
Suo padre non vede affatto di buon occhio la passione scientifica di Guglielmo, vorrebbe che studiasse cose più serie, secondo lui. Sarà sua madre Annie a intercedere, e a contribuire all’acquisto di nuovi strumenti per il piccolo laboratorio di Guglielmo.

Genitori tosti

Bella coppia i genitori di Guglielmo, lui, sanguigno figlio di un possidente di Porretta, sulle colline tosco-emiliane. Lei, una delicata e colta irlandese, figlia di scozzesi, fondatori a Dublino di una distilleria di whisky, venuta in Italia per studiare il bel canto. Un matrimonio contrastato dalla vittoriana famiglia di lei: Giuseppe ha 17 anni più di Annie, è vedovo, ha già un figlio ed è… straniero. Invece sarà un matrimonio “comunitario” che mettendo insieme risorse e culture diverse darà ottimi frutti grazie al DNA lussureggiante già incontrato su Giannella Channel e ottime relazioni internazionali. Quasi subito nasce il primo figlio, Alfonso. Nove anni dopo, il 25 aprile 1874, nella casa di Bologna nasce Gugliemo.

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Marconi a sei anni, nel 1880. Già legge e parla benissimo l’inglese, grazie alla madre.

Non è mai troppo tardi

Subito geniale, ottimo in inglese, un certo talento a suonare il piano, il piccolo e poi adolescente Guglielmo ha invece qualche problemino con l’ordinamento scolastico del Regno d’Italia. Attenuanti: le troppo modeste lezioni private di italiano e i tanti trasferimenti della famiglia. Così prende la licenza elementare con ritardo, addirittura a 12 anni, e con notevole ritardo si iscrive all’istituto convitto Cavallero di Firenze. Sempre più in ritardo inizia l’Istituto Tecnico di Livorno. Non potrà iscriversi all’Accademia Navale di Livorno e neppure all’Università di Bologna, che comunque gli conferirà una meritata laurea in Ingegneria honoris causa, nel 1904, quando avrà trent’anni.

Humus favorevole

A Livorno, però, trova un ambiente favorevole ai suoi interessi. Le lezioni di fisica del professor Giotto Bizzarrini lo entusiasmano e vengono integrate con lezioni private di elettrofisica del professor Vincenzo Rosa, del vicino liceo Niccolini, lezioni approvate e finanziate da sua madre Annie. Guglielmo fa amicizia anche con un anziano telegrafista, Nello Marchetti, che sta perdendo la vista. In cambio della compagnia e della lettura ad alta voce di libri e giornali Marchetti insegna a Guglielmo l’alfabeto MorseIl codice Morse, detto anche alfabeto Morse, è un sistema per trasmettere lettere, numeri e segni di punteggiatura per mezzo di un segnale in codice ad intermittenza. Fu oggetto di studio di Samuel Morse dal 1835, ma venne realizzato dal tecnico Alfred Vail, suo collaboratore dal settembre 1837. Fu da entrambi sperimentato per la prima volta l'8 gennaio del 1838 allorché, in presenza di una Commissione del Franklin Institute di Philadelphia, venne impiegato il telegrafo scrivente register. Il codice Morse è una forma ante litteram di comunicazione digitale. Tuttavia, a differenza dei moderni codici binari che usano solo due stati (comunemente rappresentati con 0 e 1), il Morse ne usa cinque: punto (•), linea (—), intervallo breve (tra ogni lettera), intervallo medio (tra parole) e intervallo lungo (tra frasi).. A Livorno prova anche le prime pulsioni d’amore. Confesserà che giocando a nascondino faceva il possibile per chiudersi in un armadio a muro con la ragazzina più carina. Trova anche complici per i suoi esperimenti, come Giulio Camperio, amico di famiglia e compagno di scuola con il quale costruisce sul tetto un congegno per rivelare i temporali in arrivo.
Ma il lampo di genio, la scintilla che dà inizio al futuro scocca a vent’anni con la lettura della biografia di Heinrich Rudolf Hertz, morto all’inizio del 1894. L’articolo è di Augusto Righi, docente di Fisica all’Università di Bologna. Hertz ha scoperto quel che noi oggi chiamiamo onde radio ma che per molto tempo sono state chiamate onde hertziane. Le produceva facendo scoccare delle scintille con un semplice dispositivo e ne aveva dimostrato l’esistenza. Non aveva pensato a un immediato utilizzo pratico, come trasmettere e ricevere segnali telegrafici.

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1903: manifesto bolognese dedicato all’inventore di casa.

Pratico e determinato

Guglielmo, invece, pensa che sia possibile, anzi gli sembra strano che nessuno abbia tentato di farlo. Torna a Villa Griffone. Prende possesso delle stanze dove suo nonno allevava bachi da seta e si procura tutto il necessario per fare i suoi tentativi. Va anche a trovare il professor Righi, che ha una casa non molto lontano. Lo va trovare a cavallo del suo asino, equivalente del motorino dei ragazzi di oggi. Righi cerca di dissuaderlo, dice che occorrerebbero strumenti di ricerca e risorse molto più potenti di quelle che ha lui. Imperterrito Guglielmo prosegue i suoi tentativi e una sera fa venire sua madre Annie nella stanza dei bachi. Prima che a tutti le mostra la magia della sua invenzione… che funziona. Poi uno storico colpo di fucile sparato da un contadino, dimostrerà che il suoi segnali possono superare anche la collina davanti alle sue finestre.

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Marconi con l’apparecchio brevettato a Londra il 2 giugno 1896: il suo sistema viene sperimentano in varie località, persino a Stonehenge sotto gli auspici delle Poste Britanniche, dell’Esercito e della Marina.

Di mamma ce ne è una sola

L’invenzione di Guglielmo, la Telegrafia senza fili, non sarà ritenuta interessante dall’italiano ministero delle Poste e Telegrafi. Così nel febbraio 1896 Guglielmo e sua madre Annie partono per l’Inghilterra, dove i parenti inglesi di Annie si sono detti disponibilissimi a dare una mano a Guglielmo. Cosa che faranno. Guglielmo deposita il brevetto il 2 giugno 1896 e il suo sistema viene sperimentano in varie località, persino a Stonehenge sotto gli auspici delle Poste Britanniche, dell’Esercito e della Marina. Il 20 luglio 1897 si costituirà a Londra The Wireless Telegraph and Signal Co. Ltd, con capitale sociale di 100.000 sterline sotto la direzione di Guglielmo Marconi e del cugino Henry Davis. Guglielmo ha solo 23 anni. Niente male come startup.

A PROPOSITO

9. Continua. A questo link le puntate precedenti: Albert Einstein,
Leonardo da Vinci, Konrad Lorenz, Federico Fellini,
Pablo Picasso, Enzo Ferrari, Charles Darwin e Nikola Tesla.

guglielmo-marconiLuca Novelli (Milano, 1947) è un popolare scrittore, disegnatore e giornalista, autore di una lunga serie di libri di scienze per ragazzi tradotti in 22 lingue. Collabora con RAI, WWF e numerosi musei e università. Web: lucanovelli.info

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