Benvenuti a San Pietroburgo,
la capitale italiana del Baltico

Ai potenti del mondo, e a tutti noi smemorati, ricordo gli architetti che in tre secoli
partirono dalla nostra penisola per abbellire la Venezia del Nord

Il tempo della Storia

testo di Salvatore Giannella

 

Il G20, vertice delle grandi potenze mondiali a San Pietroburgo, mi ha riportato alla memoria uno dei viaggi più ricchi di sorprese in quella “Venezia del Nord” abbellita da architetti italiani. Arrivai in quella metropoli affacciata sul mar Baltico, sotto il Circolo polare artico, in giorni speciali. Era il maggio 2002 e la città si stava abbigliando a festa per un anniversario importante: i suoi primi 300 anni di vita. L’allora governatore di San Pietroburgo, Vladimir Yakovlev, nominò il poeta e sceneggiatore Tonino Guerra ambasciatore nel mondo per il compleanno cittadino che sarebbe culminato nel maggio 2003. Raccontai così quella città su “Oggi” del 29 maggio 2002. (S.G.)

Cattedrale "tricolore". San Pietroburgo (Russia): ecco la cattedrale del monastero Smolny, opera dell'architetto italiano Francesco Rastrelli (1700-1771) che ha anche curato la realizzazione dei palazzi Stroganov e Voroncov; del nuovo Palazzo d'Inverno, centro e simbolo dell'epoca zarista; e, infine, del Palazzo d'Estate e del Palazzo Razumovskij.

Cattedrale “tricolore”. San Pietroburgo (Russia): ecco la cattedrale del monastero Smolny, opera dell’architetto italiano Francesco Rastrelli (1700-1771) che ha anche curato la realizzazione dei palazzi Stroganov e Voroncov; del nuovo Palazzo d’Inverno, centro e simbolo dell’epoca zarista; e, infine, del Palazzo d’Estate e del Palazzo Razumovskij.

CENTOMILA MORIRONO PER COSTRUIRLA, UN MILIONE PER RESISTERE AI NAZISTI…

A costruirla e abbellirla, nel corso di questi secoli, con meraviglie monumentali grandi e altre varie e singolari, sono stati prevalentemente architetti e creativi saliti in Russia dall’Italia. E, tre secoli dopo, è stato scelto un poeta e sceneggiatore di casa nostra, Tonino Guerra, a ricordare al mondo la “Russia italiana”, quei nostri connazionali che vollero questa città bella come una Venezia del Nord, una sinfonia di pietre sparsa su 42 isole nel delta del fiume Neva, collegate tra loro da 560 ponti (21 levatoi) che si innalzano su un intrico di 65 fiumi e canali. Una capitale culturale dove si respira l’ostinazione per la libertà: centomila operai-schiavi sono morti per costruirla, un milione di cittadini sono morti per resistere ai nazisti tedeschi.

San Pietroburgo attende i riflettori che le si punteranno addosso lavorando su tre fronti. Il primo è quello delle infrastrutture: lungofiume, linee della metropolitana, raccordo anulare, nuova area commerciale, ristrutturazione della Prospettiva Nevskij, nuovi alberghi. Il secondo è quello dell’immagine culturale della città. “Credo molto nell’investimento su questo fronte”, mi disse Valery Gergiev, direttore artistico e musicale del teatro Mariinskij e fondatore del Festival delle Notti bianche. Grazie al suo carisma e alle sue amicizie (è legato tanto al pietroburghese Vladimir Putin, che al Cremlino ha scelto una cerchia di collaboratori pietroburghesi, quanto a molti, generosi mecenati amanti della musica), sta cercando le risorse per realizzarlo. “A Pietroburgo è l’ammontare del genio creativo sviluppatosi nei suoi primi tre secoli che conta”.

San Pietroburgo (Russia), il Palazzo d'Inverno. Fu costruito tra il 1754 e il 1762[1] su progetto dell'architetto italiano Bartolomeo Rastrelli come residenza invernale degli zar.

San Pietroburgo (Russia): il Palazzo d’Inverno. Fu costruito tra il 1754 e il 1762 su progetto dell’architetto italiano Bartolomeo Rastrelli come residenza invernale degli zar.

LO ZAR AGLI AMBASCIATORI: “NON LASCIATEVI SCAPPARE I MAESTRI”

Il terzo fronte è quello del recupero dell’antica identità culturale attraverso il restauro dei vecchi gioielli del patrimonio architettonico, molti dei quali firmati dalla squadra di architetti italiani: nomi più conosciuti in Russia che da noi. Nomi come Rastrelli padre e figlio, Giacomo Quarenghi, Antonio Rinaldi e Vincenzo Brenna, Luigi Rusca, Carlo Rossi e il ticinese di formazione italiana Domenico Trezzini.

Per i viaggiatori di ieri e di oggi (ai quali consigliamo tre itinerari nel riquadro qui sotto) è d’obbligo la passeggiata sulla Prospettiva Nevskij, lungo la quale sorgono case di grande valore architettonico e storico. In una di esse, il viaggiatore trova oggi un caffè, il “Sever”: un tempo proprio lì abitava l’architetto Francesco Rastrelli. Se chiedete ai frequentatori locali, russi di livello culturale medio, chi abbia costruito gli edifici più belli e importanti di Pietroburgo, rispondono: “Rastrelli!”. Palazzi, monumenti, chiese e case, statue di Pietro il Grande: sempre lui, Rastrelli. Certo, ti accorgi presto che nella mente di persone anche colte si combinano e si fondono le figure di due Rastrelli: il padre (Bartolomeo) e il figlio (Francesco). Il primo nacque nel 1675 a Firenze ed ebbe fortuna alla corte del re francese Luigi XIV. Alla morte di quest’ultimo, Pietro il Grande mandò istruzioni all’ambasciatore russo a Parigi: “Dato che il re è morto e il successore è molto giovane, penso che molti maestri cercheranno fortuna in altri Stati, per la qual cosa informati su di loro e scrivi, affinché non ci scappino quelli che a noi sono necessari”. Detto, fatto: nel contratto, firmato da Pietro I nel 1716, Rastrelli “s’impegna ad andare in Russia con il figlio e allievo e a lavorarvi per tre anni in tutte le arti e mestieri. S’impegna a prendere al suo servizio quelle persone del popolo russo che Sua Altezza lo Zar si compiacerà di assegnargli, al fine dello studio e dell’apprendimento di quelle arti e mestieri che egli stesso conosce”.

San Pietroburgo (Russia): un battello porta i turisti tra i 65 fiumi e canali della città.

San Pietroburgo (Russia): un battello porta i turisti tra i 65 fiumi e canali della città.

Francesco Rastrelli (1700-1771), in un ritratto di Lucas Pfanzelt

Francesco Rastrelli (1700-1771), in un ritratto di Lucas Pfanzelt.

GRANDE CASA PLURINAZIONALE

Insomma, Rastrelli è chiamato a Pietroburgo non solo come artista ma anche come insegnante. Papà Rastrelli si stabilisce con il figlio nel Villaggio francese, vicino alla case del governatore di Pietroburgo, il principe Mensikov (una casa costruita da un altro italiano, Domenico Fontana). Nel luglio 1737 a Pietroburgo viene fatto un censimento grazie al quale sappiamo: “Edificio n. 35 lungo il fiume Fontanka. In esso vivono: Rastrelli senior e la di lui moglie, italiana. Egli ha un figlio, Francesco, pure architetto, che ha una moglie, Marija, e da lei tre figli,un maschio e due femmine. La suocera del figlio si chiama Elizabet, di nazionalità prussiana. Rastrelli padre ospita nella sua casa il mercante di nazionalità prussiana Johann Analong. Inoltre vi sono vari servitori, per un totale di 27 persone, di cui 15 maschi e 12 femmine”. Ci sembra proprio di vederla, questa casa grande, benestante e plurinazionale.

Ma non passano sei mesi che un’epidemia di colera si porta via il figlio del giovane Rastrelli, il continuatore della casata, e una delle figlie, lasciando solo la figlia di quattro anni, Elizaveta.

Rastrelli jr., nato nel 1700 (morirà a Pietroburgo a 71 anni), come primo architetto di corte fa la spola tra il Baltico e Mosca. Un faticoso pendolarismo a cavallo motivato dalla necessità di seguire i cantieri. Sul Baltico nascono a sua firma i palazzi Stroganov e Voroncov, edifici poderosi isolati entro immensi giardini; il monastero con la cattedrale Smolny e il nuovo Palazzo d’Inverno, centro e simbolo del regime zarista; e anche il Palazzo d’Estate e il Palazzo Razumovskij. A Mosca è il Grande Palazzo nel Cremlino. Ma quello di Francesco Rastrelli è anche un pendolarismo dovuto alla mondanità: ama presenziare a feste, balli e banchetti. Un’impresa tutt’altro che facile, non fosse altro per il fatto che a Francesco piacciono molto le bevande alcoliche.

San Pietroburgo (Russia): il giardino interno al Palazzo d'Estate.

San Pietroburgo (Russia): il giardino interno al Palazzo d’Estate.

PRIMI GABINETTI “ALLA TURCA”

La figlia di Pietro il Grande, Elisabetta, trattò Rastrelli jr. come maestro e artista di straordinarie capacità e lavoratore instancabile, lo colmò di gentilezze e di incarichi per nuovi lavori. Un trattamento di favore tale che alcuni storici sospettano che l’italiano avesse con l’imperatrice “rapporti che non deponevano certo a favore della moralità di quest’ultima”.

Con il passare degli anni la zarina cominciò a meditare sull’Eternità e a programmare una tranquilla vecchiaia. Si fece costruire un monastero, lo Smolny, e, a fianco, un istituto per l’educazione delle fanciulle nobili. Rastrelli costruì alloggi per 120 allieve: 120 camere, con davanti alle porte 120 giardinetti. Fu proprio in questo monastero che, per la prima volta in Russia, Rastrelli disegnò una toilette, un gabinetto “alla turca”. Fino a quel momento, i gabinetti erano sconosciuti. I ricchi usavano lussuose sedie con relativo orifizio, e i servi si occupavano di portare via i sottostanti secchi…

All’arrivo di Caterina II, Caterina la Grande, il giornale “Sankt-Peterburgskie” informa che “Rastrelli con la sua famiglia parte per andare nella sua patria”. Fa ritorno dall’Italia dopo un anno portando nella capitale russa, per venderli, quadri di pittori italiani, Guido Reni in testa. In tutto, 33 tele. Al suo ritorno apprende che un architetto francese sta cercando di squalificare il suo lavoro. Rastrelli ricorda alla corte il suo onorato servizio di ben 48 anni come architetto e compila un elenco di 80 voci di edifici, palazzi e giardini da lui firmati. Jurij Ovsjannikov, uno storico dell’epoca, osserva che “con le sue opere e costruzioni Rastrelli jr. trasformò San Pietroburgo, città-fortezza e città-darsena, nella città degli splendidi palazzi e monumenti”.

San Pietroburgo (Russia): il Palazzo di Marmo prende il suo nome dall'utilizzo di svariati tipi di marmi per realizzare i rivestimenti e le decorazioni del palazzo. Ne sono sono stati impiegati, infatti, 32 tipi diversi.

San Pietroburgo (Russia): il Palazzo di Marmo prende il suo nome dall’utilizzo di svariati tipi di marmi per realizzare i rivestimenti e le decorazioni del palazzo. Ne sono sono stati impiegati, infatti, 32 tipi diversi.

UNA “LEGGE BACCHELLI” IN ANTEPRIMA

La risposta di Caterina II prefigura una primitiva “legge Bacchelli”. Eccola:

A seguito della richiesta a noi umilmente rivolta dall’architetto-capo Rastrelli, e in considerazione della sua vecchiaia e malferma salute, con grande benevolenza lo congediamo dal nostro servizio e nel contempo, dato che tale servizio è stato zelante ed è durato 48 anni, abbiamo dato disposizioni ai nostri uffici di corte di corrispondergli, fino al giorno della sua morte, una pensione di mille rubli.

Terminava così il brillante servizio reso dai Rastrelli padre e figlio al popolo e alla cultura russa. Le loro tombe sono andate perse. Come persa è andata la tomba di un altro italiano, Antonio Rinaldi, prestigioso napoletano che, prima di ritirarsi a Roma per morirvi, si vide attribuire dalla famiglia reale un incarico dopo l’altro: insieme al Palazzo di Marmo, resta memorabile una trovata tra l’architettura e il parco di divertimenti, più nota con il nome di “montagne russe” e adottata dalle giostre di tutto il mondo.

Giacomo Quarenghi (1744-1817) in un ritratto di Giuseppe Poli

Giacomo Quarenghi (1744-1817) in un ritratto di Giuseppe Poli.

L’altra “grande firma” fu il bergamasco Giacomo Quarenghi. Basso e tracagnotto, Giacomo aveva robusto anche il naso, che con il tempo divenne sempre più rubizzo rivelando una buona propensione per i piaceri della tavola e di Bacco. Ai disegnatori di caricature come Orlovskij e Kiprenskij, non sembrava vero poter disporre di materiale così “facile” e abbondarono in ritratti irriverenti. Ma Giacomo, nato nel 1744 e morto nel 1817, doveva essere di buon carattere; lasciò fare, soddisfatto della predilezione che nutriva per lui Caterina II. Giacomo si era interessato di pittura e di musica: lasciata la natìa Rota Imagna (Bergamo), aveva percorso l’Italia per studiare i più antichi monumenti e i loro architetti. Di fronte alle opere del Palladio rimase folgorato e decise che fare case e palazzi sarebbe stato il suo mestiere. E così, nel 1779, approdò alla corte della zarina, con la quale instaurò un bel rapporto.

Il primo edificio che gli commissionò fu la sede della Banca di Stato. Quarenghi non deluse. Era un vulcano di idee e riempiva fogli su fogli di progetti che nascevano sotto gli occhi della zarina con schizzi e disegni che la entusiasmavano. Nei primi cinque anni di soggiorno in Russia le opere compiute, progettate o in corso di realizzazione furono più di 50: case, palazzi, mausolei, teatri e, la sua specialità, ospedali. Per 16 anni la zarina seguirà personalmente l’attività del bergamasco che lavorò non solo a San Pietroburgo, ma anche a Mosca e in Ucraina. Alla morte di Caterina, generosa di onori e doni nei confronti del suo architetto preferito, Quarenghi continuò a lavorare per altri 20 anni per gli zar Paolo I e Alessandro I.

Gli artisti italiani che intendevano cercare fortuna in Russia gli chiedevano protezione e Quarenghi aiutava volentieri e con grande calore persone come Carlo Scotti e Francesco Camporesi. Scotti non raggiunse mai la notorietà del Quarenghi, come anche gli altri architetti che lasciarono una loro traccia nella storia dell’arte russa: i romani Gaetano Chiaveri e Vincenzo Brenna, Luigi Rusca, il veneziano Carlo Rossi, creatore del Teatro dell’Opera, e il maestro milanese di arte scenica Pietro Gonzaga, con professionisti a vario titolo partecipi dell’attività edilizia di quegli anni (Trombara, Lucchini, Fontana, Generoni, Visconti) e a stuoli di artigiani italiani, chiamati a causa dell’assenza di manodopera locale.

Tonino Guerra (1920-2012), poeta e sceneggiatore, con la moglie Eleonora Kreindlina, chiamata Lora, con cui si unisce a Mosca nel 1977.

Tonino Guerra (1920-2012), poeta e sceneggiatore, con la moglie Eleonora Kreindlina, chiamata Lora, con cui si unisce a Mosca nel 1977.

Triste le parole con cui Tonino Guerra concluse la nostra passeggiata tra le vie di San Pietroburgo:

A riprova del disinteresse che l’Italia ha avuto verso questi figli creativi, l’unica tomba presente oggi nel cimitero di San Pietroburgo, quella di Carlo Rossi, porta il nome scritto in francese: Charles Rossi. Per questo motivo, insieme all’appello che ho rivolto perché nasca un monumento della memoria italiana, lancio tramite Oggi un messaggio, in particolare alle capitali dei fiori come Sanremo e Terlizzi, per far arrivare sul Baltico, a maggio 2003, un vagone di rose. I loro petali potranno coprire, alle spalle del teatro di San Pietroburgo e nel cuore del centro storico posto sotto la tutela dell’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità, i cento metri di selciato della piccola strada Rossi, detta così non perché gliel’abbiano dedicata, ma perché l’ha fatta lui. Così, nel giorno centrale delle feste, l’Italia aggiungerà un po’ di profumo per questo e per gli altri geni dimenticati della Russia italiana.

bussola-punto-fine-articolo

Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

A PROPOSITO

Gli italiani firmarono capolavori

non solo di pietra

L’influenza degli italiani su San Pietroburgo è stata enorme anche nel teatro d’opera e nell’artigianato; nella pittura e nella cucina (in Puskin troviamo un consiglio del poeta: “Se dalla trattoria Gagliani passerai, con il parmigiano i maccheroni e un ovetto ordinerai”); nel turismo e nella musica (basti pensare ai soggiorni sul Baltico di Giuseppe Verdi, che per il teatro Mariinskij compose “La forza del destino”); perfino nel circo, importato dal milanese Gaetano Ciniselli.

DA PAISIELLO A CIMAROSA

Alla zarina Anna Ivanovna si deve l’origine del teatro dell’Opera nel quale gli artisti, quasi tutti italiani, erano guidati da Francesco Araja, la cui compagnia diede 17 sue opere su testo italiano. Araja collaborò con il pittore Girolamo Bono, primo scenografo dell’Opera pietroburghese. Anche il balletto era nelle mani degli italiani. La zarina Caterina, nel 1757, sovvenzionava una compagnia italiana guidata da Pietro Locatelli e faceva venire a corte celebri maestri tra i quali il pistoiese Vincenzo Manfredini e il veneziano Baldassarre Galuppi. Nel teatro dell’Opera uno dei trionfatori fu il tarantino Giovanni Paisiello: diresse il teatro imperiale dal 1776 al ’94. Dal 1789 al ’92 vi era stato acclamato anche Domenico Cimarosa. Nel ’97 giunge a Pietroburgo con una compagnia italiana Catterino Cavos, di Venezia: due anni dopo è direttore d’orchestra al teatro imperiale.

PROMOTORI DEL TURISMO

A italiani si deve anche il primato della promozione del turismo in Russia. Si chiamava Viktor Paulucci l’uomo che per primo varò le gite sul Volga e sui grandi fiumi, con visite turistiche alle isole. Nel 1895 Paulucci (nipote del modenese Filippo Paulucci, tenente generale dell’esercito russo e protagonista di un nuovo libro del bravo storico russo – italico Viktor Gaiduk) fece costruire in Italia, per il turismo fluviale in Russia, il piroscafo “Volgar”.

TRE ITINERARI CONSIGLIATI

Per visitare San Pietroburgo e coglierne l’anima, consiglio tre itinerari d’obbligo.

  1. I fasti imperiali: palazzi e parchi dei Romanov (“casa” di Pietro il Grande sulla Neva); il Padiglione d’Estate; il Palazzo Mensikov; il Palazzo d’Inverno, col museo Ermitage; il castello di Paolo I.
  2. L’epopea della rivoluzione, che tocca i punti-chiave di quell’ottobre 1917: l’incrociatore “Aurora”, museo galleggiante; la piazza del Palazzo d’Inverno; il Palazzo Smolny e il museo della Rivoluzione.
  3. Le regge dei dintorni: splendide, a due passi dalla città: Petrodvorec; Puskin, il “villaggio degli zar” e Pavlosk, reggia donata da Caterina al figlio Paolo.

PER SAPERNE DI PIÙ. Due libri: Architetti italiani a San Pietroburgo, di K.Malinovskij (Il Polifilo, Milano); Russia italiana, di Ejdelman e Krelin (Maggioli editore, Rimini). Un catalogo: quello edito per la mostra “Gli architetti italiani a San Pietroburgo” (Bologna, 1996), curata da Giampiero Cuppini. Un tour operator: Columbia (Roma, via Po 3/ a, tel. 06.8550831, columbiaturismo.it), leader nei pacchetti di viaggio per la Russia a portata di ogni tasca.

bussola-punto-fine-articolo

Author: admin

Share This Post On
graziano-pozzetto-frutti-dimenticati

Non perderti nulla

Iscriviti a "Nel mese", la newsletter 
con le migliori pubblicazioni
di Giannella Channel

La tua iscrizione è andata a buon fine. Grazie!