Addio a Vanni Leopardi,
nipote e ambasciatore del poeta

Custode attivo della memoria familiare, il conte Vanni
è stato ambientalista della prima ora e presidente
dei Verdi delle Marche. Lo ricordiamo come protagonista
di tante battaglie in difesa della natura e della bellezza.
A seguire: il mio racconto di quando scoprii l’originale
dell’Infinito in una banca di Camerino e un poetico
fotoreportage di Vittorio Giannella sulle Marche

Speaker’s corner

testi di Grazia Francescato* per Giannella Channel
e, a seguire, di Salvatore Giannella

Addio a Vanni Leopardi, discendente di Giacomo (foto in apertura), gentiluomo e grande amante della natura e della cultura. Un vero aristocratico, nel senso etimologico del termine (dal greco ‘aristòs’, ‘il migliore’), un raro esempio di ‘hombre vertical’, come dicono gli spagnoli per indicare una persona in cui l’eleganza del corpo è in sintonia profonda con la nobiltà dell’anima.

vanni-leopardiLaureato in Scienze politiche, agricoltore per passione, ideatore di un’Accademia per la ricerca della felicità, Vanni è stato ambientalista della prima ora e presidente dei Verdi delle Marche, oltre che protagonista di tante battaglie in difesa della natura e della bellezza, soprattutto per sottrarre i luoghi leopardiani a scempi e brutture.

Ricordo, fra le tante, la lotta condotta insieme ai Verdi negli anni Novanta per evitare che il Colle dell’Infinito venisse sfregiato da un elettrodotto!

Ma non basta. In un’epoca in cui la Memoria è in estinzione più del panda, Vanni è stato ambasciatore dell’eredità leopardiana: ha conservato con cura e intelligenza lo straordinario patrimonio culturale e spirituale lasciato da ‘Giacomo’ (così, come se fosse ancora vivo e ancora abitasse quelle stanze, era chiamato il poeta a Palazzo Leopardi, dove viveva la famiglia del ‘Conte Vanni’). Ed è riuscito a consegnarlo intatto e vibrante alla modernità, come testimoniano le celebrazioni dei versi più amati scritti da Giacomo, quell’Infinito che ha compiuto proprio nel 2019 duecento anni…

Sergio Mattarella ricevuto a Casa Leopardi

Recanati (Macerata). Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricevuto nel settembre scorso a Casa Leopardi. Ad accoglierlo il conte Vanni Leopardi con sua figlia Olimpia. Mattarella, che era accompagnato dalla figlia Laura e dal ministro dei Beni culturali e dl Turismo Dario Franceschini, ha ricordato la sua prima visita nella Biblioteca Leopardi, da ragazzo in gita con la scuola. Prima di Mattarella altri capi di Stato italiani erano arrivati nelle stanze del palazzo avito che hanno fatto da cornice alla gioventù del poeta Giacomo: Luigi Einaudi, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Giorgio Napolitano.

A festeggiarlo, a settembre, anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricevuto da Vanni e dalla figlia Olimpia, regista degli eventi celebrativi. Fra i quali il più evocativo ha avuto luogo il 28 maggio 2019 nella piazza del Sabato del Villaggio a Recanati dove, in contemporanea con altre piazze italiane, duemila giovani hanno recitato insieme il celeberrimo poema.

“Un flash mob per avvicinare i ragazzi alla poesia”, ha spiegato Olimpia. “Per vivere un emozionante momento di unione ideale che mette in luce la forza del sentire, lenisce le pene del cuore e dell’anima e ci permette di guardare con coraggio ‘oltre la siepe’ “.

Ora che ‘oltre la siepe’, a 77 anni, sei volato tu, caro Vanni, il nostro pensiero e il nostro cuore ti seguono con immensa tristezza ma anche con infinita gratitudine per averti avuto come amico e compagno di viaggio.

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* Grazia Francescato (Paruzzaro, Novara 1946), assunta come inviata speciale di Airone durante i nove anni della mia direzione (indimenticabile la serie delle sue corrispondenze dalla “sede distaccata” in Amazzonia), dopo aver lasciato la politica (quella ufficiale, dei partiti), si è occupata sempre di ambiente e sostenibilità, ovviamente in un’ottica internazionale: è Responsabile per le Relazioni Internazionali di Greenaccord, Associazione per la Salvaguardia del Creato, laica ma vicina alle idee di papa Francesco (“la sua meravigliosa enciclica Laudato Sì’ è una vera summa della questione ambientale nella sua accezione più ampia”) e tiene i contatti con ARC (Alliance Religions and Conservation) fondata nel 1995 dal principe Filippo di Edimburgo, a lungo presidente internazionale del WWF, nel cui board sedeva anche lei, quand’era presidente del WWF Italia.

Leopardi-Infinito-Autografi

“L’Infinito” di Leopardi nel manoscritto autografo di proprietà del Comune di Visso.

Giacomo Leopardi in un ritratto di Domenico Morelli

Giacomo Taltegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi (Recanati 1798 – Napoli 1837)
in un ritratto di Domenico Morelli.

È una cassetta d’acciaio grande quanto un’autoradio il posto buio e senza orizzonti dove ha abitato per mezzo secolo L’Infinito, il manoscritto originale della poesia universalmente più amata e commentata di Giacomo Leopardi.

È toccata al cronista di Oggi l’emozione di assistere alla “liberazione” del prezioso manoscritto, prima tappa per il suo viaggio che lo vedrà lasciare il chiuso caveau di una banca e tornare alla luce a luglio, finalmente e definitivamente, tra i “monti azzurri” di leopardiana memoria, quei Sibillini che oggi sono tra i più incantevoli parchi nazionali di tutta Italia e che ieri furono fonte di “pensieri immensi” e di “dolci sogni” per il poeta.

Così la collana dei luoghi leopardiani, luoghi che si stanno addobbando a festa per celebrare il bicentenario della nascita del poeta (29 giugno 1798) si arricchirà di una nuova perla: Visso, capitale del parco dei Sibillini, stupendo borgo medievale ricco di storia e di opere d’arte, dai cui amministratori sono conservati gelosamente dal lontano 1869 alcuni importanti manoscritti leopardiani a cominciare proprio da L’Infinito.

Come mai quei 15 endecasillabi sciolti e altre carte autografe, che manifestano “situazioni, affezioni, avventure storiche” dell’animo, come il Leopardi stesso scrive, rivelatori dell’intima solitudine di un genio intento a esplorare i meandri del proprio cuore e a fare della natura la sua più cara confidente, erano finiti in questo borgo distante da Recanati? C’entra la reale frequentazione della famiglia Leopardi a Visso, come fa pensare la presenza dello stemma di famiglia Iil leopardo sorreggente un giglio) che appare in più luoghi di Visso? C’entra il fatto che, alcuni decenni dopo la morte del poeta, una figlia del conte Giacomo junior, Maria Giacoma Vincenza, sposò Anton Maria Bonelli di Visso? È forse per questa via che arrivarono qui da Recanati i manoscritti leopardiani? “No”, mi chiarì il sindaco di Visso Alessandro Lucerna, classe 1933.

Arrivarono via Bologna. E va dato merito al mio predecessore di un secolo fa, il sindaco Giovan Battista Gàola-Antinori, che acquistò i manoscritti di sua tasca, per una cifra allora enorme (400 lire) da Prospero Viani, preside del liceo Galvani di Bologna. Viani fu un accanito raccoglitore delle opere leopardiane provenienti dagli amici del poeta tra i quali l’avvocato Pietro Brighenti, proprietario di una tipografia nel capoluogo emiliano, La Stamperia delle Muse, che nel 1826 pubblicò il gruppo di manoscritti destinati all’archivio comunale di Visso.

Nel 1868, trovandosi in difficoltà economiche, Viani fu costretto suo malgrado a disfarsi di una parte della sua raccolta: e cioè i sei Idilli (L’Infinito, La Sera del giorno festivo, La Ricordanza o Alla Luna, Il Sogno, Lo Spavento notturno, La Vita Solitaria), i cinque Sonetti in persona di Ser Pecora fiorentino Beccaio; l’Epistola al conte Carlo Pepoli; la prefazione alla seconda edizione del Commento alle rime del Petrarca e 14 lettere indirizzate all’editore milanese Stella.

Per la vendita, Viani si rivolse al suo amico deputato al Parlamento, l’avvocato Filippo Mariotti. Costui, legato da stima e amicizia con il sindaco di Visso (anche lui deputato) Gàola-Antinori, gli propose l’acquisto dei manoscritti e l’affare fu concluso: 400 lire, con tanto di regolare ricevuta. Il 24 marzo 1869 una lettera di Mariotti accompagna le preziose carte al sindaco di Visso: «Caro amico, ecco i manoscritti leopardiani che Visso conserverà per suo ornamento e per gloria d’Italia».

Visso li conservò in municipio ma per pochi anni. Perché una giusta preoccupazione per conservare i manoscritti, ha spinto precedenti amministratori a trovare una sistemazione più sicura da eventuali furti. E per questo motivo L’Infinito fu deposto nel dopoguerra in una cassetta di sicurezza di una banca della vicina, nobile Camerino.

Giorgio Marcolini, direttore della centralissima Banca delle Marche, ci accolse sorpreso: “Sono arrivato in questa sede una settimana prima del terremoto che ha scosso parte di Umbria e Marche e abbiamo dovuto dedicare tutti gli sforzi a gestire l’emergenza. Confesso quindi che non avevo avuto il tempo, fino al vostro arrivo, di sapere del tesoro che custodivamo”.

Alessandro Lucerna sindaco Visso mostra originale Infinito Leopardi

Camerino (Macerata). Alessandro Lucerna, sindaco del vicino comune di Visso,
mostra l’originale (a destra) dell’Infinito di Leopardi.
Il manoscritto fu acquistato 145 anni fa dal municipio di Visso per 400 lire.

Accompagnato dal sindaco e da me, il direttore scese nel caveau difeso da una porta d’acciaio, giunse davanti alla cassetta con due serrature, inserì la sua chiave seguito dal sindaco che manovrò una seconda chiave ed ecco venire alla luce L’Infinito e le altre carte ingiallite dal tempo.

Un’emozione incancellabile: chi ha visto le cartoline che riproducono l’originale trova che la differenza è come quella che passa tra vedere un amico in fotografia e incontrarlo a quattr’occhi. “Sempre caro mi fu quest’ermo colle / questa siepe, che da tanta parte / dell’ultimo orizzonte il guardo esclude…” Nei 15 endecasillabi, una sola incertezza del poeta: nelle ultime righe, laddove recita: “Così tra questa / immensità s’annega il pensier mio: / e il naufragar m’è dolce in questo mare”, la mano esitante di Giacomo cancella il termine “immensità” e lo sostituisce con “infinità”.

Davanti ai manoscritti, il sindaco s’impegnò a farli tornare a Visso e a trovare una nuova sede più degna per le carte. Impegno mantenuto.

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LE PAROLE E GLI OCCHI

Le Marche di Giacomo Leopardi

foto di Vittorio Giannella

O la immaginazione tornerà in vigore e le illusioni riprenderanno corpo e sostanza in una vita energica e mobile, e la vita tornerà a essere cosa viva e non morta e la grandezza della natura e la bellezza delle cose torneranno a parere una sostanza e la religione riacquisterà il suo credito, o questo mondo diverrà un serraglio di disperati e forse anche un deserto.

Aveva previsto tutto Leopardi, su cosa sarebbe successo negli anni 2000.  

mappa luoghi leopardiani a Recanati

TANTA ARTE IN MEZZO CHILOMETRO. Nella mappa i luoghi leopardiani a Recanati: il mondo che alimentò la vena del poeta è racchiuso in appena mezzo chilometro, il parco letterario più concentrato al mondo. Info: Casa Leopardi 071.9816175; Biblioteca privata Leopardi 071.7573880 – 071.7571964.

finestra casa Leopardi Recanati

La finestra di casa Leopardi, nella città di Recanati

Viene il vento recando il suon dell’ora

dalla torre del borgo. Era conforto

questo suon, mi rimembra, alle mie notti,

quando fanciullo, nella buia stanza,

per assidui terrori io vigilava,

sospirando il mattin

da Le ricordanze

ginestra lirica Leopardi

La ginestra, penultima lirica di Leopardi, scritta nella primavera del 1836 a Torre del Greco nella villa Ferrigni

Odorata ginestra,

contenta dei deserti. Anco ti vidi

de tuoi steli abbellir l’erme contrade

che cingon le cittade…

Di dolcissimo odor mandi un profumo,

che il deserto consola

da La ginestra

fiume Potenza Recanati

Greto del fiume Potenza. Recanati sorge sulla cima di un colle tra le valli del Potenza e del Musone.

Lungi dal proprio ramo,

povera foglia frale,

dove vai tu ?- Dal faggio

là dov’io nacqui, mi divise il vento.

Esso tornando, a volo

dal bosco alla campagna,

dalla valle mi porta alla montagna

da Imitazione

Recanati campo grano e temporale in arrivo

Campo di grano e temporale in arrivo.

Di giugno il mese fertile

è giunto ; abbonda il grano

e nitido biondeggia,

ed offrono al villano

le spiche colme e spesse

un’abbondante messe.

da La campagna

Nebbia fiume Potenza Loreto.

Nebbia sul fiume Potenza. Sullo sfondo, Loreto.

Passata è la tempesta…

Ecco il sereno

Rompe là da ponente, alla montagna;

sgombrasi la campagna,

e chiaro nella valle il fiume appare.

da La quiete dopo la tempesta

Chiarore di luna sul mar Adriatico.

Chiarore di luna sul mar Adriatico.

Spandeva il suo chiaror per ogni banda

la sorella del sole, e fea d’argento

gli arbori ch’a quel loco eran ghirlanda

da Appressamento della morte

Campo di papaveri attorno a Recanati

Campo di papaveri attorno a Recanati.

Primavera dintorno

brilla nell’aria, e per li campi esulta,

sì ch’a mirarla intenerisce il core

da Il passero solitario

La luna illumina Recanati

La luna illumina Recanati.

Dolce e chiara è la notte e senza vento,

e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti

posa la luna, e di lontan rivela

serena ogni montagna. O donna mia,

già tace ogni sentiero, e pei balconi

rara traluce la notturna lampa

da La sera del di di festa

Campagna ben curata attorno a Recanati

Campagna ben curata attorno a Recanati.

Sarà per queste piagge, ove non altro

che lieti colli e spaziosi campi

m’apri alla vista.

da La vita solitaria

Rugiada di mattina tra Osimo e Montefano

Rugiada di mattina tra Osimo e Montefano.

Limpido il mar da lungi e le campagne

e le foreste, e tutte ad una ad una

le cime si scoprian delle montagne.

In questa ombra giacea la valle bruna,

e i collicelli intorno rivestìa

del suo candor la rugiadosa luna.

da Appressamento della morte

Veduta notturna Recanati e Chiesa S.Maria

Veduta notturna di Recanati, e della Chiesa di S.Maria.

Questo giorno ch’omai cede alla sera,

Festeggiar si costuma al nostro borgo.

Odi per lo seren un suon di squilla,

Odi spesso un tonar di ferree canne,

Che rimbomba lontan di villa in villa.

da Il passero solitario

Recanati Leopardi Eclissi di luna

Eclissi di luna.

Odi, Melisso: io vò contarti un sogno

Di questa notte, che mi torna a mente

In riveder la luna. Io me ne stava

Alla finestra che risponde al prato,

Guardando in alto: ed ecco all’improvviso

Distaccasi la luna; mi parea

Che quando nel cader s’approssimava,

Tanto crescesse al guardo; infin che venne

A dar di colpo in mezzo al prato.

da Alceta

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog che vuole essere una bussola verso nuovi orizzonti per il futuro, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”, “Guida ai paesi dipinti di Lombardia”, “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo” e, a quattro mani con Maria Rita Parsi, “Manifesto contro il potere distruttivo”, Chiarelettere, 2019), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).
Vittorio Giannella (Trinitapoli, BT, 1961) ha fatto delle sue passioni (natura, fotografia, viaggi) un affascinante lavoro. Collabora da anni con riviste come Bell’Italia, Touring, Bell’Europa, Travelglobe, WeekendIn, Confidenze, Donna Moderna, Madre e all’estero con Terre Sauvage, Der Spiegel, Geo, New York Times e con la collaborazione di Airone e UNESCO ha realizzato un reportage sulla Micronesia. Ha vinto numerosi premi tra cui il “Tourism Photo of the Year” di Singapore. Tre primi premi Agfa Gevaert. La sua mostra itinerante ha un titolo eloquente: “Quando fotografia fa rima con poesia”, ritratti di paesaggi che hanno ispirato le più belle parole di poeti e scrittori.

Author: admin

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