Romagna e Chiloè,
parole e mondi
tornano a unirsi
sul nostro blog

La mia intervista al Corriere di Romagna
su Tonino Guerra e Sepùlveda
ha innescato un incrocio meraviglioso
di storie personali e collettive.
In principio fu un marinaio riminese
naufrago in quell’isola della Patagonia
(foto) a 12.513 chilometri di distanza…

L’attualità della memoria | Poesia
e letteratura

testi di Salvatore Giannella,
Gustavo Boldrini (da Chiloè),
Giorgio Oldrini (da Sesto S. Giovanni),
Grazia Francescato (da Roma)
e Patrizia Poggi (da Ravenna)

foto di Daniele Pellegrini

Caro lettore,
un mese fa avevo riportato sul mio blog la mia intervista rilasciata al Corriere di Romagna sull’amicizia tra Tonino Guerra e Luis Sepùlveda, con sullo sfondo il naufragio a lieto fine di un marinaio riminese (Lorenzo Boldrini) avvenuto nel 1860 nell’oceano di Chiloè, arcipelago della Patagonia cilena.

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Salvatore Giannella con Tonino Guerra nel 2011 al Premio Rotondi, a Sassocorvaro, nel Montefeltro marchigiano.

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Luis Sepulveda con Andrea Guerra che lo aveva voluto come presidente onorario dell’Associazione Tonino Guerra. La foto li ritrae a Rimini, nel cinema Fulgor, nel maggio 2018, durante la presentazione del volume L’Infanzia del mondo, Opere 1946-2012 scritto dal maestro ed edito da Bompiani, a cura di Luca Cesari. (credit: ANSA)

Un mondo alla fine del mondo (12.513 chilometri separano quell’isola dalla riviera adriatica) dove nel 1992 i giornalisti e fotografi Grazia Francescato, Raul Morales e Daniele Pellegrini, inviati per Airone, il mensile di natura da me diretto dal 1986 al 1994, avevano incontrato un discendente di quel naufrago romagnolo, oggi diventato poeta e scrittore ammirato in Cile: Gustavo Boldrini.

Gustavo era stato invitato da me e da Patrizia Poggi, intraprendente titolare di una residenza storica immersa nella campagna di Ravenna (stanze ospitali di arte e cultura a due passi dai monumenti dell’Unesco e dal Parco del Delta del Po) per una serata post-emergenza sanitaria, via skype, alla presenza di parte degli oltre 100 gruppi familiari dei Boldrini tuttora viventi in Romagna.

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Gustavo Boldrini

Lo scrittore cileno Gustavo Boldrini, 69 anni, discendente dal marinaio riminese Lorenzo, che fece naufragio nell’Oceano Pacifico delle Isole Chiloé
nel 1860.

Lo scrittore cileno aveva accettato l’invito con gentili parole riprodotte alla fine del primo articolo dal titolo: “Caro Boldrini, venga a prendere il caffè da noi, in Romagna per riscoprire le sue radici”. A questo primo messaggio era seguito una seconda seconda, per me ancor più emozionante, mail:

Caro Salvatore Giannella,

sei davvero un giornalista! Un cronista capace di tornare indietro, nell’infinito della memoria ritrovata, per dargli nuova vita e attualità con nuove storie!

È così che fai rivivere il mio antenato Lorenzo Boldrini, il marinaio riminese naufrago in questo oceano Pacifico, e la sua bella Candelaria. È così che evochi persone e mondi alle domande pertinenti di Andrea Dolcini del Corriere di Romagna. È così che riporti vivido il ricordo della bellezza e dell’intelligenza di Grazia Francescato e Raúl Morales, i giornalisti di “Airone” che, con il fotoreporter Daniele Pellegrini, mandasti in queste lontane isole. È così che Luis Sepúlveda torna a ballare con la Quinceañera Carmen Yáñez alla festa di Pennabilli (La festa dei 15 anni è un rito di passaggio di origine latinoamericano. Si tratta della celebrazione dei 15 anni di età di una ragazza, ricorrenza che assume in America Latina una connotazione ben più solenne dei precedenti compleanni, Ndr). È così che Tonino Guerra torna a vivere negli scritti meglio che mai e tu, Giannella, come un mago, favorisci questo grande incontro della tua comunità con tutto l’amore possibile.

Il mondo è così piccolo. Tutto in Giannella Channel accade tra Chiloé e la riviera adriatica. Tra l’Appennino e le Ande. La Romagna, Ovalle e il porto di Gijón che ci ricordano Luis, Villa Roncuzzi (con la bella Patrizia Poggi). In lontananza, scorgo la Foresta Nera, la Patagonia, il delta del Po… È così piccola la geografia, Giannella! Ecco perché siamo così vicini! Grazie mille, amico. Da molti anni stiamo bevendo un buon caffè infinito. Un abbraccio da Gustavo Boldrini

Sono parole che ripagano dell’impegno, volontario e gratuito, che dedico da otto anni a questa finestra di informazione e formazione. Grato, ricambio l’abbraccio augurale al (nuovo) amico Gustavo.

Ma le coincidenze felici sull’asse Romagna – Italia – Chiloè non finiscono qui: passano alcuni giorni ed ecco che il messaggio in bottiglia lanciato in mare provoca una nuova onda concentrica, portando nuove parole e nuove storie dalla comunità sempre più vasta di Giannella Channel. Luogo di provenienza: Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. Autore: Giorgio Oldrini, giornalista di lungo corso (in testate allora storiche: Unità prima, Panorama poi), eletto sindaco nel 2002 di Sesto e per due mandati, cugino di Tonino Guerra.

giorgio oldrini

Giorgio Oldrini è nato a Milano il 14 febbraio 1946, quando ancora non si festeggiava San Valentino, ma 9 mesi e 10 giorni dopo che suo padre era tornato da un lager nazista. Ho lavorato 23 anni all’Unità, di cui 8 come corrispondente da Cuba e inviato in America Latina, poi 12 anni a Panorama all’Ufficio centrale e come inviato. Nel 2002 è stato eletto sindaco di Sesto San Giovanni, carica alla quale è stato confermato nel 2007. Ho scritto alcuni libri di racconti e l’Università Statale di Milano lo ha riconosciuto
come Cultore della materia in letteratura ispano-americana.

Sentite che cosa mi scrive Oldrini:

Caro Salvatore,

il tuo scambio di lettere con Boldrini mi ha emozionato, e ti racconto perché.

Nel 2000 lavoravo a Panorama e tornai in Cile. Dico tornai perché quando vivevo all’Avana ed ero il corrispondente dell’Unità, a un isolato dalla nostra casa, al Vedado, c’era il Centro dei cileni in esilio che in quel momento era guidato da Tati Allende, la figlia del Presidente Salvador, deposto dai golpisti l’11 settembre 1973. Chiesero a me e al corrispondente dell’Humanité, Jean Ortiz, di entrare in Cile e lo facemmo. Poi ci sono tornato varie volte quando c’era il dittatore Pinochet, facendo, come si diceva allora, alcune missioni di solidarietà internazionalista. Per cui il mio legame con il Cile e i cileni è molto forte.

Nel 2000 tornai dunque in Cile e grazie a Volodia Teitelboim (prestigiosa figura di dirigente comunista, Ndr) venni ricevuto dallo scrittore Francisco Coloane, il padre letterario di Sepùlveda, che era già un uomo di 87 anni, ma bellissimo, alto, con una barba bianca. Quando gli dissi che mi chiamavo Oldrini rise perché mi raccontò che era stato allevato a Chiloé da una zia che aveva sposato appunto un marinaio di Rimini che si chiamava Boldrini e che era naufragato laggiù e ci era rimasto.

I miei nonni materni sono di Sant’Arcangelo di Romagna come sai, i Rosati. E Coloane mi raccontò una storia che lo zio Boldrini, quando lui era piccolo, amava ripetergli, che era la stessa che mio nonno mi raccontava. Che se ti spalmi sulle ginocchia il sangue di un cervo correrai veloce come lui.

Coloane, che era un uomo coraggiosissimo, aveva paura solo della moglie (la seconda, Eliana Rojas Sanchez) che, senza dare nell’occhio, seguiva tutta la nostra conversazione. Quando lei se ne andò in un’altra stanza, lui mi disse: “Ho 87 anni, ma sono ancora forte, cammino e persino faccio piccole corse, vado in barca a vela da solo”. Poi si accertò che la moglie non lo sentisse e aggiunse “Certo, l’erezione non l’ho più” e scoppiò a ridere, come faceva mio nonno quando faceva una battuta hard.

Grazie e spero ci vedremo presto.

(Giorgio Oldrini)

Le coincidenze potevano fermarsi qui. E invece… altre sorprese nel testo della giornalista Grazia Francescato, da Roma:

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Grazia Francescato in Cile, fotografata da Daniele Pellegrini. Grazia è ritratta sotto il grande ombrello del Pangue, una sorta di dinosauro vegetale irto di spine, molto diffuso in Chiloé e Patagonia cilena. Indosso il mitico ‘traje de agua’, una cerata gialla che è l’indumento d’obbligo nell’isola cilena, dove la pioggia è di casa.

“Credo da tanti anni, fermamente, nel potere delle sincronie, per dirla con Carl Gustav Jung. Ovvero, nel ruolo misterioso, spesso non percepito in modo consapevole dalla nostra Ragione – ma dalla nostra Anima, quella sì – delle cosidette coincidenze significative nelle nostre vite. Pensi a una persona, e ti capita di incontrarla. Hai un problema e ti arriva tra le mani un libro che illumina le tue preoccupazioni. Dopo tanti anni, torna a galla un episodio che giaceva sepolto nella tua memoria e che innesca una serie di inaspettate reazioni… E così via.

 

Le sincronie succedono a tutti, o quasi. Ma molti le archiviano come irrilevanti, non si curano di leggerne i significati profondi e le intricate connessioni con la ‘normalità’ delle nostre vite. Non di rado, una sottile forma di sgomento, di oscuro timore, ci consiglia di riporle in fretta nei cassetti dell’Oblio…

 

Ma per chi decide invece di leggere l’intreccio, spesso apparentemente caotico e casuale delle sincronie, si possono aprire avventurosi e affascinanti capitoli di storie umane e non, inestricabilmente legate. Perché tutti noi siamo parte di un Tutto, tasselli di un più grande mosaico, e le sincronie spesso si prendono cura di ricordarcelo.

 

Mi sembra questo il caso del legame sorprendente ed intrigante che si sta intessendo tra Romagna e Cile e che Salvatore Giannella, giornalista autentico (una specie, ahinoi, in via d’estinzione) e mio grande direttore ad Airone, definisce nel titolo di questo dossier Parole e mondi che ritornano. Una saga, un romanzo a puntate che promette di tenerci inchiodati a questo intreccio di storie ancora a lungo.

 

Ma cominciamo dall’inizio, per mettere ordine nella sequela dei segni e degli indizi. Poi, come detectives in un giallo, cercheremo di dipanare la matassa che abbiamo tra le mani alla ricerca, non tanto dei “colpevoli”, ma dei misteriosi protagonisti…

 

Dunque, è il febbraio del 1992 e io, all’epoca inviata speciale di Airone, vengo inviata da Salvatore in Patagonia cilena insieme a Raul Morales, giornalista e regista della RAI, mio grande amico italo-cileno. Con noi il bravissimo fotografo della rivista, Daniele Pellegrini.

 

Una delle più belle e indimenticabili “spedizioni giornalistiche” della mia vita, che abita la mia memoria in ancora vivide e dettagliate sequenze.


Con gli occhi di Daniele Pellegrini

Frammenti dell’isola di Chiloè nel reportage fatto

con i giornalisti Grazia Francescato e Raul Morales

Chiloé, Cile. Castro

Chiloé, Cile. Castro

Chiloé, Cile. Castro

Chiloé, Cile. Castro

Chiloé, Cile. Los Chauques

Chiloé, Cile. Los Chauques

Chiloé, Cile. Matao

Chiloé, Cile. Matao

Chiloé, Cile.

Chiloé, Cile.

Chiloé, Cile. Castro

Chiloé, Cile. Castro

Chiloé, Cile.

Chiloé, Cile.

Laguna San Rafael, Cile. Raul Morales (a sin.) e Grazia Francescato

Laguna San Rafael, Cile. Raul Morales (a sin.) e Grazia Francescato

Chiloé, Cile. Parco Nazionale di Chiloé

Chiloé, Cile. Parco Nazionale di Chiloé

Coihaique, Cile.. Da sinistra: Daniele Pellegrini, Grazia Francescato e Raul Morales

Coihaique, Cile.. Da sinistra: Daniele Pellegrini, Grazia Francescato e Raul Morales

Chiloé, Cile. Parco Nazionale di Chiloé. Raul Morales

Chiloé, Cile. Parco Nazionale di Chiloé. Raul Morales

Chiloé, Cile. Parco Nazionale di Chiloé. Raul Morales. Pianta di Pangue

Chiloé, Cile. Parco Nazionale di Chiloé. Raul Morales. Pianta di Pangue

Chiloé, Cile. Raul Morales

Chiloé, Cile. Raul Morales


Subito, appena arrivati a Chiloé, facciamo un balzo all’indietro nel tempo: alla fatidica data del 1860, quando la nave di Lorenzo Boldrini, marinaio di Rimini, naufraga sugli scogli di Caucahue, un isolotto al largo di Chiloé, nell’oceano Pacifico. La storia l’ha già raccontata Salvatore, quindi non la ripeto. Chi vuole, può rileggerla nel reportage firmato da me e da Raul, pubblicato nel maggio 1994 nel n. 157 di Airone, che inizia proprio con la scena di Lorenzo raccolto stremato da alcuni pescatori locali… Ignaro del suo nuovo destino, che farà di lui il capostipite dei Boldrini di Chiloé, tra cui proprio il bisnipote Gustavo, tra i più noti scrittori del Cile meridionale, che voi già conoscete.

 

È Gustavo a raccontarci la storia, a fare da Virgilio a me e a Raul nei meandri paradisiaci (ma non sempre) di questa singolarissima isola e dell’ancor più inedito immaginario collettivo di Chiloé, popolato di figure fantastiche e cosmici miti.

 

Ma non c’è tutto, in quel racconto del 1992… Confesso di non aver scritto, anzi di aver occultato, la Storia dentro la Storia che si svolgeva davanti ai miei occhi mentre Raul, Daniele e io facevamo coscienziosamente e con sommo diletto il nostro lavoro di inviati.

 

È arrivato il momento di aprire quella porta… Mi ero resa conto, in quei giorni alla scoperta dell’isola, di una sequela di strani episodi. Di tanto in tanto, gruppetti di persone, in genere vecchi, guardavano stupiti Raul, gli si avvicinavano, parlavano con lui, qualcuno gli accarezzava il volto… Il mio amico tornava da quegli incontri con un sorriso triste, non di rado con gli occhi lucidi. Mi guardava di sottecchi e taceva… Non posso qui dilungarmi (chi volesse conoscere i dettagli, può leggerli nel mio libro “In viaggio con l’Arcangelo”, pubblicato nel 2000 e poi nel 2011 per Edizioni Mediterranee).

 

Un padre riscoperto. Dirò solo il finale, lo scioglimento dell’enigma: Raul, al suo ritorno in Cile dopo tanti anni in Italia, si era sentito attratto da Chiloé da un’arcana forza e vi era sbarcato, insieme alla moglie milanese Donata. Girando per l’isola, era stato riconosciuto da innumerevoli isolani, per lo più vecchi, che avevano ritrovato in lui i lineamenti di… Raul Morales Beltrami, suo padre!

 

Raul aveva così scoperto che negli anni Trenta-Quaranta quel genitore che aveva perso da bambino e di cui sapeva pochissimo, aveva passato i suoi anni giovanili proprio a Chiloé come medico condotto. I vecchi Chilotes lo ricordavano con grato rimpianto: un uomo alto, dal viso nobile, pronto a percorrere a cavallo foreste, spiagge e colline, in notti di pioggia flagellante e venti rauchi, pur di essere vicino ai suoi malati.

 

Riconoscimento dietro riconoscimento, un ricordo dietro l’altro, Raul aveva ricostruito in un lento, fatato puzzle, il ritratto di quel padre morto, che la magia di Chiloé aveva riportato a galla dal naufragio della memoria.

 

Proprio come le parole di Gustavo hanno riaperto lo scenario su quella remota, e per molti versi fortunata, scena del naufragio di Lorenzo. Con tutto quello che si è portato appresso e che Giannella vi ha già raccontato nelle puntate precedenti.

 

Ma gli intrecci non finiscono qui. Entra ora in campo Giorgio Oldrini, collega di Salvatore e anche lui legato a Chiloé, cugino di quel Tonino Guerra che tanta parte ha nella cultura di Romagna e d’Italia… E cosa scopro io? Che non solo abbiamo in comune l’amore per la magica Chiloé, ma che ci siamo già incontrati a Cuba, dove lui era inviato per L’Unità, nel giugno del 1981.

 

All’epoca lavoravo all’ANSA, che mi aveva inviata all’Associated Press di New York per uno stage. Dai grattacieli di Rockfeller Centre all’Havana, per una settimana alla scoperta di Cuba, venni ovviamente ricevuta dai colleghi giornalisti dell’Ansa, incontrai altrettanto ovviamente gli inviati dei vari giornali sull’isola e quindi, Oldrini. Che mi fece conoscere la famiglia e alcuni dei luoghi più interessanti di Cuba, come le scuole d’arte, in mezzo a una natura traboccante ed eccessiva, nonché intellettuali di rango, dei cui discorsi conservo traccia precisa nel mio quadernino del 1981 (ne ho pile considerevoli, all’epoca i giornalisti scrivevano tutto, e come vedete gli appunti servono).

 

Non basta: pure io, come Oldrini, sono stata varie volte nel terribile Cile di Pinochet, per fare un film clandestino firmato dal regista cileno in esilio Miguel Littin (titolo: Acta general de Chile, premiato al Festival di Venezia nel 1986), incredibile avventura raccontata poi nientemeno che dalla penna di Gabriel Garcia Marquez nel libro “Miguel Littin clandestino in Cile” (la Grazia citata nel libro sono io).

 

Non vado oltre, ma riservo la sincronia più plateale alla prossima puntata… Perché pure Raul ed io, quando siamo tornati a Chiloé e in Patagonia per Rai3 nel 1997 e poi nel 2000 abbiamo intervistato il grande Francisco Coloane, monumentale figura della letteratura cilena (letteralmente, visto che era pure un gigante!) che ci ha raccontato le sue personali memorie di Chiloé…

 

Ma questa sarà un’altra tappa, se la storia vi interessa e ne vorrete sapere di più. Questa serviva solo a dimostrare che aveva ragione il poeta francese Paul Eluard quando scriveva: “C’è un altro mondo ed è dentro questo”.

 

Se poi si tratta delle magiche terre di Chiloé e Romagna, legate da un rigoglioso e sorprendente Immaginario (vedi Tonino Guerra) potete stare tranquilli che le prossime puntate saranno ancora più ricche di storie e mondi intrecciati. E ci porteranno…? Questo lo scopriremo insieme…

 

Niente parola FINE, dunque. Non è che l’inizio!” (Grazia Francescato)


“Salvatore, stai scrivendo un’Odissea! Avvincenti gli sviluppi che ruotano attorno a Chiloé, Sepúlveda e il naufrago riminese. I tuoi semi di storia richiamano l’essenza del tuo lavoro, quello di legare uomini, donne e mondi. Richiamano il giornalismo culturale, la storia e la poesia di Italo Calvino, in Collezione di sabbia… la carta geografica, anche se statica, presuppone un’idea narrativa, è concepita in funzione d’un itinerario, è un’Odissea”.

Tu stai scrivendo l’Odissea Romagna e Cile parole e mondi che ritornano e ha ragione Gustavo quando ti scrive nella lettera «È così piccola la geografia, Giannella! Ecco perché siamo così vicini!».” (Patrizia Poggi)

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog che vuole essere una bussola verso nuovi orizzonti per il futuro, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”, “Guida ai paesi dipinti di Lombardia”, “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo” e, a quattro mani con Maria Rita Parsi, “Manifesto contro il potere distruttivo”, Chiarelettere, 2019), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

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Author: admin

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