Italiani brave penne:
elogio dell’Emilia e della Romagna

Tutti e due vivono in Lombardia. Il primo, Davide Daniele, professione educatore in un istituto svizzero, abita sul crinale della montagna, sospeso tra il lago di Como e quello di Lugano, ma la sua ispirazione affonda le radici nell’Emilia, dove ha trascorso le estati da bambino tra le coccole dei nonni e i giochi con i cugini. Ha mandato le sue parole di conforto agli emiliani al quotidiano Il Resto del Carlino. L’altro, Giovannino Fabri, opera nel cuore di Milano ma si sente romagnolo come tutta la sua famiglia, dal nonno in giù. Il suo originalissimo elogio alla Romagna è apparso nelle lettere mandate al blog “Italians” del giornalista e scrittore del Corriere della Sera Beppe Severgnini. Leggiamoli.

Elogio dell’Emilia.

In un articolo di qualche tempo fa avevo letto che “l’Emilia è quel pezzo di terra voluto da Dio per permettere agli uomini di costruire la Ferrari”. Gli emiliani sono così. Devono fare una macchina? Loro ti tirano fuori una Ferrari.

Devono fare una moto? Loro costruiscono una Ducati. Devono fare un formaggio? Loro si inventano il Parmigiano Reggiano. Devono fare due spaghetti? Loro mettono in piedi la Barilla. Devono farti una caffè? Loro ti fanno la Saeco. Devono trovare qualcuno che scriva canzonette? Loro ti fanno nascere gente come Lucio Dalla, Gianni Morandi, Vasco Rossi, Ligabue e Samuele Bersani. Devono farti una siringa o una provetta? Loro ti tirano su un’azienda biomedicale. Devono fare quattro piastrelle? Loro se ne escono con delle maioliche.

Sono come i giapponesi, gli emiliani, non si fermano, non si stancano, e se devono fare una cosa, a loro piace farla bene e bella e utile e tutti insieme. Ed è proprio in questo modo che io cerco di essere emiliano ogni giorno.

Ci sono delle pietre da raccogliere dopo un terremoto? Noi ne faremo cattedrali.

Davide Daniele, Como

Elogio della Romagna.

Sono nato a Milano, non mi sento né milanese né tanto meno lombardo, bensì romagnolo come tutta la mia famiglia da mio nonno in giù. Sono costretto a non vivere in Romagna (è spesso molto difficile coronare i propri sogni).

  1. In Lombardia ci saranno anche le Alpi e le Prealpi, ma lontane e spesso invisibili per lo smog o la nebbia o il maltempo
  2. C’è Bossi e tutti quelli come lui (troppi)
  3. I milanesi non ci sono e quelli che ci sono li vedi sempre incazzati
  4. San Siro, la Scala del calcio, è un’arena dove lo sport si fa sugli spalti, tra quelli che si menano e non sul prato
  5. Né Riccardo Muti, né Claudio Abbado sono milanesi
  6. L’Ultima Cena non è stata dipinta da un milanese
  7. E la piadina con il prosciutto di Carpegna, dove la mettiamo? Per non parlar dei cappelletti, quelli veri, non i tortelli dolciastri con la zucca
  8. Escludo che la maggior parte di coloro che vivono in Lombardia si vogliano bene. La sensazione è proprio opposta: tu cammini e la gente intorno sembra che vada in giro guardandosi in cagnesco, frettolosa e menefreghista. La Romagna è terra dolce di gente un po’ matta ma piena di calore, sempre disposta a sorridere e scherzare, capace di lavorare e produrre anche più di qui, ma senza fretta, perché la fretta serve a vivere male. Ricordo poi che in Romagna a mezzogiorno non si mangiano panini al bar, e le trattorie sono piene di gente che si fa fare un pasto completo e poi tornare al lavoro. Le colline sono dolci e piene di paesi antichi, tenuti come salotti e il panorama è rasserenante, il vino è sincero come i suoi abitanti, e un bicchiere di vino non si nega a nessuno. Ci sono nati Federico Fellini e Tonino Guerra, tra gli altri, e sono sempre di più quelli che ci vanno a vivere o impiantano “fabbriche” culturali. A Santarcangelo è stata inventata la “banca del tempo” dove ognuno va a dare la sua disponibilità per aiutare qualcun altro.

Giovannino Fabri, Milano

Author: Salvatore Giannella

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1 Comment

  1. Due simpatiche righe sui nostri difetti, che diventano pregi grazie alla smisurata autostima di noi romagnoli.

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