Relitto del Paguro, una tragedia
che l’Emilia Romagna
ha trasformato in vita e turismo

Nel lontano 1965 una piattaforma affondò al largo di Ravenna. Su quelle strutture martoriate è pian piano esplosa una nuova vita che affascina migliaia di subacquei che si immergono ogni anno. Un progetto (il primo e unico in Italia di barriera artificiale costruita riusando le parti sommerse di sei piattaforme Eni dismesse e demolite) che rappresenta il simbolo del coraggio e della forza della comunità emiliano romagnola

introduzione di Salvatore Giannella
testo di Attilio Rinaldi* per Giannella Channel

Il 29 settembre di 50 anni fa il Paguro, una piattaforma mobile dell’Agip, si inabissò al largo di Marina di Ravenna. L’anniversario (ricordato con una cerimonia commemorativa alla presenza dei familiari dei tre tecnici che persero la vita, di sopravvissuti, di marinai e di autorità civili e religiose) mi ha fatto affiorare alla memoria la storia di una tragedia in Adriatico che gli emiliani romagnoli hanno saputo trasformare in un simbolo di vita, di méta turistica per immersioni sportive e didattiche nonché per quelle dedicate alla ricerca scientifica. Ricordate l’elogio dell’Emilia Romagna di un educatore in un collegio svizzero pubblicato su Giannella Channel? Ne riproduco un brano:

Gli emiliani sono così. Devono fare una macchina? Loro ti tirano fuori una Ferrari. Devono fare una moto? Loro costruiscono una Ducati. Devono fare un formaggio? Loro si inventano il Parmigiano Reggiano. Devono fare due spaghetti? Loro mettono in piedi la Barilla. Devono farti una caffè? Loro ti fanno la Saeco. Devono trovare qualcuno che scriva canzonette? Loro ti fanno nascere gente come Lucio Dalla, Gianni Morandi, Vasco Rossi, Ligabue e Samuele Bersani. Devono farti una siringa o una provetta? Loro ti tirano su un’azienda biomedicale. Devono fare quattro piastrelle? Loro se ne escono con delle maioliche. Sono come i giapponesi, gli emiliani, non si fermano, non si stancano, e se devono fare una cosa, a loro piace farla bene e bella e utile e tutti insieme.

Ed è proprio in questo modo che io cerco di essere emiliano ogni giorno.

Ci sono delle pietre da raccogliere dopo un terremoto? Noi ne faremo cattedrali.

Ho chiesto al biologo marino Attilio Rinaldi, uno dei protagonisti della metamorfosi vitale del Paguro, di ricostruire per Giannella Channel questa storia esemplare.(s.g.)

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Una panoramica del relitto della piattaforma Paguro.

La storia del Paguro inizia con le perforazioni per l’estrazione di metano nei primi anni ’60 del secolo scorso. L’Italia non possedeva piattaforme idonee alla perforazione in mare, per cui le stesse venivano noleggiate da armatori esteri a costi elevatissimi. L’Agip si svincolò da questo monopolio costruendo in proprio due piattaforme di perforazione: la Perro Negro e la gemella Paguro. Quest’ultima fu costruita nel periodo 1962-63 a Porto Corsini (il borgo ravennate dove Garibaldi si rifugiò nel 1849, durante la famosa “trafila garibaldina”), prese subito il mare e iniziò la propria attività. A metà del 1965, fu posizionata su un nuovo sito indicato come pozzo PC7 (Porto Corsini 7), su un fondale di 25 metri posto a 11 miglia dalla costa di fronte alla foce dei Fiumi Uniti.

Purtroppo, quando il 28 settembre 1965 la trivella raggiunse il giacimento a circa 2.900 metri di profondità, ci fu un’improvvisa eruzione di fluido. Oltre al giacimento oggetto della perforazione, la trivella intaccò un secondo giacimento sottostante, non previsto, che conteneva gas ad altissima pressione. Vennero immediatamente attivate le valvole di sicurezza di testa pozzo, che funzionarono perfettamente e tennero la pressione. Poco dopo però le pareti del pozzo cedettero e si sprigionò l’eruzione di gas, a quel punto non più controllabile. La piattaforma si trovò avvolta da acqua, gas metano e fiamme alte fino a 30 metri, alimentate dallo stesso gas. Il sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, ricorda: “Ci sono date ed avvenimenti che segnano la vita delle persone e di una comunità. Io quel giorno dell’affondamento del Paguro avevo 8 anni, andai con mio padre in spiaggia alla sera, ricordo quelle fiamme spaventose come se fosse adesso”.
Le parti metalliche che si trovavano sopra l’eruzione cedettero. Fu così che la piattaforma si inabissò il 29 settembre nel cratere formato nel fondale dallo stesso gas che continuava a fuoriuscire a una pressione di 600 atmosfere.

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La piattaforma Paguro, varata nel 1963 a Porto Corsini, nel settembre 1965 doveva perforare il pozzo PC7 per raggiungere un giacimento a circa 2900 metri di profondità.Purtroppo, oltre a quello la trivella intaccò un secondo giacimento, che conteneva gas a pressione elevatissima.Furono subito attivate le misure di sicurezza, ma dopo poco le pareti del pozzo cedettero e sprigionarono un’eruzione non controllabile.

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Il Paguro fu travolto, si incendiò. Nell’incidente persero la vita tre tecnici dell’Agip: Pietro Peri, Arturo Biagini e Bernardo Gervasoni.

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Il pulviscolo di acqua e gas, che raggiunge i 30 metri di altezza, bruciò per quasi tre mesi, fino a quando l’Agip, con un pozzo deviato, riuscì a cementare il PC7. L’esplosione creò un cratere centrale profondo 33 metri.

Come spesso avviene, anche questa tragedia scoppiò durante la notte e con condizioni meteomarine proibitive; morirono tre tecnici (il geologo Arturo Biagini, l’elettricista Bernardo Gervasoni e l’operaio Pietro Perri), gli altri 35 addetti furono recuperati dai mezzi di soccorso. Il gas che continuava a fuoriuscire dal fondale mescolato a vapori e ad acqua raggiungeva un’altezza di oltre 50 metri, continuò a bruciare finché, dopo circa tre mesi, l’AGIP, con la perforazione di un pozzo deviato riuscì a cementare e a chiudere il pozzo PC7.
Il Paguro da quel lontano 1965 iniziò la propria metamorfosi e su quelle strutture martoriate da quel tragico evento è pian piano esplosa una nuova vita che affascina migliaia di subacquei che si immergono ogni anno.

Quel relitto si è popolato da una rigogliosa presenza di fauna e flora. La elevata produttività dell’area ha positivamente inciso sull’insediamento di organismi viventi appartenenti ai diversi phylum (è il gruppo tassonomico gerarchicamente inferiore al regno e superiore alla classe, Ndr) di animali tipici degli ambienti marini. Grazie a tali condizioni il Paguro è nel tempo diventato un sito particolarmente apprezzato dai subacquei amatoriali. Nei porti della costa emiliano-romagnola vengono organizzate dalle Associazioni subacquee e da privati crociere subacquee programmate. Una sorta di turismo subacqueo in un’area poco vocata per queste attività.

L’indotto generato è indubbiamente interessante se si considerano le ricadute sulla nautica e quelle derivanti dal ristoro e dai soggiorno. Vista la tendenza nella fruizione e i valori ambientali da preservare è stato predisposto un regolamento per organizzare al meglio le visite e l’uso responsabile di quella risorsa.
Obiettivo primario per la corretta gestione del sito Relitto della Piattaforma Paguro è la conservazione, tutela e valorizzazione dell’area ove sia vietata qualsiasi attività di pesca sportiva o professionale e siano autorizzate le sole immersioni sportive e didattiche nonché quelle dedicate alla ricerca scientifica.

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Il presidente dell’Associazione Paguro, Giovanni Fucci, ha donato ai familiari, ai reduci e alle autorità l’originale della Domenica del Corriere del 10 ottobre 1965 con il famoso disegno di Walter Molino dell’evento e una medaglia commemorativa del 50° anniversario.

Tale obiettivo è ampiamente raggiunto dall’attività della Associazione Paguro costituita nella primavera del 1996, con atto notarile, quale strumento per la gestione della “zona di tutela biologica”. Dal gennaio 1997 la Capitaneria di Porto di Ravenna, con specifica ordinanza, autorizza l’Associazione Paguro a organizzare e gestire le visite subacquee nell’area, definendo altresì uno specifico “Regolamento di gestione della zona di Tutela Biologica”.

Dal lontano 1996 a oggi sono state realizzate sul relitto del Paguro oltre 63.000 immersioni grazie alle decine di volontari accompagnatori subacquei dell’Associazione che volontariamente e gratuitamente accompagnano i sub. Fino al 2007 le uscite dei subacquei venivano realizzate esclusivamente il sabato e la domenica, mentre dal 2008 l’incremento è causato da nuove richieste infrasettimanali. Sono state realizzati anche molti concorsi foto-video subacquei, libri fotografici, libri scientifici, tre tesi di laurea, vari progetti di ripopolamento ittico di specie autoctone e il primo e unico progetto in Italia di costruzione di reef artificiale riutilizzando le parti sommerse di sei piattaforme ENI dismesse e demolite nel 1999/2000. Nei sedici anni di attività non si è mai verificato alcun incidente per l’attività preventiva realizzata e il supporto garantito dai soci dell’Associazione che con 23 “accompagnatori subacquei volontari” assicurano, gratuitamente, una corretta immersione a quanti non sono mai andati al Paguro.

Date significative
1962/63La piattaforma di perforazione “Paguro” viene costruita a Porto Corsini (RA). Il suo scafo di forma triangolare è di circa 60 m di lato e alto 6,50 m, ai vertici tre gambe lunghe 80 m circa, di cui una dotata di eliporto;
1965, 28 settembreLa piattaforma viene investita dall’eruzione di gas, brucia e affonda il 29 settembre nel cratere formato dalla fuoriuscita del gas;
1990-91Sono depositate sopra e attorno al relitto piccole strutture di altri pozzi dismessi;
1994, dicembreLa Provincia di Ravenna trasmette al competente Ministero formale richiesta per l’istituzione di una “Zona di tutela biologica”;
1995, 21 luglioIl Ministero delle Risorse agricole, alimentari e forestali istituisce con decreto la “Zona di tutela biologica”;
1996Viene costituita a Ravenna, quale organo di gestione della “Zona di tutela biologica”; l’”Associazione Paguro”, (via Marmarica, 23 – 48023 Marina di Ravenna – RA
tel. e fax: +39 0544 531140, mail: paguro@racine.ra.it, web: associazionepaguro.org)
1996, 5 novembreIl ministero delle Risorse agricole, alimentari e forestali, con decreto, autorizza le immersioni amatoriali nella “Zona di tutela biologica”;
1997, 18 gennaioLa Capitaneria di Porto di Ravenna approva il “Regolamento di gestione” della “Zona di tutela biologica” e autorizza l’Associazione Paguro alla gestione della stessa;
1999-2000L’Associazione Paguro realizza, a un centinaio di metri dal relitto, una seconda zona di ripopolamento ricollocando sul fondale alcune sottostrutture di piattaforme dismesse, donate dall’ENI-AGIP e rese idonee allo scopo;
2011Con Decisione della Commissione europea 2012/14/UE del 18 novembre 2011 vengono definiti ulteriori vincoli di tutela attribuendo all’area “Paguro” il rango di “Sito di importanza comunitaria” (SIC IT4070026). La Regione Emilia-Romagna registra questo SIC nei propri registri “Natura 2000” e predispone un nuovo regolamento.
relitto-piattaforma-paguro-fondale-marino* Attilio Rinaldi si è laureato in Scienze biologiche all’Università di Bologna. Dal 1977 promuove attività di ricerca e monitoraggio in Adriatico attraverso il battello oceanografico Daphne. Dal 1997 al 2002 ha ricoperto l’incarico di Direttore generale dell’ICRAM (Istituto Centrale di Ricerca Applicata al Mare, ente pubblico di ricerca vigilato dal ministero dell’Ambiente). Nel 2000 gli viene attribuito il “Tridente d’oro” dall’Accademia Internazionale di studi e attività subacquee di Ustica per i meriti acquisiti nel campo della subacquea applicata alla biologia marina. Dal 1997 è presidente della Fondazione Cervia Ambiente. Nel 2006 viene nominato presidente del Centro Ricerche Marine di Cesenatico, incarico che tuttora ricopre. E’ docente presso il corso di laurea di Biologia marina dell’Ateneo di Bologna (Dipartimento di Ravenna). Ha al suo attivo 114 pubblicazioni (scientifiche e divulgative), tra le quali “Sul relitto della piattaforma Paguro” (con Faustolo Rambelli, editrice La Mandragora, Imola).

Contatto: attilio.rinaldi@centroricerchemarine.it

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Una panoramica del relitto della piattaforma Paguro.

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Pesce Scorfano nero (scorpaena porcus).

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Pesce Corvine (Sciaena umbra).

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Pesce Bavosa (Parablennius incognitus).

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Mollusco Nudibranco (Facelina bostoniensis).

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Echinoderma Oloturia (Cucumaria planci).

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Echinoderma Ofiura (Ophiothrix fragilis).

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Celenterato Cerianto (Cerianthus membranaceus).

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Celenterato Anemone gioiello (Corynactis viridis).

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Celenterato Anemone (Sagartiogeton undatus).

ANCORA UN MOMENTO, PREGO

Il relitto del Paguro?

Un tuffo nell’anima,

parola di campione

L’Adriatico romagnolo è tra le zone raccomandate ai sub da Umberto Pelizzari, recordman mondiale in tutte le discipline dell’apnea

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Sommozzatori pronti a immergersi sul relitto del Paguro, al largo di Ravenna.

Per i subacquei il nome di Umberto Pelizzari, un record mondiale in tutte le discipline dell’apnea, è un brand di eccellenza assoluta. Ebbene, alla richiesta del Corriere della Sera di indicare i cinque luoghi che lui sceglie e consiglia per le immersioni lungo gli ottomila chilometri di coste italiane, Pelizzari inserisce la piattaforma del Paguro con queste parole: «Sei lontano dalla costa, e non è l’Adriatico che ti immagini: a volte hai 20-25 metri di visibilità, il mare ha ripreso possesso della struttura, con fauna e flora ricchissime. Un’esperienza affascinante”.

Per completezza d’informazione, gli altri luoghi indicati dal famoso sub sono: Santa Teresa di Gallura, in Sardegna (“tra i posti più carichi di energia vitale che abbia mai visto”); Le grotte di Alghero (“se c’è un posto adatto per un tuffo nell’anima, è questo, la Grotta del Cervo, e il Cristo degli Abissi a San Fruttuoso, in Liguria tra Camogli e Portofino”); Lampedusa, l’isola dei Conigli; l’isola d’Elba.

Author: admin

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