Altri diversamente giovani:
Peppino Beltotto e i suoi
scatti per allungare la vita

Arti & Culture

introduzione di Salvatore Giannella,
intervista di Antonietta D’Introno* / Corriere dell’Ofanto*

Don Peppino Pavone, vicario del vescovo di Trani, guida della parrocchia Maria Ss. di Loreto a Trinitapoli

Don Peppino Pavone, vicario del vescovo di Trani, guida della parrocchia Maria Ss. di Loreto a Trinitapoli. La chiesa è sottoposta a restauri artistici.

I tre Peppini (l’insegnante-poeta Lupo e il fotografo-viaggiatore Beltotto con il sacerdote Pavone, vicario del vescovo di Trani, idealmente simboli dell’Educazione, della studiosa curiosità e della Spiritualità, che avevano riscaldato con la loro amicizia la mia gioventù nel Tavoliere pugliese) li ricordo incorniciati in una serata tanto nebbiosa quanto interessante a Sesto San Giovanni, con i suoi 81 mila e più abitanti il comune più popoloso della città metropolitana di Milano, nel Novecento sede di una delle più grandi ed estese concentrazioni industriali d’Italia. Era il 20 dicembre del 2014 e da Trinitapoli (il Casale, mia e loro città natale) erano arrivati, su idea di Peppino Beltotto, autorità politiche e religiose (don Peppino, guida della parrocchia Maria Ss. di Loreto, patrona della città, direttore del periodico Il Lauretano, impegnato nei lavori di restauro della chiesa: a proposito, per chi vuole aiutare, questo è il codice Iban: IT44DO335901600100000002791), artisti e personaggi vari per incontrare i tanti emigrati, la Puglia trapiantata in Lombardia. Il mio amore per Sesto era stato innescato dall’accoglienza generosa degli zii, Savino e Nannina, ai quali un insensato investimento stradale, un camioncino in retromarcia, aveva negato la gioia di una vecchiaia da vivere con le figlie e i nipoti.

Trovo annotato nel diario di quella serata queste parole del vicesindaco e assessore all’Agricoltura, Andrea Minervino: “A Sesto vive una numerosa comunità trinitapolese composta da emigrati che dagli anni ’40 hanno contribuito a costruire l’economia della città lombarda. Ora, di quei trinitapolesi che lasciarono la Puglia in cerca di fortuna, restano le nuove generazioni, sempre orgogliose e fiere delle proprie origini”. Fu una fragorosa festa di saperi e di sapori: poesie e racconti di Trinitapoli si alternarono ai sottoli, alle conserve e ai dolci portati da laggiù. Su tutte, la poesia più bella delle tante che ci ha lasciato in eredità, quella con cui Peppino Lupo fotografa il nostro borgo, “U Casoile”:

Na ciamboite de casere spannoute o saule,

na cambagne ca l’ucchie nan l’abbrazze,

u sceroecche ca poerte l’addaure du moire

u faiugne ca mbouche u coure.

Cusse jè u Casoile

(Un pugno di case sparse al sole,

una campagna che l’occhio non l’abbraccia tutta,

il vento scirocco che porta l’odore del mare,

il vento favonio che riscalda il cuore.

Questo è il Casale)

Peppino Lupo con il dirigente scolastico del Liceo “Staffa” di Trinitapoli, Carmine Gissi, e l’intervistatrice del “Corriere dell’Ofanto”, Antonietta D’Introno

Peppino Lupo (a sinistra) con il dirigente scolastico del Liceo “Staffa” di Trinitapoli, Carmine Gissi, e l’intervistatrice del Corriere dell’Ofanto, Antonietta D’Introno. Nella foto d’apertura: Peppino Beltotto, fotografo-viaggiatore e organizzatore di eventi culturali.

Chi è Giuseppe Beltotto, detto Peppino? Nato a Trinitapoli nel 1941, a 20 anni, dopo il diploma di Perito industriale, va a Milano a lavorare nel settore metalmeccanico dell’ENI. Torna in Puglia dopo due anni e diventa capo reparto nello stabilimento Pignone Sud (gruppo ENI) di Bari. Nel 1985 ritorna a Milano e poi a Verona dove viene nominato Responsabile vendite nel campo idrotermosanitario, incarico che svolgerà anche al suo ritorno a Trinitapoli sino al 2015. Il lavoro non gli ha impedito di praticare sport, di viaggiare, di coltivare la passione per la fotografia, di organizzare una miriade di mostre e di iniziative socio-culturali. Ingrandimenti di sue foto, scattate nel mondo, sono affisse in maniera definitiva nelle scuole di Trinitapoli. È coniugato, ha due figli.

A 20 anni hai lasciato il tuo paese. Il termine “emigrante” non racchiude tutta la tua vita lavorativa perché sei partito, tornato, ripartito e poi tornato ancora. Un cultore delle tradizioni “casaline” come te, come ha fatto a resistere tanti anni lontano dalla sua Trinitapoli?

R.: Ho un carattere socievole, mi piace stare in mezzo alla gente e dovunque sia andato, o per lavoro o per altro, mi sono subito inserito senza alcun problema. Ho fatto sempre tante amicizie e sia colleghi che stretti collaboratori mi hanno voluto molto bene superando la differenza tra terroni e… polentoni. Ho sempre covato in me, però, il desiderio di tornare al paesello per tutto ciò che “u Casoil” ha rappresentato nella mia vita. Come emigrante non sono mai riuscito, ad esempio, a dimenticare il dialetto. Anzi, a Milano, io e mio fratello Franco ci imponemmo di parlare fra noi in dialetto anche in ufficio. Così, come segno di riconoscimento.

Hai scritto una data precisa come inizio della tua passione per la fotografia. Nel 1965 chi ha messo nelle tue mani una macchina fotografica e quale evento ti ha spinto a usarla con tanta professionalità?

R.: I miei collaboratori di Bari nel 1965 mi hanno regalato una macchina fotografica Voigtlander, che conservo ancora gelosamente. All’inizio fotografavo angoli di Bari vecchia, i centri storici della provincia, gli alberi di ulivo piegati dal maestrale sul litorale adriatico. Il mio maestro di fotografia è stato Angelo Saponaro, un fotografo affermato che aveva un negozio dove portavo i miei rullini di foto. Negli anni ’80 sono iniziati i miei viaggi intorno al mondo e da allora non ho fatto altro che catturare immagini per stamparle, guardarle, conservarle per poi rivederle a distanza di anni e rivivere le emozioni provate, rivedere i luoghi visitati, le persone incontrate, i loro volti, i loro sguardi. La pellicola conserva sentimenti. Il famoso fotografo Henry Cartier Bresson diceva che

fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo, un evento, uno sguardo e porre nella stessa linea la mente, gli occhi, e il cuore. È un modo di vedere.

Il mio amico scrittore Tommy Di Bari mi ripete spesso “Nemo die sine linea”, una massima di Plinio il Vecchio che ha adattato a me traducendola “Non c’è giorno che io non scatti una foto”!

Hai girato mezzo mondo. Quale nazione ti è restata maggiormente nel cuore? Hai qualche avventura particolare da raccontare a noi “indigeni”?

R.: Sino a oggi ho fatto circa una cinquantina di viaggi: una decina in Africa e America, poi Nuova Zelanda e India. Un conteggio di massima mi dice di aver percorso circa 500.000 km in aereo, 50.000 in auto/jeep, 2.500 miglia in mare e 9.000 km in treno durante la traversata transmongolica da Mosca a Pechino, dalla Russia alla Cina. Non c’è un viaggio più bello e interessante. A questa domanda rispondo sempre “quello che verrà”. Avventure me ne sono capitate tante, ad esempio in Nepal, dove per una frana ci siamo fermati in un piccolo alberghetto di campagna. Il titolare per fare cosa gradita ci ha voluto ospitare a casa sua (una capanna) dall’altra parte del fiume, dove ci ha condotti con un particolare mezzo di trasporto: una cassetta di legno per la frutta, appesa a una carrucola su un filo di acciaio, circa 50 metri di traversata con il fiume sottostante, uno alla volta con lui insieme. All’arrivo apprezzammo molto, con un sospiro di sollievo, la fumante tazza di the che ci offrì! Un altro episodio particolare è successo nel 2000 in Botswana. In volo, su un deltaplano a motore (una sorta di grande aquilone su un motoscooter), il pilota davanti e io dietro, volavamo con una macchina fotografica posizionata alla punta dell’ala che scattava foto ogni volta che il velivolo si piegava. Mi accorgevo che salivamo molto dagli alberi che diventavano sempre più piccoli e dagli elefanti che sembravano cagnolini. Si volava verso le cascate di Victoria falls. Conservo quelle foto come delle reliquie!

So che hai avuto un grande compagno di viaggio. Come hai fatto a convincere una persona “stanziale” come il poeta Peppino Lupo a prendere aerei, treni, autobus e cammelli e inoltre a dormire sotto le tende e a bere carcadè?

R.: Tornato a Trinitapoli dopo il mio peregrinare per l’Italia, ci siamo incontrati quando lui stava pubblicando il Vangelo tradotto in dialetto. Aveva già lasciato la caccia (una delle sue tante attività) e la pesca la faceva ormai da terra e non più in barca. Lo convinsi a comprare una macchina fotografica e a esercitarsi a scattare foto nella zona umida ai fenicotteri, i suoi modelli preferiti, dei quali ci ha lasciato delle immagini bellissime e indimenticabili. Alcune sono state pubblicate su riviste specializzate. Si entusiasmò al punto che comprò poi un “Go-Pro”. All’alba, con la sua auto, la musica ad alto volume, riprendeva le strade di Trinitapoli e pubblicava i filmati su Facebook. Dagli emigrati “casalini” del Nord Italia arrivarono migliaia di “like”! Abbiamo fatto insieme prima tanti viaggi in Italia e poi, quando incominciò a prenderci gusto, gli proposi di andare in Turchia. Dopo il primo viaggio all’estero, non si è fermato più. Con me si sentiva sicuro, ordinava da mangiare quello che sceglievo io e in ogni paese dove andavamo voleva provare sempre tutto, dall’andare sui cammelli a fumare alla turca, dalle foto ai luoghi visitati sino a quelle scattate ai bambini scalzi in Africa.

Conoscendo la tua natura iperattiva, evito di chiederti quali sono “i tuoi progetti per il futuro”. Rischio di scrivere un “Manuale” di attività per i diversamente giovani. Mi limito, pertanto, a farti una domanda specifica: che cosa stai programmando per l’estate 2019?

R.: Il testo della canzone “My way” l’ho fatto mio.

Ho vissuto una vita piena, ho viaggiato su tutte le strade, ma più, molto di più di questo l’ho fatto alla mia maniera. Ho visto tutto senza risparmiarmi… ho programmato ogni percorso, ogni passo alla mia maniera.

Continuerò alla mia maniera: viaggi in agosto in Uzbekistan o forse in Alaska. Poi in Oman. E nel 2020 chissà dove.

Dopo Terlizzi (mia mostra fotografica sulla Puglia nell’ambito di Apulia Web Fest) in luglio a Trinitapoli per Liberarte e soprattutto non mi muoverò da Trinitapoli sino al 10 agosto, data prevista per l’iniziativa “Poesia e musica sotto le stelle” che avrà luogo sul sagrato della Parrocchia della Madonna di Loreto. La serata è dedicata al mio amico e poeta scomparso Peppino Lupo ed è organizzata da me e da altri suoi intimi amici per ricordarlo degnamente.

Alcune sue poesie le ho fatte musicare da un musicista polistrumentale e saranno proposte al pubblico da un complesso musicale insieme a “cantori” dialettali che reciteranno le sue liriche più belle e popolari. C’è anche l’idea di promuovere un concorso di poesia dialettale intestato a Peppino Lupo.

Tutto quello che faccio non riesce ad appagarmi completamente. Vado a letto la sera sperando di trovare per il giorno dopo tante altre attività più interessanti da organizzare. Il mio medico e amico Alberto Fiore mi ha diagnosticato: “Afflitto da Ipertrofia dell’io a sfondo narcisistico”. Ha indovinato!

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Fotogallery

In hoc sacro vinces

Dal ventre della terra di Puglia,

ai luoghi dello spirito,

la Bellezza che ha formato lo sguardo

sul mondo di Peppino Beltotto

Le grotte di Castellana

Le grotte di Castellana.

Le grotte di Castellana.

Il mare di Polignano

Il mare di Polignano.

Il mare di Polignano.

Quercia secolare della Murgia

Quercia secolare della Murgia.

Quercia secolare della Murgia.

Ulivo secolare

Ulivo secolare.

Ulivo secolare.

Isole Tremiti

Isole Tremiti.

Isole Tremiti.

Monte Sant'Angelo

Monte Sant’Angelo.

Monte Sant’Angelo.

Casa di Ramsar, centro di educazione ambientale a Trinitapoli, con i fenicotteri nelle saline

Casa di Ramsar, centro di educazione ambientale a Trinitapoli, con i fenicotteri nelle saline.

Casa di Ramsar, centro di educazione ambientale a Trinitapoli, con i fenicotteri nelle saline.

La cattedrale di Ruvo di Puglia

La cattedrale di Ruvo di Puglia.

La cattedrale di Ruvo di Puglia.

Basilica di San Nicola a Bari

Basilica di San Nicola a Bari.

Basilica di San Nicola a Bari.

Il rosone della cattedrale di Troia

Il rosone della cattedrale di Troia.

Il rosone della cattedrale di Troia.

Natale in piazza Sant’Oronzo a Lecce

Natale in piazza Sant’Oronzo a Lecce.

Natale in piazza Sant’Oronzo a Lecce.

Processione dell’Addolorata a Trinitapoli

Processione dell’Addolorata a Trinitapoli.

Processione dell’Addolorata a Trinitapoli.

Castel del Monte, in territorio di Andria

Castel del Monte, in territorio di Andria.

Castel del Monte, in territorio di Andria.

Teatro Margherita a Bari

Teatro Margherita a Bari.

Teatro Margherita a Bari.

Siponto, la basilica di Santa Maria Maggiore

Siponto, la basilica di Santa Maria Maggiore ricostruita sui fili luminosi della memoria.

Siponto, la basilica di Santa Maria Maggiore ricostruita sui fili luminosi della memoria.

* Fonte: corriereofanto.it. Il Corriere dell’Ofanto è un periodico di approfondimento socio-culturale edito dall’Associazione di Promozione Sociale VITA di Margherita di Savoia (BT). Tel. 349.3410737. Mail: [email protected]. Direttore: Giuseppe Daloiso. L’intervista a Peppino Beltotto fa parte di una serie condotta da D’Introno a personalità originarie di Trinitapoli: le altre riguardano un agricoltore “scienziato di campagna”, Franchino Sarcina, una dirigente scolastica, Mariella Giannattasio; un funzionario dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust), Antonino D’Ambrosio; un imprenditore educativo, Francesco Pagano; una insegnante creativa e solidale, Lucia Di Fidio; un dirigente d’azienda sanitaria, Michele Triglione; lo storico Pietro Di Biase; il medico e chirurgo Enzo Centonze; una nonna creativa, Rosa Sarcina; e infine il giornalista Salvatore Giannella.

A PROPOSITO/ I NOSTRI ADDII*

Maestro, poeta, contastorie:

a nuova vita,

Lupo dalle tante vite

Casa di Ramsar. Peppino Lupo con la sua inseparabile pipa.

Casa di Ramsar. Peppino Lupo con la sua inseparabile pipa.

La vita è il nostro limite ma anche il nostro infinito.

Peppino Lupo, per 80 brevi anni, ha camminato velocemente per andare oltre questo confine e per cercare di conquistare un pezzetto di infinito.

Lo chiamavamo “il lupo dalle tante vite”, un lupo che avrebbe messo in serie difficoltà il suo biografo, il cui compito difficilissimo sarebbe stato quello di mettere ordine a un vortice di passioni, iniziative, idee e attività che riusciva a mescolare senza risparmiare nulla.

Lo abbiamo conosciuto maestro di scuola elementare, la sua principale professione che integrava con le altre di ricercatore, poeta e contastorie. Distratti dal turbine delle nostre esistenze, lo ritrovammo un giorno in compagnia del suo cane Kim, intento a dipingere campi di ulivi nella sua stanza a pianoterra che aveva trasformato nel rifugio disordinato di un artista, con il suo grande tavolo dove prendeva appunti e giocava con le parole insieme ai colleghi dello “Zero Spaccato”. Pensavamo che avesse raggiunto finalmente la quiete della maturità e invece scoprimmo che covava il desiderio di allevare lumache e merli indiani, mentre contemporaneamente coltivava rose, pescava “sbarroni” e cacciava quaglie e lepri nel tempo libero. Qualche anno fa ci assicurò che aveva intenzione di riposarsi e di dedicarsi esclusivamente alla scrittura.

Bugiardo impenitente!

La notte scriveva ma all’alba e al tramonto circolava nella zona umida con una macchina fotografica per regalarci fenicotteri rosa e paesaggi illuminati dai primi e dagli ultimi raggi del sole. Beveva la vita a grandi sorsi e ha continuato a dissetarsi fino a quando non ha potuto più girare il mondo che aveva deciso di visitare insieme al suo amico omonimo, Peppino Beltotto, viaggiatore e fotografo.

Ci ha lasciato in eredità le sue poesie nelle quali si percepiscono i fremiti della sua anima e gli stupori del fanciullo che albergava in lui.

Tutti coloro che lo hanno conosciuto e che gli hanno voluto bene non consentiranno che scompaia anche dalla memoria di una comunità fiera di vivere nel paese “de casere spannoute o saule”.

È in questa campagna “che l’occhio non abbraccia”, è in questa città dove “soffia il favonio che infiamma i cuori”, che noi riporteremo Peppino a nuova vita.

E sarà la più bella di tutte le vite che ha vissuto.

Sarà la vita della sua poesia.

Gli amici

Peppino Lupo con il giornalista Osvaldo Bevilacqua durante la registrazione di "Sereno Variabile" a Trinitapoli.

Peppino Lupo con il giornalista Osvaldo Bevilacqua durante la registrazione di Sereno Variabile a Trinitapoli.

Peppino Lupo nel deserto del Sahara in Marocco

Peppino Lupo nel deserto del Sahara in Marocco.

Sudafrica. Peppino Beltotto e Peppino Lupo davanti al quadro di Nelson Mandela

Sudafrica. Peppino Beltotto e Peppino Lupo davanti al quadro di Nelson Mandela.

Peppino Lupo davanti alle cascate di Victoria Falls in Zambia

Peppino Lupo davanti alle cascate di Victoria Falls in Zambia.

Peppino Lupo mentre pesca sul caicco nei pressi di Monopoli

Peppino Lupo mentre pesca sul caicco nei pressi di Monopoli.

Peppino Lupo con elefante in Malesia

Peppino Lupo con il suo amico elefante nella terra di Sandokan (Malesia).

* Fonte: Dal libretto “N’ate quatt’anne putaive cambé”. Le foto della gallery sono tutte di Peppino Beltotto.

Peppino Lupo

Leggi anche:

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