Un borgo, un uomo dell’anno:
Solomeo, paese dello spirito
e del capitalismo umanistico
targato Brunello Cucinelli

I CENTO TURISMI

testo di Salvatore Giannella

Almeno una volta lasciate stare le mete fascinose e le isole esotiche e dedicate i vostri weekend a scoprire i piccoli borghi italiani che profumano di futuro e che possono essere d’aiuto ad altri borghi “avamposti di resistenza e di utopia” (prendo in prestito da Andrea Scanzi). Sono borghi che possono indicare ognuno ‘un’esperienza che funziona, una formula vincente e replicabile da adottare per assicurare una rinascita civica anche agli altri piccoli centri in difficoltà, abbandonati o in via di spopolamento (il Censis ne ha censiti oltre 6.000, dalle Alpi all’Ogliastra).

Io l’ho fatto per un anno, scegliendo un borgo per ogni regione (a questo link trovate il mio Viaggio italiano del 2017) che consiglio ai viaggiatori raffinati, amanti di quel turismo lento, sostenibile e consapevole, a cui sarà dedicato il 2019. Più di recente sono sbarcato a Solomeo, un minuscolo villaggio dell’Umbria che, come la piccola molecola del DNA contiene tutte le informazioni indispensabili alla vita di un organismo, così lì ho trovato informazioni utili per il domani della nostra Italia.

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Brunello Cucinelli racconta il modello Solomeo nel corso di una visita guidata.

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Direte voi: come ha fatto un agglomerato di una ventina di case e 400 abitanti, frazione di Corciano, a dieci chilometri da Perugia, a conquistare la maglia d’oro di luogo esemplare nella mia classifica di instancabile viaggiatore? Certo, aiuta il fascino della natura delle colline umbre, unito alle radici della storia e delle tradizioni di questo borgo-gioiello del Trecento che fa da cerniera tra Terra e Cielo, con la sua chiesa di san Bartolomeo e il castello, con il suo romantico e solitario camposanto e la settecentesca villa Antinori. Ma la chiave dell’attrazione sta in una parola: l’Utopia.

Ricordate Oscar Wilde?

Una mappa del mondo che non preveda il Paese dell’Utopia non merita nemmeno uno sguardo.

La resurrezione di Solomeo

Solomeo è l’Utopia realizzata, il sogno concreto di un imprenditore, Brunello Cucinelli, 65 anni, famoso nel mondo per una definizione comune nei resoconti giornalistici: “re del cashmere”. Nel 1985 Cucinelli scelse questo borgo, che si stava spopolando, come centro della sua vita familiare, imprenditoriale e sociale. Anno dopo anno, guidato dalla bussola del Bello e dalle parole di San Benedetto da Norcia e Socrate, Spinoza e Marco Aurelio, Seneca e Kant, con il suo Progetto Bellezza ha stupito i tanti scettici dimostrando che le persone visionarie sono persone pratiche. A Solomeo ha piantato la sua fabbrica, qui ha messo in pratica un sapiente restauro che ha saputo unire la spiritualità del luogo alle tradizioni fatte di tecniche artigianali e di costante lavoro. Sono risorti così edifici antichi e nuove meraviglie.

Ho avuto la fortuna di essere guidato da lui al Foro delle Arti, con l’annessa Accademia Neoumanistica Aureliana, sede formativa ricca di libri e di incontri con lo scopo di promuovere “la cura dei valori umani”; di entrare nell’elegante e ritrovato Teatro, il tempio laico da 200 posti ispirato ai teatri Farnese di Parma e di Sabbioneta e inaugurato con uno spettacolo di Luca Ronconi; di stupirmi nel grande Anfiteatro, dedicato alle grandi manifestazioni culturali e alle rievocazioni storiche; di passeggiare nel Giardino dei filosofi, complesso di terrazze digradanti verso le dolci colline umbre.

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Solomeo: il teatro restaurato. In basso: l’esterno del teatro in notturna.

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Giardini e frutteti invece dei capannoni

La visita ha incluso, all’interno dell’azienda che impiega 1.700 lavoratori, la Scuola dei mestieri dove da trent’anni, a gruppi di sessanta ragazzi alla volta provenienti da ogni parte d’Italia, con il classico contratto di apprendistato (“credo che ridare dignità morale all’artigianato significhi anche dargli dignità economica”) si formano gli artigiani in quelle arti e mestieri da tempo vanto della creatività italiana.

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Solomeo: Salvatore Giannella in visita all’interno dell’azienda Cucinelli.

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Solomeo: le cantine.

L’ultima trovata di questo mecenate che ha tracciato una via personale al mecenatismo made in Italy è il Parco agrario di cento ettari con annesso Oratorio laico dotato di uno stadio per far giocare i bambini. Il parco sorge ai piedi di Solomeo e completa per ora il Progetto Bellezza varato con fondi della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli (e non dalla società, che è quotata in Borsa).

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Nel giro di mille giorni sono scomparsi i sei capannoni grigi di cemento cresciuti negli anni 70-90 che Cucinelli ha comprato per poterli demolire e riportare la valle alla bellezza di un secolo fa, con giardini, orti e frutteti che riforniscono il ristorante dell’azienda.

Tributo alla Dignità dell’Uomo

Accompagnato dal suo amico e maestro Massimo De Vico, l’architetto e paesaggista che ha dato concretezza ai suoi sogni, Cucinelli scandisce i passi della visita fino al monumento con il Tributo alla Dignità dell’Uomo con un linguaggio che viene da lontano: “Custodire la terra e ridare dignità alla campagna è il sogno della mia vita. Eravamo contadini e io avevo negli occhi e nel naso forme e odori di quel mondo”. Una bellezza oggi minacciata. “Quando guardo la mia nipotina, da nonno mi chiedo ‘ma che mondo ti lasceremo?’. Da qui il senso di responsabilità verso un territorio da custodire, da curare, da tramandare più bello di come lo si è ereditato.

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Solomeo: il monumento voluto da Cucinelli per esaltare la Dignità dell’Uomo.

Chi si riconosce in queste idee, segni in agenda una visita a Solomeo. Almeno una volta. E giri in questo borgo amabile, modello per i custodi della bellezza nel terzo millennio, lasciando stare al lavoro lui, l’imprenditore mecenate con la passione per la filosofia e il restauro, che dopo una sveglia all’alba “con cinque esercizi tibetani per rafforzare spirito e corpo”, si applica alla sua azienda. Dice: “Il conto economico è sacro, ma secondo etica e morale”. In pratica giusti profitti così ripartiti: “Una parte al consolidamento dell’impresa. Una per me, Brunello, senza barche ma con una bella casa in un borgo bello e convinto che il vero lusso è vivere una vita che il nostro smartphone non conosce. Un’altra perché i dipendenti stiano meglio. E la quarta, il 30 per cento degli utili, all’umanità”.

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Brunello Cucinelli in un ritratto digitale di Giacomo Giannella (Streamcolors) per Sette, lo storico magazine del Corriere della Sera. Nato nel 1953 a Castel Rigone (Perugia) da una famiglia contadina, nel 1978 ha fondato un’impresa con l’idea di colorare il cashmere, coltivando fin dall’inizio l’ideale di un lavoro rispettoso della dignità morale ed economica dell’uomo. Per il suo capitalismo umanistico ha ricevuto molti riconoscimenti in Italia e all’estero. Ha scritto “Il sogno di Solomeo” (Feltrinelli, 2018). Quotata in Borsa sei anni fa, l’azienda del cashmere made in Solomeo nel 2017 ha superato la soglia dei 500 milioni di euro di ricavi, raggiungendo quota 503,6, in crescita del 10,4% rispetto all’anno precedente: dà lavoro a 1700 persone, l’85% del prodotto viene esportato.
Sposato con Federica, due figlie: Camilla e Carolina.

Consiglio di dedicare il sabato alla visita a Solomeo e la domenica al “borgo-padre”, la medievale Corciano, di cui è una frazione.

Il borgo-padre: Corciano

Corciano è incluso tra i borghi più belli nel Progetto Borghi del Ministero dei Beni culturali e del Turismo: da vedere sono il torrione di porta Santa Maria, la piazza Coragino con il suo pozzo del ‘500, il palazzo Municipale, il palazzo del Capitano del Popolo e il palazzo dei Priori, la chiesa di Santa Maria Assunta che custodisce la tavola dell’Assunta del Perugino e il Gonfalone di Benedetto Bonfigli dipinto nel 1472, e infine la chiesa museo di San Francesco, in stile gotico. Il passato parla, a Corciano. La magia sta nel saperlo ascoltare.

Insieme a un borgo amabile, scoprirete così nel cuore dell’Umbria mistica di San Francesco, il DNA del capitalismo umanistico contemporaneo con forti radici antiche. È un borgo che ci restituisce irrobustito l’orgoglio di essere italiani. Vi pare poco, di questi tempi confusi?

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola”, “Voglia di cambiare”, “Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre”, “Guida ai paesi dipinti di Lombardia”, “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).
* Il testo è stato adattato da un mio recente articolo per Weekend Premium. Fondata e diretta da Raffaele D’Argenzio, Edizioni Premium è una casa editrice milanese in evoluzione costante. Mission: “Ci impegniamo a dare un senso alle parole viaggio, conoscenza, qualità, identità, rispetto della natura per un Green Future. Oltre al portale WeekendPremium.it, c’è la rivista Weekend Premium, la guida Weekend Guide e Green Future – Primati e Premiati, l’evento in cui abbiamo l’occasione di dare il giusto premio a chi ha saputo trovare un primato nel proprio territorio e in sé stesso”.

A PROPOSITO/ LA TESTIMONIANZA DEL CARDINALE GUALTIERO BASSETTI

Da Solomeo il presidente

dei vescovi ammonisce:

“Per un Rinascimento italiano

investiamo nella Bellezza”

Solomeo, 4 settembre 2018: Cucinelli presenta il Progetto Bellezza e alle sue parole si affianca la testimonianza di Gualtiero Bassetti, dal 2009 arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e dal 24 maggio 2017 presidente della Conferenza Episcopale Italiana, teorizzatore di un Nuovo umanesimo e di un Rinascimento italiano in cui la Bellezza ricopre un ruolo prioritario: “Io dico da tempo: investire sulla bellezza dell’Italia. Occorre un grande piano organico e virtuoso per la messa in sicurezza del territorio, del paesaggio e delle opere d’arte. Utilizzando le parole di Dostoevskij, sono fermamente convinto che la bellezza salverà l’Italia!”. Questa la sua testimonianza integrale da me raccolta. (s.g.).

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Il cardinale Gualtiero Bassetti (Popolano di Marradi, Firenze, 1942) dal 16 luglio 2009 è arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve e dal 24 maggio 2017 presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Oggi celebriamo la bellezza. O meglio: una piccola porzione della bellezza italiana: un borgo, le sue abitazioni, gli edifici civili, i luoghi di culto. In una parola: Solomeo. Uno dei tanti luoghi di questo Paese in cui la mano dell’uomo e quella del Creatore sembrano incontrarsi e creare una simbiosi sublime. Un rapporto stupendo tra paesaggio e villaggio, tra la natura e la pietra modellata dagli esseri umani.

Le città, diceva Giorgio La Pira, non sono soltanto un cumulo di pietre ma ‘un luogo dell’anima’, le città sono vive. E la natura, ci ha insegnato l’enciclica Laudato si’, non è soltanto un ambiente popolato dalla fauna e dalla flora, ma è qualcosa di più: è l’Oikos, ovvero la nostra casa comune, che va custodita, rispettata e valorizzata. Gli uomini e le donne, infine, non sono soltanto degli individui isolati che vivono per sé stessi, ma sono delle persone chiamate a entrare in relazione con l’altro per costruire un nuovo umanesimo che riesca, da un lato, a difendere la dignità umana in ogni momento dell’esistenza e, dall’altro lato, si proponga di realizzare una civilizzazione dell’economia. Un’economia che, come scrive Francesco, non solo ‘non deve uccidere’ ma deve ambire a promuovere lo sviluppo integrale della persona umana.

Un obiettivo alto e ambizioso che mi sento di poter condividere con l’operato di Brunello Cucinelli il quale, come avrebbe detto Bonhoeffer, ha messo la sua azienda al centro della ‘vita comune’ e che soprattutto ha realizzato quel proposito che identifica un’impresa non soltanto in una proprietà privata ma in un ‘bene sociale’ per l’intera collettività.

Da questo punto di vista, l’esperienza di Solomeo è un tentativo riuscito di coniugare la difesa della bellezza del Creato, con lo sviluppo della promozione umana. Il paesaggio che abbiamo alle spalle, le piazze e le strade non sono soltanto lo sfondo ma parte integrante di un disegno unitario che risponde, a mio avviso, a una grande esigenza dei tempi odierni: ovvero, di fronte alla polverizzazione dei rapporti umani e alla liquidità del mondo contemporaneo, si cerca di costruire una realtà sociale che risponde all’idea di un corpo vivo con tante membra, ognuna in relazione con l’altra, senza che una parte si dimentichi dell’altra e mettendo al centro di ogni relazione sociale la dignità della persona umana.

A me sembra un modo eccellente, non l’unico ovviamente, di realizzare quel nuovo umanesimo a cui da tanti anni guardiamo con carità e speranza. La speranza, scriveva Charles Peguy, è una bambina ‘irriducibile’. E noi oggi guardiamo il futuro con gli occhi di questa bambina: occhi forse ingenui, ma pieni di gioia e di passione per la bellezza di questi luoghi.

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Per approfondire:

Author: admin

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