Piero, mani sapienti
per incidere bellezza

INCONTRI AD ARTE

Un “museo vivente” a Roma presentato da Antonio Capitano* – introduzione di Salvatore Giannella

Oggi come oggi non credo più allo splendore delle grandi città d’arte ma vado cercando quelle mani sapienti di artigiani artisti che ti portano nell’infinita e poco illuminata prateria della bellezza italiana. Quegli artigiani che in Giappone considerano musei viventi e che da noi, tra mille difficoltà, riescono a resistere e in taluni casi (vedi link), con il “sapere della mano” addirittura a superare il fatturato di una spesso declinante grande industria. Artigiani artisti come Piero Cesaroni, delineato efficacemente da Antonio Capitano, autore di un libro (“Da Rischiatutto ad Affari tuoi”, Qanat edizioni) leggero nel peso ma di peso per l’argomento trattato: le due Italie, quella del merito e quella del vincere facile. Ha scritto Daniela Condò: “L’intuizione di Capitano è davvero notevole per dare importanza anche al tessuto sociale rappresentato dagli anonimi che non riempiono le cronache ma sono presenti nella storia dell’Italia con una forza unica e irripetibile. Come la voce dei Maestri che vengono citati come esempio di alta qualità, come fari per illuminare il buio di decisori miopi e inconcludenti. In 100 pagine l’autore racconta l’Italia perduta e forse tradita, quella che si è frantumata nel suo nucleo più importante: la società. Una lotta tra singoli ha preso il sopravvento sulla vera competizione basata sulla competenza e sull’onestà”. A uno di questi maestri è dedicato il capitolo che condensiamo qui di seguito. Buona lettura. (s. g.)

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(Qui e nelle immagini successive) Piero Cesaroni con la moglie Carla Papandrea nella loro stamperia varata a Roma nel 1969. Un luogo d’incontro dei personaggi più famosi che venivano, e vengono, a realizzare le proprie opere grafiche.

“Sotto le mani una lastra di metallo, una punta acuminata, cera e nero fumo: da secoli gli stessi identici strumenti. Rinunciare o mettere in campo la presunzione di continuare…”. Con queste parole un vero artista si interroga sul proprio lavoro di una vita, “morsura dopo morsura l’acido corrode”, aldilà del risultato Piero Cesaroni si accorge che “l’acido ti morde dentro, azzanna la tua fantasia, consuma l’idea, scava un’immagine del mondo”.

Cesaroni (classe 1944, nato a Carpenedolo di Brescia, poi tornato a Roma, città originaria della sua famiglia, dove ha studiato con Alberto Ziveri all’Istituto statale d’arte e con Emilio Greco e Lino Bianchi Barriviera all’Accademia Belle Arti) è l’immagine della qualità e della tenacia, difensore convinto dell’incisione quale autentica Arte che necessita di fatica e pazienza e minuziosa attenzione al dettaglio senza lasciare nulla all’improvvisazione. E il laboratorio, condotto dal 1969 insieme a Carla Papandrea, veniva frequentato da artisti come Assadour, Barriviera, Caruso, Consagra, Bradley, De Chirico, Fieschi, Guccione, Guttuso, Maccari, Melotti, Ortega, Sanfilippo, Roux, Scialoja, Strazza, Vespignani, Turcato, per non parlare di altri nomi più vicini al linguaggio dell’incisione. Ma personaggi anche come Sciascia, Stefano d’Arrigo, Carlo Levi e critici si sono affacciati nella stamperia per seguire da vicino le opere realizzate dai loro amici pittori. Questo la dice lunga sul valore dell’artista. È uno di quei casi in cui, vedendo il prodotto finale, non si riesce a comprendere tutta la lavorazione che c’è dietro e che invece è dura come la pietra e come l’ostinazione di continuare, “malgrado tutto” per dirla con Sciascia. Piero, come è stato autorevolmente scritto, continua “un sogno fiabesco con alcuni equivalenti letterali, modellando le figure con la sensibilità tattile dello scultore e la coscienza accademica dei vecchi bulinisti sulla lastra fatta sindone di tutte le immagini che lo inseguono da anni”.

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Il cammino professionale di Piero è iniziato nel 1969 quando aprì, con Carla Papandrea sua futura moglie, una stamperia d’arte di calcografia, litografia e xilografia che si era presto trasformata in un luogo d’incontro dei personaggi più famosi che venivano a realizzare le proprie opere grafiche in questo laboratorio. Era un periodo di grande proliferazione della grafica, talmente grande che dopo alcuni anni alcuni artisti di mercato hanno cominciato ad affidare ai tecnici delle stamperie la esecuzione delle loro opere, quando, in tanti esempi davano l’autorizzazione a riprodurle in fotoincisione o fotolitografia più o meno camuffate. Cesaroni sostiene che

Questo non è uno dei tanti mestieri in via di estinzione per superamento tecnologico, anzi è una delle tecniche che conservano l’autenticità di un autore e impossibilitata a essere sostituita. È come voler cancellare il marmo, il gesso, il legno, il bronzo e altro per uno scultore, o l’olio, la tempera, l’acquerello, ecc. per un pittore… e far sparire anche le matite e la grafite. È solo una mistificazione per poter economizzare i costi e poter usare mezzi di riproduzione che la tecnologia oggi permette di usare anche nella propria casa. Ogni individuo, in fin dei conti, risponde a sé stesso e il pubblico ormai sensibile solo al virtuale, raccoglie quello che i media oggi gli offrono.

Conoscere Piero è un grande onore perché nei suoi racconti c’è l’Italia bella e perduta. Quella migliore fondata sul lavoro capace di “incidere” sulle coscienze.

Cesaroni è un artista cosciente che ha rifiutato di vincere facile delle imperfezioni sociali, privilegiando la limpidezza della sua creatività talmente nobile da essere quasi divina.

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A PROPOSITO / GRAZIE, SALVATORE

E un giorno nel Montefeltro

ho incontrato mondi e sogni

di un poeta: Tonino Guerra

Brano dal libro Da Rischiatutto ad Affari tuoi di Antonio Capitano

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Tonino Guerra (Santarcangelo di Romagna, 1920 – Santarcangelo di Romagna, 2012) è stato poeta, scrittore e sceneggiatore.

“L’incontro con Salvatore Giannella lo ricordo come una delle più belle esperienze della mia vita. L’ottimo giornalista e scrittore possiede la rara capacità di leggere dentro e oltre, esaminando l’animo umano con grande capacità di ascolto. Conserva tutto e sublima le piccole cose. In una ruga riesce a vedere il trascorso di un uomo e quella ruga è l’espressione di un luogo e del suo calore. Leggere Salvatore è sempre un’emozione sensoriale.

Grazie a lui ho conosciuto Tonino Guerra e il suo mondo semplice e magico. Quello dei luoghi dell’anima, dell’Orto dei Frutti dimenticati, del Santuario dei Pensieri, della Strada delle Meridiane. Messaggi forti e chiari con la forza della mitezza. Sogni di altri sogni. Di mezza estate e di inverni clementi.

Ecco la voce di Tonino Guerra:

Io faccio la mia piccola parte parlando con i sindaci della mia valle. Dico loro: “Per favore, togliete dai paesi le finestre anodizzate, l’illuminazione al neon, le insegne una più vistosa dell’altra, le sedie di plastica, andate a vedere come sono le trattorie sottratte alla stupidità, guardate come sono i muri, i tetti, quelli bruni un po’ sghembi di una volta, senza inserirvi il rosso squillante della tegola nuova, che distrugge l’immagine calma e preziosa della loro età, usino le tegole e i coppi delle case abbandonate”.

Come afferma Sergio Zavoli, possono sembrare nostalgie crepuscolari, ma la dignità di un paese passa anche per la salvezza dei valori comuni, e poi del paesaggio, delle buone abitudini rinnegate”.

A PROPOSITO / 2

L’Italia artigiana eccellente

salita sul podio di Expo 2015

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La moto Cheiron, in alluminio e carbonio assemblata senza saldature, presentata a Expo.

Dalle calzature ai droni, dai gioielli alle caldaie a biomassa, dalle moto agli strumenti musicali, ai complementi d’arredo. C’è il meglio della creatività e dell’innovazione dell’artigianato italiano nei 26 prodotti che hanno vinto il concorso “Nutrire il futuro. Energie dalla tradizione” che ha celebrato, durante Expo 2015, l’eccellenza dell’artigianato manifatturiero made in Italy.

Le 26 aziende premiate dal presidente di Confartigianato Giorgio Merletti per il loro valore artigiano (ottenuto coniugando bellezza, innovazione formale e di funzionamento, ricerca tecnologica, uso di materiali ecologici e riciclati, sostenibilità ambientale) hanno realizzato prodotti belli da vedere e, insieme, funzionali rispetto alle nuove esigenze dei consumatori, ispirati alle tradizioni produttive dei territori italiani ma contemporaneamente pieni di elementi innovativi per quanto riguarda i materiali e il processo produttivo.

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Giorgio Merletti (Varese, 1951) è presidente di Confartigianato per il quadriennio 2012-2016.

“Questi prodotti”, ha sottolineato il presidente Merletti, “testimoniano la qualità e lo stile italiano di cui l’artigianato e le piccole imprese sono ‘campioni’ nel mondo: secondo i dati dell’Ufficio studi di Confartigianato, nel 2014 l’export dei settori a maggiore presenza di piccole imprese ammonta a 101 miliardi di euro, in crescita del 3,5% rispetto ai 98 miliardi del 2013. La performance delle piccole imprese made in Italy è quasi doppia rispetto alla crescita del 2% registrata lo scorso anno dal totale delle nostre esportazioni”.

I prodotti selezionati da Confartigianato, e fino a ieri visibili in Padiglione Italia, sono i più diversi e sorprendenti: l’esposizione ha rappresentato un viaggio dalla tradizione di oggetti antichi fino alle produzioni più all’avanguardia. Si va dallo scrigno ‘Tuberpack’, per conservare inalterata la preziosa fragranza dei tartufi, alla culla ‘Cradle Rocker’ che si trasforma in due sedie a dondolo oppure alla culla ‘Lulka’ che diventa una tenda e un appendiabito. Al lettino rinfrescante ad aspersione nebulizzata ‘Frescosole’ per un’abbronzatura in totale comfort si affianca ‘Drone’, piccolo velivolo radiocomandato, resistente e compattabile al punto da poter essere trasportato in un piccolo zaino. Dalla moto ‘Cheiron’ in alluminio e carbonio assemblata senza saldature (nella foto in alto) si passa alle calzature ‘Handcraft’ realizzate a mano e su misura. Fino ad arrivare a ‘Stark Hologram’, sistemi di illuminazione ad illusione ottica di immagini tridimensionali. E per gli amanti della musica, ecco l’organo portatile, progettato in formato ridotto e trasportabile. Dalla musica alla cucina di tutti i giorni, gli scarti della lavorazione del marmo riprendono vita in ‘Moon’ un sottopentola dal carattere ‘lunare’ con piccoli crateri funzionali al secondo scopo di dosare gli spaghetti. E, ancora, il trionfo della storia e dell’arte argentiera con ‘Il Gioiello di Vicenza’, modello tridimensionale della città di Vicenza, che ritorna in vita dopo oltre 200 anni dal suo trafugamento avvenuto nel 1797 a opera delle truppe napoleoniche. Dall’argento al ferro con ‘Ami’ seduta da giardino e da interni in ferro traforato, straordinario esempio di lavorazione artigiana che conferisce al metallo l’aspetto delicato di un pizzo.

Ecco le opere vincitrici del concorso e la regione di provenienza:

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Author: admin

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1 Comment

  1. Ringraziamo per la pubblicazione e per la sensibilizzazione verso uno dei lavori che potrebbe essere collocato erroneamente nella serie dei mestieri in via di estinzione. Come se nella musica si possa fare a meno delle note o in medicina della medicina di base, in ingegneria dello studio dei materiali, etc…

    Carla Papandrea e Piero Cesaroni, Roma

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