Quando sul treno, disperato, s’alzò il pianto di un neonato…

In viaggio con un pediatra intorno al nostro più prezioso capitale: i bambini

testo di Italo Farnetani* per Giannella Channel

bambino-treno-italo-farnetaniSono in viaggio in treno da Bologna a Roma. Dopo circa 20 minuti dalla partenza da Bologna passa il capotreno negli scompartimenti per chiedere se tra i viaggiatori ci sia un medico. C’è una situazione di emergenza. Nella carrozza 7 un bambino di un mese sta piangendo disperato, si contorce e non vuole più stare nemmeno in braccio alla madre.
Seguo il capotreno che mi dice di aver già allertato i soccorsi ma trovandosi in pieno Appennino non è possibile intervenire prima di essere arrivati a Firenze. Tutti i passeggeri dello scompartimento sono in piedi e circondano il bambino in braccio alla madre.

SOSPETTO DI MENINGITE. E’ un bel bambino e si vede subito che è sano e cresce bene, ma è rosso in volto, completamente contratto, la testa ripiegata in dietro come pure il tronco. Anche gli arti sono completamente in estensione e presentano dei movimenti di flessione solo per dimenarsi mentre piange. Ha la testa voltata da un lato e rifiuta il succhiotto anche perché piangeva così intensamente che non potrebbe tenerlo in bocca.
L’aspetto del bambino, cioè il quadro clinico, fa fortemente sospettare che il bambino abbia una forma di meningite neonatale, una grave infezione che determina morte in una percentuale di casi che varia dal 30 al 50% dei casi e che nella restante percentuale determina danni permanenti.
La meningite neonatale può esordire da poche ore a 3 mesi dopo la nascita (il bambino ha un mese) è caratterizzata da vari sintomi, ma quelli che sono evidenti possono essere un aspetto “settico” del bambino, con convulsioni.
A guardare bene il bambino i sintomi ci sono tutti e ben chiari.
Il volto rosso e sudato del bambino può essere espressione di una sepsi, cioè “l’infezione diffusa al sangue”, mentre l’opistotono è rappresentato dalla rigidità completa del bambino e le convulsioni si sono manifestate con le contrazioni determinate dagli arti in completa estensione.
Il pianto disperato, acuto, intenso, inconsolabile del bambino possono essere dovuti a una forma di ipertensione endocranica (cioè la meningite che può aver determinato la “infiammazione” all’interno del cervello con aumento del liquido e perciò della pressione all’interno del cranio).

IL PRIMO BUON SEGNO. C’è un ulteriore elemento di gravità: il bambino ha la pelle calda e al tatto sembra che abbia la febbre. L’andamento della febbre nel bambino di meno di sei mesi è un elemento importante: prima dei sei mesi il bambino non è in grado di produrre la febbre perché è ancora troppo piccolo, pertanto la presenza di febbre è un segno grave da 3 a 6 mesi, ma è gravissimo da 0 a 3 mesi. E qui sembra che il bambino abbia anche la febbre.
Se si trattasse di una meningite neonatale il quadro è veramente grave, in questo caso l’apprensione dei genitori è più che giustificata e soprattutto non so se si potesse attendere la prossima fermata del treno.
Come prima cosa faccio quello che ogni pediatra fa visitando un bambino, gli accarezza la testa, ma in questo caso voglio valutare se la fontanella sia tesa, cioè estroflessa all’infuori, espressione di un aumento della pressione intracranica.
La fontanella invece ha una tensione normale e questo è il primo buon segno. Vado subito a controllare i riflessi neurologici del bambino anche questi tutti normali. Sono buoni segni ma che non escludono la presenza di una malattia grave. Esclusa la meningite, può esserci una malattia all’interno dell’intestino o dell’apparato genitale, per esempio una forma di invaginazione intestinale.
Per completezza si deve dire che siamo a metà giugno in una delle prime giornate di caldo estivo e in effetti all’interno dello scompartimento c’è un gran caldo.
Noto che il bambino è coperto eccessivamente.
Come prima ipotesi penso che il bambino può avere caldo. Chiedo alla mamma di spogliarlo per poterlo visitare in modo da avere un primo riscontro.
La madre estrae un asciugamano dalla borsa e un po’ titubante, perché teme che il bambino possa prendere “un colpo d’aria”, inizia a togliergli una tutina arancione felpata. Allora gli toglie una maglietta di cotone celeste, ma continuo a insistere che va spogliato completamente. Allora gli slaccia il body e alla fine dopo le mie insistenze gli toglie pannolino, scarpine e calzini. Fino a questo punto il bambino continua a dimenarsi anche se appoggiato sul sedile della carrozza. Osservo gli arti, i genitali esterni (è un maschietto) e non presenta ernia né altri disturbi e l’addome è trattabile, cioè non presenta nessuna forma di malattia.

LE FERROVIE DANNO UNA MANO. Non avendo un fonendoscopio decido di auscultare il torace in modo diretto. Chiedo un fazzoletto alla madre. Prendo il bambino, come normalmente viene fatto, uncinando la parte anteriore del torace fra pollice e indice e lo sollevo afferrandolo con decisione. Appoggio sulla parte posteriore del torace il fazzoletto e sollevo il bambino per avvicinarlo al mio orecchio. Il bambino spogliato per essere visitato si calma. Dico che il bambino sta bene, aveva solo caldo. Devo dire che le Ferrovie dello Stato mi danno una mano: infatti nel momento in cui la madre inizia a spogliare il bambino il treno ha trovato un semaforo rosso e è fermo e così non solo scompare il caldo e l’ansia dei presenti, ma anche il rumore assordante cessa. Dico alla mamma di rivestire il bambino solo con il body di cotone e il pannolino. Ho fatto il “miracolo” e la madre prontamente segue i miei consigli, i viaggiatori si mettono a sedere e il bambino si addormenta tranquillo, con il succhiotto in bocca.
In via retrospettiva ricostruisco il caso clinico.
Al bambino dà noia il caldo e il rumore e piangendo vorrebbe dire alla mamma: “sento caldo” e in subordine “mi dà noia il rumore”. La madre al contrario entra in ansia e interpreta il pianto del bambino come espressione di sofferenza e di dolore e così entra in ansia trasmessa al marito e agli altri passeggeri. Si instaura così un circolo vizioso. Un potenziamento reciproco che porta il bambino a avere un quadro di rigidità che può far sospettare la meningite.
Appena io l’afferro con le mani il bambino associa la presa sicura che gli da fiducia, l’assenza di rumore, insieme smette di sentire caldo, si calma.

ItaloFarnetani* Italo Farnetani (Arezzo, 1952) è un noto pediatra e giornalista. Ha iniziato l’attività di divulgazione scientifica scrivendo sulle pagine mediche del Corriere della Sera, poi ha collaborato con numerose testate fra cui L’Europeo, Oggi, OK Salute, Insieme. Ha scritto 23 libri, alcuni tradotti in spagnolo e inglese. Si occupa di pediatria, puericultura, epidemiologia, linguistica e storia della medicina. È professore a contratto di comunicazione presso l’Università di Milano-Bicocca.

Author: admin

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