la copertina di "Habemus Papam, Francesco", di Paolo Farinella, Editoriale Delfi, 2000, 192 pagine,14 euro. Alcune copie sono ancora disponibili, prenotandole alla mail: salvatoregiannella@yahoo.it

La copertina di “Habemus Papam, Francesco”,
di Paolo Farinella, Editoriale Delfi, 2000, 192 pagine, 14€.
 
Alcune copie sono ancora disponibili,
prenotandole alla mail: [email protected]

“Habemus Papam, Francesco”: l’annuncio del nuovo pontefice mi ha colto in viaggio nell’Estremo Oriente e ha provocato un’emozione enorme perché proprio con quel titolo, nel gennaio del 2000, avevo varato un libro nella piccola bottega editoriale DELFI che avevo creato tra il 1994 (anno in cui lascia la direzione del mensile Airone) e il 2000 (anno del ritorno in redazione, chiamato dal direttore storico del settimanale Oggi per la cura delle pagine di cultura e scienza).

“Habemus Papam, Francesco” aveva come sottotitolo “Il primo pontefice del terzo millennio in un racconto profetico che arriva da un eremo di Gerusalemme” e in copertina avevo scelto un particolare dell’affresco di Giotto ad Assisi “San Francesco rinuncia agli averi”.

Le parole con cui Jorge Mario Bergoglio, secondo pontefice del terzo millennio, ha motivato la sua scelta possono essere una felice recensione sintetica di quel libro: “Voglio una Chiesa povera per i poveri. Per questo ho scelto di chiamarmi Francesco, come Francesco d’Assisi, uomo di povertà, uomo di pace. L’uomo che ama e custodisce il Creato; e noi oggi abbiamo una relazione non tanto buona col Creato…”.

L’autore che mi aveva mandato il dattiloscritto era l’allora poco conosciuto Paolo Farinella, prete di Genova e studioso della Bibbia che, dopo una vita vissuta tra gli ultimi, si era trasferito a Gerusalemme, nello Studium Biblicum Franciscanum per dedicarsi agli antichi amori: le Sacre Scritture e le lingue orientali. Cominciai a leggere le pagine a sera, prima di addormentarmi, e continuai a leggerle fino all’ultima riga. Se torno a parlarne è perché ho visto che, dopo le numerose citazioni riportate dalle cronache di queste ultime ore, chi va a cercare questo volume dell’Editoriale Delfi (poi rieditato, con una rielaborazione ampliata da Paolo prete rientrato nella sua Genova, lo scorso anno da Gabrielli con il sottotitolo “La leggenda del Papa che abolì il Vaticano”) trova la scritta: “Prodotto esaurito”. In realtà, alcune copie (dopo averne messe in circolazione molte altre,una andò anche al regista Nanni Moretti quando, nel 2010, seppi che stava preparando il suo film “Habemus Papam”) le ho conservate nella mia libreria personale e sono disponibili per chi volesse prenotarle alla mia mail: [email protected]

Jorge Mario Bergoglio, secondo pontefice del terzo millennio, ha motivato così la scelta del nome Francesco I: "Voglio una Chiesa povera per i poveri. Per questo ho scelto di chiamarmi Francesco, come Francesco d'Assisi, uomo di povertà, uomo di pace. L'uomo che ama e custodisce il Creato; e noi oggi abbiamo una relazione non tanto buona col Creato..."

Jorge Mario Bergoglio, secondo pontefice del terzo millennio,
ha motivato così la scelta del nome Francesco I: “Voglio una Chiesa povera
per i poveri. Per questo ho scelto di chiamarmi Francesco, come
Francesco d’Assisi, uomo di povertà, uomo di pace.
L’uomo che ama e custodisce il Creato; e noi oggi abbiamo
una relazione non tanto buona col Creato…”

L’ho ripreso in mano in queste ore e mi sono trovato a rileggere la presentazione che vi giro.

Agli sgoccioli del terzo millennio, attese e delusioni si fondono insieme. Il mondo laico si interroga non meno di quello religioso. Che senso ha questa conclamata celebrazione, venata di millenarismo? Francesco, primo pontefice del terzo millennio, è la risposta profetica, istintiva e anche drammatica: la sorpresa e la fantasia siedono sul non-trono di Pietro. Un romanzo? Un giallo? Una rivoluzione inattesa, anche se sperata? Il libro Habemus Papam, Francesco è tutto questo, anche se non solo questo.

Nell’ultimo conclave, ambientato idealmente nel giorno di Natale del 1999, a loro insaputa, i cardinali eleggono un semplice prete della diocesi di Genova che assume il nome di Francesco. Il nome stesso è il suo programma. Nel discorso Urbi et Orbi del 1° gennaio dell’anno 2000, di fronte al mondo attonito e allo sconcerto ecclesiastico, in piazza San Pietro, Francesco I si spoglia di tutti i suoi averi (vesti pontificali, insegne di potere, parole di onnipotenza), abolisce di fatto il Vaticano (congregazioni, Ior, titoli onorifici ecc.) per restare semplicemente un uomo pellegrino sulle strade del mondo che, come Francesco d’Assisi, indica la via del futuro: il ritorno alle sorgenti evangeliche e alle fonti dell’umanità… con un colpo di scena finale.

Il racconto di un testimone oculare, narrato come memoria, è frutto di un’intuizione che si propone come un’utopia non impossibile e, proprio per questo, come proposta dirompente oltre il muro d’incenso celebrativo che avvolge persone ed eventi nel varcare la soglia del terzo millennio. Credenti e non credenti che hanno letto le bozze di questo racconto profetico che arriva da un eremo di Gerusalemme hanno suggerito all’autore di renderlo pubblico. Come una riflessione e una storia che sognano la profezia, indipendentemente dalle date che restano puramente occasionali.