Giorgio Salvini, l’addio di uno scienziato ai naviganti del futuro, felice di aver costruito parte della loro nave

testo di Giovanni Anzidei* per Giannella Channel

Il professor Giorgio Salvini si è spento serenamente a 94 anni, stanco ma sempre lucidissimo, sostenuto per tutta la vita dalla sua mente geniale e dalla sua inseparabile compagna Costanza. Nato a Milano il 24 aprile 1920, per la sua attività di ricercatore, svolta nel campo dei raggi cosmici e delle particelle elementari, è considerato uno dei più prestigiosi fisici internazionali. Ha diretto la progettazione e la costruzione dell’elettrosincrotrone di Frascati da un miliardo di elettronvolt, strumento con cui l’Italia si è dotata di un potente mezzo di ricerca tra i più originali esistenti.

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Giorgio Salvini (Milano, 1920 – Roma, 2015) con la celebre neurologa e premio Nobel Rita Levi Montalcini (Torino 1909 – Roma, 2012).

Stimatissimo professore di Fisica Sperimentale all’Università di Roma, ha ricevuto il premio del ministro della Pubblica Istruzione per la Fisica. E’ stato ministro dell’Università e della Ricerca, ha presieduto l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, è stato Presidente onorario dell’Accademia Nazionale dei Lincei.
Il funerale ci sarà il 10 aprile nella chiesa di S.Agnese fuori le Mura a Via Nomentana alle ore 10.00.

Mi piace ricordarlo con alcuni passi dell’ultima conferenza tenuta all’Accademia dei Lincei, il 5 luglio 2013, che può essere considerata il suo testamento di grande esponente della cultura italiana. (A questo link il testo integrale della conferenza, Ndr).

La conferenza è stata aperta con l’annuncio di voler “contribuire a chiarire la natura del nostro stato sul nostro Pianeta Terra, valutando quanto abbiamo capito, quanto ancora non sappiamo, quanto inarrestabile è la nostra curiosità di conoscere, quanto siamo legati l’uno all’altro dall’altruismo e dalla pietà”.

“RICORDATEVI, IN EUROPA SIAMO TUTTI PARENTI”

“Sono piovuto su questo Mondo senza una mia scelta del posto e del tempo”… “sono un piccolo uomo, che può soffrire, perché la sua personale avventura svanirà con la sua morte: ma con il conforto d’avere contribuito allo sviluppo del grande fiume della conquista umana che almeno da secoli cammina”… “non so ancora definire con sicurezza dove sto. Non è viltà, ma effettiva mancanza di orientamento. Sento di poter dire: debbo pensare ancora per alcune migliaia di anni; tornate tra diecimila anni, e imparerete come la penso. Voi mi direte: ‘ma tra pochi anni tu non ci sarai più!’ Questo è il punto. Non credo che resterà qualcosa di me”… “mi sento, con la mia mortalità, un membro della gran carovana umana che va”. “Una banale considerazione aritmetica ci fa concludere che, almeno in Europa, siamo tutti parenti, se spingiamo i nostri incroci di padre in figlio oltre la ventesima o trentesima generazione. E’ un punto trascurabile, ma che ci deve sempre accompagnare”.
“Non vedo ancora in me, che pur devo considerarmi uno dei passeggeri più fortunati dell’Universo, il diritto o il dovere di possedere un’anima immortale. Credo che svanirò come tutti, ma fatemi lasciare un atto di fiducia, nel quale voglio credere”.

“I TRE PILASTRI DELLA MIA FIDUCIA”

Proprio sulla fiducia, illimitata nel Genere Umano, Giorgio Salvini, porta le conclusioni della sua conferenza e spiega che la sua fiducia poggia su tre pilastri:

  1. “Il primo è la coscienza di esistere: sono un essere espresso dai miei antenati (senza dei quali non saprei e non sarei nulla) e disposto a trasmettere ai miei successori ogni mia esperienza. Se mi sento immerso nella gran ruota della sorte umana che va e che andrà, perdo il tormento della mia mortalità e sento anzi una mia immortalità o quasi.
  2. Il secondo è la mia curiosità di sapere e di scoprire le nostre leggi. Questo si chiama la voglia di capire e l’attività per progredire nella ricerca scientifica. La mia voglia di capire il mondo che ancora non conosciamo è notevole, e molta strada da percorrere con gioia attende i miei successori.
  3. Il terzo pilastro è quello che posso chiamare della pietà. Intendo la pietà nel senso latino, virgiliano: la pietà di Enea, di Anchise, di Priamo e di San Francesco. La parola pietà associata all’amore verso i figli in tutti gli animali (si pensi alla leonessa per i suoi leoncini, alle api che difendono l’alveare) e, per noi homines sapientes estesa a tutti i nostri simili, quando chiedono aiuto. Pietà, sinonimo ampio, che include fedeltà, sincerità, altruismo. Sono orgoglioso per aver detto con altri “L’altruismo è un buon affare”.

Questi tre pilastri possono scavalcare la nostra mortalità come individui, illuminano la continuità della nostra traccia nel futuro, ci offrono ai nostri successori come operatori futuri per ciò che impareranno.

“QUALCOSA DELLA TUA VITA RESTA E CAMMINA”

Ognuno si senta come un navigante che saluta dalla prua della sua nave la nave dei suoi figli e dei suoi nipoti che si allontana, lieto per averla costruita e per vederla andare su nuovi mari. Ciò che ho fatto in vita, buono o cattivo o insignificante che sia, resta dunque come un atto concreto ai miei parenti successori, ed è destinato a influenzare, pur in forma infinitesima, il loro comportamento, anche se molti di essi sono inconsapevoli di questa eredità. Questo vale per tutti gli esseri umani, pescatori, operai, ingegneri, filosofi.

Ma c’è di più, miei cari lettori e successori. E’ un privilegio che tocca ognuno di noi, presenti nell’anno 2013 della nostra epoca. Siamo in un momento estremamente interessante, al bordo della storia dell’homo sapiens. Stiamo per sapere, per merito degli scienziati e dei tecnici e dei filosofi e degli studenti che oggi cercano con noi, se c’è vita in altri pianeti, e se addirittura in altri luoghi del cosmo c’è una vita intelligente come quella sulla Terra, o anche superiore alla nostra.

Insomma, lasciatemi dire a ognuno: qualcosa della tua vita resta e cammina, e forse per sempre, anche se non sai come e quando. I nostri successori ce lo diranno”.

* Giovanni Anzidei, giornalista scientifico, decano dell’UGIS, è il capo ufficio stampa dell’Accademia nazionale dei Lincei che ha sede in Palazzo Corsi i, in via della Lungara 10 a Roma. Contatti: tel. 06-68027216 – fax 06-68027334 – cell. 3496615365 – mail: [email protected]

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