Chi ha una passione, la segua

Elogio dei mestieri artigiani (con qualche consiglio utile)

di Gaetano Massimo Macrì per Laici*

Il famoso detto “impara l’arte e mettila da parte” potrebbe rappresentare sul serio una soluzione efficace contro lo spettro della disoccupazione. Stiamo parlando dei classici lavori manuali, ‘di bottega’. Quelli che, per intenderci, siamo abituati a vedere quando posizioniamo le statuine del presepe a Natale. Quei tipi di mestieri che si apprende dopo un lungo periodo di stretto contatto col ‘Maestro’, o per mezzo di alcuni appositi corsi organizzati dai vari enti sul territorio nazionale. Stiamo parlando di un contesto, quello dell’artigianato, forse ancora poco considerato, ma che è perfettamente in grado di offrire lavoro nel ristretto ambito che rientra in quel settore dell’economia ‘reale’ che, come si legge in un recente comunicato stampa di Confartigianato, ha ancora una forte capacità di creare occupazione con 1.614.300 nuovi occupati tra il 1997 e il 2012, mentre negli altri settori si è registrata una generale perdita occupazionale. Numeri, quindi, che costituiscono da soli un buon biglietto da visita. E la scelta su quale strada percorrere è piuttosto vasta.

I mestieri artigiani si possono dividere in quelli ‘artistici‘, che oltre a richiedere una certa abilità manuale lasciano spazio alla fantasia e alla sensibilità dell’artigiano (ebanista, restauratore, sarto, per citare alcuni esempi); poi ci sono i mestieri prettamente professionali, in cui è richiesta una certa manualità, un’approfondita conoscenza degli strumenti di lavoro e un’abilità a risolvere i problemi nel modo migliore (vedi, per esempio, l’elettricista, il meccanico o l’idraulico). I primi, senza dubbio, sono quelli in grado di esercitare maggior forza di attrazione, dotati di tutto il fascino del ‘tocco’ manuale d’artista che consente di apporre una vera e propria ‘firma’ all’opera finita e consegnata. I nomi migliori, in questi casi, sono pochi, pochissimi. E circolano solo negli ambienti in cui sono molto richiesti. Per quanto riguarda i secondi, va detto che oltre al discorso sulla professionalità acquisita nel tempo, che il cliente apprezza, ormai è richiesto ed è preferibile anche l’uso della tecnologia, almeno in parte, come supporto necessario a svolgere meglio e in minor tempo il proprio lavoro. Viste le attitudini delle nuove generazioni all’uso degli strumenti tecnologici, essi dovrebbero partire con un minimo di vantaggio, qualora intendessero intraprendere questo percorso. Infatti, l’uso della tecnica e della tecnologia, combinate insieme abbrevia i tempi. Il che equivale a: maggiore soddisfazione del cliente e possibilità di acquisire nuovi lavori per l’artigiano. Se si è dotati, quindi, di una spiccata sensibilità artistica, se si possiede il gusto del lavoro manuale e non si disprezza l’uso della tecnologia, potrebbe risultare una buona idea provare a ‘bussare’ alla porta di una ‘bottega’. Piuttosto che starsene ‘ciondoloni’, inviando e-mail con inutili curricula, è assai meglio costruirsi una professione sulla base di una passione personale, anche se dopo l’apprendistato, può capitare di essere ‘sbattuti fuori’. Il risultato, comunque, diviene quello di un mestiere con cui rivendersi e ricollocarsi. E se si scopre di riuscire particolarmente bene in ciò che si fa, si acquisisce la possibilità di trasformarsi in una vera e propria piccola impresa.

Sì, perché poi c’è quest’altro aspetto del lavoro artigianale che vale la pena di considerare: un sarto bravo avrà la sua clientela di aficionados, ma col tempo e pazienza, non scadendo mai in qualità, si diventa garanzia di qualità e anche tradizione. Una ‘parolina’ magica per chi vuole accaparrarsi clienti. A quel punto, il nome comincerà a circolare. Così come l’abito (che, in questo caso, possiamo dire che faccia il monaco) che si trasforma nella pepita n° 1 di Paperon de’ Paperoni. Su quelle creazioni si ammucchierà una montagna di denaro. E quel denaro consentirà di ‘replicare’ in altri punti la bottega di origine. A Roma, come a Napoli, Firenze o addirittura New York. In men che non si dica, si diventa imprenditori di se stessi. E si potrà cominciare a studiare le carte, a capire qualche rudimento di economia, che cos’è l’import/export e via dicendo. L’eccellenza paga (e bene), per fortuna.

L’antica sartoria Saraceni di Milano possiede un sito plurilingue, una delle quali è il giapponese: non è certamente un caso. Se invece proprio non ce la si sente di intraprendere una carriera in proprio, si può lavorare per le aziende italiane alla continua ricerca di sarti, vista la penuria. Quello del sarto, ovviamente, è un esempio che si potrebbe fare con altri mestieri. Anche con quello dell’elettricista: ci si può mettere in proprio, o trovare lavoro presso alcune aziende. La necessità di avere impianti a norma, viste le leggi in materia, è sempre presente. E ci si dovrà ‘inventare’ anche un po’ ‘giuristi’, oltre che tecnici. Non serve una laurea, né studi specifici. In caso di assenza di titoli scolastici è solo necessario dimostrare di aver lavorato per tre anni presso un’impresa di installazione di impianti elettrici. A Roma, per una presa tv o del telefono, il prezzo medio è di 35 euro. Con poche chiamate, in pratica, la giornata di lavoro è fatta. Il gelato non conosce crisi e, ultimamente, il palato dei consumatori è diventato esigente, sempre più abituato a un prodotto di eccellenza. Dopo la tappa italiana del ‘Gelato World Tour’ si è registrato un ‘boom’ di iscrizioni ai corsi per gelatiere. Si noti cos’è diventata la gelateria ‘Grom’, partita da un’idea semplice di due giovani: produrre gelato utilizzando la migliore materia prima disponibile sul territorio (link). Se non si hanno problemi di sonno, un’altra alternativa può esser quella di darsi al pane. Il panettiere qualificato può arrivare ad avere una busta paga anche di 3 mila euro. Si può aprire un negozietto senza diventare subito uno di quegli ‘Antichi Forni’ che vendono sfilatini al prezzo di un’oreficeria, ma la strada è quella giusta.

Scorgendo i vari ‘trovalavoro’, infine, c’è una continua richiesta di carpentieri e falegnami da parte di numerose aziende che rimane insoddisfatta. La chiamano ‘talent shortage’, carenza di talenti. Un gap che da anni, ormai, non viene più colmato. Quali che siano i motivi, poco importa, ma ci sembra intelligente puntare i riflettori su un settore, quello dell’artigianato, poco in vista, ma, a differenza di altri, dotato di due caratteristiche fondamentali: un’offerta di lavoro che non manca e discreta mobilità. Un ‘artigiano’, che sia in proprio o lavori per un’azienda, ha ancora la possibilità di riemettersi in gioco cambiando luogo o datore di lavoro. Starà poi alla sua professionalizzazione e alla sua abilità manuale trovare il modo per reinserirsi… Ripetiamolo meglio, puntare sull’eccellenza del prodotto: la credibilità del mestiere la fa la qualità del risultato. Sembra un’anomalia dentro il sistema Italia, ma anche da noi, quando qualcosa funziona bene, essa è ambita, pertanto ben ripagata. Certamente, non si intende creare illusioni, poiché ogni percorso non è tutto ‘rose e fiori’: inizialmente, i guadagni potrebbero essere bassi, le ore di lavoro tante. Ma se non altro si può avere un’immediata prospettiva di lavoro. La ‘gavetta’, la fatica, sono passaggi obbligati. E, per chi sceglie queste vie, ineludibili, prima di arrivare al successo. In fondo, si tratta di scelte da compiere sulla base delle proprie inclinazioni naturali, ma da anni è come se ci fossimo ‘incaponiti’: tutti vogliono fare l’avvocato, il giornalista o l’ingegnere, poiché un ‘cursus studiorum’ persino troppo lungo, nei suoi cicli didattici, ha forse illuso per troppo tempo migliaia di giovani. Una laurea in ingegneria non fa’ un ingegnere, assolutamente: dà un titolo, ‘buono’ a cosa poi non si sa. Ormai chiunque, con pazienza, esame dopo esame o tramite ‘aiutini’ vari, può raggiungerlo. I corsi di laurea sono diventate delle lunghe sale d’attesa piene di speranze tendenti a morire. Ecco perché chi è dotato di un qualche talento, o fosse in possesso di una passione vera, dovrebbe tentare altre vie. L’università, in fondo, è per tutti, mentre pochi saranno in grado di fare gli ebanisti, pochi avranno il talento gustativo dell’assaggiatore di olio, o quello del tester di profumi. E un ristrettissimo numero di individui al mondo riuscirà a produrre perfetti violini a mano.

Oggi, oltretutto, la possibilità di dedicarsi a un mestiere manuale è davvero semplice. Non necessariamente è necessario rivolgersi a un ‘maestro’. Le scuole e i corsi creati ad hoc sono diffusi, in tutta Italia. Basta fare una ricerca su internet, per venirne a conoscenza. Ecco perciò alcuni indirizzi utili: per chi ha voglia di apprendere l’arte del gelato artigianale, può recarsi a Anzola Emilia (Bo) da Carpigiani Gelato University (link). In Sicilia, addirittura se ne occupano i Salesiani tramite il progetto “Gelato al Corso” nella sede di Catania (per info: 095.7152290). Corsi di sartoria ce ne sono a ‘bizzeffe’ e si pagano in base al livello: dalle nozioni base (con 200 euro) a quello avanzato (circa 2 mila euro), ma si può anche arrivare a spenderne 8 mila presso l’Istituto Silvana Monti Fashion School (link). Non vanno poi dimenticati gli Ipsia (Istituti professionali di Stato per l’industria e l’artigianato) e, da ultimo, il Teatro alla Scala di Milano, che a volte organizza corsi per sartoria teatrale. La Provincia di Perugia organizza corsi gratuiti di artigianato per adulti con più di 25 anni. Il progetto si chiama “Botteghe artigiane” e intende valorizzare proprio quella cultura fondamentale fatta di competenze sia ‘artistiche’ che più tradizionali. Visitando il sito ecipaumbria.it si scoprono altre offerte formative. Nel Lazio esistono le Scuole d’Arte e dei Mestieri, ricche di storia e del fascino centenario con cui si presentano agli occhi di chi vi entra (la prima venne fondata nel 1871) e, nonostante l’età, la preiscrizione può essere effettuata solo on line. Un corso per chi appartiene alla I fascia Isee è abbastanza abbordabile: 120 euro + 120 di quota iscrizione.

Per farla breve, bisogna armarsi di buona volontà, rintracciare le informazioni relative al territorio di appartenenza e effettuate l’iscrizione. La competenza è assicurata: non rimane che metterci la passione. Oltretutto, in molti casi i corsi sono gratuiti, dunque sarebbe una chance in più da sfruttare. Indichiamo anche una lettura edificante sull’argomento, consigliando il libro ‘Mestieri d’arte e Made in Italy: giacimenti culturali da riscoprire’, edito da Marsilio e a cura di Paolo Colombo, che analizza il peso dei mestieri artigiani nella creazione dello stile italiano e del nesso tra la bottega d’arte e l’economia globalizzata. La tecnologia avrà pure modificato i comportamenti e le tendenze economiche, avrà ‘tolto’ di mezzo alcune figure professionali, ma il mercato post industriale in crisi ne sta facendo riemergere alcune, dotate della stessa abilità manuale di un tempo, con l’aggiunta di una capacità organizzativa, a volte di tipo schiettamente ‘imprenditoriale’, e nuove conoscenze tecnologiche per il giusto ammodernamento.

gaetano-massimo-macrìdi Gaetano Massimo Macrì

Testo adattato da Laici, agenzia di stampa di Firenze diretta da Vittorio Lussana.

Author: admin

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