Mare del Nord, 1928: il Salento
s’inabissa e la Puglia mette il lutto

Mettendo in pratica il nostro invito al giornalismo partecipativo,
un lettore-viaggiatore contatta l’Olanda e ricostruisce
la storia di un naufragio che commosse l’Europa intera e che causò
la morte dei 30 uomini d’equipaggio, tutti pugliesi
(incluso Michele Di Gennaro, l’unico ufficiale di marina originario
del mio stesso borgo agricolo, Trinitapoli, nel Tavoliere.
A seguire: i relitti sommersi più grandi e suggestivi della storia

LO SGABELLO DEL CITTADINO (IL NOSTRO SPEAKER’S CORNER), IL TEMPO DELLA STORIA

testo di Gianni Lupo* per Giannella Channel

Ijmuiden (Olanda) –

La grande elica d’acciaio posta da un anno a memoria perenne davanti a un Museo del Mare in Olanda ci ricorda una nave affondata, il coraggio dei soccorritori e una tragedia del mare che unisce la Puglia (e in particolare la città del Tavoliere dove chi vi scrive vive e opera, Trinitapoli) a questa città portuale, la terza dopo Rotterdam e Amsterdam. Con la curiosità di un viaggiatore trasformatosi per l’occasione in inconsueto cronista, raccolgo la storia che mi consegnano i dirigenti del Museo.

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Il trasporto e il posizionamento dell’elica della “Salento” davanti al Museo del mare di IJmuiden (Olanda).

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Il trasporto e il posizionamento dell’elica della “Salento” davanti al Museo del mare di IJmuiden (Olanda).

TRASPORTAVA CONCIMI

Il fuochista Rocco Meo, abitante a Bari in via Napoli 101, era da lungo tempo in disoccupazione, ma le pressanti insistenze del capitano Renato Garassino e la promessa di una buona paga lo convinsero a imbarcarsi sulla nave da trasporto “Salento” per un viaggio da Edimburgo fino a Rotterdam. Fu il suo ultimo viaggio.

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La Salento, naufragata nelle acque olandesi nel 1928.

Erano in maggior parte pugliesi i membri dell’equipaggio che trasportava un carico di concimi. Quel trasporto era iniziato nella massima tranquillità con le attività di ruotine per una navigazione programmata sotto costa, lungo una rotta ben conosciuta dagli ufficiali della nave. Alle 19,00 del 26 novembre 1928 l’equipaggio era stato allertato per un avviso di burrasca in corso. Alle 21,00 della stessa sera, la tragedia si era consumata. Il freddo mare del Nord aveva letteralmente inghiottito, a poco più di mille metri dalla riva sabbiosa di Ijmuiden, un piroscafo di 112 metri di lunghezza e 14 metri di larghezza di proprietà della Società Marittima Brindisina.

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Una parte dell’equipaggio del Salento, composto in prevalenza da pugliesi.
(Per gentile concessione di Ruggiero Di Gennaro)

DUE SOCCORRITORI PERIRONO

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Cornelis Oudendijk, presidente del Museo del porto e del mare di Ijmuiden.

Pur in assenza di comunicazioni, dalla riva, i pescatori e la Guardia Costiera si erano accorti delle difficoltà della nave che dimostrava di aver rotto il timone e navigava in balia delle onde. Avvisati i servizi di soccorso, fu immediatamente preparata la scialuppa a remi “Edward William di Broekhuyse”, così mi precisa Cornelis Oudendijk, 73 anni, presidente dello “Zee en Havenmuseum” (Museo del Mare e del Porto) di IJmuiden e per anni direttore del porto di Amsterdam. “La scialuppa con 11 coraggiosi soccorritori a bordo tentò per due volte di avvicinarsi al Salento, ma la furia delle onde non permise nessun abbordaggio. Al rientro a terra della scialuppa non rispose all’appello il vogatore Piet Visser, annegato durante l’accostamento, mentre a distanza di cinque mesi moriva, per le gravi ferite, presso l’ospedale il soccorritore R.H. King”.

I servizi di soccorso richiesero anche l’intervento di un idrovolante che tentò in vari passaggi di lanciare delle cime, ma la tempesta impetuosa non permise alcun tentativo di salvataggio. La vicenda del Salento ebbi enorme rilievo sia sulla stampa italiana che olandese.

Nel 1985 un sub appassionato di relitti, Joop van Asten, dopo tre mesi di lavoro riuscì a recuperare una lama dell’elica del piroscafo che è stata per 30 anni depositata nel giardino del Club Nuoto Sportivo di Ijmuiden, e solo del 2016 per iniziativa del Zee en Havenmuseum posata presso l’ingresso del museo con una targa ricordo.

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Michele Di Gennaro, primo ufficiale del Salento, originario di Trinitapoli.
A lui è dedicata una piazza centrale della città pugliese.
(Per gentile concessione di Ruggiero Di Gennaro)

Questa tragedia del mare unisce la Puglia alla citta di Jimuiden e in particolare la città di Trinitapoli dove giovanissimo, partì il primo ufficiale della nave il primo ufficiale, capitano Michele Di Gennaro, al quale è intitolata una bella piazza della città pugliese. “Sàlvati Michele!” fu il grido che via radio da Genova gli lanciò il fratello Vincenzo che lì insegnava in un Istituto tecnico navale. “Questa è la mia nave”, gli fu risposto e poi “addio Vincenzo, abbracciami tutti”. Poi il silenzio. (I particolari a firma del nipote Ruggiero Di Gennaro, già sindaco di Trinitapoli, in questa lettera su Giannella Channel).

Insieme a Michele Di Gennaro, questi i nomi dei marittimi baresi deceduti: marinaio Antonio Durini, mozzo Nicola Carofiglio, sguattero Domenico Insalata, secondo macchinista Pietro Diana, ingrassatore Francesco De Benedictis, fuochista Rocco Meo, fuochista Giuseppe Gualberti, marinaio Cataldo Strisciuglio, carbonaio Francesco Armenise, allievo ufficiale Ruggero Sabino. Altre vittime pugliesi: marinaio Giacinto Pesce di Mola di Bari, mozzo Vito Colella di Monopoli e carbonaio Luca Saucillo di Molfetta.

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Un momento dei funerali in Olanda dei marittimi pugliesi annegati nel naufragio del Salento.
(Per gentile concessione di Ruggiero Di Gennaro)

* Gianni Lupo, 68 anni, sposato con una professoressa di liceo, tre figlie, un gatto, un’impresa edile. Vive a Trinitapoli ma ama viaggiare in camper o in Vespa. Appassionato di storia locale, è tra i fondatori della sezione di Trinitapoli dell’Archeoclub d’Italia. Contatto: gilu3049@hotmail.it

 

A PROPOSITO/ UNA FOTOGALLERY DAGLI ABISSI

I relitti sommersi più belli

e più famosi nel mondo

Quali sono i relitti sottomarini più grandi, belli e famosi del mondo? Dal Titanic alle navi pirata, dai sommergibili agli aerei della seconda guerra mondiale: ecco la mappa dei relitti sommersi più suggestivi ricostruita da Claudia Martinelli per il sito Travel365.it.

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1 – Kittiwake, Isole Cayman. Nei fondali dell’arcipelago delle Isole Cayman, a sud di Cuba, si trova il Kittiwake, un vascello appartenuto alla marina militare statunitense e usato per salvare sottomarini. Il Kittiwake finì la sua missione nel 1994 e fu posto qui per farne un’attrazione turistica, ma nel 2011 affondò. Con la sua lunghezza di 76 metri e con i suoi 5 piani, la nave è situata a soli 20 metri di profondità ed è facilmente raggiungibile ed esplorabile.

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2 – President Coolidge, Vanuatu. Vanuatu è uno stato insulare posto nel sud dell’Oceano Pacifico. Qui si trova il relitto del President Coolidge, una nave militare lunga più di 200 metri e di facile accesso: vi sono addirittura percorsi segnalati per sub di tutti i livelli, dagli amatori agli esperti. Disponibile il servizio di guida che porta fino a 33 metri di profondità.

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3 – Russian Wreck, Isola di Zabargad. Noto come “relitto russo”, questa misteriosa imbarcazione affondata è stata scoperta nel 1988 a 24 metri di profondità. A bordo si vedono ancora molte apparecchiature elettroniche: forse era una nave usata per la comunicazione e per la sorveglianza.

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4 – The Doty, Lago Michigan. Nelle acque di questo lago dell’America del Nord si trova il relitto di The Doty, nave affondata nel 1898 per una terribile tempesta che costò molte vite umane. The Doty era una delle ultime navi giganti a vapore ancora in circolazione per il trasporto di merci verso i laghi. Il relitto è stato riscoperto solo nel 2010, a 91 metri di profondità, ed è in un ottimo stato di conservazione.

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5 – Umbria, Mar Rosso. I sub parlano dell’Umbria come il “miglior naufragio del mondo”. Ancora molto intatto, il relitto è visitabile ed è considerato un vero e proprio pezzo di storia. Nato come nave da crociera all’inizio del ‘900, durante la Seconda Guerra Mondiale fu usato come nave da guerra e fu affondato con ben 360.000 bombe a bordo. Il contenuto non è mai stato ritrovato.

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6 – Bianca C, Grenada. Chiamata “Titanic dei Caraibi”, Bianca C è la più grande nave di lusso sommersa. Situato nella zona del Porto di S. George, con i suoi 180 metri di lunghezza, è il più grande relitto a essere sepolto in acque calde. Affondata nel 1961, Bianca C poggia a 50 m di profondità.

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7 – Defiance, Lago Huron. Nei fondali del Lago Huron, uno dei grandi laghi dell’America del Nord, si trovano centinaia di navi affondate. Tra queste spicca il Defiance, affondato nel 1854 a seguito di una collisione e rimasto miracolosamente intero.

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8 – RMS Rhone, Salt Island. Salt Island è una delle isole che compongono l’arcipelago delle Isole Vergini Britanniche, territorio d’oltremare del Regno Unito. Nei fondali della Salt Island si trova il relitto di RMS Rhone, naufragato nel 1867 a causa di un uragano. Grazie alla sua facile raggiungibilità (si trova a circa 15 m sott’acqua), è un sito di immersione molto popolare.

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9 – Sweepstakes, Tobermory. Nelle coste di questa località del Canada si trova il relitto del Sweepstakes, molto visibile poiché situato a soli 7 metri di profondità. Il Sweepstakes è una delle golette ottocentesche meglio conservate e uno dei relitti più suggestivi del mondo. A causa del deterioramento causato da bolle di ossigeno, il relitto non può essere spostato: è stato posto un recinto per preservarlo al meglio.

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10 – Nave dei Fantasmi, Mar Baltico. Questa nave il cui nome dice tutto, è stata scoperta per caso nel 2003 da un equipaggio in cerca di un aereo svedese abbattuto durante la Seconda Guerra Mondiale. Ricerche ulteriori hanno confermato che la nave è stata costruita attorno al 1650. Anche in questo caso il relitto è molto ben conservato.

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11 – The Vasa, Museo Vasa (Stoccolma). È uno dei relitti più noti al mondo, quello di The Vasa, nave da guerra affondata nel Mar Baltico e costruita tra il 1626 e il 1628. Nel 1950 il governo svedese ha deciso di recuperare il relitto e di collocarlo nel Museo di Stoccolma: ci sono voluti più di 18 mesi e 1.300 immersioni per recuperare tutti i resti.

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12 – Titanic, Oceano Atlantico. Il relitto del famoso Titanic è stato scoperto l’1 settembre 1985 dall’esploratore oceanico Robert Ballard. I resti della più tristemente nota nave da crociera del mondo, affondata nel 1912, poggiano a 3.800 metri di profondità nelle acque dell’Oceano Atlantico del Nord. A causa di dispute tra nazioni e questioni burocratiche, il relitto non è stato ancora fatto riemergere.

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13 – General Hoyt S. Vandenberg, Key West. In questa zona della Florida si trova un altro interessante relitto, abbattuto nel 2009 al largo della costa. I sub di livello avanzato possono percorrere in discesa uno degli 11 vani dell’ascensore, in caduta libera.

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14 – Yongala, Australia. La nave a vapore Yongala fu abbattuta da un ciclone nel 1911 in quella che oggi è la più grande barriera corallina australiana. Lunga circa 110 metri, la sua profondità di 28 metri la rendono méta appetibile da parte di numerosi sub.

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15 – Thistlegorm, Egitto. Nave mercantile britannica varata nel 1940 e affondata nel 1941. Il relitto giace a 30 metri di profondità e sua la visita è consigliata a sub esperti: la poppa inclinata sul lato della porta rende facile il disorientamento. Il relitto è visitabile al suo interno, e ancora vi è presente il carico che trasportava.

Author: admin

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1 Comment

  1. Il piroscafo Salento II (ex Tjilatjap) era stato costruito a Middlesbrough nel 1903. Apparteneva alla società “Caricatori Riuniti” di Brindisi, poi “Marittima Commerciale Brindisina”. Fu costituita dal Com.te Giovanni Zaccaro di Bari (Nautico di Bari!) e naufragò sulle secche di Zandwoort (Olanda) nel 1928. In precedenza un altro Salento, carico di carbone di Cardiff in viaggio nel 1916 da Glasgow per Genova scomparve in mare senza lasciare alcuna traccia. Tristissimo il bilancio delle vittime: ben 47 uomini tra ufficiali ed equipaggio, tutti pugliesi, perirono.
    P.S. La foto del piroscafo riportata sul sito non è quella del Salento e il presunto equipaggio della nave è un equipaggio militare (e non mercantile); sulle navi mercantili dell’epoca non si indossava la divisa della Regia Marina come evidenziato dalla bandiera della Marina Militare presente sul retro del gruppo. Le stesse spalline degli ufficiali riportano le stellette che denotano l’appartenenza dei marinai e degli ufficiali alla Marina Militare.

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