Quando le Marche e dintorni fecero
da Silicon Valley del Medio Evo

L’Italia centrale ferita dal sisma è stata la culla linguistica del nostro Paese,
ci ricorda un noto critico letterario. Qui, di abbazia in abbazia, è stato trasmesso
dagli amanuensi un patrimonio immenso di conoscenze umanistiche
e scientifiche. In nome di quella rete di ieri, torniamo a stringerci a loro solidalmente

L’ITALIA AL CENTRO: COME ANDREMO
A RICOMINCIARE (12) – IL TURISMO SOLIDALE

testo di Massimo Arcangeli* per Giannella Channel

L’area marchigiana ha da sempre rappresentato, per uno storico della lingua quale io sono, il luogo di un’imprescindibile origine: le Marche, insieme all’Umbria, alla Toscana e al Lazio, sono state la culla linguistica della nostra penisola, perché hanno visto affiorare le prime testimonianze dei volgari italiani. Dovremmo rammentarlo, ogni tanto, il decisivo contributo che l’Italia centrale, più volte devastata dai movimenti tellurici, ha dato alla storia linguistica e letteraria (oltreché artistica) dei primi secoli: con i Placiti capuani (960-963), il graffito della catacomba di Commodilla (prima metà del IX sec.), l’iscrizione di San Clemente (fine XI sec. – inizio XII sec.), la Passione cassinese (fine XII sec.), l’Inventario dei beni di Santa Maria di Fondi (fine XII sec.) per il Lazio; con la Formula di confessione (inizio XII sec.) e il Cantico delle creature di san Francesco per l’Umbria; con la Postilla amiatina (1087), il Conto navale pisano (inizio XII sec.), la Testimonianza di Travale (1158), le Decime di Arlotto (1160-1180), l’Annotazione pistoiese (1187-1208), il Ritmo laurenziano (fine XII sec. – inizio XIII sec.), alcuni documenti della badia di Coltibuono (fine XII sec. – inizio XIII sec.), i Frammenti di un libro di conti di banchieri fiorentini (1211), il Ritmo lucchese (1213) per la Toscana; con la Carta osimana (1150 o 1151), la Carta fabrianese (1186), la Carta Picena (1193) e il Ritmo su Sant’Alessio (inizio XIII sec.) per le Marche.

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Santa Vittoria in Matenano (Fermo), fondata nel 898 dai monaci dall’Abbazia di Farfa.

L’ultima testimonianza citata, opera di un giullare, è conservata nel monastero fermano di Santa Vittoria in Matenano, emanazione di quell’abbazia di Farfa in Sabina che fu seconda, nell’Italia medievale mediana, solo a quella di Montecassino. Esempi ineguagliabili, l’una e l’altra abbazia, di uno straordinario modello benedettino che funzionò, per così dire, in “rete” e quasi rappresentò, ha scritto Vittorio Macioce, la «Silicon Valley del Medio Evo». Gli amanuensi, aggiunge Macioce, copiando i testi ereditati dalla tradizione, «strappano un patrimonio immenso di conoscenze umanistiche e scientifiche dall’oblio. E lo fanno anche in questo caso servendosi della rete. Ogni testo viene replicato e inviato al monastero più vicino e passo dopo passo le copie arrivano in ogni terra dove c’è un monastero».

Oggi, con le reti virtuali che avvertiamo forse più familiari delle naturali catene umane che ci legano gli uni agli altri in quanto persone (ma, soprattutto, cittadini di una nazione), dovremmo tornare a stringerci, rinsaldarci, affratellarci in forza di quei legami di antica, reciproca, fisica solidarietà che, per la nostra stessa storia, non possiamo aver dimenticato di possedere. Li abbiamo ereditati intatti dalle nostre madri e dai nostri padri, remoti, lontani o vicini, e quando la storia che ci richiama ai nostri doveri è storia culturale, e pensiamo a quelle quattro generose regioni, l’oblìo oppure l’insufficienza del ricordo dovrebbero suonarci anche più dolorosi. La memoria, qui, dovrebbe urgere, e sospingerci, e trascinarci, come indelebile.

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Massimo Arcangeli (Roma, 1960) è un noto linguista, sociologo e critico letterario italiano. È ordinario di linguistica italiana presso l’Università di Cagliari e incaricato di linguaggio della Pubblica amministrazione e della politica presso l’Università del Molise. Fra le collaborazioni quella con l’Istituto della Enciclopedia Italiana, la Società Dante Alighieri e il quotidiano La Repubblica (in particolare ha curato con Alessandro Aresti un blog dedicato alla lingua italiana)

12. Continua. Turismo solidale: a questo link
articoli precedenti e successivi.

Invito alla visita

telefono-iconaIl salvataggio e la messa in sicurezza dei tesori delle Marche “museo diffuso” portano per il momento a escludere viaggi nell’area colpita dal sisma. Ma il resto delle Marche, da Gradara al Montefeltro, da Fano a Urbino, da Senigallia a Jesi, dalla Riviera del Conero all’entroterra di Ancona, da Loreto a Osimo, aspettano i nostri e vostri occhi curiosi di turisti solidali.

Author: admin

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