futura-festival-2017Futura fin dalle sue prime edizioni ha scelto la strada del festival che, pur svolgendosi nella stagione estiva, spesso considerata momento di evasione e di spensieratezza, ha scommesso sul comune desiderio del pubblico e dei suoi ospiti di fare cultura e di anticipare temi e problemi del futuro. Nel tempo questo è diventato il senso profondo della proposta di questa “officina del futuro, laboratorio dell’avvenire” nata in una città moderna come Civitanova Marche, operoso cantiere che ha sempre avuto lo sguardo OLTRE, a culture ALTRE.

Quest’anno affrontiamo un domani marchigiano pieno di incertezze e di paure legate a un evento che ha ferito la nostra terra e che vogliamo dimenticare con la forza della concreta azione del rilancio e della ripresa di quella parte delle Marche che ha bisogno di tutte le Marche per ricominciare. Questa certezza ci ha indotti a costruire una giornata inaugurale diversa, caratterizzata cioè da un momento forte di riflessione sulla idea di territorio che abbiamo e sulle prospettive di un reale recupero di identità che non può non essere alla base di un nuovo inizio.

Futura Festival, in collaborazione con la Regione Marche e con il Consorzio AASTER, avvia perciò la quinta edizione del festival (qui il programma completo: con i saluti istituzionali del sindaco Fabrizio Ciarapica e del presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli) con un convegno dibattito che segue il recente Forum di Macerata sui saperi sociali e territoriali e affronta come tema “Il Sapere dello Sguardo tra memoria e futuro. Cultura e tutela del paesaggio per una rinascita delle Marche nel dopo sisma” che intende, con la partecipazione di esperti e intellettuali di fama nazionale, affrontare la complessità sociale e culturale di una ricostruzione rispettosa e qualificata di un paesaggio millenario. L’incontro, previsto per mercoledì 26 luglio alle ore 18 al Teatro Annibal Caro di Civitanova Alta, sarà condotto da Salvatore Giannella, giornalista e scrittore molto noto, e vedrà la presenza di Alessandro Amato, sismologo; Aldo Bonomi, sociologo e fondatore di Aaster; Eugenio Coccia, fisico e rettore del GSSI de L’Aquila, Giorgio Mangani, geografo e studioso del paesaggio, Fabio Renzi, direttore di Symbola, Marco Revelli, storico, Antonella Tarpino, storico e esperta di tutela del paesaggio.

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Sono state invitate tutte le autorità istituzionali impegnate nel cratere del sisma e interessate alla acquisizione di competenze e proposte culturali su un tema di grande importanza e di somma urgenza per una ricostruzione qualificata e proiettata su linee di prospettiva futura ma anche di raccordo con le radici storiche delle Marche.

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Nato a San Benedetto del Tronto, dove vive, Gino Troli conosce e ama le Marche. Insegna dal 1985 a giovani marchigiani materie letterarie, ha scritto di storia regionale, si è sempre occupato di attività culturali. È stato assessore regionale alla cultura*, presiede da alcuni anni il circuito regionale multidisciplinare di teatro, danza e musica delle Marche (AMAT). Ritiene che solo nella cultura e nella ricerca si possa costruire il futuro delle nuove Marche e che la risorsa cultura ancora può essere la chiave per fare della nostra regione un modello per l’Italia, proprio nel momento forse più difficile della sua storia per le ferite prodotte da una Natura “madre e matrigna”. Civitanova, città dei festival, diventata cuore pulsante dell’iniziativa culturale pubblica, è un riferimento consolidato per tutte le Marche, dove la modernità di un centro dinamico ed economicamente vivace, si coniuga con un’offerta culturale tra le più articolate e qualificate della regione. In questo contesto ha ideato e dirige per il quinto anno Futura Festival.
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Gino Troli (a destra), direttore artistico di Futura Festival, con il genetista Edoardo Boncinelli.

 

IL BELLO DELLA MEMORIA

Quando, da assessore regionale, Gino Troli

diceva: “Far scoprire le Marche ai marchigiani”

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Giorgio Mangani, geografo, editore e studioso del paesaggio. È fra i relatori di Futura Festival, mercoledì 26 luglio, a Civitanova Marche.

Marzo 1996: la rivista Le Cento Città, che pone al centro della sua studiosa attenzione la cultura e l’arte della regione Marche, pubblica un’intervista di Giorgio Mangani all’assessore alla Cultura Gino Troli. L’abbiamo rintracciata e qui ripubblichiamo il corsivo introduttivo e brevi estratti.

Ho conosciuto Troli più di sedici anni fa, quando frequentavamo gli incontri dedicati alla storia delle Marche organizzati da Sergio Anselmi. Ci si incontrava la domenica mattina in un paesino di volta in volta diverso che gentilmente offriva ospitalità e si discuteva fino al pomeriggio del team della giornata. Non erano veri e propri convegni, avevo la sensazione che nessuno preparasse un vero intervento, ma si discuteva apertamente tra storici dell’economia, storici della cultura, qualche giovane ricercatore (come eravamo noi), magari approfittando dell’occasione per scoprire la gastronomia locale e per visitare le preziosità artistiche del luogo. Ho cominciato a conoscere le Marche in questo modo.

Troli, classe 1953, si occupava allora, me lo ricordo benissimo, del banditismo nelle Marche; si era laureato in storia moderna e si era già occupato di storia del ribellismo contadino, di storia economica collaborando con l’Istituto di storia della facoltà di Economia di Ancona.

Oggi, dopo essere stato assessore alla Cultura del comune di San Benedetto, consigliere regionale e presidente della Commissione Cultura nella passata legislatura, ha la stessa responsabilità nella Giunta regionale delle Marche, in un momento difficile per la Finanza pubblica e per la Regione ingessata dalla spesa sanitaria, ma comunque strategico per un radicale cambiamento con il disinteresse dimostrato negli anni trascorsi, in questa parte d’Italia, per la cultura e per i beni culturali…

Troli: Una logica nuova

Va ricercata una logica completamente nuova per la gestione del patrimonio culturale. Un paese che si dice abbia il 50 per cento dei beni culturali del mondo non può avere, in questo campo, una spesa inferiore a quella della Francia. Si deve fare la scelta di considerare il sostegno al patrimonio culturale come un investimento e questo può avvenire solo con un’azione forte delle Regioni.

Le due ali: cultura e turismo

Il nuovo Governo regionale vede nel turismo e nella cultura due settori strategici. Bisogna dirlo chiaramente, queste non possono essere dichiarazioni retoriche, tutti aspettano risposte concrete: tra i settori si nuova spesa ci deve essere la cultura. In questo sono ottimista. Vedo molti sindaci impegnati in questo discorso.

Nelle Marche 228 musei

Dobbiamo far capire ai privati che la spesa culturale è considerata il settore a maggiore redditività e possibilità di occupazione; la strada può essere quella di costituire un’agenzia pubblico/privata per la gestione integrata di tutti i servizi di supporto. Il sistema può far diventare remunerativo un comparto che, diffuso in 228 musei e 350 biblioteche dislocati in tutto il territorio, non offrirebbe garanzie di investimento sulle singole strutture. C’è poi il segmento dei servizi accessori, quelli resi famosi dalla legge Ronchey, che favorisce l’apertura di caffetterie, dei bookshop, ecc. nei musei nazionali, che ovviamente non vanno pensati necessariamente, in una realtà come le Marche, solo all’interno dei musei. Penso per esempio al ruolo che può avere un Caffè Meletti sulla piazza di Ascoli nella remuneratività complessiva del sistema turistico-culturale da mettere in piedi in quella città.

Il nord conosca il sud

La nostra risorsa principale è la differenza o meglio la diversità che è un valore che ognuno riscontra in questa regione. I marchigiani sono stati finora solo abitanti della regione, devono invece diventare abitatori. Girando per le province, capita di constatare che le straordinarie valenze culturali presenti nel nord e nel sud delle Marche siano poco conosciute proprio ai marchigiani. Occorre una grande campagna rivolta a far loro conoscere la qualità culturale che caratterizza questa regione, indirizzata innanzitutto a noi marchigiani.

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