In occasione della Giornata che celebra i diritti dell’infanzia, 20 novembre,
il Corriere della Sera elenca i Paesi migliori per i bambini, in base a una classifica stilata da Save the Children, e indica la Finlandia prima al mondo (seguiti da altri Paesi nordeuropei: Svezia, Danimarca e Olanda) e l’Italia penultima in Europa (dopo c’è solo la Bulgaria). Il primato di Paese a misura di bambino la Finlandia l’ha conquistato da tempo grazie a un leggendario pediatra e a una politica che ha privilegiato asili nido, istruzione e assistenza all’infanzia e alle neo-madri. Come scoprii nel 2007, andando a Helsinki per un’inchiesta su Oggi, poi confluita (dilatata) nel mio libro “Voglia di cambiare. Seguiamo l’esempio degli altri Paesi europei”, Chiarelettere, 2008). Ecco brani relativi al capitolo finlandese.
(s.g.)

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Arvo Henrik Ylppö (1887 – 1992) ritratto in un francobollo pubblicato nel 1987.

Arvo Ylppo. In Finlandia la fortuna dei bambini ha questo strano nome. È stato lui il leggendario pediatra che ha salvato dalla morte migliaia di piccoli nati prematuramente, contribuendo così ad abbattere la mortalità neonatale finnica nel Novecento. È stato lui a predicare instancabilmente la necessità della prevenzione e dell’intervento precoce sui bambini. E questo principio non è solo efficace in termini umani ma anche in termini economici, perché tutti gli interventi fatti successivamente sono più costosi e non sempre raggiungono risultati soddisfacenti.

La sua lunga vita (è morto nel 1992, alla bella età di 104 anni) è stata circondata da un alone di ammirazione e stima da parte della comunità scientifica internazionale. A Helsinki arrivavano molti pediatri per perfezionarsi nelle pratiche mediche: dall’Italia (paese che lui adorava e che onorava con frequenti visite alla nostra ambasciata, Ivo Nasso, direttore della Clinica pediatrica di Milano mandava i suoi allievi migliori: un nome per tutti Angelo Verga). Ma Arvo era anche ammirato da parte della gente comune.

Il grande pediatra è una delle poche figure maschili che ho incontrato, idealmente, nel mio viaggio in Finlandia segnato da appuntamenti con amministratrici, dottoresse, infermiere e ricercatrici tutte al femminile. Tutte conoscono Arvo e la sua vita speciale. Colpisce il particolare che quando nacque, nel 1887 nel villaggio di Akaa, venne al mondo prematuro e si deve a questa circostanza la bassa statura che lo caratterizzò. E forse anche la particolare passione che mise nel suo lavoro di «angelo dei bambini».

Certamente si deve a lui se oggi, agli inizi del terzo millennio, la Finlandia ha vinto la medaglia d’oro più bella: quella del più basso tasso al mondo di mortalità infantile. Nel 1987, cinque anni prima della scomparsa di Arvo, in Finlandia morivano sei neonati ogni mille, nel giro di vent’anni sono riusciti a dimezzare quella cifra, e ormai è un dato confermato stabilmente, perciò, secondo le regole della statistica, si tratta di un fenomeno consolidato: nel 2006 sono stati soli tre su mille nati (in Italia, dove pure si sono registrati costanti miglioramenti, oggi siamo a cinque su mille, per i pignoli 4,8 su mille).
Una gara per la vita. Le metaforiche atlete che hanno condotto la Finlandia al successo in questa gara per la vita sono idealmente rappresentate sul podio da Minna Stranius, 25 anni, che mi viene presentata dalle funzionarie del ministero della Salute e dell’assessorato alla Salute della capitale. La seguo durante una sua normale giornata di lavoro nel principale tra i 27 Centri salute della capitale.

Vedo arrivare le giovani, incinte da poco, sottoposte a una prima visita generale nella sua stanza piena di giocattoli e di colori. Incontro Tuula Haellstroem, 29 anni, che ha portato la figlia Ella, nata un anno e quattro mesi fa, per la normale visita di controllo. Assisto alla vaccinazione contro la varicella (in Italia, mi dice, non rientra tra quelle raccomandate, perciò è riservata solo ai bambini con malattie gravi) praticata alla piccola Ulla, di un anno, che strilla in braccio alla mamma Olli Kuivalainen, 34 anni, e sotto gli occhi di papà Paelvi, 32. La vedo lasciare il Centro salute, al pomeriggio, per andare a fare una delle tante programmate visite a domicilio.

Minna è una delle 250 Health Visitor della capitale (sono duemila in tutto il paese, operanti in 800 Centri salute, in finlandese Neuvola). Per spiegare la qualifica di Minna, molti si accontenterebbero della traduzione di assistente sanitaria: troppo generica. Men che mai lei vuole essere avvicinata alla «supertata» sognata nell’ultimo periodo del suo governo dal premier Blair per facilitare il difficile compito dei genitori inglesi. Dopo il liceo, Minna ha studiato per quattro anni materie sanitarie al Politecnico e oggi si definisce, orgogliosa, «operatrice a sostegno di mamme, bambini e famiglie». Da due anni, per 2010 euro al mese di stipendio base, incontra nella sua stanza colorata le future mamme (e i loro partner e mariti). Poi, seguendo un protocollo che prevede otto controlli medici, ma anche consigli utili e giochi di immaginazione,
accompagna le future mamme fino al parto e nei primi tre anni di vita del bambino, ricorrendo, quando necessario, all’intervento dello specialista di turno.

Minna si ritiene fortunata perché «finora non mi è capitato né un caso di mortalità infantile né di veder nascere un bimbo con un handicap». È a figure come la sua, e a istituzioni finlandesi come i Centri per il benessere infantile (le Well-baby Clinic) che si riferisce Massimo Ammaniti, psicoanalista, docente di Psicopatologia dell’età evolutiva all’università di Roma, quando, di ritorno dal Congresso europeo per la salute mentale dell’infanzia tenutosi nel 2007 in Lettonia, ha esortato gli italiani su Repubblica: «Per i bambini prendiamo esempio dalla Finlandia».
I bambini come capitale sociale. La spiegazione è semplice. Qui sono partiti da due dati di fatto: 1) i pediatri sono pochi, costano e non hanno la possibilità di fare un lavoro capillare con le famiglie. Un fattore comune anche a noi italiani: a Milano, per esempio, i pediatri sono appena 131, per oltre 120 mila bambini under 14 (gli zero-sei anni sono, a settembre 2007, 65.475) e i genitori protestano contro carenze e disagi; la Federazione medici pediatri di Milano (Fimp), presieduta da Maria Luisa Nino, ha chiesto ai suoi associati l’impegno ad aumentare di cento unità in più il numero dei piccoli pazienti a carico; 2) i bambini rappresentano un «capitale sociale» prezioso, riconosciuto anche dagli economisti. Che può servire al futuro sviluppo del paese. Ma è anche un capitale sociale che deve essere salvaguardato e protetto, perché l’intero organismo del bambino, e in particolare il cervello va incontro nei primi tre anni di vita, a una maturazione rapidissima, che può essere inceppata da condizioni ambientali negative, per esempio contrassegnate da trascuratezza o situazioni traumatiche. Basta pensare che un bambino nasce in media di 50 centimetri e pesa 3,200 chili mentre a tre anni è 95 centimetri e 14 chili.

In Finlandia questo capitale sociale è garantito dalle Health Visitor. I genitori sanno di poter contare su queste figure professionali che ti accolgono nel consultorio o vengono a casa, che sono capaci di riconoscere i primi segni di difficoltà nei genitori e nel bambino, quindi di aiutarli ed eventualmente indirizzarli per un intervento più specialistico. In questo modo in Finlandia il parto avviene in ospedale, però mamma e bambino sono in Europa quelli che tornano prima a casa, secondi solo agli olandesi. La presenza delle Health Visitor garantisce infatti la possibilità di ridurre il tempo della degenza di madre e figlio in ospedale dopo il parto in modo da abbattere il costo del ricovero e permettere un rapido ritorno a casa, con riduzione anche dei rischi di depressione post partum della madre.

Gli incontri effettuati dalle Health Visitor hanno infatti trasmesso tutte le informazioni necessarie alla gestione del neonato fin dal momento della nascita. Vado a trovare Anni Mikinen, 41 anni, una delle prime Health Visitor di Helsinki, a sua volta madre di cinque bellissimi figli. «Forniamo un servizio utilissimo. Ci siamo quando la famiglia è sola ad affrontare i compiti della crescita e dell’educazione dei figli; quando il rapporto bambino-genitori diventa problematico; o quando (accade a una donna su cinque) la mamma cade in depressione con possibili e drammatiche conseguenze sul bambino». Qui era alto il numero dei suicidi (1520 nel 1990, per uno su quattro la vittima era donna) ma anche su questo fronte, dominato da depressioni e alcolismo, i Centri salute registrano forti progressi: nel 2005 si sono tolti la vita 994 finlandesi e il numero tende ad abbassarsi ancora grazie al soccorso che aiuta molte persone a risalire la china e a ritrovare il gusto di vivere… Quanto ai servizi, inquinamento e qualità della vita Helsinki è in assoluto la più accogliente metropoli d’Europa, dove ogni cittadino ha a disposizione 134 metri quadrati di verde, quanto un campo di calcio, e novantotto su cento sono allacciati al teleriscaldamento (dall’ultima indagine di Legambiente su 26 metropoli europee). Ma è nel capitolo famiglia che i finnici toccano punte invidiabili: sì, proprio quella voce, famiglia, che più di ogni altra gli italiani hanno indicato essere nei loro cuori agli economisti di Cambridge, che hanno monitorato le eccellenze nei Paesi europei, spunto per questo nostro viaggio sulle tracce della buona politica in Europa. Con gli irlandesi, i finnici sono gli europei che fanno più figli (in media, 1,80 a testa) e che in assoluto guardano meno la Tv (173 minuti al giorno): due dati, si suppone, correlati…()

voglia-cambiare-pediatra-finlandiaFonte: “Voglia di cambiare. Seguiamo l’esempio degli altri Paesi europei”, di Salvatore Giannella, Chiarelettere, 2008. Sommario: Di lavoro in Italia si muore, in Svezia no. La flessicurezza della Danimarca. Le dolci energie della Germania. L’architettura sostenibile e a misura d’uomo in Inghilterra. I trasporti record in Spagna. Gran turismo alla francese. Altri consigli utili dall’Europa. Torino, Italie: Venaria Reale e Thyssen Krupp, due storie opposte. Gli indirizzi per partire, studiare e lavorare in Europa. Intervista a Franco Bassanini. Il Rapporto Attali. Contributi di Enzo Biagi, Michael Ende, Rita Levi_Montalcini, Tonino Guerra, Mario Pirani, Franca Rame, Giorgio Nebbia. Per acquistarlo: ibs.it