Francia, a Guédelon stanno costruendo
un castello medievale
con le tecniche del XIII secolo

Una storia esemplare su come i nostri cugini d’Oltralpe
mantengono e rafforzano la loro leadership
nel settore strategico dell’economia del turismo

LA MEGLIO EUROPA

testo di Marco Berchi / La Stampa.it*

 

In Francia stanno costruendo un castello medievale. Notato niente, nella frase? Sembra mancare una particella. Il verbo giusto dovrebbe essere ri-costruendo. Nossignori, a Guédelon, dipartimento della Yonne, Borgogna, stanno costruendo un castello che prima non c’era, nuovo, cioè, insomma, antico.

Ci stanno lavorando da 18 anni (e sai che notizia, per noi italiani della Salerno – Reggio Calabria) e ci lavoreranno per almeno un’altra decina. Sì, perché il castello di Guédelon viene costruito solo con tecniche, metodi e strumenti del XIII secolo.
Cavatori e mastri scalpellini, carpentieri e cordai, fabbri e maniscalchi lavorano senza energia elettrica, motori a scoppio, materiali speciali. Insomma, senza tutto quello che è stato scoperto e inventato dopo il 1250 con l’unica eccezione di strumenti di sicurezza come caschi e occhiali protettivi.

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Castello di Guédelon: la veduta d’insieme.

Come avrete capito, Guédelon è un posto eccezionale, unico al mondo. E a renderlo ancora più affascinante c’è il fatto che lo potete visitare, anzi, il cantiere è diventato un luogo didattico ed esperienziale aperto a tutti ed esemplare per servizi e allestimenti dedicati al pubblico.

Quando un possidente locale e una brillante ex manager ebbero la folle idea di avviare questa impresa, anche per reinserire disoccupati locali, certo non osavano sperare che qui sarebbero arrivati 300mila visitatori all’anno, di cui 50mila tra scolari e studenti. Il loro primo obiettivo, infatti, era trovare un luogo in cui le materie prime — sabbia, acqua, argilla, legname, pietra da costruzione — fossero a portata di mano (e di carro) e trovare i finanziamenti pubblici per partire.

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Il cantiere.

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La veduta aerea.

Oggi Guédelon si autofinanzia grazie ai soli proventi dei biglietti e della ristorazione e ci lavorano stabilmente 32 operai specializzati più alcuni impiegati amministrativi cui si aggiungono volontari ansiosi di partecipare a stage accademici. Sì, perché qui c’è un board scientifico di storici e archeologi che segue passo passo lo sviluppo del cantiere.

Il board ha supportato gli ideatori nella creazione di una vera e propria realistica sceneggiatura. Il castello, come detto, non esisteva, non si tratta di un restauro. Si è allora lavorato per “inventare” un signore locale che iniziasse a “interagire” con le condizioni reali della regione nella Francia di Filippo il Bello.

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Il mugnaio al lavoro nel mulino.

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Si lavora alla cappella.

Che disponibilità economiche poteva avere? Che modelli di castello poteva aver visto? Come e con quali forze poteva rapportarsi con i (reali) signori confinanti? Dall’interazione di questi e altri fattori è nato il progetto e nascono via via le scelte da compiere nel cantiere: c’è o no un ponte levatoio? Il signore potrebbe permettersi quella volta così costosa? Quale tecnologia è disponibile per alzare le pietre sino in cima alla torre?

Il cantiere si può visitare individualmente ma è consigliatissima la visita guidata. Solo così si potranno cogliere i segreti di operai e artigiani che si vedono all’opera. Avete presente quegli affascinanti presepi meccanici in cui si muovono il fabbro e l’acquaiolo, il mugnaio e il falegname? L’effetto è un po’ quello: mattoni e tegole vengono cotti in una fornace costruita secondo i dettami e le conoscenze medievali, gli utensili vengono fabbricati sul posto dal fabbro ferraio, al posto del camion c’è il carro trainato dai buoi e anche il pane viene prodotto con la farina che esce da un mulino filologicamente costruito.

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La fornace per la cottura di tegole e mattoni.

Il top è vedere gli uomini che, facendo girare a suon di gambe la grande ruota della “cage aux écureuils”, innalzano le grandi pietre sulle impalcature dove lavorano i mastri muratori e fare due chiacchiere con lo scalpellino che impiegherà un mese a cesellare l’ogiva di una preziosa bifora.

Il programma 2016 illustra quel che vedrete se andrete a Guédelon quest’estate. Al centro dei lavori ci sarà una delle torri mentre si rifinisce la grande sala dell’edificio principale e si mette in opera la copertura di un’altra torre, quella della cappella, con le relative merlature; sempre nella cappella, i decoratori affrescano i muri interni. Intanto si lavora al cammino di ronda sul lato ovest.

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La casa degli scoiattoli.

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Il trasporto delle pietre da costruzione.

Spiega Florian Renucci, direttore del cantiere: “Proprio oggi, quando le parole d’ordine sono natura ed ecologia, qui a Guédelon scopriamo che i metodi medievali sono ricchi di suggerimenti per i costruttori ‘verdi’ di domani”.
Ma anche il “visitatore qualsiasi” finisce per entusiasmarsi, grazie alla possibilità di soffermarsi con tutta calma a osservare il lavoro nelle officine che supportano il cantiere. “Tutti gli addetti”, ci dicono con un po’ di sano orgoglio, “hanno il preciso compito di spiegare cosa stanno facendo e di condividere con la gente le loro esperienze quotidiane di lavoratori medievali”. Sì, Guédelon è davvero un posto unico al mondo.

INFORMAZIONI UTILI

Arrivare

  • Dall’Italia si arriva a Guédelon solo in auto (o in bus, nel caso di gruppi) lungo la A6 in direzione di Parigi e con uscita ad Auxerre. Il cantiere si trova tra le località di Saint-Sauveur-en-Puisaye e Saint-Amand-en-Puisaye. Chi va in vacanza nella capitale o in Normandia e Bretagna può mettere facilmente in programma una deviazione.
  • In aereo: voli da Torino (4 al giorno) e da molte città italiane su Parigi con Air France, poi auto a noleggio.
  • In treno: Tgv da Torino a Parigi Gare de Lyon, poi auto a noleggio.

Visitare

Merita trascorrervi un’intera giornata; ci sono locali attrezzati per i visitatori, momenti di animazione e un negozio oltre a tre diverse strutture di ristorazione a tema. Il biglietto costa 14 € (12 da 5 a 17 anni) ma conviene acquistarlo on line sia perché costa meno (12 e 10 €) sia perché così si è certi di poter accedere in caso di forte affluenza. Le ottime visite guidate purtroppo non sono in italiano ma solo in francese, inglese, tedesco e olandese. Il sito è aperto al pubblico sino al 1 novembre. Info generali su: Guedelon.fr

Nei dintorni

Un altro castello, stavolta dell’epoca, è a Saint Fargeau, a una dozzina di km. In Francia è famoso perché in estate è sede di un grande spettacolo notturno con 600 attori, 60 cavalieri ed effetti speciali.

Dormire

  • Guédelon è lontano dai grandi centri abitati. Nei piccoli villaggi dei dintorni si trovano affittacamere, B&B e locande ma tutti hanno poche stanze e in estate è fondamentale prenotare. Suggestivo e testato da noi l’Hotel les Grands Chenes, in una villa-maniero immersa nella foresta e con gli arredi d’epoca. Doppie attorno ai 120€.
  • Lungo gli assi autostradali A6 e A77 è facile trovare gli alberghi delle catene come Ibis, Logis, Campanile.
  • Per i camperisti, a Saint Sauveur c’è il camping Parc des Joumiers.

Info generali sulla Francia: it.france.fr

* Fonte: lastampa.it. La Stampa nasce come Gazzetta Piemontese, con il sottotitolo “frangar non flectar” (mi spezzo, non mi piego), il 9 febbraio 1867. Ne è direttore il commediografo Vittorio Bersezio, comproprietario e condirettore Casimiro Favale che, nel 1880, cede direzione e proprietà al deputato torinese Luigi Roux al quale si affianca, nel 1895, come condirettore e comproprietario Alfredo Frassati, uno dei padri del giornalismo italiano. Le sue azioni, quando sarà costretto dal fascismo a farsi da parte, saranno riscattate nel 1926 dalla Fiat di Giovanni Agnelli. Dopo la seconda guerra mondiale, La Stampa torna a occupare il ruolo di giornale liberal, con direzioni prestigiose. Dopo Filippo Burzio e Giulio De Benedetti è la volta di Alberto Ronchey, Arrigo Levi, Giorgio Fattori e Gaetano Scardocchia. Seguiranno Paolo Mieli, Ezio Mauro, Carlo Rossella, Marcello Sorgi, Giulio Anselmi. Nel 2009, con l’inizio della direzione di Mario Calabresi, prende il via un profondo processo digitale che sfocia, nel 2012, nel trasloco in una redazione innovativa pensata per le esigenze del giornalismo multipiattaforma. Dal 1° gennaio 2016 Maurizio Molinari subentra nella direzione a Calabresi, passato a dirigere la Repubblica.

Author: admin

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