214,2 miliardi di euro, il 15,3% dell’economia nazionale. Tanto vale la filiera culturale in Italia: ma la politica continua a tagliare…

IL BELLO DELL’ITALIA

di Massimo Mattioli*

Io-Sono-Cultura
Una filiera culturale intesa in senso lato di circa 214 miliardi di euro, equivalenti al 15,3% dell’economia nazionale. Questo è il sorprendente (ma neanche troppo) risultato della ricerca Io Sono Cultura. L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi, condotta dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, in collaborazione con Regione Marche, e presentata con un rapporto che trovate in allegato qui in versione completa.

Come si giunge al clamoroso dato? In base allo studio condotto, la cultura frutta al Paese il 5,4% della ricchezza prodotta, equivalente a quasi 75,5 miliardi di euro, e dà lavoro a un quasi milione e quattrocentomila persone, ovvero al 5,7% del totale degli occupati. Estendendo il calcolo dal sistema produttivo culturale privato anche a quello della pubblica amministrazione e del no-profit, il valore aggiunto della cultura arriva a 80,8 miliardi, pari al 5,8% dell’economia nazionale. Ma allargando lo sguardo dalle imprese che producono cultura in senso stretto (ovvero industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico-artistico e architettonico, performing arts e arti visive) a tutta la “filiera della cultura”, ossia ai settori attivati dalla cultura, come il turismo legato alle città d’arte, il valore aggiunto prodotto dalla cultura schizza dal 5,4 al 15.3% del totale dell’economia nazionale.

Moltiplicatore. Il sistema produttivo culturale vanta infatti un moltiplicatore pari a 1,7: come dire che per ogni euro di valore aggiunto prodotto da una delle attività di questo segmento, se ne attivano, mediamente, sul resto dell’economia altri 1,7. In termini monetari, ciò equivale a dire che gli 80,8 miliardi di euro prodotti nel 2012 dall’intero sistema produttivo culturale, riescono ad attivarne quasi 133 miliardi, arrivando così al totale di 214,2 miliardi. Dati certamente ben noti al neoministro Bray, che ha più volte dato a intendere (sconcertando schiere di puristi) di voler attuare politiche moderne e aperte alla sinergia fra patrimonio e sviluppo, anche in chiave turistica. Si tradurrà questo in una revisione dei tagli e in investimenti in un settore tanto premiante? Che ne pensate voi?

artribune* Fonte: Artribune

Author: admin

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