IL BELLO DELLA MEMORIA:
IL MIO EROE?
UN PRINCIPE VERO, TOTò.
PAROLA DI LINO BANFI

intervista di Salvatore Giannella - ritratti digitali di Giacomo Giannella/Streamcolors

Novanta candeline: tante ne ha spente oggi, giovedì 9 luglio 2026, il noto attore Lino Banfi (ritratto in alto). Era nato ad Andria (figlio di Riccardo Zagaria e Nunzia Colla) il 9 luglio 1936, poi iscritto all’anagrafe due giorni dopo, l’11 luglio: una consuetudine non rara nell’Italia meridionale, è capitato anche al sottoscritto essere registrato due giorni dopo la nascita. A tre anni Pasquale Zagaria si trasferì con la famiglia a Canosa di Puglia. I particolari della sua lunga vita sono affidati alle pagine del libro autobiografico 90 non mi fai paura! (HarperCollins editore).

A me piace condividere la festa che familiari e amici hanno preparato per questo speciale anniversario andando a ripescare nel granaio della memoria l’incontro che ebbi con lui nel 2016, quando curavo la rubrica “Il mio eroe” per Sette, lo storico magazine del Corriere della Sera. Questi i brani principali di quella sorprendente intervista.
Caro Banfi, la so alle prese con un’agenda fittissima di impegni televisivi, teatrali e di altro genere. L’autunno della sua vita si rivela di intensa attività.
 
“Meglio della primavera che mi vide emigrare giovanissimo a Milano, squattrinato, a dormire nei gelidi vagoni della stazione Centrale, tanto che un giorno preferii farmi ricoverare in ospedale e farmi togliere le tonsille pur di godere di un letto e di pasti caldi. Gli altri miei compagni di vagone piangevano, io invece no. Dicevo loro: ‘Per me questa situazione è passeggera, un giorno sarò famoso e mi chiederanno l’autografo’. Ecco, in questa cornice si inserisce il mio eroe personale: Totò”.
 
Totò? E che c’entra il principe della risata con i tuoi esordi da fame?
 
“Lo ammiravo come attore ma anche per la tenacia con cui s’era battuto per vedere riconosciuta la sua nobiltà. E alla fine, dopo lunghe battaglie legali, il principe Antonio De Curtis ce la fece. Per me è stata una fortuna conoscerlo”.

Totò (Napoli 1898 - Roma, 1967), pseudonimo di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio. La sua vita è stata raccontata in libri dalla sua compagna per 15 anni, Franca Faldini.

Raccontami del primo vostro incontro.
 
“Era il 1965, io avevo 19 anni e lui 67. Ero sceso a Roma, esordivo come interprete d’avanspettacolo. Il direttore del teatro Ambra Jovinelli, Graziano, mi consigliò di rivolgermi a Totò per trovare qualche lavoretto nel cinema. Mi accolse in vestaglia, profumato, da vero signore. Aveva gli occhiali scuri, segno di una progressiva infiammazione della retina. Fu di poche parole: ‘Vuoi fare del cinema. Come ti chiami?’. Io: ‘Lino Zaga, nome d’arte derivante dai diminuitivi del mio nome e cognome, Pasquale Zagaria’. Non esitò: ‘Cambia. I diminuitivi dei nomi portano bene, quelli dei cognomi portano male’. Andai via da casa Totò convinto che ero uno sfigato perché non avevo il cognome giusto. Sul primo cartellone, in stampa il giorno dopo, lo feci cambiare. L’amministratore della compagnia, che era anche maestro elementare, mi chiese quale nuovo cognome mettere. ‘Fai tu’, gli dissi. Lui prese il registro di classe e mi indicò il primo cognome dei suoi alunni: Banfi. Era corto, suonava bene. Cominciò così, con il nuovo cognome come suggerito da Totò, la fortuna di Lino Banfi”.
 
Su Totò ci sono libri scritti da Franca Faldini, che per 15 anni è stata la compagna dell’attore. Perché a un giovane potrebbe risultare utile ripercorrere la vita di Totò?
 
“Perché la sua vita è un’iniezione di fiducia per quelli che sono in difficoltà, per chi parte con il saio come San Francesco, per chi ha in mente un progetto e lo vuole portare a termine, per chi ha voglia di farcela nella vita. Come Lino Zaga che fu mandato in orbita da poche ma decisive parole di un principe, non solo della risata”. []

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