QUI NEW YORK: SALVATORE GIANNELLA
MANDA IN LIBRERIA UN MANUALE
DI RESISTENZA GENTILE, “AL DI LÀ
DEL BERE E DEL MARE”
testo di Patrizia Poggi*/ La Voce di New York
Ci sono libri che si leggono con un bicchiere accanto. Quello di Salvatore Giannella, Al di là del bere e del mare (Luigi Orlotti, Giungano SA, 2026, un nuovo editore con vista su Paestum), si legge anche con una matita per sottolineare le frasi che non vuoi dimenticare. A impreziosire il volume, le illustrazioni di Vanda Calcaterra – tratto lieve, sguardo femminile, una carezza tra le pagine.
Il titolo – suggerito dall’amico sommelier Terenzio Medri, imprenditore romagnolo che ha guidato l’Associazione italiana e mondiale dei sommelier – indica due orizzonti: al di là del bere: il vino come cultura, non come ebbrezza e del mare: l’incontro con l’altro, l’ospitalità, le radici mediterranee. Giannella, giornalista di lungo corso, già direttore di «Europeo» e di «Airone», li esplora con un’idea semplice e geniale: intervistare chi non c’è più – e chi c’è ma ha molto da insegnare. Costruisce così un piccolo canone laico per il terzo millennio.
Dall’album di “La spiaggia ama il libro”, Cervia, Ferragosto 2010: sul palco da sinistra, Dario Fo, Manuela Cuoghi, Franca Rame e Terenzio Medri, presidente degli albergatori Ascom e dell’Associazione Italiana Sommelier (Ais), al quale è dedicato il nuovo libro di Giannella.
Da una parte incontra Dioniso alle falde dell’Olimpo, Parmenide a Elea-Velia, Leonardo nella sua vigna milanese, Mozart bambino in una locanda di Rovereto, Garibaldi al telefono dall’Altare della Patria, Cavour durante un’eclissi a La Morra, Caterina Sforza nella Rocca di Riolo, Federico II a tavola in Puglia, Fellini al Grand Hotel di Rimini. Dall’altra tende il microfono a Umberto Veronesi, Andrea Camilleri (e il suo commissario Montalbano), l’epatologo Nicola Dioguardi, lo psichiatra Vittorino Andreoli, il regista Ermanno Olmi.
La copertina del nuovo libro di Salvatore Giannella. Si può acquistare direttamente dall’editore Luigi Orlotti (PUOI COMPRARLO QUI) o su Amazon al prezzo scontato di 17,10 euro.
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Leonardo Da Vinci in una delle illustrazioni create da Vanda Calcaterra per il libro di Giannella.
Li interroga tutti sulla stessa cosa: come si abita la Terra con misura?
Le risposte sorprendono. Dioniso si scopre dio migrante, arrivato su un barcone. Ricorda la tessera hospitalis dei romani: un pegno concreto di ospitalità. «Se le parole volano, i simboli rimangono». Leonardo è furioso per lo scandalo del falso Brunello. Racconta la favola del ragno che si installa in un grappolo e finisce pigiato insieme all’uva. «Chi gabbia finisce con l’essere gabbato». Garibaldi recita Brecht a memoria: «Impara, bambino a scuola… il sapere è sempre stato un motore dell’economia». Fellini: «Un buon vino è come un buon film: dura un istante, ti lascia in bocca un sapore di gloria, è nuovo a ogni sorso».
Poi i contemporanei. Veronesi: «Meno mangio, più vivo». Dioguardi, l’ottantottenne epatologo, sintetizza tutto in una parola: misura. Andreoli smonta lo «sballo» giovanile: i ragazzi non bevono per gusto, ma per perdere il contatto con la realtà. Olmi: «Ci salverà la civiltà della vigna».
Parlano tutti di misura, rispetto, lentezza, ospitalità, futuro comune. Ne esce un libro strano, ibrido, bellissimo, che si legge come si beve un buon vino: a piccoli sorsi, con attenzione.
E c’è una verità, tra le tante, che l’Italia farebbe bene a riscoprire: la parola greca diaita, da cui «dieta», non significa rinuncia, ma modo di vivere. Poco stress, cibo variato, un bicchiere di vino. E la vecchiaia tornerà adolescente.
Giannella non inventa: ascolta. Intervista chi non c’è più e chi c’è. E da ogni dialogo affiora una lezione di misura. In un’epoca di spread, tassi, guerre commerciali e cinismo diffuso, l’entusiasmo non è un difetto: è una scelta, forse persino una virtù. Fermarsi a immaginare un dialogo con un filosofo greco o a raccogliere la lezione di chi crede che un vino buono sia anche un atto di cultura è già una forma di resistenza gentile.
Al di là del bere e del mare non è un manuale di enologia. È un manuale di resistenza gentile. Da regalare a chi fa politica, a chi fa impresa, a chi fa scuola. E a chiunque abbia ancora sete di un’economia della conoscenza che non separi il profitto dalla felicità. Perché, come insegna Leonardo, «molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano vini buoni». Ma la vera felicità, ci sussurra Giannella, è imparare a condividerla.

