Il testamento ritrovato di un’eredità Rothschild. Favoriva la regina del Regno delle Due Sicilia, Maria Sofia? Chi ha incamerato tutti quei beni? Un giallo, ci rivela la scopritrice, che potrebbe riscrivere pagine di storia dell’Italia meridionale

testo di Maria Paola Porcelli* per Giannella Channel

Il Corriere del Mezzogiorno ha reso pubblica, martedì 7 aprile, una pagina di storia rimasta sconosciuta da 132 anni: il ritrovamento del testamento del banchiere Rotschild amico di Francesco II di Borbone e, titolo, Rothschild: niente beni agli eredi di Franceschiello.
L’autrice della sorprendente scoperta è una giornalista, Maria Paola Porcelli, studiosa della storia dell’Italia meridionale, collaboratrice abituale del nostro blog. Abbiamo chiesto a Maria Paola un intervento chiarificatore sulla importanza della sua scoperta. (S.G.)

Considerato il decesso di Sua Maestà il Re Francesco II, già Sovrano del Regno delle Due Sicilie, che mi ha personalmente onorato della sua raffinata ed amabile amicizia, tutto ciò che ho potuto disporre in suo favore nei miei testamenti e codicilli dichiaro che sia nullo e senza effetti di legge né potrà esser preteso dai membri anziani della sua famiglia. Il presente codicillo scritto interamente di mia mano…”.

Parigi, 31 dicembre 1894

Il breve passaggio che potrebbe riscrivere pagine di storia dell’Italia meridionale, delle grandi monarchie e dei poteri che le hanno controllate a fine Ottocento affiora oggi tra le pagine di un atto autenticato da un notaio parigino, custodito presso gli Archivi di Stato francesi.

Il documento è tra le ultime volontà del barone Adolphe Charles de Rothschild (ritratto qui in basso) ultimo rappresentante del ramo napoletano della grande famiglia di banchieri originaria di Francoforte. Ultime volontà che ho voluto conoscere, occupandomi di questo argomento: Adolphe muore nel febbraio del 1900 a Parigi nel suo elegante palazzo al numero 47 di Rue de Monceau costruito ai margini dell’omonimo, splendido parco dell’ottavo arrondissement.

Adolphe Charles de Rotschild (Napoli, 1823 - Parigi, 1900). Diresse la filiale della Casa Rotschild di Napoli e rimase legato per la vita alla famiglia reale dei Borbone.
(Credit: Ritratto di Moritz Daniel Oppenheim, 1851, collezione privata)

Sembra che mai sia stata data notizia di questo specifico passaggio ben impresso invece nei suoi testamenti autenticati; passaggio affatto irrilevante per costruire con i documenti e non con mitologie il quadro delle relazioni non solo economiche ma anche familiari Rothschild e Borbone- Due Sicilie.

Perché mai Adolphe, che non ebbe figli, quando capì di essere ai suoi ultimi giorni, sentì il bisogno di esprimere anche questa sua ultima volontà? Perché mai volle chiarire che i beni che in vita aveva voluto donare a Francesco II non sarebbero dovuti confluire nei beni della famiglia Borbone? Perché se ne preoccupa se non per proteggere la moglie di Francesco, l’ultima regina consorte del Regno di Napoli, Maria Sofia, già ormai priva di mezzi?

Francesco II di Bordone (1836-1894) e la moglie Maria Sofia di Baviera (1841-1925)- (credit: Civica Raccolta delle Stampe Bertarelli, Milano). Francesco fu l’ultimo re del Regno delle Due Sicilie, dal 22 maggio 1859 al 13 febbraio 1861. Salito al trono giovane, il suo regno fu segnato dall’invasione garibaldina e piemontese, terminata con l’assedio di Gaeta.

Centinaia di pagine di disposizioni testamentarie che raccontano della ricchezza immensa del barone Adolphe Charles: opere d’arte straordinarie donate da questo finissimo collezionista anche al museo del Louvre. Ricchezza immensa, la sua, almeno quanto la generosità di quest’uomo il cui profilo appare oscurato dalla storia ufficiale.

Le pagine del testamento di Adolphe Charles de Rotschild nelle quali si preoccupa dei beni donati agli ultimi re di Napoli Borboni-Due Sicilie.

Ma questi erano capitoli già noti. Quello che non sembra affatto fosse noto è proprio la preoccupazione spiegata dal Rothschild in quel passaggio del suo testamento. Racconta di un flusso di aiuti economici e di attenzioni rivolte a Francesco II e poi anche solo a sua moglie, Maria Sofia Wittelsbach, duchessa in Baviera (sorella della più nota imperatrice Elisabetta “Sissi” d’Austria e cugina del re Ludovico II di Baviera). 

Maria Sofia di Baviera, ultima regina consorte del Regno delle Due Sicilie, in un ritratto fotografico di Alphonse Bernoud (1860). “L’Aquiletta bavara” (come la definiva Gabriele D’Annunzio) era la sorella della più nota Elisabetta “Sissi”, imperatrice d’Austria.

Un’attenzione particolare già nata a Napoli durante la breve esperienza di quegli ultimi re e che prosegue anche quando i rami principali dei Rothschild rifiutano di finanziare ancora quel regno che non c’è più, che non interessa più: Adolphe verrà espulso e liquidato dalla sua stessa famiglia nel 1863, caso rarissimo nell’elefantiaca “monarchia” di origine cinquecentesca di banchieri tedeschi, ancora esistente.

Quel flusso di sostegni però Adolphe continua a farlo scorrere e sostenerlo nonostante il dissenso della sua casa madre, dopo e ben oltre l’esilio romano di Francesco e Maria Sofia che avevano capitolato dopo l’assedio di Gaeta del febbraio del 1861.

Adolphe conosceva i tentativi di destituire Francesco dal governo, le avversità che la coppia aveva dovuto affrontare. Tra tutte, la prova più grave nel marzo del 1870, durante l’esilio romano nel loro Palazzo Farnese con la morte della loro figlioletta neonata di appena tre mesi: Maria Cristina Pia. La piccola si ammalò a causa dei metodi almeno assai spartani che la governante inglese assunta su consiglio di qualche Rothschild le usava.

Si erano incontrati per la prima volta a Bari, nel febbraio del 1859, Francesco, figlio di Ferdinando II di Borbone, e Maria Sofia.

Nacque tra loro e Adolphe de Rothschild un legame che superò gli ostacoli della storia e della morte; di cui ora, grazie a questi documenti, si possono conoscere dettagli inediti o sottovalutati e rispondere a domande che affiorano facili. Ma allora, quest’eredità, questi beni che Adolphe Rothschild dichiara nei suoi testamenti di aver intestato e donato in vita a Francesco II, alla sua morte dove finiscono? Saranno i pochi su cui ancora potrà contare Maria Sofia alla scomparsa del marito?

Oppure, considerato anche che all’offerta da parte del neonato governo italiano di restituirgli tutti i beni Borbone- Due Sicilie a fronte però della rinuncia a ogni diritto o pretesa sull’ormai ex Regno-Francesco rispose «Il mio onore non è in vendita», dobbiamo pensare che anche questi siano confluiti, con la confisca, nel patrimonio del nuovo Regno d’Italia?  Di certo si aprono nuovi interessanti scenari e nuove ipotesi di ricerca che proiettano nuove luci su personalità talvolta messe in ombra dalla storia ufficiale. []

*Maria Paola Porcelli (Bari, 1962), giornalista free lance per il Corriere del Mezzogiorno. Ha firmato interviste, inchieste e servizi per diverse testate pugliesi e nazionali. Per i libretti di sala della Fondazione lirico sinfonica Petruzzelli e teatri di Bari ha pubblicato sinossi e interviste a direttori d’orchestra, registi e scenografi. Suo il recente libro Au milieu du théâtre: “A quell’amor ch’è palpito” – Du roman-feuilleton à l’Opéra global (edito in Francia da L’Harmattan

Francesco II di Borbone ritratto da Camillo Guerra, 1859.

Ultimo re, futuro santo

Queste le righe che Matilde Serao (la prima italiana ad aver fondato e diretto un quotidiano) volle scrivere il 29 dicembre del 1894, cioè due giorni dopo la morte ad Arco di Trento di Francesco II, ultimo re Borbone- Due Sicilie, su Il Mattino, quotidiano che la Serao aveva varato con il marito Edoardo Scarfoglio a Napoli due anni prima:

«Giammai principe sopportò le avversità della fortuna con la fermezza silenziosa e la dignità di Francesco II. Colui che era stato o parso debole sul trono, travolto dal destino, dalla ineluttabile fatalità, colui che era stato schernito come un incosciente ha lasciato che tutti i dolori umani penetrassero in lui, senza respingerli, senza lamentarsi.

Detronizzato, impoverito, restato senza patria egli ha piegato la testa sotto la bufera e la sua rassegnazione ha assunto un carattere di muto eroismo. Galantuomo come uomo e gentiluomo come principe, ecco il ritratto di Francesco di Borbone».

Francesco II è diventato Servo di Dio il 16 dicembre del 2020 con l’apertura al processo di canonizzazione approvato dai Vescovi campani, presente il Cardinale Sepe (fonte: Ansa.it). Il processo è un percorso canonico della Chiesa cattolica che porta alla proclamazione ufficiale della santità di una persona, riconoscendola come degna di culto universale e imitazione. []

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