In un’opera del 1955 (La sua signora) Leo Longanesi, che era un imprevedibile, originale scrittore oltre che un sagace editore, scrisse un aforisma permeato di fine ironia, ahimè tuttora valido e attuale: gli italiani preferiscono le inaugurazioni alle manutenzioni.

L’Italia è un Paese a economia avanzata che, nonostante i ricorrenti crolli di ponti e di edifici scolastici con la conseguenza tragica di perdite di vite umane, trascura la manutenzione dei beni pubblici o sociali.
Nessuno demonizza il nuovo purché sia utile e non abbia controindicazioni escludenti come sarebbe, ad esempio, la proposta di costruzione di una centrale idroelettrica in un centro storico (a Bassano del Grappa in sfregio al fiume Brenta).

È sempre più calzante, in proposito, la storiella che raccontava un eccelso giurista e celebre uomo politico toscano del secolo scorso, Piero Calamandrei, quale emblematica metafora dell’indifferenza italica verso l’interesse pubblico e i beni della comunità: ossia l’apologo di quei due amici che si avventurarono in una gita in barca benché il mare non fosse in bonaccia. Uno dei due si pose al timone e l’altro (Beppe si chiamava) si addormentò sull’impiantito della barca. Giunti al largo, il vento e le onde aumentarono pericolosamente e quello dei due amici al timone, preso dal panico, chiese aiuto gridando:

Beppe, Beppe, qui si va a fondo, che si fa? Dammi una mano!

E Beppe, seccato con l’amico perché aveva interrotto il suo sereno riposo, ancora assonnato rispose:

Che m’importa! La barca non è mica mia!

Ecco, anche gli italiani oggi non conservano i beni che pure a loro appartengono non individualmente ma come componenti di una comunità associata.
L’omissione sistematica di interventi di manutenzione, adeguati e periodici, della res publica è una costante che caratterizza negativamente gli italiani i quali lasciano affondare la barca ossia la casa comune.

Anche la perdita di vite umane per i crolli di ponti e di edifici scolastici, per lo più di vecchissima costruzione, che pur turba emotivamente gli italiani nel momento in cui accadono le sciagure, non serve a ricordare nel tempo e ad adottare comportamenti razionali di normale prevenzione. Eppure l’Unione Europea ha approvato da tempo, e l’Italia abbracciato, il principio di precauzione che fa parte del nostro ordinamento giuridico ed è un fattore decisivo per pubblici amministratori e per magistrati anche nel dubbio sugli effetti pregiudizievoli che una nuova opera può cagionare.

La mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria di beni pubblici è una conseguenza di questo oblìo, di questo sonno della memoria: a Genova, per la caduta del ponte, sono morte 42 persone! Ma la vita umana vale ancora per gli italiani e ne è prioritaria la salvaguardia più rigorosa?

Recentemente un gruppo di cittadini ha inviato al Governo italiano, informandone anche le principali istituzioni europee, la proposta di un piano pluriennale di manutenzione dei beni pubblici (ponti, strade, edifici scolastici e acquedotti) nonché dei beni ambientali e culturali, da inserire nel cosiddetto Recovery plan. Per la verità, la proposta non è caduta nel vuoto, ma in una bozza del piano, attribuita al Governo italiano, compare una voce dedicata alla manutenzione soltanto di ponti e strade per complessivi 4 miliardi di euro.

Una prima osservazione propositiva induce a valutare inadeguata una previsione di spesa così esigua per ponti e strade.

La seconda riflessione, che scaturisce da questa bozza governativa, riguarda la mancanza di edifici scolastici e di acquedotti (a meno che nella voce “risorse idriche” non si intendano anche gli impianti acquedottistici nel loro complesso) che, in alcune parti del territorio nazionale, si avvalgono ancora, per l’adduzione dell’acqua finalizzata a usi potabili e igienici, di collettori in cemento-amianto, che è cancerogeno sia per inalazione che per ingerimento di cibi e bevande.

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¹ Gianluigi Ceruti (foto: in apertura, illustrazione Global Legal Chronicle), avvocato polesano, con studio a Rovigo, è tra i maggiori esperti di diritto ambientale e un veterano degli ambientalisti italiani. Ha 83 anni, 54 dei quali spesi nella pratica forense e molti di più nelle campagne ambientaliste. Già vicepresidente di Italia Nostra e deputato dei Verdi, è il padre della legge sui parchi, sulla dismissione dell’amianto, sulla difesa del suolo, sulla protezione delle specie animali e vegetali, sul finanziamento per il recupero delle Ville Venete auspicato dal pioniere dell’ambientalismo Giuseppe “Bepi” Mazzotti. La sua proposta è stata firmata da oltre 200 studiosi, ambientalisti, magistrati e giornalisti tra i quali chi cura questo blog, Salvatore Giannella. Ha appena pubblicato “L’avevamo detto” (edito da Agorà Factory), sul cambiamento climatico e le soluzioni più urgenti per l’ambiente. La prefazione è di Salvatore Giannella.
La copertina di "L'avevamo detto...", di Gianluigi Ceruti

L’avevamo detto…, di Gianluigi Ceruti, Agorà Factory edizioni.

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