SVAGATA DANIELA, MILLE GRAZIE,
PER AVER RACCONTATO LA CUCINA ROMAGNOLA
IN TUTTE LE LINGUE
DEL MONDO
testo di Salvatore Giannella
Dalle 10.44 ora italiana di mercoledì 10 dicembre 2025 la cucina italiana è patrimonio culturale immateriale dell’umanità perché, si legge nella motivazione ufficiale, è «un modo per prendersi cura di sé stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali». Siamo i primi al mondo a ottenere questo riconoscimento da parte del Comitato intergovernativo dell’Unesco (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) riunito a New Delhi, in India. E’ una svolta storica: finora l’Unesco aveva riconosciuto singole specialità e pratiche gastronomiche (dal pasto gastronomico francese alla cucina messicana del Michoacàn, dal washoku giapponese al kimchi coreano fino al borscht ucraino) e, per rimanere in Italia, insieme alla dieta mediterranea, all’arte dei pizzaioli napoletani, alla cerca e cavatura del tartufo, alla viticoltura ad alberello di Pantelleria e ai paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato. Il riconoscimento alla nostra “cucina degli affetti” che arriva dall’India mette in lista tutto l’insieme, la cucina italiana nel suo complesso, con le sue molteplici varianti regionali e familiari.
In questa giornata particolare in cui gli italiani gioiscono per questo primato mondiale scaturito da un dossier scientifico curato dal giurista Pier Luigi Petrillo con il coordinamento dello storico dell’alimentazione Massimo Montanari, a me piace ricordare una donna italiana non comune che ai valori della cucina romagnola e oltre ha dato un’eco planetaria con piccoli libri dai grandi orizzonti (perché multilingue): in occasione dei miei viaggi all’estero, amo portarli con me e farne dono. La romagnola che ha voluto ingolosire il mondo è Daniela Martelli Vicini (Cesena, 1953) già insegnante nelle scuole materne per oltre vent’anni, madre di tre figli, impegnata ad assistere il marito medico, Claudio, nella sua intensa attività.
Il motivo di questo ringraziamento speciale (Svàgata Daniela, svàgata vuol dire mille grazie in lingua indiana) è dovuto al fatto che lei, Daniela, ha creduto da sempre nell’efficacia della divulgazione della cucina romagnola in tante lingue del mondo. Cito dalla copertina: oltre che in italiano, ricette in dialetto romagnolo, inglese, spagnolo, tedesco, francese, cinese, giapponese, russo e arabo.
I suoi due libri di ricette, Mi piace mangiare e Stuzzicando l’appetito in ogni lingua (più volte ristampati, editi entrambi dalla casa editrice della vulcanica Marisa Zattini, Il Vicolo di Cesena, già raccontata ai lettori di questo blog: https://www.giannellachannel.info/v-come-vicolo-di-cesena-se-lo-stampatore-degli-artisti-si-siede-a-tavola/) hanno la caratteristica di essere ricchi di ricette facili, veloci da realizzare ed equilibrate nei sapori, con il ricorso privilegiato a cibi tipicamente mediterranei che sono passati di moda perché ritenuti troppo ‘poveri’ ed erroneamente sostituiti con altri possibilmente esotici e costosi.
Un modo di accogliere, oltre a un pubblico più ampio e dilatato nell’orizzonte geografico, anche tutti quegli uomini (e sono tanti: 3,7 milioni di italiani, a fronte di 4,7 milioni di donne) che vivono da single o che hanno l’hobby della cucina e che, talvolta, si sostituiscono alle donne davanti ai fornelli, un po’ per divertimento e un po’ per difendersi dalla noia di un menu estremamente noioso e ripetitivo.
Dice Daniela: “Mi piace mangiare, mi piace ospitare a casa gli amici e comunque deliziare le persone che invito con piatti genuini, semplici e facili. Non amo trascorrere tanto tempo in cucina anche perché da sempre sono abituata ad avere e a crearmi svariati impegni: tre figli, una casa grande in campagna, molti animali e un marito meraviglioso ma poco presente, non per sua scelta ma per necessità relative al suo lavoro di medico operativo in Romagna ma anche sullo scenario internazionale; così, nel tempo, ho sempre cercato di catturare la mia famiglia e gli amici della mia famiglia, specie i medici di ogni parte del mondo che vengono a contatto con Claudio, servendo piatti veloci, romagnoli e non solo, come tipo di preparazione, ma di grande effetto. Aiutata dalle mie amiche Ariella, molto brava in cucina, e Alison, madrelingua inglese; e da mio fratello Loris, che ritocca le ricette con lampi poetici”.
Bene, dopo le feste per una giornata storica per la cucina italiana, ricordiamo che ora bisogna continuare a meritarsi questo primato. Perché, in base alla Convenzione Unesco del 2003, l’Italia dovrà inventariare e proteggere questa pratica culturale insieme alle comunità che la tengono viva: famiglie, cuochi, produttori, associazioni, divulgatori, editori. Vuol dire sostenere ricerca, educazione alimentare, progetti nelle scuole, musei del gusto, archivi della memoria culinaria. Vuol dire, ogni sei anni, presentare un rapporto all’Unesco su come stiamo trasmettendo questa eredità alle generazioni future.
Le copertine dei due libri di Daniela Martelli Vicini, introdotti da Gianfranco Bolognesi. pubblicati dalla casa editrice Il Vicolo di Cesena. Per acquistarli, contribuendo alla ricerca e cura sui fronti dell’oncologia e dell’autismo, contattare la casa editrice (tel. 0547.21386; mail: arte@ilvicolo.com.; web: www.ilvicolo.com) o servirsi di Amazon e delle librerie collegate di Internet.
A PROPOSITO
Così Daniela racconta la piadina,
simbolo della cucina romagnola
Una volta che è impastata arriva proprio il più bello. Bisogna tirarla sottile e rotonda a colpi di mattarello. Per cuocerla ci vorrebbe la teglia, non di ferro, di terracotta un impasto di argilla e acqua, proprio come il fango, E se per caso crepa, non preoccupatevi…
Una bella sprangatina ed è ancora pronta da riadoperare. E per fare il fuoco ci vorrebbero i legnetti secchi delle viti e allora sì che ci siamo, che è festa sotto i denti…
Con la pancetta calda, il salame o col prosciutto con la spalla o con il formaggio, piace un po’ a tutti. Ed è diventata un po’ l’emblema della Romagna, guardate tutti quelli che arrivano in questa terra come la mangiano. Poi sarà perché richiede un buon bicchiere di vino rosso, piace proprio a tutti, non solo ai forestieri.
Il nostro Sangiovese è buono, è un vino che fa cantare. Ci vuole un po’ di allegria per far festa a questo mangiare. []