Louis Pasteur, il bambino che voleva fare il pittore. Invece è passato alla storia come inventore dei vaccini

QUANDO I GRANDI ERANO PICCOLI (16)

testo di Luca Novelli* per Giannella Channel

Louis Pasteur, il bambino che voleva fare il pittore. Invece è passato alla storia come inventore dei vaccini

QUANDO I GRANDI ERANO PICCOLI (16)

testo di Luca Novelli* per Giannella Channel

Quest’anno a dicembre Louis Pasteur compie 200 anni. Forse nell’ultimo biennio gli sono fischiate le orecchie. La sua maggiore scoperta è stata sulla bocca di tutti, perché i “vaccini”, come li intendiamo oggi, li ha inventati lui. Il dottor Edward Jenner aveva scoperto che chi si infettava della forma benigna di vaiolo che colpiva le mucche (vaccine) diventava immune alla forma virulenta di vaiolo che uccideva o lasciava sulla pelle segni orribili. Operò la sua prima “inoculazione di pus vaccino” nel 1796 su James Phipps, figlio del suo giardiniere. Dopo di lui la “vaccina” contro il vaiolo fu iniettata con successo a centinaia di migliaia di persone in Europa, in America e nel mondo. Napoleone ne fu promotore e la rese obbligatoria tra i suoi soldati, compreso il papà di Louis. Quasi novant’anni dopo la prima inoculazione fatta da Jenner, Louis Pasteur, nel 1885, inietta una forma attenuata del virus della Rabbia nel braccio del piccolo Joseph Meister. Qui le vaccine non c’entrano per nulla. Pasteur ha collegato i microbi alle infezioni e trovato il modo per immunizzare non solo dalla Rabbia ma da tutte le malattie infettive, inoculando forme attenuate dell’agente patogeno. Deciderà di chiamare questa pratica “vaccinazione” in onore di Jenner. La comunità scientifica accetterà con favore la sua proposta, dando inizio così a un nuovo capitolo della Storia della Medicina.

Joseph Meister, il primo “vaccinato” da Louis Pasteur. In apertura: Louis Pasteur in un celebre dipinto di Albert Edelfelt del 1885, e in un disegno di Luca Novelli (2022).

Figlio di un veterano

Louis nasce il 27 dicembre 1822 a Dole, nello Jura francese, non lontano dal confine con la Svizzera. La casa dei Pasteur si affaccia lungo la strada che corre lungo il Canale dei Tintori. Al piano terra c’è il laboratorio del padre di Louis, titolare di una conceria. Si chiama Jean-Joseph Pasteur ed è un veterano dell’esercito di Napoleone, insignito della Legion d’Onore dall’Imperatore in persona.
 
Il piccolo Louis è spesso al piano inferiore tra i garzoni e gli odori dei tannini usati per conciare le pelli. Il suo primo contatto con la chimica avviene qui ma suo padre ha già grandi progetti per lui, lontani dall’attività di famiglia. Papà Pasteur in guerra ne ha viste di tutti colori e ora vuole una vita tranquilla e un futuro sereno. Si immagina un figlio professore, magari nel liceo della vicina Arbois.
 
Louis ha tre sorelle, una più grande, due più piccole. Mamma Jeanne-Etiennette aveva avuto un altro figlio maschio, ma è morto a un anno di età. Si muore spesso da piccoli, nel secolo di Pasteur, per malattie infettive e parassitarie. Non c’è da stupirsi: non ci si lava spesso, soprattutto nelle città, dove l’acqua corrente non è a disposizione di tutti e mancano le fognature. L’igiene è teorizzata da pochi e praticata pochissimo.

Papà Jean-Joseph Pasteur, ritratto dal figlio Louis.

Una casa nella natura

Forse anche per questo papà Pasteur (che sa come va il mondo) trasferisce la residenza della sua famiglia nella più salubre Arbois, a metà strada tra le più grandi Dole e Besançon, dove continua a gestire i suoi affari. La casa è accanto a un torrente, sempre limpido e pulito. È abitato dalle trote che hanno reso famoso questo borgo, le “trote al bleu”, ottime con i vini del posto. Al piccolo Louis piace pescarle, qui e nel fiume più a valle. La pesca è il suo passatempo preferito. Gli piace l’attesa dell’attimo fuggente, la mente libera e i nervi pronti a scattare, quando il pesce ha toccato l’amo. Gli piace anche disegnare.
 
Sogna di fare l’artista da grande. Alla scuola di Arbois i voti migliori sono in disegno. Intorno ci sono boschi e vigneti e la vita che segue i ritmi pacifici della campagna. Ma c’è un ricordo terribile che Louis condivide con i suoi coetanei: l’arrivo nel borgo di un lupo con la bava alla bocca. Ha la Rabbia. Morde diverse persone prima d’essere abbattuto. Le ferite saranno cauterizzate ma nessuno dei morsicati sopravvivrà. Paura e il terrore rimarranno nell’aria per molto tempo.

Mamma Jeanne-Etiennette Pasteur, ritratta dal figlio Louis.

I discorsi degli adulti

Papà Pasteur la domenica mattina porta a messa la famiglia, sfoggiando il nastro della Legion d’Onore. Non frequenta il caffè del paese. Ha pochi amici che spesso la sera si ritrovano a casa sua attorno al caminetto. Sono i notabili di Arbois: il dottor Dumont, ex medico militare, padre Bousson, benedettino, e il signor Romanet, direttore del Collegio di Arbois, che frequenta anche Louis. Talvolta si aggiunge il capitano Barbier, ufficiale della guardia municipale di Parigi, che li aggiorna sulle ultime novità della capitale.
 
Il piccolo Louis ascolta. È un buon ascoltatore. Li sente parlare della Seconda Rivoluzione Francese. Del re Luigi Filippo I, detto Filippo Egalité o Luigi Pera, per la forma della sua testa e per una famosa serie di disegni satirici pubblicati dai giornali. Piacciono tantissimo a anche Louis.

Luigi Filippo I di Francia, detto Filippo Pera, caricatura di Charles Philippon, 1831.

Ma da Parigi arriva anche una pessima notizia: il Colera infuria in città. Ha portato morte e disordine. Farmacie e ospedali sono saccheggiati. Il capitano Barbier dice che non c’è rimedio. Il Colera colpisce tutti, in particolare i più miserabili. Il dottor Dumont sostiene che si diffonde con l’acqua inquinata e i rifiuti che ammorbano l’aria. Nelle strade si trova di tutto, da montagne di letame di cavallo ai resti delle macellazioni, con mosche dappertutto. Il contagio uccide più di ventimila persone solo a Parigi e sta dilagando in tutta la Francia. Per fortuna il dipartimento dello Jura non è toccato. Louis è contento di vivere ad Arbois dove l’aria profuma di foresta e l’acqua è sempre pulita.

Parigi non vale una scuola

Alle scuole di Arbois Louis non ha mai avuto problemi. Non è mai stato primo della classe, ma se l’è sempre cavata. Papà Pasteur vorrebbe il meglio. Così accoglie il suggerimento del capitano Barbier e lo iscrive a un collegio di Parigi. Lo carica su una diligenza e lo spedisce alla capitale. Per Louis è un trauma. Parigi lo spaventa con i suoi palazzi splendidi accanto a quartieri fatiscenti. Il collegio poi, è un incubo: orari militari, camerate immense e compagni di classe cittadini con la puzza sotto il naso. Scrive a suo padre che non ce la fa e lo prega di venirlo a prendere.
 
Papà Pasteur abbozza. Louis si iscriverà al liceo nella vicina Besançon e non a 400 chilometri da casa, dal suo torrente, dai suoi boschi e dalle sue amate sorelle. Si troverà così bene che diventerà assistente dei professori. La pittura e il disegno diventeranno solo un passatempo, al pari della pesca. La ribellione al collegio di Parigi è l’unico episodio di insofferenza della sua infanzia. Poi sarà sempre ben integrato nella società, nelle Università e nelle Istituzioni, fin troppo secondo i suoi detrattori. Così sorprende la varietà di innovazioni rivoluzionarie che ha introdotto nel corso della sua vita: la scoperta delle proprietà ottiche degli isomeri, la correlazione tra microbi e malattie del vino e della birra, la pastorizzazione, la vittoria sulle malattie dei bachi seta, il colpo di grazia alla Generazione Spontanea, la asepsi negli ospedali e del campo operatorio, l’immunizzazione e così via.

Copertina di Pasteur e il virus assassino, Editoriale Scienza, Lampi di Genio, marzo 2022.

Eppure qualcosa sempre lo faceva scattare al momento opportuno. Come quando le trote beccavano l’esca, Louis istintivamente faceva la scelta giusta. Quando torna a Parigi nel 1842, Louis è un ragazzo di bell’aspetto dall’aria benestante. La capitale offre mille tentazioni per un giovanotto della sua età. I caffè sono pieni di estroversi rivoluzionari e giovani bohémien. Ma Louis pensa solo a studiare. Entra ed esce dalla Scuola Normale Superiore col massimo dei voti. Due anni dopo la laurea già insegna chimica all’Università di Strasburgo. E qui finalmente s’innamora, di Marie Lauren, figlia del Magnifico Rettore al quale scrive una lunga lettera per chiederne la mano. La cosa curiosa è che Marie Lauren non ne sapeva niente, solo dopo la richiesta conoscerà Louis. Lo sposerà e (microbi permettendo) vivranno felici e contenti. Nell’Ottocento Pasteur sapeva che si faceva così.

bussola-punto-fine-articolo

Luca Novelli (Milano, 1947) è un popolare scrittore, disegnatore e giornalista, autore di una lunga serie di libri di scienze per ragazzi tradotti in 22 lingue. Tra i più popolari della serie Lampi di Genio anche Newton e la formula dell’antigravità e Ippocrate medico in prima linea dedicato agli amici medici. Questi titoli sono anche trasmissioni televisive fruibili sul portale di RaiScuola. Web: lucanovelli.info.

Einstein e la bussola che mise in moto la sua curiosità infinita

Come ha fatto il piccolo Leonardo da Vinci, nato in una casa di contadini grande come un pollaio, a diventare il più grande cervellone del Rinascimento? Cosa ha visto a Gambettola nella casa oggi cadente dei nonni Luigi e Francesca (link), dove trascorse le estati più...

Leonardo, bambino e genio “lussureggiante”

  Cosa leggevano, come giocavano, cosa facevano i Grandi quando erano piccoli? L’infanzia dei Grandi intriga. Ecco perché ci interessano le loro avventure e disavventure, scolastiche e familiari. Ecco perché piacciono ai ragazzi: fanno sperare di andar lontano....

Konrad Lorenz e l’imprinting delle oche: che tipo, quel ragazzino austriaco!

  Per imprinting intendiamo "impressione”, ovvero l'impronta che un cucciolo o un bambino riceve nella prima infanzia dalla famiglia e dall’ambiente circostante. È stato Konrad Lorenz a usare per primo questa definizione. Lorenz è considerato il padre...

Amarcord l’infanzia tra i burattini di Federico, il regista Fellini

La nostra serie dedicata ai momenti chiave dell’infanzia dei Grandi, dopo Albert Einstein, Leonardo da Vinci e Konrad Lorenz si arricchisce con un prezioso contributo di Gianfranco Angelucci, scrittore e sceneggiatore che i lettori di Giannella Channel hanno...

Picasso bambino, geniale e dislessico. Dopo mamma e papà, pronunciò “lapis”

  Non tutti i Grandi nascono geni, anzi, i genitori con figli lenti...

Enzo Ferrari, il ragazzino rampante

Enzo ha 10 anni e insieme a suo fratello Dino è a Bologna. È eccitato e felice. Papà Alfredo li ha portati ad assistere alla...

Charles Darwin, l’importanza di avere un super-nonno

La nostra serie dedicata ai momenti chiave dell’infanzia dei Grandi, dopo Albert Einstein, Leonardo da Vinci, Konrad Lorenz, Federico Fellini, Picasso ed Enzo Ferrari si arricchisce con un prezioso, nuovo contributo di Luca Novelli, felice divulgatore che i lettori di...

Nikola Tesla, ovvero niente di meglio di una mamma maga

  Dobbiamo a Nikola Tesla molte delle cose che usiamo ogni giorno: dalla corrente alternata ai motori elettrici, dalle trasmissioni radio al telecomando del nostro televisore. Persino il radar e l’aeroplano a decollo verticale sono farina del suo sacco. Aveva...

Guglielmo Marconi, genietto a Pontecchio nato con le antenne

  Il papà della radio e delle telecomunicazioni, appena nato, aveva le orecchie fuori misura, abbastanza da stupire i famigliari in visita alla madre, Annie, irlandese trapiantata sull’Appennino bolognese. La quale, profeticamente, replicava: “Il mio Guglielmo...

Il giovane Hawking tutto universo, casa e famiglia

  Nomen omen, dicevano i latini: il nome contiene un presagio. E nel nome di...