Vacanze 2022: il mondo guarda a Torre Guaceto, riserva naturale in Puglia dove ci si prende cura di ambiente, turisti (e tartarughe in difficoltà)

I CENTO TURISMI

introduzione di Salvatore Giannella – testo e foto di Vittorio Giannella¹

Vacanze 2022: il mondo guarda a Torre Guaceto, riserva naturale in Puglia dove ci si prende cura di ambiente, turisti (e tartarughe in difficoltà)

I CENTO TURISMI

introduzione di Salvatore Giannella - testo e foto di Vittorio Giannella¹

Sono alluvionato da suggerimenti via mail per vacanze sostenibili nel 2022 in posti da sogno in Italia e nel mondo, immersi nella natura e con spunti su cosa fare e vedere nei dintorni. Per venir fuori da uno spaesamento e segnare sull’agenda un solo nome, ho chiesto a chi mi è molto vicino (il fotoreporter di viaggi e turismi Vittorio Giannella: il cognome tradisce, sì, è il mio fratello vagabondo) una sua indicazione motivata. E la sua risposta, poco esotica e molto familiare, basata su una recente esplorazione diretta, non mancherà di sorprendere anche voi: Vittorio suggerisce di mettere sul navigatore la scritta RISERVA NATURALE DI TORRE GUACETO, BRINDISI). Nel suo testo e nelle foto che lo accompagnano, qui di seguito, spiega le principali ragioni della sua scelta. Per il modello di pesca sostenibile ideato in questo angolo di Puglia seducente, in cima alle classifiche di prestigiose riviste di viaggi, che fa bene al mare e ai pescatori; per il rilancio in chiave bio di vecchi vitigni, dell’olio d’olivo extravergine e dell’autoctono pomodoro Fiaschetto, presidio Slow Food; e, non ultimo, per i prestigiosi riconoscimenti assegnati al Consorzio di Gestione di questa Riserva naturale dello Stato, diventato un “laboratorio di buone pratiche” nel quale sperimentare progetti innovativi che richiamano a Torre Guaceto studiosi da ogni parte del mondo. (S.Gian.)

La torre che caratterizza questo tratto di costa adriatica a 17 km a nord di Brindisi.

“Il nostro obiettivo è riconoscere quelle aree marine protette che forniscono risultati reali per la conservazione della vita marina e ispirano il resto del mondo a lavorare per arrivare a proteggere il 30 per cento delle aree marine più importanti entro il 2030”: sono parole di uno scienziato ambientalista americano, Lance Morgan, presidente del Marine Conservation Institute con sede a Seattle.

Speriamo che il riconoscimento del Blue Park Awards 2019 a Torre Guaceto fornisca un brillante esempio di quanto di importante si possa fare per la conservazione marina per proteggere il mare per le generazioni a venire, e sia da esempio per gli altri.

Questa la motivazione del prestigioso premio assegnato a Torre Guaceto, unico in Italia, durante la conferenza sugli oceani di Oslo. Nata come oasi del WWF poi area marina e riserva naturale dello Stato, Torre Guaceto, a una manciata di chilometri a nord di Brindisi, in territorio di Carovigno, è un’area protetta speciale, che soddisfa gli elevati standard scientifici proposti e protegge il mare, non solo sulla carta, ma viene indicato come esempio, e ora fa parte delle poche aree marine protette in tutto il mondo.

La Riserva è un succedersi di ambienti diversi: la parte dei campi coltivati a oliveti, la zona umida delimitata dal mare da una lunga duna, e un canneto che cresce grazie a risorgive di acqua dolce, il tutto dominato da una torre saracena che da secoli sfida le frequenti mareggiate. Un ecosistema in perfetto equilibrio che permette la vita a molte specie animali terrestri e sottomarine. In Italia ci sono solo due parchi costituiti da una Riserva marina e una terrestre adiacenti l’una all’altra e gestita da un unico ente (il Consorzio è stato costituito nel 2000): Torre Guaceto è tra queste.

“Obiettivo: preservare i sistemi ecologici presenti, ripristinare i luoghi degradati e promuovere modelli di sviluppo territoriale sostenibili e interconnessioni legati all’attività dell’uomo, come i territori coltivati”, mi dice Rocky Malatesta, presidente da pochi mesi del Consorzio di gestione della Riserva (nella foto d’apertura con una tartaruga curata e pronta per riprendere il mare, Ndr), “e l’alleanza tra istituzioni, operatori turistici e associazioni farà da volano per l’avvio di un nuovo percorso per il turismo sostenibile, e l’intesa fra tutti gli attori del territorio, ci permetterà di fare un ulteriore salto di qualità”.

La costa della riserva di Torre Guaceto.

Ben 3.300 ettari tutelati lungo otto chilometri di costa salvati da speculazioni e pesca selvaggia, senza controllo. “Qui per anni i pescatori hanno utilizzato addirittura le bombe” mi ha confessato Cosimino De Biasi, pescatore da 40 anni di Torre S. Sabina, uno dei partecipanti al sistema di pesca sostenibile attuata dal parco, che fa parte della Cooperativa pescatori “Emma”, solo 7 autorizzati, a pescare nell’area marina. In particolare il Consorzio di gestione ha suddiviso la riserva marina in tre zone diverse, tra cui quella a protezione integrale dove è vietato l’accesso, l’approdo e la sosta a qualsiasi tipo di imbarcazione, la C dove è possibile la pesca ai pescherecci di Torre S. Sabina, una volta a settimana con reti in cotone a maglie larghe così da consentire a tartarughe e pesci piccoli di non rimanere impigliati.

“Grazie a questo sistema” spiega il direttore Alessandro Cicolella, “la fauna ittica ha avuto un incremento del 400% di resa nelle acque della zona protetta rispetto a quella esterna, un modello questo, che ha incuriosito studiosi della materia di tutto il mondo, alcuni venuti qui di persona per approfondire il metodo Torre Guaceto, e che ha convinto nel 2017 Slow Food ad assegnare lo status di presidio come modello di pesca sostenibile, ed è notizia recente (15/11/2021) che i pescatori della cooperativa hanno volontariamente sospeso l’attività per un mese per dar modo alle specie ittiche di restare tranquille nell’epoca degli accoppiamenti”.

La riserva naturale e area marina protetta di Torre Guaceto ha ottenuto nel 2016 la CETS (acronimo di Carta Europea del Turismo Sostenibile), prestigioso riconoscimento di Europarc Federation, che certifica i parchi diventati “laboratori di buone pratiche” dove si sperimentano progetti innovativi, e costituiscono un modello anche al di là di fuori del perimetro del territorio protetto. Negli ultimi decenni la Puglia ha valorizzato il proprio patrimonio naturalistico e artistico come nessun’altra regione in Europa ha saputo fare. Sarà per questo che francesi, scandinavi, inglesi e tedeschi l’hanno scoperta e hanno cominciato a frequentarla e poi, destino di molte delle nostre belle cose, a comprare meravigliose masserie e trulli. Positivo è che quando inglesi e nordici in genere amano tanto un luogo, subito lo sentono loro, vi si adattano e lo proteggono come fossero nati lì.

A Torre Guaceto i padroni di casa sono le migliaia di storni, aironi, folaghe e germani, ramarri e libellule, orchidee e tamerici oltre alle migliaia di ulivi secolari nei 260 ettari coltivati all’interno della riserva. E quando si trovano animali in difficoltà la Riserva di Torre Guaceto gestisce anche due strutture per aiutarli: il centro recupero tartarughe marine e quello per la fauna selvatica. Il buon esempio di gestione della riserva di Torre Guaceto, che incuriosisce altre realtà simili, porta un guadagno annuale nelle casse del Consorzio di Gestione, di circa 12 milioni di euro a fronte di 1 milione spesi. Insomma per gli ambientalisti è un esempio di salvaguardia da imitare in tutto, invece per gli appassionati di natura, uno spicchio di costa adriatica da esplorare fuori stagione con un binocolo e scarpe da trekking, estasiati davanti alle spettacolari acrobazie di migliaia di storni che hanno scelto il canneto della riserva come dormitorio dopo le scorribande giornaliere negli uliveti circostanti.

Ma per immergersi totalmente in questo piccolo paradiso faunistico bisogna affidarsi alle guide della cooperativa Thalassia, come Tonia che mi ha accompagnato facendomi conoscere i segreti della battigia e le loro esperienze emozionali, poesia, spettacoli teatrali all’alba, oltre che escursioni a piedi e bike trekking, tra il fitto canneto e la macchia mediterranea, a tu per tu con alzavole, fenicotteri e altre decine di specie faunistiche. Quando nel 2001 si formò il consorzio la coltivazione biologica non era presa in considerazione. Per questo l’ente in accordo con gli agricoltori ha assegnato un marchio e un sistema premiante per chi si converte al bio, con prodotti garantiti, tracciabili e che giustifica una remunerazione maggiore rispetto ai prezzi di mercato. In questo modo le vigne di Susumaniello, che regalano un vino intrigante, con nerbo ed eleganza, gli uliveti secolari e il pomodoro fiaschetto, varietà autoctona che stava per scomparire, ora presidio Slow Food, hanno alzato l’asticella del bio al 30%. “Un’ottima opportunità di guadagno” tiene a precisare Raffaele, che, con il fratello Donatello e papà Salvatore, coltivatore vecchio stampo, hanno deciso di passare all’agricoltura biologica: dall’olio d’oliva extravergine Pietra Santa, agli antichi grani, alle passate di pomodoro, con le prime soddisfazioni, visto che molte confezioni partono per l’Oriente e fanno bella mostra di sé sugli scaffali di raffinati negozi a Nagoya e Osaka in Giappone. In questo modo il sapere dei vecchi contadini incontra i metodi e le tecniche di coltivazione moderne, un legame indissolubile che raccontano una storia di cultura del proprio territorio.

Destagionalizzare: parola chiave anche da queste parti, che vuol dire troppi turisti d’estate, ma qualcosa si sta facendo con potenziamenti di trasporti e strutture, festival e rassegne fuori stagione che richiamano turisti in questi palcoscenici bianchi come Ostuni, Carovigno o S. Vito dei Normanni, in contrasto con la terra rossa e il verde degli ulivi circostanti, qui dove il cibo sa ancora di antico ed è bello infilarsi in vecchie osterie, perdersi in queste sorte di casbah, però più silenziose, per assaporare orecchiette e purè di fave. Impagabile passeggiare in piazza S. Oronzo nella bianca Ostuni, o visitare il castello Dentice di Frasso del XV secolo a Carovigno, magari mentre gli sbandieratori si esibiscono in acrobatiche evoluzioni. Per non parlare dei muri affrescati, meraviglia per gli occhi, della chiesa rupestre di S. Biagio a S. Vito dei Normanni, che lascia senza fiato, per poi ritrovarsi a ballare in trenta sconosciuti, mano nella mano, mentre un gruppo di musicisti suona nella piazza centrale del borgo, pizziche e tarante, o Mesagne, rinata dopo anni di cattiva fama, candidata a capitale della Cultura 2024.

Vicina è Brindisi, luogo di passaggio sin dall’epoca romana dove in genere ci si imbarca, senza fermarsi per ripartire in nave verso la Grecia (molti negozi hanno persino insegne greche) ma il centro storico è una scoperta che merita una sosta. Nei pressi del porto, una scalinata di 52 scalini porta alla colonna romana che segnava la fine della Via Appia, un attico sul porto, e di fronte lo slanciato monumento al Marinaio d’Italia dalla caratteristica forma a timone, il Duomo e il vicino Museo archeologico provinciale, ricco di preziosi reperti preistorici, apuli, messapici, e sculture bronzee trovate nei dintorni. Si rimane estasiati davanti agli affreschi bizantini della chiesa di S. Maria del Casale, e ai portali scolpiti del XII secolo di S. Giovanni al Sepolcro, chiesa che testimonia lo stretto rapporto di Brindisi e la Terra Santa durante il periodo delle crociate. Questo strega i viaggiatori europei, quest’armonia che aiuta il buon vivere, giorni indimenticabili, poi tutti a mangiare con le tavole tra le meglio imbandite che si possano desiderare. Un territorio questo brindisino, attraversato da vie storiche, la Traiana, la via Appia, che testimoniano l’enorme importanza avuta per quanto riguardo i commerci con la Grecia, dove ora, tra le loro pietre, sono radicati ulivi centenari. Bisogna provarla questa parte di Puglia, non solo in estate, tanto qui il sole c’è sempre, tutto l’anno.

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Come arrivare

L’area protetta è facilmente raggiungibile dalle più importanti vie di comunicazione, la presenza a Brindisi, di un porto e di un aeroporto rappresenta un’opportunità per la Riserva.
Il sistema di fruizione della Riserva è organizzato in servizi di accoglienza (Aree Servizi e parcheggi, scambi intermodali, mobilità sostenibile), in servizi di ristorazione fondati sulla cultura del cibo slow (Lido Punta Penna Grossa) e in servizi di approfondimento della conoscenza dell’area (Centro Visite Al Gawsit, attività di visite guidate, trekking, subacquea, vela).

Auto

  • Per raggiungere il Centro Visite dalla SS n. 379 Bari-Brindisi-Lecce prendere uscita Serranova e proseguire per Serranova
  • Per la Riserva dalla SS 379 Bari-Brindisi-Lecce prendere uscita Torre Guaceto-Punta Penna Grossa e percorrere la complanare lato mare, fino all’Area Servizi di Punta Penna Grossa.
  • Oppure sempre dalla SS 379 prendere uscita Apani fino all’Area Servizi di Apani.
Treno
 
Stazioni: la Riserva dista

  • 20 km dalla stazione ferroviaria di Brindisi
  • 8 km da quella di Carovigno
  • 99 km da quella di Bari.
Aereo
 
Aeroporti: la Riserva dista

  • 20 km dall’aeroporto di Brindisi
  • 112 km da quello di Bari.

A PROPOSITO

Qui il mare riserva meraviglie

La mappa delle 29 aree marine protette lungo le coste italiane

Lungo le coste italiane le aree marine protette come Torre Guaceto sono 29 oltre a 2 parchi sommersi che tutelano complessivamente circa 228 mila ettari di mare e circa 700 chilometri di costa. Nel Tirreno vi è inoltre il Santuario Internazionale dei mammiferi marini, detto anche Santuario dei Cetacei.

La mappa delle 29 aree marine protette lungo le coste italiane.

Fotogallery

A due passi da Brindisi

un’oasi di natura e civiltà

in un mare (anche di ulivi)

Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog che vuole essere una bussola verso nuovi orizzonti per il futuro, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L'Espresso Genius, il settimanale L'Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri ("Un'Italia da salvare", "L'Arca dell'arte", "I Nicola", "Voglia di cambiare", "Operazione Salvataggio: gli eroi sconosciuti che hanno salvato l'arte dalle guerre", "Guida ai paesi dipinti di Lombardia", "In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo" e, a quattro mani con Maria Rita Parsi, "Manifesto contro il potere distruttivo", Chiarelettere, 2019), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato docu-film per il programma Rai "La storia siamo noi" (clicca qui per approfondire).
Vittorio Giannella (Trinitapoli, BT, 1961) ha fatto delle sue passioni (natura, fotografia, viaggi) un affascinante lavoro. Collabora da anni con riviste come Bell'Italia, Touring, Bell'Europa, Travelglobe, WeekendIn, Confidenze, Donna Moderna, Madre e all'estero con Terre Sauvage, Der Spiegel, Geo, New York Times e con la collaborazione di Airone della Giorgio Mondadori e UNESCO ha realizzato un reportage sulla Micronesia. Ha vinto numerosi premi tra cui il "Tourism Photo of the Year" di Singapore, cioè la foto più rappresentativa della città Stato pubblicata tra tutte le riviste mondiali nel 1995. Tre primi premi Agfa Gevaert. Ha realizzato con il gruppo editoriale Motta un libro sui parchi naturali d'Abruzzo. La sua mostra itinerante ha un titolo eloquente: “Quando fotografia fa rima con poesia”, ritratti di paesaggi che hanno ispirato le più belle parole di poeti e scrittori. Alcune foto sono state usate per campagne pubblicitarie di Airone, compagnie telefoniche ed enti del turismo.

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