I NOSTRI ADDII / Daniele Kihlgren, il visionario che ha dato nuova vita ai luoghi dimenticati
testo e foto di Vittorio Giannella* per Giannella Channel
Ci sono persone che sanno guardare oltre ciò che appare. Che riescono a riconoscere la bellezza dove altri vedono soltanto abbandono, e a immaginare un futuro per luoghi che sembrano appartenere ormai soltanto al passato. Daniele Kihlgren (nella foto: 1966-2026, filosofo e imprenditore, milanese, figlio di padre svedese e madre pescarese), che accompagniamo nel suo ultimo viaggio terreno oggi lunedì 12 ottobre nella chiesa di San Babila a Milano, era una di queste persone. Con mio fratello Salvatore, ho avuto il piacere di conoscerlo bene e di fotografarlo per diverse riviste, seguendo da vicino il suo impegno nel recuperare e valorizzare luoghi straordinari, come Santo Stefano di Sessanio, in Abruzzo, ai piedi del Gran Sasso. Luoghi che sembravano essersi fermati nel tempo e che lui ha saputo restituire alla vita con una visione precisa, rispettosa, lontana da ogni tentazione di trasformarli in qualcosa che non erano mai stati.
Il suo non era semplicemente un progetto di recupero immobiliare. Era una filosofia (materia in cui si era laureato a Milano), un modo di intendere l’ospitalità e il rapporto con la storia del luogo. Daniele, con la sua Fondazione Sextantio che avrebbe trasformato il borgo abruzzese (e poi anche ambienti rupestri di Matera) in un albergo diffuso senza modificare il carattere del tessuto storico, rimetteva mano alle vecchie abitazioni senza stravolgerne la struttura originaria. Cercava, col suo stuolo di amici, nei mercatini letti antichi e vecchi mobili, oggetti consumati dal tempo che tornavano a trovare posto nelle case di pietra diventate un mosaico seducente di albergo diffuso. Ogni cosa aveva una sua storia, una sua dignità. Nulla doveva essere cancellato, proprio nelle tracce del passato risiedeva il fascino di quei luoghi.
Il lusso della povertà
Ricordo che gli dicevo come gli stranieri arrivassero in quei luoghi da lupi, attratti da quello che mi piaceva definire il “lusso della povertà”. Un’espressione forse paradossale, ma che raccontava bene il senso di quell’esperienza: pagare per abitare in quelle case di pietra, stanze francescane, accendere da sé il camino con gli stocchi di faggio, rinunciare ai fronzoli e alle comodità superflue, ritrovare il valore delle cose essenziali. Anche accettare gli spifferi delle vecchie finestre recuperate, perché il fascino di quelle case non poteva essere separato dalla loro autenticità.
E poi c’era, quando sono andato da lui l’ultima volta, la magia dell’inverno abruzzese. Il vento che fischia tra le imposte durante una furiosa bufera di neve, il fuoco che arde nel camino, il silenzio della montagna tutt’intorno e, a volte, gli ululati non troppo lontani dei lupi. Un’esperienza lontana anni luce dal lusso ostentato, ma capace di regalare qualcosa di molto più raro: la sensazione di abitare davvero un luogo, di entrarne in sintonia, di sentirne la storia. Oggi la notizia della sua morte, avvenuta per una polmonite bilaterale acuta, mi sorprende e mi addolora.
Una curiosità inesauribile
Mi torna in mente la sua figura imponente, quell’uomo sempre in movimento, animato da una curiosità inesauribile e dalla continua ricerca del bello. Daniele non si accontentava di vedere ciò che aveva davanti, immaginava ciò che quel luogo avrebbe potuto tornare a essere, senza tradirne l’identità. Per questo il mio ricordo di Daniele, scomparso a 60 anni per le conseguenze di una polmonite bilaterale acuta, è legato alla pietra antica, al legno vissuto, al fuoco acceso nei camini e al vento che attraversa le finestre di un borgo abruzzese sotto la neve.
E soprattutto a quella sua capacità di vedere, dentro luoghi che sembravano perduti, fossero in Abruzzo o a Matera o nell’isola africana di Nkombo, in Ruanda che amava e aiutava (combinando turismo, aiuti sanitari e artigianato: vedere approfondimenti di testi e immagini nei precedenti link di Giannella Channel più in basso), una bellezza ancora viva, in attesa soltanto di essere riconosciuta.
Ciao Daniele, è stato un privilegio conoscerti e raccontare, attraverso le mie fotografie, una parte, piccolissima, del tuo mondo. Verrò, verremo a portare un fiore nella cappella della tua famiglia a Lovere, sul lago d’Iseo. []
PER APPROFONDIMENTI (TESTI E FOTO) SU SANTO STEFANO DI SESSANIO:
E QUI IL SUO APPELLO, TRAMITE GIANNELLA CHANNEL, PER UNA COMUNITA’ IN RUANDA:
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