San Valentino fa rima con Appennino: le mongolfiere innamorate di Carpineti e la Festa della Promessa a Sassocorvaro, nel Montefeltro marchigiano, dove è conservato il cranio del patrono dell’amore

di Salvatore Giannella

san_valentinoQuest’anno per me San Valentino fa rima con Appennino. Con le montagne dell’Emilia e delle Marche dove segnalo due appuntamenti romantici e una storia curiosa. Il primo è a Carpineti (Reggio Emilia), dove dal 14 al 17 febbraio torneranno a solcare i cieli una ventina di mongolfiere provenienti da tutt’Europa: chi avesse voglia di ammirare questo spettacolo aereo (e magari iscriversi alla storica scuola locale di mongolfiera) si prenoti: per curiosità, indico un albergo, il Matilde, gestito da una famiglia Giannella, mio omonimo ma non parente.

Il secondo appuntamento porta nell’Appennino del Montefeltro storico, uscita autostrada di Pesaro Urbino: il borgo rinascimentale si chiama Sassocorvaro, dove la sera di giovedì 14 è prevista la Festa della Promessa con la benedizione di innamorati, spettacoli e un convivio nella cornice della splendida architettura della Rocca quattrocentesca opera di Francesco di Giorgio Martini (qui, nel corso della Seconda guerra mondiale, trovarono rifugio e salvezza circa settemila capolavori dell’arte italiana: www.arcaarte.it). Una reliquia qui custodita, il cranio di San Valentino, “ricompone” il corpo del patrono degli innamorati decapitato dai Romani: E veniamo alla storia, che ricostruii su Oggi del 16 febbraio del 2000.

la Rocca di Sassocorvaro

La Rocca di Sassocorvaro

Un’autentica del 1727. Quel cranio lo si cercava da secoli, ma nel 2000 appunto un libro e un convegno ne indicarono la localizzazione: la reliquia è esposta nella chiesa-oratorio della Santissima Trinità a Sassocorvaro. Qui la reliquia giunse all’inizio del Settecento, proveniente dal cimitero paleocristiano di San Calepodio in Roma. L’annuncio ufficiale fu dato da monsignor Corrado Leonardi e dallo storico pesarese Pier Damiano Mandelli. A svelare il mistero e a documentarlo è un’autentica rilasciata il 27 ottobre 1727 dal Vicario apostolico di Urbania e di Sant’Angelo in Vado, Eustachio Carotti, conservato in originale.

Dall’autentica apprendiamo che Giovanni Battista Fabbri (erede del fondatore dell’oratorio) presenta a monsignor Carotti, responsabile della diocesi in cui è incardinato il borgo di Sassocorvaro, il cranio e altre ossa di San Valentino martire. Le reliquie, insieme al suo documento di autenticità, furono messe in una cassetta di legno con grata dorata nella parte superiore, sigillata dal vescovo Pier Lamberto Ledrouhoyense, Prefetto del Sacrario apostolico di Roma. Il Fabbri chiese che “quella reliquia, a maggior gloria di Dio e venerazione del santo, sia riposta in altra cassetta di legno di color nero e impreziosita di cornici dorate”. Il vicario apostolico acconsentì alla richiesta, appose i suoi sigilli e firmò l’atto. In questo modo ora la reliquia si trova a Sassocorvaro con l’autentica dell’atto. E ogni vescovo di Urbania, da metà Settecento a oggi, ha periodicamente visitato l’oratorio di Sassocorvaro e controllato l’autenticità delle reliquie.

Morì quasi centenario. Questi documenti riportati alla luce chiuderebbero il cerchio sulle vicende finali della vita del santo che fu prima vescovo ed è patrono di Terni, in Umbria. Un santo dalla vita esemplare. Nacque nel 170 dopo Cristo e morì, quasi centenario, nel 269. Dai codici del “martirologio geronimiano”, riportati nella monumentale Vita dei santi del Bargellini, sappiamo che fu decapitato (insieme ad altri cristiani che non avevano voluto, con lui, rinnegare la propria fede) la mattina del 14 febbraio e sepolto in un cimitero dei cristiani alle porte di Roma. Nella città umbra, dove era stato vescovo a soli trent’anni, e dove era diventato famoso, come nell’altra sua città operativa che fu Roma, perché miracolava gli ammalati e per i suoi provvidenziali e quasi sempre risolutori interventi in vicende sentimentali, fu costruita cinque secoli dopo una basilica. E il corpo del vescovo guaritore è custodito in una grande urna argentea, dentro la basilica, méta di migliaia di visite di fidanzati prossimi alle nozze che giungono da tutt’Italia per la Festa della Promessa, uno degli appuntamenti di maggior richiamo delle manifestazioni valentiniane in Umbria.

“Lì a Terni c’è il corpo, qui nel Montefeltro c’è il cranio: così un secolare giallo della storia della Chiesa ha trovato la sua soluzione”, mi disse convinto lo storico Mandelli. E così trova conferma la convinzione popolare che vuole che quando il cuore batte forte, la testa finisca altrove.

A PROPOSITO

Dieci modi per dire “Ti amo”

Ecco, in dieci idiomi diversi, dieci modi per dire “ti amo”, non solo a San Valentino.

  • Te dua (albanese)
  • Ohuboki (arabo)
  • Gosto de ti, porra! (portoghese)
  • Do ma la nope (senegalese)
  • Ti tengu caru (corso)
  • Ewedishelehu (amarico, in Etiopia)
  • Ich hoan dick gear (alsaziano)
  • Ek is life vir jou (afrikaans)
  • Sheth shen thon (apache)
  • Anee ohev otakh (ebraico)

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