METELLO VENÈ CI HA LASCIATO,
PIANGIAMO UN AMICO
E UN GRANDE GIORNALISTA
testi di Antonio Lopez e Daniele Pellegrini per Giannella Channel
Il destino a volte è una canaglia. Che si accanisce, quando meno te lo aspetti, e ti fa svoltare la vita fino a consumarla senza possibilità d’appello. E mentre pensi di essere pronto per goderti l’affetto dei tuoi cari e, prossimo alla pensione, una vita più serena…
In pochi mesi. Senza scampo. Con crudeltà. Ti lacera le carni senza lasciarti il fiato e la forza di reagire. E la tua vita si spegne come una candela al soffio del vento.
Metello Venè, circondato dall’affetto dei suoi cari, ci ha lasciato in quel di Sesto San Giovanni (Milano) martedì 19 maggio scorso, per una grave malattia che lo ha consumato in poco più di un anno. E sabato 13 giugno le sue ceneri sono state sparse dalla moglie Monica nell’amato mar Ligure, al largo di Arenzano.
Conosco Metello da oltre trent’anni, un amico fraterno. Insieme all’Airone, dalla fine degli anni Ottanta del Novecento, con il fotografo Vittorio Giannella eravamo un trio inseparabile. Cene, pranzi, risate, “goliardate”… oltre al lavoro s’intende, dentro e fuori dalla redazione.
Ci aveva voluti entrambi il direttore Salvatore Giannella, io arrivai nel febbraio del 1989, lui nel maggio dello stesso anno proveniente dalla redazione di Argos, mensile di animali da compagnia, allora dell’Editoriale Giorgio Mondadori, dopo un’esperienza di quasi cinque anni di redattore nella Peruzzo Editore.
Nei primi mesi ci capitava spesso di scrivere insieme i primi articoli e le prime inchieste ambientali. Momenti meravigliosi e indimenticabili. Insieme ad Antonella Colicchia e Manuela Stefani formavamo una solida squadra di capaci professionisti e soprattutto di amici, solidali e presenti. Poi con l’arrivo dell’editore Urbano Cairo alla fine degli anni Novanta e la nascita del Settimanale Dipiù, Metello passò nel 2004 al giornale diretto da Sandro Mayer lavorando fino a quando la malattia lo ha travolto. Era un espertissimo di fauna marina (senza di lui e della sua straordinaria conoscenza di pesci, alghe e coralli la mia guida sull’istituzione della Riserva Marina delle Isole Tremiti , 1989, non l’avrei mai completata) e di acquari, la sua grande passione insieme alle arti marziali: un campione di karate che ha praticato fino a oltre i sessant’anni.
Quando mi sono sposato, Met, così lo chiamavamo tutti, aveva composto dei sonetti divertenti in mio onore (che conservo ancora gelosamente) e durante il brindisi con i colleghi della Giorgio Mondadori, mentre lui li declamava con fare dantesco, Vittorio in simultanea li traduceva in lingua madre originale, il “trinitapolese doc”. Abbiamo riso tutti a crepapelle. Met ha pubblicato libri: tra questi “Attrazione bestiale” (1993), sul comportamento sessuale del mondo animale, “Animali che passione” (2001), “Il marciapiede lungo” (2015), un testo autobiografico e “Una giornata bestiale” (2017) un ritorno al primo amore: il comportamento degli animali. Met era un affabile raccontatore di storie, quando da inviato tornava da un viaggio, tutti aspettavamo i retroscena di quei reportage durante le colazioni di lavoro, che solo lui sapeva raccontare e colorare, facendoci partecipi di “avventure” super divertenti.
Met era un brav’uomo, un amore di ragazzo, pulito e di compagnia, battuta sempre pronta, brillante. Come cuoco non era il massimo, ma come commensale era straordinario. Unico. Professionalmente aveva una penna straordinaria. Il più talentuoso di noi giovani cronisti. Un figlio d’arte: il papà era Gian Franco Vené, autore di molti libri di successo come “Mille lire al mese” che era stato un grande inviato dell’Europeo. Al quale oltre al lavoro di giornalista lo ha legato, 34 anni dopo, anche la medesima malattia che li ha consumati entrambi: Gian Franco a 57 anni nel 1992; Metello a 65 anni oggi. Un destino malvagio e terribile.
Ora ho il cuore a pezzi e ti piango caro Met. Come si piange un fratello. Incredulo che tutta quella bella energia della quale eri portatore ora sia solo un ricordo. Abbraccio forte e con affetto tua moglie Monica, i figli Francesca e Tommaso. E ti porto stretto nel mio cuore. (Antonio Lopez)
MET VISTO DA DANIELE
Caro Metello,
erano mesi che non aprivo Facebook e la prima foto che mi è apparsa è stata la tua, accompagnata dal toccante annuncio di Antonio Lopez. Come avrei potuto immaginarlo? Te ne sei andato tu, sedici anni più giovane di me!
All’improvviso, un cumulo di ricordi mi ha invaso la mente.
Eri una bellissima persona, un giornalista dalla penna sensibile e competente, con cui ho avuto il privilegio di condividere le emozioni di due splendidi viaggi professionali: prima in Nuova Zelanda, poi a Cuba.
In Nuova Zelanda ricordo quanto ti avesse affascinato l’etnia polinesiana dei Maori. Mi citavi spesso il film “Once Were Warriors”, che raccontava il degrado di una grande cultura ferita dalla colonizzazione. Con il tuo aiuto nel posizionare e controllare i miei flash, riuscii a fotografare uno straordinario Maori completamente tatuato, nel tradizionale gesto di sfida: quella fotografia divenne la copertina di Airone.
A Cuba, invece, mi facesti prendere davvero paura. Una sera fosti colto da tremendi spasmi addominali che indussero la nostra guida a portarti immediatamente in ospedale. Cuba era famosa per il suo sistema sanitario, e quella fu una piacevole conferma, anche da raccontare. Un medico ti accolse subito, “alla cubana”, cioè senza alcuna formalità, come si accoglie un vecchio amico. Capì immediatamente la natura del problema e, con pochi rimedi, semplici ma efficaci, riuscì a rimetterti in sesto a tempo di record, consentendoci addirittura di imbarcarci sul volo notturno per Santiago de Cuba che partiva di lì a poco e pensavamo ormai di aver perso.
Sempre a Cuba realizzasti anche un vero scoop, riuscendo a intervistare nientemeno che Aleida March, la moglie del Che Guevara.
Sono ricordi che il tempo non cancellerà. Rimangono vivi, insieme alla stima, all’affetto e alla gratitudine per averti conosciuto e per aver condiviso con te un pezzo di strada, come raccontano queste immagini che lascio qui per i nostri amici e colleghi.
Ciao Metello!
Le parole e gli occhi
Dall’album di Daniele Pellegrini







