HA SERVITO LO STATO, HA SALVATO POMPEI... IN IN LIBRO LA VITA ESEMPLARE DEL GENERALE GIOVANNI NISTRI NEL SEGNO DEL DOVERE
introduzione di Salvatore Giannerlla – testi di Gaetano Gramaglia e Giovanni Nistri
“In the past the future”: questa scritta inneggiante al valore della memoria per costruire un migliore futuro, incontrata anni fa all’ingresso della biblioteca del Congresso di Washington, mi accompagna ogni qualvolta ho varcato nelle ultime settimane la soglia della prestigiosa Rubiconia Accademia dei Filopatridi, fondata nel lontano 1651 in Savignano sul Rubicone per valorizzare il patrimonio storico e culturale della Romagna (più info: www.accademia-rubiconia-filop.org). Ultimamente quella soglia l’ho varcata per numerosi, stimolanti appuntamenti di storia locale (come il bel libro dedicato alla famiglia guida dei Vendemini, curato con rigorosa puntualità e ricchezza di particolari dal presidente dell’Accademia, lo storico Edoardo Turci, o per Il granaio della memoria, documentario-omaggio di Romina Bertani sulle botteghe storiche del borgo romagnolo, sul filo dell’Amarcord felliniano) o internazionale, come la conferenza del paleopatologo Francesco Maria Galassi sulla medicina alla corte dei Faraoni.
L’incontro che mi ha più emotivamente coinvolto come “tifoso” di biografie, in questi tempi in cui la sicurezza e la Patria sono diventate parole chiave sulla bocca di tutti i politici e dell’opinione pubblica, è stato quello con il generale Giovanni Nistri (nella foto d’apertura al momento dell’insediamento) che ha presentato nell’austero salone dell’Accademia il suo libro “Ho servito lo Stato. Una vita nell’Arma” (Neri Pozza editore, pag. 196, 20 euro destinati a scopo benefico), un racconto intimo di un comandante generale dei Carabinieri, dagli inizi della sua carriera prima nella Scuola Militare Nunziatella fino al punto più alto della carriera, passando per tre lauree e diversi master.
Ho chiesto a Gaetano Gramaglia, coautore di recenti miei libri (Le vie delle donne 1 e 2; e Salvate la Sindone), una laurea in Scienze dell’investigazione, già impegnato in operazioni di peacekeeping in aree di crisi, ufficiale lui stesso dell’Arma, da sempre appassionato di storia e di storie, di leggere il libro di Nistri e di presentarlo ai lettori di questo diario elettronico.
La presentazione è seguita da un brano dal titolo che prende spunto dall’antico motto che accompagna ancora l’Arma dei Carabinieri: “Usi obbedir tacendo e tacendo morir”, tratto dal poemetto “La Rassegna di Novara” di Costantino Nigra (s.g).
La copertina del libro di Giovanni Nistri. I proventi ricavati dall’autore saranno devoluti all’Opera Nazionale Assistenza Orfani Militari dell’Arma dei Carabinieri. (attualmente quegli orfani sono circa 1.150: www.onaomac.it).
Se il lettore o la lettrice crede di leggere un libro di operazioni, indagini, responsabilità operative, arresti rocamboleschi, si sbaglia. Addentrandosi nelle pagine di questo “libercolo” (come lo definisce lo stesso autore ben quattro volte, con ingiusta modestia) si ha il privilegio di entrare, seppur in punta di piedi, nella vita reale di un carabiniere.
Ho servito lo Stato – Una vita nell’Arma è un libro di memoria istituzionale, o meglio, non è soltanto questo: è la testimonianza viva di un uomo che ha dedicato la propria esistenza al servizio della Repubblica. Giovanni Nistri, già comandante generale dell’Arma dei Carabinieri dal 2018 al 2021, racconta con chiarezza, rigore e umanità un percorso professionale, che si intreccia con la storia italiana contemporanea.
Attraverso la sua storia, quella di un uomo che ha dedicato la propria esistenza al servizio dello Stato, i lettori possono apprezzare la chiarezza, il rigore, l’umanità e la disciplina, spina dorsale di un’esistenza spesa al servizio degli altri.
Ciò che emerge con forza è il valore identitario dell’Arma: dedizione, prontezza di intervento, ma anche capacità di ascolto, vicinanza al cittadino e senso del dovere come fondamento etico prima ancora che militare. Nistri non idealizza la figura del Carabiniere, la restituisce nella sua realtà quotidiana, fatta anche di sacrifici personali, rischi, decisioni difficili e un continuo equilibrio tra fermezza e umanità.
In queste pagine il Carabiniere non è un simbolo astratto, ma una presenza viva: un uomo che rinuncia a una parte di sé per proteggere gli altri, che affronta il buio delle notti più difficili senza sapere cosa lo aspetta, guidato soltanto da un senso del dovere che non vacilla.
C’è il coraggio, certo. Ma c’è anche la fragilità. C’è il peso delle decisioni, la responsabilità di ogni passo, il silenzio dopo le urgenze, quando rimane solo il pensiero di ciò che è stato fatto e di ciò che poteva andare diversamente. Tutto ciò Giovanni Nistri lo racconta sfogliando il suo personale album dei ricordi: con rispetto, con pudore, ma soprattutto con una profonda consapevolezza del privilegio e del peso che porta chi decide di servire il Paese.
Nel percorso di Nistri convivono estremi solo apparentemente inconciliabili: dalla responsabilità di sovrintendere alla riqualificazione di Pompei, uno dei punti più alti e simbolici della tutela del patrimonio nazionale (operazione condotta brillantemente in porto dal 2014 al 2016), fino alla necessità di chiudere la stazione carabinieri di Piacenza Levante, momento emblematico della parte più ingrata e dolorosa del servizio. Due esperienze opposte che restituiscono con chiarezza la complessità, e talvolta la durezza, del servire lo Stato.
Il libro si distingue per uno stile sobrio, diretto, mai retorico. Proprio per questo la figura del Carabiniere risulta luminosa e autentica. Non l’eroe distante, ma il servitore dello Stato che tutela, protegge, interviene quando tutti gli altri hanno già fatto un passo indietro.
Ogni esperienza narrata diventa così un tassello di un mosaico più grande: quello di un’Italia complessa, talvolta ferita, che nell’Arma trova un riferimento costante di legalità e presenza sul territorio.
Un capitolo a parte merita il racconto che Giovanni Nistri fa dei continui spostamenti che per servizio è stato obbligato a fare (come racconta il riquadro in basso).
In conclusione Ho servito lo Stato è un testo che trascende la biografia personale per trasformarsi in un atto d’onore e d’amore verso il servizio pubblico. È un invito a riflettere sulla responsabilità morale di chi veste una divisa e sulla dignità di un ruolo che non si esaurisce nel compito operativo, ma vive nella dedizione quotidiana alla sicurezza e ai valori democratici dell’Italia.
Un libro consigliato a chiunque voglia comprendere davvero cosa significhi essere Carabiniere ma anche una stretta di mano ideale a ogni Carabiniere che, senza clamore, continua a camminare per noi tutti. []
Giovanni Nistri (Roma, 1956) è stato Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri dal 16 gennaio 2018 al 15 gennaio 2021. Coniugato con Rafaela, ha due figli, Riccardo e Simona. E’ laureato in Giurisprudenza, in Scienze politiche e in Scienze della Sicurezza Interna ed Esterna. E’ stato direttore generale del Grande Progetto Pompei dal 2014 al 2016, progetto finanziato dall’Unione Europea per la messa in sicurezza del sito archeologico. E’ cittadino onorario di Urbino.
USI UBBIDIR…TRASLOCANDO
di Giovanni Nistri
Il capitolo dedicato ai traslochi, uno dei più lunghi, è uno dei passaggi più umani e rivelatori del libro di Giovanni Nistri. Attraverso il tema apparentemente marginale degli spostamenti continui, Nistri riesce a restituire con efficacia il peso concreto della vita al servizio dello Stato: una dimensione fatta di instabilità, adattamento forzato e sacrifici silenziosi, soprattutto per la famiglia.
“Per ognuno, famiglie comprese, trasferimento e trasloco sono quasi gemelli omozigoti. Ed è noto che il secondo rientra, giusto apposite statistiche (come la ‘scala antistress’ di Holmes e Rahe), tra i 43 eventi più snervanti che possano capitare. Ma il cambio di residenza, al pari delle disavventure, non viene mai da solo: a esso si accompagnano normalmente, tutti o in parte, altri eventi stressanti riguardanti l’intera famiglia, quali il ‘cambio di responsabilità al lavoro’, la ‘cessazione del lavoro del coniuge o del partner’, il ‘cambiamento delle abitudini personali’, il ‘cambiamento di scuola’, il ‘cambiamento degli orari lavorativi’, il ‘cambiamento degli hobby’, eccetera”.
Il trasloco non è mai descritto come un semplice evento logistico, ma come una pausa emotiva: cambiare casa significa ricominciare, perdere punti di riferimento, ricostruire legami. In questo senso, il capitolo diventa una metafora potente della carriera nelle istituzioni, in cui il dovere prevale sulla dimensione personale.
“Ma per la sua famiglia non sarà così: assai di frequente la moglie (o qualche marito, quando l’incarico sarà ricoperto da ufficiale donna) dovrà letteralmente inventarsi o almeno ricalibrare il proprio inserimento professionale (esercizio niente affatto facile, nemmeno in caso di impiego statale o assimilabile) e quello sociale (cosa davvero problematica, perché ogni nascente amicizia può dissimulare interessi diversi e insidie a effetto ritardato, soprattutto in certe aree), come pure quello indispensabile alla quotidianità famigliare. I figli dovranno inserirsi a scuola tra gruppi di coetanei già tra loro affiatati per antica conoscenza, con professori, metodologie didattiche, libri di testo, programmi diversi”
“Coniuge e figli, oltretutto, dovranno confrontarsi con il pregiudizio di chi, in modo più o meno esplicito, li catalogherà come potenziali spioni o indefettibili raccomandati in quanto parenti stretti del colonnello (o dello sbirro, dipende dai contesti) e, più spesso di quanto si pensi, coglierà ogni pretesto per far loro “pagare il fio” di tale parentela, con le più disparate modalità penalizzanti, tutte però caratterizzate da sottile meschinità fattuale e untuosa falsità formale. Peraltro, analoghe ingiuste situazioni si perpetueranno, caratterizzate semmai da maggiore raffinatezza esecutiva, anche nel prosieguo della carriera dell’ufficiale, una sorta di pedaggio a vita a carico della sua famiglia”.
Nistri non indulge nel lamento, bensì lascia emergere una consapevolezza lucida: servire lo Stato implica accettare una forma di precarietà esistenziale che raramente viene raccontata. Il capitolo sui traslochi contribuisce così a rafforzare il valore testimoniale del libro, mostrando il lato meno visibile e più autentico dell’impegno istituzionale.
“A Napoli, unica sede dove mia moglie Rafaela non ha potuto seguirmi, ho vissuto in una stanza della foresteria per l’intero periodo della mia permanenza nell’incarico, ventuno mesi. Poiché, come è dimostrato dall’esperienza, qualsivoglia spazio abitato si trasforma in un ricettacolo di materiale indispensabile per la sopravvivenza, stipato all’inverosimile, il momento dello sgombero per l’agognato alloggio diventa una sorta di mini-trasloco aggiuntivo, non meno faticoso di quello principale, contestualmente in corso. Il conto finale, approssimato per difetto, si avvicina perciò ai venti-venticinque spostamenti di dimora.
Si apre poi il dolente capitolo della sistemazione nella nuova abitazione, a cominciare dai mobili da assestare in locali del tutto diversi da quelli precedenti, per ampiezza e conformazione. Racconto un caso limite: l’alloggio su due livelli all’ultimo piano del bellissimo palazzo in puro barocchetto romano, opera dell’architetto Filippo Raguzzini, sede storica del Comando carabinieri Tutela Patrimonio Culturale nella splendida piazza Sant’Ignazio a Roma – splendida se sei un turista o abiti altrove; vivendo lì devi arrenderti al rumore del traffico e al vociare dei passanti in moltitudine, alla mancanza di parcheggi, alla Ztl che impedisce a ospiti e parenti un facile accesso, agli esercizi commerciali di fatto dedicati agli escursionisti, per lo più stranieri. Orbene, si dice che quell’edificio di grande valore artistico fosse stato, in tempi lontani, un’elegante casa di tolleranza: nulla di male, ci mancherebbe, siamo uomini di mondo. Il fatto però è che nessuna parete forma un angolo retto con quella di appoggio e nessun angolo ha ampiezza uguale a quella che segue: il che rende la cura fantasiosa dell’arredare la casa quasi una fatica di Sisifo, soprattutto dovendosi arrangiare con il mobilio posseduto”. [Giovanni Nistri]
Post scriptum: la presentazione del generale Nistri, tenuta in Accademia
(come le altre periodiche conferenze e manifestazioni culturali tenute a Savignano), è raggiungibile al sito ufficiale dell’istituzione culturale indicato in apertura dell’articolo.