Dal 14 al 21 Maggio ritroviamoci
nel Montefeltro marchigiano
nella settimana ad arte che culmina
con il Premio Rotondi (20° edizione)

Questi i nomi dei nuovi salvatori dell’arte e il denso programma delle iniziative
a Sassocorvaro, Carpegna, Urbino e dintorni con mostre sulla “Memoria da salvare”,
sui capolavori che tornano da Venezia e Urbino per ringraziare le terre
dove trovarono ricovero e salvezza durante l’ultima guerra. L’anniversario offre lo spunto
per ripercorrere le storie dei premiati che praticano l’arte di salvare l’arte:
partiamo con don Antonio, parroco del rione Sanità a Napoli, artefice del recupero delle Catacombe

INVITO ALLA VISITA, ARTI & CULTURE

[jpshare]

Sassocorvaro (Pesaro Urbino) –

Il Premio Rotondi ai salvatori dell’arte compie 20 anni e li festeggia alla grande, nel tempo e nello spazio, nel consueto segno dell’Arte, della Bellezza e della Storia. Ingrandisce il periodo degli eventi (una settimana invece che il solo giorno della consegna dei premi: da domenica 14 maggio a domenica 21) e allarga l’area geografica coinvolta: oltre a Sassocorvaro, anche Carpegna, Urbino e Macerata Feltria. Il culmine, e cioè la cerimonia di consegna del Premio, è fissato alle 16,30 di sabato 20 maggio nel teatro della Rocca di Sassocorvaro, alle 16,30. L’intera manifestazione è dedicata alla memoria di Khaled al-Asaad, l’eroe martire di Palmira (link). L’invito è stato esteso, in occasione dell’anniversario speciale, a tutti i vincitori delle edizioni precedenti: una rosa di nomi simbolicamente riuniti sotto la R, iniziale di Rotondi (l’ex Soprintendente di Urbino che, com’è noto, coordinò l’Operazione Salvataggio di 6.509 tesori culturali provenienti nel Montefeltro marchigiano da Milano, Bergamo, Venezia, Marche, Roma e persino dalla Dalmazia), ma anche iniziale dei verbi che contraddistinguono l’operato di donne e uomini premiati nelle passate edizioni per aver praticato l’arte di salvare l’arte.

premio-rotondi-2017-rocca-sassocorvaro-14-21-maggio-montefeltro-settimana-salvatori-dell-arte-monuments-men

(qui e in apertura) La Rocca di Sassocorvaro, simbolo e cuore del borgo nel Montefeltro marchigiano. Voluta dal principe-filosofo Ottaviano Ubaldini su progetto del genio senese Francesco di Giorgio Martini, è il caso più affascinante nella storia dell’architettura fortificatoria del Rinascimento italiano.

premio-rotondi-2017-rocca-sassocorvaro-14-21-maggio-montefeltro-settimana-salvatori-dell-arte-monuments-men

Il Palazzo dei Principi di Carpegna, sontuosa dimora secentesca che caratterizza il borgo montano in provincia di Pesaro-Urbino. Edificato per volere del Cardinal Gaspare di Carpegna (1625-1714) con l’intento di fornire alla famiglia una degna e più moderna dimora in sostituzione all’avita rocca antica che a quel tempo dominava, dalla posizione strategica delle pendici del Monte Carpegna, l’intero abitato. Per l’edificazione di questo superbo palazzo fu incaricato l’architetto romano Giovanni Antonio De’ Rossi.

Tante storie luminose, caratterizzate da verbi come Restituire (il pensiero corre ad alcuni premiati: Giovanni Bazoli e al Progetto Restituzioni con restauri di beni pubblici e privati finanziati da Intesa San Paolo, alla Cineteca di Bologna che ci restituisce film recuperati o Daniele Kilghren, che ha ridato vita al paese abruzzese di Santo Stefano di Sessanio o all’imprenditore Brunello Cucinelli, valorizzatore del borgo Solomeo o al compianto Sir Denis Mahon, arrivato a ritirare il riconoscimento poco prima che, a 100 anni, lo colpisse il dardo della morte). O come Restaurare (Pinin Brambilla Barcilon e la famiglia dei Nicola, la Venaria Reale e Mauro Micheli con il Progetto Italia-Cina, Caterina Bon Valsassina e Alisa Akesenova con l’Anello d’oro di Mosca). R come Ricostruire: Roland Gunther e la Ruhr, da area dismessa a capitale europea della cultura; ma anche Fondazione Bruschettini (arte islamica) e Marco Cobau (barca Europa), Paul Bucherer (salvataggio dei tesori afghani) e Bill Garret (l’unificatore della Ruta Maya). R come Riscoprire, da Paolo Matthiae (Ebla nell’odierna devastata Siria) e Daniele Petrella (scopritore dei resti della flotta di Kubilai Khan), Salvatore Settis e Antonio Paolucci. R come Reinventare: Frank Gehry (museo di Bilbao), Gabriella Belli (Mart di Rovereto), Nani Marcucci Pinoli (albergo “ad arte” Alexander Museum di Pesaro) e Raccontare (su tutti: Piero e Alberto Angela seguiti, nel 2000, da Dario Fo con Franca Rame).

Khaled-al-Asaad-palmira

Khaled al-Asaad: per 40 anni (1963-2003) direttore del sito di Palmira, decapitato dall’Isis a 82 anni. Era in pensione dal 2003. Era un musulmano di madre cristiana, beveva vino, scriveva libri. Si era sposato con Hayyat, realizzando un matrimonio benedetto da 11 figli:6 maschi e 5 femmine. Sua figlia Zenobia, che prende il nome dalla regina di Palmira, era custode della collezioni del museo; il marito di Zenobia, Khalil Hariri, dopo aver preso un dottorato in Storia, era diventato il direttore del museo nel 2006.

Veniamo ai riconoscimenti assegnati dalla giuria presieduta da Giovanna Rotondi Terminiello e coordinata dall’ideatore Salvatore Giannella, con le sintetiche motivazioni. Arriveranno a ritirare la scultura appositamente ideata dallo scultore iracheno Selim Abdullah, artista che vive e lavora tra Lugano, Milano e Parigi:

SEZIONE MONDO

Marcella Frangipane, docente all’Università La Sapienza di Roma di preistoria e protostoria del Vicino Oriente, per le sue straordinarie scoperte ad Arslantepe, la “collina dei leoni” nell’Anatolia turca, che hanno portato a nuove, fondamentali conoscenze sulla formazione delle prime società statali, sulla nascita delle gerarchie sociali e della burocrazia. Scoperte che le sono valse l’elezione, come membro straniero, nella prestigiosa National Academy of Sciences americana, prima italiana nel campo delle scienze umane.

Marcella-Frangipane-premio-rotondi-sassocorvaro

Marcella Frangipane

Derya-Ulubatli-premio-rotondi-sassocorvaro

Derya Ulubatli

SEZIONE EUROPA

Derya Ulubatli (Cipro, 1991). Per la tesi di laurea sui progetti artistici bi-comunali dei ciprioti turchi e dei ciprioti greci e su come questi progetti da lei ricostruiti possano creare un dialogo permanente tra le due parti dell’isola per arrivare alla riunificazione di quel lembo di terra devastato dalla guerra tra il 1963 e il 1974, che aveva avuto come conseguenza (lutti e rovine a parte) anche una distruzione identitaria. I progetti fanno lavorare insieme artisti delle due parti in modo che l’arte, ritenuta necessaria alla pace e alla riunificazione dei cuori delle nuove generazioni, possa tornare a unire un’isola e Nicosia, l’unica capitale in Europa a essere ancora divisa in due. Il premio vuole essere un augurio alla buona riuscita di questi propositi.

SEZIONE ITALIA

Don Antonio Loffredo, parroco del Rione Sanità a Napoli per il coordinamento del recupero e della valorizzazione delle Catacombe di Napoli e la gestione innovativa di questo bene culturale di rara importanza storico-archeologica effettuata dai giovani del Rione costituitisi in cooperativa, grazie alla quale nel 2016 si è raggiunto il risultato di quasi 100.000 visitatori (contro i 5 mila visitatori annui della precedente gestione). La scelta di un modello di società “mutualistica”, attenta soprattutto all’inserimento lavorativo dei giovani più fragili e al reinvestimento degli utili in restauri di affreschi e mosaici, ha generato un’economia reale, non sostenuta da finanziamento pubblico. I giovani hanno investito in questa intrapresa soldi raccolti presso Fondazioni e le loro energie di volontariato. Il modello di gestione e di valorizzazione delle Catacombe è stato pensato per essere replicabile in altri siti storico-artistici. Questo modello ha destato anche l’interesse dell’Agenzia Onu per il turismo sostenibile, materia cui le Nazioni Unite hanno dedicato l’anno 2017.

       
Don-Antonio-Loffredo-premio-rotondi-sassocorvaro

Don Antonio Loffredo

Alle tre sezioni canoniche si aggiungono, come di consueto, i Premi Speciali.
 

SEZIONE COMUNICAZIONE

Roberto-Pisoni-premio-rotondi-sassocorvaro

Roberto Pisoni

Al direttore Roberto Pisoni per la direzione della squadra di Sky Arte HD, canale televisivo tematico del gruppo Sky Italia, primo canale Sky interamente dedicato all’arte e alla cultura. Sky Arte racconta in alta definizione le espressioni artistiche in vari ambiti, dalla letteratura alla fotografia, i festival, la musica, le arti digitali, la grafica, il design, la pittura e la scultura.

SEZIONE MECENATISMO

art-bonus-premio-rotondi-sassocorvaro

L’Art bonus consente un credito di imposta, pari al 65% dell’importo donato, a chi effettua erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano.

Alla rosa di venti mecenati scelti simbolicamente tra i 3.941 singoli cittadini e imprese che hanno risposto all’appello della legge sull’Art Bonus voluta dal ministero dei Beni culturali e del Turismo, una legge che (prevedendo detrazioni fiscali per privati e imprese che vogliano investire nella cultura e nel patrimonio artistico del Paese) ha segnato il ritorno del mecenatismo in Italia: a fine 2016 sono state erogate risorse per 138 milioni di euro.

 

SEZIONE PROTEZIONE CIVILE

Giuseppe-Romano-premio-rotondi-sassocorvaro

Giuseppe Romano

Ingegner Giuseppe Romano, direttore centrale per l’Emergenza e il Soccorso Tecnico del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, come simbolo dell’impegno straordinario di quel Corpo in occasione del terremoto dell’Italia centrale, anche nel recupero dei beni culturali.

SEZIONE MARCHE

Ferruccio-Giovanetti-premio-rotondi-sassocorvaro

Ferruccio Giovanetti

All’imprenditore Ferruccio Giovanetti per aver recuperato dimore di campagna e il Mulino omonimo nel Montefeltro in modo da dare accoglienza e aiuto a ogni tipo di disagio, da quello sociale all’ambientale allo psichiatrico così da fornire riabilitazione e successivo reinserimento sociale. Mantenendo così intatto l’antico spirito sociale e solidale della civiltà contadina.

 

MENZIONE SPECIALE

-premio-rotondi-sassocorvaro

Oriano Giacomi

Oriano Giacomi. L’Operazione Salvataggio di Pasquale Rotondi era rimasta sconosciuta e lui dimenticato per ben 40 anni, fino a quando nel 1984 Giacomi, divenuto da poco sindaco di Sassocorvaro, andò a trovarlo a Roma… Fu l’inizio di una grande Storia.

 

 

Palazzo-Ducale-Urbino

Il Palazzo Ducale di Urbino, uno dei maggiori capolavori dell’architettura di tutti i tempi, costruito tra il 1460 e il 1492 da Luciano Laurana e da Francesco di Giorgio Martini per volere di Federico da Montefeltro. Sassocorvaro, Carpegna e Urbino costituiscono le tre tappe fondamentali dell’Operazione Salvataggio condotta da Pasquale Rotondi durante la Seconda guerra mondiale.

Il programma della “settimana ad arte” prevede numerosi altri eventi tra i quali:

  • Grazie Montefeltro! Il ritorno dei primi capolavori da Venezia (dalle Gallerie dell’Accademia arrivano: la Madonna del Caroto; Madonna del Morone; nel Palazzo Ducale di Urbino va Strage degli innocenti, di Bonifacio Veronese; dalla Ca’ d’Oro di Venezia torna: La Venere dormiente, del Bugiardini, mentre da Urbino sbarca nella Rocca lo Stendardo di Luca Signorelli). In contemporanea inaugurazione del Museo Ecclesiastico (sabato 20, ore 18, Rocca di Sassocorvaro);
  • Cittadinanza onoraria all’architetto Massimiliano Fuksas, che firmò il suo primo lavoro proprio a Sassocorvaro (venerdì 19, Rocca di Sassocorvaro);
  • Salvare la memoria: un secolo di distruzioni e di rinascite. Mostra di foto, documenti, filmati e testimonianze (giovedì 18, Palazzo dei Principi di Carpegna);
  • La proiezione serale dei film “Monuments Men” (domenica 14, nella Rocca di Sassocorvaro) e del docu-film “La lista di Pasquale Rotondi” (mercoledì 17, Teatro Battelli, a Macerata Feltria in ricordo del “deputato del Montefeltro” Massimo Vannucci);
  • Pasquale Rotondi junior, premiazione concorso scolastico “Con gli occhi di Rotondi” (giovedì 18, ore 9,30, Auditorium Sassocorvaro);
  • Il ritorno del mecenatismo in Italia, incontro sull’Art Bonus all’Alexander Museum Palace Hotel a Pesaro (domenica 21, ore 11);
  • Ad arricchire il programma ci sarà anche la stanza immersiva “Ben tornati!” curata da Streamcolors (streamcolors.com), studio d’arte digitale milanese specializzato nello sviluppo di software 3d e nella realizzazione di scenografie spettacolari per eventi e installazioni interattive per musei. Nella stanza immersiva i visitatori potranno, grazie a uno schermo touch screen, scoprire qualche informazione in più sulle opere provenienti da Venezia ed esposte nella Rocca e potranno rielaborare le immagini in modo semplice e divertente vedendo proiettato ciò che fanno in tempo reale sui muri. I quadri si trasformeranno così in immagini astratte rivestendo di colori le mura e diventando il set ideale per immergersi creativamente nel colore.
  • e altri appuntamenti nel segno della Storia, della Bellezza, dell’Arte.
Info per il programma completo, notizie supplementari e foto:

  • Comune di Sassocorvaro (PU), Alice Ugolini.
  • Tel. 0722. 769015, fax 0722.769258
  • e-mail [email protected]

RIPERCORRIAMO LE STORIE DEI VINCITORI DEL PREMIO ROTONDI (1)

Don Antonio, prete nel rione Sanità di Napoli,

l’Operazione Catacombe ritrovate

e lo spettacolare Festival targato Sky e Pisoni

testo di Giuliano Volpe

Chi fosse capitato a Napoli nel primo weekend di maggio, avrebbe avrebbe trovato una città effervescente per tutte le espressioni artistiche che trovano casa su Sky Arte, il canale Tv, diretto da Roberto Pisoni, organizzatore del primo, spettacolare Festival sul territorio dedicato a teatro e fotografia, arte classica e street art. Due serate sono state organizzate nella basilica di San Gennaro Extra Moenia, nella parte superiore delle Catacombe, un bene culturale di rara importanza storico-archeologica recuperato e valorizzato grazie all’impegno di don Antonio Loffredo, parroco del Rione Sanità a Napoli, e ai giovani del rione (così bello ma anche così difficile) costituitisi in cooperativa. Roberto Pisoni e don Antonio Loffredo: due vincitori del Premio Rotondi 2017, identificati dalla giuria nel gennaio 2017 e che la coincidenza ha voluto che fossero uniti nel palcoscenico del primo Festival organizzato interamente da una tv. A don Antonio è dedicato un capitolo del nuovo libro (Un patrimonio italiano, UTET, 14 euro) di Giuliano Volpe, professore ordinario di Archeologia all’Università di Foggia, dal 2014 presidente del Consiglio Superiore “Beni culturali e paesaggistici” del ministero dei Beni culturali e Turismo. Ecco un condensato.

don-antonio-loffredo-giuliano-volpe

Don Antonio Loffredo (a sinistra), parroco del rione Sanità a Napoli, vincitore del Premio Rotondi 2017, sezione Italia, per il recupero e la valorizzazione delle Catacombe del capoluogo campano. Qui è con Giuliano Volpe, autore del testo tratto dal suo recente libro “Un patrimonio italiano” (UTET). Volpe è docente di Archeologia presso l’Università di Foggia e presidente del Consiglio superiore “Beni culturali e paesaggistici” presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Sono a Napoli per un paio di giorni e desidero soprattutto approfittare per visitare le Catacombe di San Gennaro e conoscere finalmente personalmente la realtà creata da don Antonio Loffredo al quartiere Sanità, che conosco indirettamente e apprezzo da anni. Organizziamo una visita grazie alla disponibilità di uno dei ragazzi di don Anto’, Vincenzo Porzio, laureato in beni culturali e turismo con la collega Maria Rosaria Napolitano proprio sul caso delle catacombe. Vincenzo ha anche trascorso un periodo negli Stati Uniti, è sposato con un figlio, e da anni lavora stabilmente, insieme ad altri 19 ragazzi con la cooperativa sociale La Paranza, di cui cura la comunicazione. Suo fratello, insieme ad alcuni amici, ha invece dato vita agli Iron Angels, un laboratorio creativo che con il riuso di materiali poveri produce oggetti artistici venduti in un negozietto-laboratorio alle catacombe. Ci sono poi i ragazzi dell’Officina dei Talenti, che ha realizzato un innovativo impianto di illuminazione, cura tutti i lavori di sistemazione e manutenzione delle Catacombe. Insomma il primo dei ‘miracoli’ di San Gennaro in questa bella storia è il lavoro, diretto o indiretto, per un centinaio di ragazzi e ragazze, in un quartiere non facile di Napoli, grazie ad attività connesse con la gestione del patrimonio culturale. Il secondo ‘miracolo’ è l’esperienza della visita delle Catacombe! Ci ero stato per interessi di studio molti anni prima, e le avevo trovate in quasi completo stato di abbandono, difficilmente visitabili, solo in una piccola parte del loro sviluppo (il 90% del sito era di fatto non fruibile). Le ritrovo belle, con percorsi organizzati, gruppi di visitatori con guide (anche in inglese) molto ben preparate, che danno informazioni precise e comunicano una passione, un interesse e una partecipazione davvero emozionanti.

Tutto è cominciato nel settembre del 2001 con l’arrivo, quasi casuale, al Rione Sanità, di don Antonio Loffredo, che ha raccontato la vicenda, sua e dei suoi ragazzi, in un bellissimo e commovente libro, Noi del Rione Sanità:

Qui batte il cuore della città. Questo è il luogo dove si conservano le tradizioni, la ‘veracità’ del popolo napoletano, le origini di tutte le sue caratterizzazioni. È un coacervo delle sue qualità e delle sue disgrazie. In questi vicoli scorre linfa vitale mista a veleno. La cultura sposa la miseria, la storia blandisce la disperazione, la speranza trascolora nella rassegnazione.

La sua intuizione è consistita nel puntare sui ragazzi, sulla formazione e la cultura e sul patrimonio culturale, ricchissimo in quel quartiere ma in totale stato di abbandono. Tra le varie attività messe in piedi nel quartiere don Antonio capì, infatti, che quella che avrebbe potuto far fare il salto di qualità era nel sottosuolo, nello straordinario e largamente sconosciuto patrimonio culturale, storico, religioso delle catacombe. Cominciò un lungo, faticoso, irritante, sconfortante percorso di richieste, lettere, risposte in incomprensibile burocratese, resistenze, un «reticolo di richieste di autorizzazione, nomine di commissioni, assegnazioni di fondi o bandi e appalti che moltiplicavano i partecipanti all’impresa in maniera esponenziale, sprofondando nelle lungaggini e nell’immobilità che ben conosciamo». Un carteggio infinito con Curia, Soprintendenze, Ministero dell’Interno, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, ASL Napoli 1, Comune, demanio, francescani e arciconfraternite, che avrebbe sfiancato chiunque, inducendo a desistere. Ma non don Antonio e i suoi ragazzi.

catacombe-san-gennaro-rilancio

Una guida ci indica l’ingresso del vestibolo inferiore delle catacombe.

Resistenze (anche comprensibili) vengono anche dal Vaticano e dalla PCAS, che ha, sulla base dei Patti Lateranensi, competenze su tutte le catacombe di Roma e d’Italia: sembrava un rischio affidare un patrimonio così ingente, sia pure in quasi totale abbandono, a un prete e a un gruppo di ragazzi del Sanità. Don Antonio, però, in quanto parroco della basilica di Santa Maria della Sanità era anche automaticamente direttore delle catacombe di San Gaudioso. All’interno pioveva, c’erano infiltrazioni, pericoli gravi per il patrimonio e per i visitatori. «Inizia così la mia danza macabra con la burocrazia: ogni volta che si presenta un problema nelle catacombe (percolazioni continue, cattivo funzionamento dell’impianto elettrico, malsicure modalità di accesso, ecc.) io scrivo, relaziono, suggerisco e propongo, ma ricevo una sola risposta: ‘Chiudetele’».

Inutile ripercorrere qui tutte le complesse vicende fino all’affidamento della gestione delle catacombe: il sostegno del cardinale Sepe, il progetto presentato al bando della Fondazione Con il Sud, l’ottenimento di un cospicuo finanziamento (totale di € 370.000, cui si sono andati ad aggiungere altri finanziamenti e donazioni), la collaborazione con l’associazione l’Altra Napoli onlus, la riapertura dopo 40 anni della Basilica di San Gennaro, l’affidamento a don Antonio anche della direzione delle catacombe di San Gennaro oltre a quelle di San Gaudioso, e infine l’affidamento nel 2009 da parte della PCAS della gestione di tutte le catacombe all’Arcidiocesi che immediatamente la affidò, per un quinquennio, alla cooperativa La Paranza.

Il cuore sembra esplodermi nel petto quando consegno le chiavi delle catacombe di san Gennaro nelle mani dei miei ragazzi. Quel gesto li rende una volta di più responsabili e degni di fiducia, li eleva al rango di chi è padrone del proprio destino.
basilica-mayor-catacombe-san-gennaro

Catacombe di San Gennaro: la Basilica mayor.

I lavori procedettero a ritmo serrato, senza interrompere le visite, si crearono percorsi e un nuovo impianto di illuminazione con tecnologia LED (tanto che si diede vita anche all’evento Lux in tenebris – Illuminando il mistero, con videoinstallazioni artistiche e le voci di Pier Paolo Pasolini, Eduardo De Filippo, Totò, che ha avuto un successo straordinario).

Ora la gestione delle catacombe è una realtà, parte di una ‘rete’ con gli altri siti di interesse del quartiere, che si visitano con un biglietto unico. Per questo sono stati formati tanti giovani per l’accompagnamento e l’accoglienza turistica. Sono state abbattute le barriere architettoniche con la realizzazione di un percorso per non vedenti e ipovedenti rendendo le catacombe di San Gennaro ‘catacombe senza barriere’. È stato, inoltre, ideato il Miglio Sacro, un itinerario turistico-religioso che, attraversando il Rione Sanità, mette in collegamento le catacombe di san Gennaro al Duomo di Napoli. E sono nati ben due B&B, laboratori di musica, una orchestra, una scuola di vela e tante altre attività. Inoltre è stata costituita, con il concorso di molti partner, la Fondazione di Comunità San Gennaro ed è stato possibile raccogliere in questi anni ben quattro milioni di euro di fondi privati a favore delle iniziative sociali del Rione.

La Paranza organizza eventi serali, concerti e mostre, percorsi didattici per scolaresche e laboratori educativi e anche corsi di formazione per giovani aspiranti cooperatori al fine di replicare il modello di gestione nato nel Rione Sanità. I risultati in termini di visitatori non si sono fatti attendere: dai 8.125 visitatori del 2008 si è arrivati ai 68.860 del 2015 (60% stranieri e 40% Italiani) e quasi 100.000 nel 2016. E grazie a questi risultati, in costante crescita, si è orami raggiunta l’auto-sostenibilità.

affresco-cerula-catacombe-san-gennaro

L’affresco della defunta Cerula, databile tra il V e il VI secolo.

Alla fine della nostra visita, è stato il mio amico editore De Dominicis a ringraziare me per aver voluto visitare le catacombe. Lui napoletano, profondo conoscitore della storia e della cultura della sua città, non le aveva ancora visitate ed era entusiasta. Come ancora migliaia di napoletani: sono sempre più numerosi i visitatori locali, ma ancora tanti non le conoscono. Ecco una delle prossime sfide dei ragazzi di don Anto’: far diventare questo luogo uno degli elementi riconosciuti del riscatto di una città e non solo di un quartiere.

Come direbbe don Anto’,

È così che si ama l’arte.

bussola-punto-fine-articolo

Author: admin

Share This Post On

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest

Shares
Share This

PASSAPAROLA

Se questo articolo è stato di tuo gradimento, consigliane la lettura anche ai tuoi contatti

Shares