La carica dei mille luoghi del FAI:
così torneremo a essere primi

L’appuntamento con monumenti e opere d’arte,
giardini e paesaggi frutto di mani sapienti
fa crescere di varie tacche l’indice della felicità italiana.
Con le parole ritrovate di Enzo Biagi
E la geografia del cuore di venti protagonisti

A TUTTA ITALIA, I CENTO TURISMI

testo di Salvatore Giannella

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La carica dei mille luoghi della natura e dell’arte nelle Giornate di primavera del FAI fa crescere di varie tacche l’indice della felicità personale (anche come antico socio di questa benemerita associazione) e, credo, collettiva degli italiani. L’appuntamento annuale con i mille tra monumenti e opere d’arte create da mani sapienti, chiese e giardini, paesaggi e boschi così come si sono susseguiti nella frizzante mattinata televisiva della TGR di domenica 26 marzo con il coordinamento del presidente Andrea Carandini (a questo link l’intervista che feci per la rubrica “Il mio eroe” di Sette / Corriere della Sera) dal sorprendente convento di Trinità dei Monti a Roma, sono uno spettacolo che continua a stupirci. E fa affiorare alla mente giganti del pensiero come Stendhal, che due secoli fa scriveva: “La bellezza è una promessa di felicità” o come il più recente comandante Jacques Cousteau per il quale la felicità “è conoscersi e meravigliarsi”. Figure alle quali aggiungerei le parole che mi consegnò l’imprenditore e mecenate umbro che tutto il mondo ci invidia: Brunello Cucinelli, n. 1 del made in Italy per le sue creazioni in cachemire, industriale che ha ripreso e sviluppato i princìpi di Adriano Olivetti sulla bellezza nei luoghi di lavoro e che ha creato nel bellissimo borgo di Solomeo un’azienda umanistica fondata sulla dignità della persona e l’etica del lavoro:

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L’imprenditore e mecenate Brunello Cucinelli (Castel Rigone, Perugia, 1953).

Se vogliamo uscire dalla crisi economica, dobbiamo ridare valore al lavoro artigianale e alla sua bellezza… L’impresa deve essere fatta di persone. Dobbiamo tornare a investire nella dignità morale ed economica dell’uomo, dobbiamo tornare a essere credibili nel mondo e mettere la verità e la bellezza al primo posto.

Lui è un esempio di successo di questa economia e lavoro che nascono dalla fusione tra bellezza e made in Italy, visto che proprio nei giorni scorsi i giornali hanno reso noto il bilancio aziendale del 2016 della Cucinelli, ancora fondato sulla crescita a due cifre.

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Enzo Biagi, uno dei giornalisti più popolari del XX secolo. Sulla sinistra il paese di Pianaccio di Lizzano in Belvedere, dove era nato il 9 agosto 1920 e dove riposa per sempre dall’8 novembre 2007.

Un altro frammento di memoria, risalente alla primavera del 2006, riguardava proprio il FAI, in quell’anno destinatario del Premio Rotondi ai salvatori dell’arte assegnato a Sassocorvaro nel Montefeltro marchigiano. Era l’oggetto della mia conversazione settimanale che avevo con Enzo Biagi su Oggi.

GIANNELLA: Caro Enzo, ho visto che ci sei anche tu fra i vip che hanno aderito all’invito del FAI per il censimento dei luoghi del cuore…

BIAGI: “Sì, ho aderito volentieri all’invito di Giulia Maria Crespi, che nel 1975 fondò il FAI (oggi, a 93 anni, ne è presidente onoraria, Ndr): l’iniziativa dei luoghi del cuore è figlia della passione civile dell’ex regina del Corriere della Sera per il bello dell’Italia. Ho indicato il castagneto vicino al cimitero di Pianaccio, sull’Appennino bolognese, dove sono nato. Sotto passa un torrente, il Silla, e mi dà l’idea dell’eternità. Molte persone hanno indicato luoghi di grande pregio naturalistico: quegli alberi, invece, sono legati ai ricordi dell’infanzia, quando da ragazzo raccoglievo le pastanesi, il meglio per la farina. Non per niente un tempo il castagno da noi era chiamato l’albero del pane. Ha sfamato generazioni. Le raccoglievo con mio nonno, Marco. Il raccolto coincideva con una festa: la nostra famiglia vendeva la farina di castagne, si facevano le frittelline, si guadagnava quasi mille lire (una bella somma, erano i tempi in cui si cantava Se potessi avere mille lire al mese…). È stata questa, anche, un’occasione per andare a riprendere in mano la storia di Pianaccio. Trascrivo da Luigi Ruggeri, onesto narratore di un secolo fa:

Le castagne sono il principale frutto di questo luogo, perché la vite non vi alligna, né a maturità perfetta giunge mai il frumento. Di cereali non coltivasi con profitto che le biade, e il marzuolo, di cui alimentasi questo popolo alpino…
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Le principali intervista fatte da Salvatore Giannella con Enzo Biagi sono in questo libro: Consigli per un paese normale, Rizzoli, 2010. Qui il link per acquistarlo.

Non è cambiato quasi niente. Ero un bambino quando mio padre e mia madre andarono un inverno a Follonica a insaccare carbone. Mia madre cuciva per i contadini che la pagavano con olio e cacio. Oggi mia madre Bice, e anche mia moglie Lucia e mia figlia Anna, sono sepolte lì, nel cimitero di Pianaccio, dove resiste l’usanza di dividere le donne dagli uomini, come in chiesa. Quel camposanto era nato grazie a un campo donato da nonno Marco: oggi che il cimitero è diventato piccolo, ho regalato io un campo al Comune per ingrandirlo. Devo molto a Pianaccio: mi ha dato il senso del relativo. Ho avuto fortuna, partendo da lì, e lì tornerò a fine viaggio” (Al camposanto di Pianaccio abbiamo accompagnato Biagi in una grigia giornata del novembre 2007. Ndr).

GIANNELLA: Salvare il paesaggio ai tempi del condono: Enzo, non è un’impresa da don Chisciotte?

BIAGI: “Lo pensavo anch’io. Poi mi hanno raccontato la storia di Elio Bertolina, eroe romantico che nel 2005 è riuscito a far arrivare al FAI ben 3.142 segnalazioni a difesa del suo luogo del cuore: la chiesetta della Trinità di Teregua Valfurva (Sondrio). Oggi sono arrivati i 200 mila euro per il restauro, da Banca Intesa, sia per la chiesa che per un altro luogo super-votato: il ponte e l’oratorio di San Martino, nell’entroterra di Imperia, adottati dagli studenti imperiesi del liceo classico De Amicis e dell’istituto tecnico Ruffini. Due storie che confermano un’idea forte del vescovo brasiliano Helder Camara:

Quando a sognare si è da soli, allora resta un sogno. Quando si diventa in tanti, allora incomincia la realtà.

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Salvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola” per Allemandi e, per Chiarelettere, “Voglia di cambiare” e il nuovo “Operazione Salvataggio. Le storie degli eroi che hanno salvato l’arte dalle guerre”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato documentari per il programma della Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

A PROPOSITO

Dalle Alpi alla Sicilia,

la geografia del cuore

di venti nostri vip

Ecco alcune delle indicazioni date in passato al FAI da scrittori, attori e comici sui luoghi più amati da loro.

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L’Oltrepò Pavese, luogo del cuore di Maria De Filippi. È un’area della provincia di Pavia che deve il suo nome alla peculiarità di trovarsi a sud del fiume Po, in pieno Appennino Settentrionale, territorio geograficamente e morfologicamente molto simile a quello appartenente all’Emilia.

AL NORD

  • Maria De Filippi: Oltrepò Pavese (“Ho trascorso lì la mia infanzia. Ho ricordi bellissimi e quando posso ci torno”).
  • Giulia Maria Crespi: Parco del Ticino.
  • Linus: la Montagnetta di San Siro, Milano (“Sono un ragazzo cresciuto in periferia e il mio punto di riferimento è la città. Alla Montagnetta vado a correre tutti i giorni e ne conosco ogni pianta, ogni sasso… e anche se correndo vedo i brutti scorci sulla tangenziale, rimane il luogo a cui sono più affezionato”).
  • Antonio Ricci: isola Gallinara, Savona.
  • Paolo Villaggio: spiaggia di Boccadasse, Genova.
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Monte Argentario, luogo del cuore di Federico Moccia, è un comune sparso della provincia di Grosseto. Rinomato luogo di villeggiatura, si trova all’estremità meridionale della Toscana, parte dell’area geografica conosciuta come Costa d’Argento.

AL CENTRO

  • Corrado Augias: Villa Glori, Roma (“Rappresenta una perfetta fusione tra una natura lussureggiante e un passato carico di storia”).
  • Margherita Buy: Cala Forno, isola d’Elba (“Vi andavo da piccola. C’erano pochissime case e abitavamo praticamente in spiaggia, un posto magnifico”).
  • Federico Moccia: Argentario (“Toscana, sapori di cucina, boschi, quel verde forte, sano, scuro che arriva fino al mare. Onde che fanno loro eco, piccole lagune, allevamenti e dune selvagge. Mi ci sono ritrovato fin da bambino, tra i profumi delle ginestre e le onde lunghe della Tagliata e lo Spacco della Regina e quella panoramica su per Santo Stefano. Ho corso spesso lungo quella strada, ho faticato, ho sudato per tenermi in forma. La Strada del Sole, lì dove tramonta colorando di arancione le isole lontane: Giannutri, il Giglio, l’Elba. Ho pescato ogni anno in quel mare e gli stessi pesci e quegli scogli mi hanno visto crescere. Per questo vorrei non perderli di vista, vorrei trovare immacolata quella libertà, quel treno che corre lungo la litoranea, quei colli che vanno verso Capalbio, quel mare che ha un blu forte e che ogni anno riesce a sorprenderti per la sua bellezza”).
  • Susanna Tamaro: bosco di Sasseto, Torre Alfina, comune di Acquapendente – Viterbo (“È una foresta incontaminata con un gran numero di alberi millenari, di straordinaria bellezza”).
  • Oliviero Toscani: Parco di San Rossore, Pisa. (“La natura mi emoziona, però quello che mi interessa molto di più è dove nella natura esiste un intervento umano. Il Parco di San Rossore è sì un posto naturale, però in realtà è sempre stato contaminato dall’uomo. Mi piace perché vado a lavorare lì e per me il posto più bello del mondo deve essere quello dove uno lavora, crea, cerca di fare delle cose interessanti”).
  • Simona Ventura: campagna di Camugnano, Bologna (“Sono legata a questo posto da ricordi d’infanzia. Quando ho bisogno di ritemprarmi, torno nei luoghi della mia famiglia”).
  • Enrico Ruggeri: lungomare di Marotta, Pesaro. (“Lo so, non è bellissimo, ma mi ha ispirato Il mare d’inverno)
  • Licia Colò: la pineta di Castelfusano, tra Roma e Ostia.
  • Trio Medusa: Parco dei Vulci, Viterbo (“Mèta delle nostre innumerevoli gite, ha segnato per noi il passaggio dall’età dell’adolescenza all’età adulta attraverso il famoso tuffo dalla roccia”).
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L’Oasi Faunistica di Vendicari, luogo del cuore di Franco Battiato, è sita in provincia di Siracusa.

AL SUD

  • Franco Battiato: oasi di Vendicari, tra Noto e Siracusa.
  • Giuseppe Culicchia: Stagnone di Marsala (Trapani), dove ci sono l’isola di Mozia e le saline.
  • Salvo Ficarra: l’isola dei Conigli, a Lampedusa.
  • Valentino Picone: Parco delle Madonie (Palermo).
  • Marco Tronchetti Provera: Cala Zafferana in Sardegna.
  • Inge Feltrinelli: Sardegna (“È l’unico posto al mondo che sa unire sapori, profumi inimitabili. Amo il paesaggio, le rocce simili a sculture di Henry Moore. Se non fossi a Milano per lavoro mi trasferirei lì a vivere”).

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Author: admin

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