Roberto Baggio
sceglie il maestro buddhista
Daisaku Ikeda,
che ha dedicato la vita a sradicare
le cause della violenza

Il calciatore fuoriclasse ha compiuto 50 anni sabato 18 febbraio
e su Giannella Channel, per associarmi agli auguri, ripubblico l’intervista
che gli avevo fatto nel settembre 2015. Con una rara confessione

IL MIO EROE

colloquio di Salvatore Giannella con Roberto Baggio / Sette – Corriere della Sera

Caro Baggio, conoscendo la tua proverbiale riservatezza, ti ringrazio per aver accettato di concedermi questa intervista.

“Ti parlo a condizione che non si tocchi il campionato di calcio, tema su cui sono assillato da altri. Mi piace invece lo stimolo che mi dai nel ricordare il mio eroe. Nella mia mente ci sono tanti esempi di eroi: patrioti, scienziati, esploratori, astronauti, uomini che hanno lottato per la libertà e la pace. È proprio tra i maestri di pace che ho trovato il mio eroe. Il suo nome è: Daisaku Ikeda“.

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Roberto Baggio (Caldogno, Vicenza, 18 febbraio 1967), soprannominato “Raffaello” da Gianni Agnelli. Suo padre Florindo, che era stato calciatore dilettante, scelse questo nome per il figlio perché aveva come idoli Roberto Boninsegna e Roberto Bettega. Ha sposato nel 1989 a Firenze la coetanea Andreina Fabbi, dalla quale ha tre figli: Valentina, Mattia e Leonardo. Nel messaggio di auguri compilato dal grande giornalista Italo Cucci sul “Resto del Carlino” si legge: “Lo vorrei ingaggiato dal Ministero dell’Istruzione (piuttosto che dello Sport, tutto preso dal business) per farne un Maestro nelle scuole d’Italia dopo che lo è stato sui campi verdi del mondo”.
 
(CREDIT Giacomo Giannella / Streamcolors)

Di questo insegnante di buddhismo mi aveva parlato Antonello Dose, conduttore in radio de “Il ruggito del coniglio”.

“Ancora oggi rimane indelebile il ricordo del nostro primo incontro avvenuto nel 1993 a Tokyo, quando Daisaku Ikeda mi ricevette con la mia sposa Andreina“.

E tu gli donasti la maglia n. 10 della nazionale italiana. Da quanto tempo era iniziato il tuo nuovo percorso di fede?

“Mi ero avvicinato al buddhismo cinque anni prima, nel 1988, all’inizio con scetticismo, poi con curiosità e infine con convinzione. Da allora ho avuto la fortuna di incontrare e dialogare con protagonisti di fama mondiale in ambiti religioso, politico, industriale. Considero Ikeda colui che più di ogni altro mi ha toccato il cuore. Vorrei poter descrivere tutte le sensazioni che ho provato incontrandolo e dialogando con lui, ma non credo di esserne capace”.

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Daisaku Ikeda (Tokyo, 1928) è insegnante buddhista e pacifista. Presiede la Soka Gakkai International.
 
(CREDIT Giacomo Giannella / Streamcolors)

Tira fuori qualche aggettivo per definire questo personaggio di riferimento per te, per 30 mila italiani e per 15 milioni di persone nel mondo.

“Il mio eroe è potente: di gioia e coraggio. È grande: di cuore e compassione. È ricco: di determinazione e passione. È un eroe moderno. Non è sui libri di storia poiché la storia di quest’ultimo secolo l’ha vissuta nella guerra, subendola. A 17 anni perse il fratello al fronte. Decise allora di dedicare la vita a sradicare le cause profonde della violenza tra gli esseri umani ed è diventato un protagonista del dialogo per la pace. Lui mi ha insegnato e incoraggiato a realizzare la mia ‘Rivoluzione umana’. Una rivoluzione interiore dove ho potuto individuare e trasformare tutto ciò che impediva la piena espressione delle mie capacità e potenzialità. Grazie al suo pensiero sono stato in grado, e continuo oggi a credere, che ogni individuo possiede uno stato vitale capace di dare alla propria vita positività e purezza. Il mio eroe mi ha insegnato, con il suo esempio di vita, che attraverso la nostra esistenza possiamo sperimentare che tutto ciò che ci sembra impossibile, in realtà è possibile. Grazie al mio eroe ho compreso che un’esperienza negativa o di sofferenza può trasformarsi in una grande occasione di crescita. Una crescita che può trasformare ognuno di noi in un eroe moderno, capace di offrire un contributo di valori orientati al dialogo, al rispetto, alla pace”.

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A PROPOSITO

Sette cose che forse non sapete di Baggio

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Con le squadre di club, Roberto Baggio ha conquistato due scudetti (1994-1995 e 1995-1996), una Coppa Italia (1994-1995) e una Coppa UEFA (1992-1993). In nazionale ha preso parte a tre Mondiali (1990, 1994 e 1998), sfiorando la vittoria dell’edizione 1994. (Credit: Colorsport)

  • 500 mila lire: per questa cifra passò a 13 anni dalla squadra del suo paese natale, Caldogno, al Lanerossi Vicenza, a quel tempo in serie C1.
  • Roberto Benigni, che lo conobbe quando giocava nella Fiorentina, lo ha definito “un misto tra Rudolf Nureyev e Lorella Cuccarini“.
  • 10 ore durò l’intervento, per la rottura dei legamenti del ginocchio destro, nella clinica del professor Bousquet a Saint-Etienne, in Francia. A fine carriera Baggio confesserà:
    Da quando il pubblico mi conosce convivo con il dolore, 220 punti di sutura per l’intervento al ginocchio.
  • 2 i premi che gli hanno riempito il cuore: il Pallone d’oro conquistato nel 1993 e il World Peace Award nel 2010, a Hiroshima.

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    1993: Baggio vince la 38° edizione del Pallone d’Oro.

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    Hiroshima, 2010: Roberto Baggio riceve il World Peace Award, prestigioso riconoscimento per i suoi contributi alle organizzazioni di beneficenza in tutto il mondo e per il suo impegno per la libertà del premio Nobel birmano Aung San Suu Kyi.

  • 28 aprile 2004: gioca a Genova l’ultima partita con la maglia azzurra della Nazionale italiana. Il commissario tecnico Giovanni Trapattoni lo schiera titolare nell’amichevole contro la Spagna. Con la maglia azzurra Baggio ha collezionato 56 presenze e realizzato 27 reti. Nei campionati di serie A, invece, pur non avendo mai vinto la classifica dei marcatori, ha realizzato 205 gol. In questa speciale classifica viene preceduto da Piola, Totti, Nordahl, Meazza, Altafini e Di Natale.
  • La sua autobiografia è nel libro “Una porta nel cielo” (2001, Limina).
  • 23 gennaio 2013: lascia la carica di presidente del settore tecnico della Federcalcio:
    Non ci tengo alle poltrone. Il mio programma di 900 pagine, presentato a novembre 2011, è rimasto lettera morta e ne traggo le conseguenze.

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Author: admin

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1 Comment

  1. “Vorrei invitare i giovani a riflettere su queste parole.

    • La prima è passione. Non c’è vita senza passione e questa la potete cercare solo dentro di voi. Non date retta a chi vi vuole influenzare. La passione si può anche trasmettere. Guardatevi dentro e lì la troverete.
    • La seconda è gioia. Quello che rende una vita riuscita è gioire di quello che si fa. Ricordo la gioia nel volto stanco di mio padre e nel sorriso di mia madre nel metterci tutti e dieci, la sera, intorno a una tavola apparecchiata. È proprio dalla gioia che nasce quella sensazione di completezza di chi sta vivendo pienamente la propria vita.
    • La terza è coraggio. È fondamentale essere coraggiosi e imparare a vivere credendo in voi stessi. Avere problemi o sbagliare è semplicemente una cosa naturale, è necessario non farsi sconfiggere. La cosa più importante è sentirsi soddisfatti sapendo di aver dato tutto, di aver fatto del proprio meglio, a modo vostro e secondo le vostre capacità. Guardate al futuro e avanzate.
    • La quarta è successo. Se seguite gioia e passione, allora si può parlare anche del successo, di questa parola che sembra essere rimasta l’unico valore nella nostra società. Ma cosa vuol dire avere successo? Per me vuol dire realizzare nella vita ciò che si è, nel modo migliore. E questo vale sia per il calciatore, il falegname, l’agricoltore o il fornaio.
    • La quinta è sacrificio. Ho subìto da giovane incidenti alle ginocchia che mi hanno creato problemi e dolori per tutta la carriera. Sono riuscito a convivere e convivo con quei dolori grazie al sacrificio che, vi assicuro, non è una brutta parola. Il sacrificio è l’essenza della vita, la porta per capirne il significato. La giovinezza è il tempo della costruzione, per questo dovete allenarvi bene adesso. Da ciò dipenderà il vostro futuro. Per questo gli anni che state vivendo sono così importanti. Non credete a ciò che arriva senza sacrificio. Non fidatevi, è un’illusione. Lo sforzo e il duro lavoro costruiscono un ponte tra i sogni la realtà.

      Coloro che fanno sforzi continui sono sempre pieni di speranza. Abbracciate i vostri sogni e inseguiteli. Gli eroi quotidiani sono quelli che danno sempre il massimo nella vita”.

    (parole faro di Roberto Baggio)

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