Dall’Umbria un’esperienza
e un’indicazione:
semplifichiamo la nostra vita

Enrica, moglie del regista Michelangelo Antonioni, narra com’è cambiata la sua vita dopo i giorni
della paura in Umbria, nel borgo medievale dove abita. E descrive i luoghi del suo cuore dove riscoprire
la bellezza, la poesia e l’arte di vivere con semplicità

L’ITALIA AL CENTRO: COME ANDREMO
A RICOMINCIARE (15) – IL TURISMO SOLIDALE

testo di Enrica Antonioni* per Giannella Channel

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Enrica Fico, moglie del geniale regista Michelangelo Antonioni (Ferrara, 1912 – Roma 2007: con lei nella foto di Richard Avedon).

L’esperienza così distruttiva del terremoto lascia un segno indelebile nella nostra memoria. Paura, senso di impotenza di fronte a un mostro invincibile, precarietà e il terrore di perdere tutto, la vita delle persone che amiamo, la nostra vita. È questa l’esperienza più forte che possiamo vivere? Essere così vicini alla morte? Forse sì.

È un’esperienza che cambia.

Io non sono stata sotto le macerie del terremoto, ma le mura della mia casa in Umbria, molto vicina ai luoghi colpiti, hanno tremato e tremano ancora. E ho tremato anch’io e non c’è giorno che io non pensi alle persone che hanno perso tutto, che vivono in attesa di poter ritrovare la loro casa. Penso a che cosa farei io se la mia casa crollasse e rimanesse solo un mucchio di pietre. Non sarei certo in grado di ricostruire. Nessuno sarebbe capace di ricostruire come si faceva nei tempi medioevali, se non con un accurato restauro, costosissimo e molto laborioso.

Mia nonna mi raccontava sempre della sua bella casa di Genova distrutta sotto le bombe della guerra. Le era rimasto solo un cuscino di piume.

Nella nostra memoria rimangono vigili le tragedie della storia e anche se evolviamo, ci arricchiamo, protesi naturalmente a migliorare tutti gli aspetti della nostra esistenza, può arrivare il momento in cui perdiamo tutto e ci troviamo di fronte alla sola semplice vita.

Quando dopo il terremoto è arrivata anche la neve e il gelo, mi sono voluta allontanare dall’Umbria e mi sono rifugiata in una casa più piccola in Toscana, più semplice da vivere. Ma anche lì il vento gelato e la temperatura sotto lo zero non perdonavano. Non c’è stato modo di allontanarsi dalle difficoltà climatiche, ambientali, era quasi come se dovessi avere una lezione sull’arte del sopravvivere.

Sopravvivere o imparare a vivere, riconoscere il senso dei propri gesti, quello che veramente conta. Conquistare qualche grado di calore in casa combattendo il vento che entrava da ogni spiffero, scongelare l’acqua gelata nei tubi esterni, fare da mangiare con saggezza per mantenere il corpo caldo, comprare da mangiare anche per i vicini che non si possono muovere. Si sa, possiamo diventare maestri di solidarietà di fronte alle tragedie. Se le difficoltà ti mettono di fronte alla verità del proprio essere, quando si può ricominciare a vivere più o meno normalmente, da dove dobbiamo ricominciare?

Possiamo ricostruire e restaurare e saremo sempre di fronte a chi di fronte alla sfida per la vita è sempre rimasto lo stesso. Noi stessi. Ho conosciuto più me stessa e mi riconosco grazie a questa esperienza. Sembra che ogni parte di me si sia messa più insieme, che sia diventata più forte fisicamente, che io abbia fatto chiarezza nel riconoscere il desiderio di una vita più semplice. Ho creato più calore nel mio corpo, sono più equilibrata fisicamente, emozionalmente, psichicamente. E il risultato migliore è stato quello di aver semplificato la qualità del cibo che voglio mangiare, di essere diventata più vigile e attenta all’ambiente circostante e consapevole che dobbiamo imparare a vivere nell’incertezza di questo nostro tempo.

So che non è ancora finita, che ci sono molte persone che lottano ogni giorno e nel condividere gli stessi problemi con molte persone mi sento fortunata, per non aver perso la vita, per aver trovato una nuova fiducia, un umore diverso, addirittura un entusiasmo di fronte alla vita che può essere vista come una nuova avventura.

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* Enrica Fico (Cavi di Lavagna, Genova, 1952) è attrice e regista. Figlia del partigiano Eraldo Fico, è stata moglie del geniale regista Michelangelo Antonioni (Ferrara, 1912 – Roma 2007: con lei nella foto di Richard Avedon), che aveva conosciuto nel 1972. Su Enrica e Antonioni, qui i link collegati di Giannella Channel.

A PROPOSITO/ LA GEOGRAFIA DEL CUORE DI ENRICA ANTONIONI

I miei luoghi dell’anima

nell’Umbria intatta che vi aspetta

L’Umbria è il luogo dell’anima. È al centro del nostro paese, un cuore verde che ispira frescura, silenzio, raccoglimento. Anche le sue molteplici pietre portano a luoghi di pellegrinaggio severi e austeri, pacifici riflessi di discipline pure, di preghiera e respiri profondi. Ma non soltanto questo, l’anima conduce anche ad assaporare la fragranza del cuore e la sua dolcezza. I miei luoghi dell’anima sono:

Il Sacro Convento della Basilica di San Francesco

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I dipinti di Giotto portano come in un primo film fatto di fotogrammi a colori a conoscere la vita del Santo. Con gli occhi si percepisce la rivoluzione dello spirito francescano. Pensandoci oggi, mi sembra che potremmo farla di nuovo quella rivoluzione, che la dobbiamo fare, per ritrovare il potere della benevolenza nella semplicità del nostro respiro. Davanti alle pietre che custodiscono il corpo di San Francesco si possono compiere tanti miracoli. Spesso vado a sedermi in quella cappella e insieme alla mia preghiera osservo la fede delle persone che chiedono nel loro passo benedizioni. Mi ritrovo in una preghiera comune, in una stessa intenzione di bene, uguale a tutti gli altri.

Il Monte Subasio

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Attraversarlo, in ogni stagione, è un viaggio in un altro paese. Sembra l’Armenia, la Scozia, il Sud America. Abitato da soli animali selvatici e dal vento. Le albe e i tramonti bellissimi. Si osserva il cielo e la luce. Non ci sono alberi, solo una strada bianca che conduce ad Assisi.

Il fiume Clitunno

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  Mi è necessario trovare l’acqua in Umbria, così lontana dal mare. Sono nata davanti al mare, in Liguria, e mi sembra di vedere il mare ogni volta che mi affaccio da una finestra. Le acque dell’Umbria nascono dalla montagna e sono fresche, a volte gelate. Il Clitunno nasce in acque chiarissime, pulitissime. Una vegetazione verdissima nel fiume, si muove al movimento della corrente. Acqua da bere. Il Clitunno racconta la storia fin dal tempo dei Romani, di quando era navigabile e ospitava ville sontuose e tempietti pagani ed era l’accesso, raggiungendo le acque del fiume Tevere, a Roma.

La Piazza di Bevagna

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È un luogo che sembra non essere mai mutato nei secoli. Una piazza vuota che mi fa pensare a Ferrara, allo spazio vuoto di Antonioni o a quello dipinto da De Chirico. Lo spazio sembra una rappresentazione teatrale, ha un equilibrio tutto suo. Due chiese contrapposte, romaniche e austere, insieme a un palazzo altrettanto solenne anch’esso romanico. Una elegante fontana, neanche al centro della piazza sembra dare la prospettiva sregolata e un piccolo teatro in cima a una scalinata. Il pavimento non so dire se autentico, ma di pietra, rende tutto ancora più elegante. Un gioiello intoccabile per la sua preziosità.

L’Abbazia di Sassovivo

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Questo è il luogo a cui sono forse più legata. Michelangelo era stato invitato lì a un convegno sul cinema e successivamente mi aveva invitato a conoscere la regione. Da lì è iniziato il nostro pellegrinaggio in Umbria. L’Abbazia, a sei chilometri da Foligno, è isolata in una lecceta secolare enorme. Un bosco antico, che ricorda quello dell’Eremo delle Carceri ad Assisi, altro posto dell’anima per me. Sono le camminate più belle, queste, nei monti umbri. Il camminare diventa contemplazione di sé stessi. È forse il lusso più grande che ci possiamo concedere, il tempo fuori dal tempo in compagnia di sé stessi. Poi se si percorre il tempo fuori dal tempo con il proprio amato si può avere l’impressione di essere in paradiso.

L’Umbria è stata il mio paradiso per molti anni. Ora so che bisogna fare un grande lavoro per proteggerla e continuare ad amarla. Io abito in Umbria, in un piccolo borgo medioevale e faccio la mia lotta costante per la sopravvivenza della bellezza, della poesia e dell’arte del saper vivere semplicemente con gioia.

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15. Continua. Turismo solidale: a questo link
gli articoli precedenti.

Invito alla visita

telefono-iconaIl salvataggio e la messa in sicurezza dei tesori delle Marche “museo diffuso” portano per il momento a escludere viaggi nell’area colpita dal sisma. Ma il resto delle Marche, da Gradara al Montefeltro, da Fano a Urbino, da Senigallia a Jesi, dalla Riviera del Conero all’entroterra di Ancona, da Loreto a Osimo, aspettano i nostri e vostri occhi curiosi di turisti solidali.

Author: admin

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