Che tipi sono i romagnoli
te li dipingo io,
Giuseppe “Pino” Boschetti

Nel centro storico di Santarcangelo, sopra l’Osteria Sangiovesa,
maneggia i pennelli con fantasiosa ironia un pittore unico
nell’osservare i comportamenti della variegata umanità dei conterranei
di Fellini e Guerra immortalati nel film “Amarcord”.
A lungo un enigma nel panorama artistico, fino a quando ci si è accorti
di trovarsi di fronte a un vero e proprio Brueghel della Romagna

INCONTRI AD ARTE

testo di Roland Guenter* per Giannella Channel

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Uno di questi weekend d’autunno lo storico tedesco dell’architettura, Roland Guenter, è salito sulle scale del palazzo sovrastante la popolare Osteria Sangiovesa, nel cuore antico di Santarcangelo di Romagna, per andare a far visita a un artista e amico di lunga data: Giuseppe Boschetti, per gli amici Pino, classe 1944, che con fantasia e ironia illumina l’identità e l’etologia dei romagnoli senza mai cadere nella tentazione del mercato e della vanità. A quel Brueghel della Romagna Guenter, che ha scritto molte guide sull’umanità migliore tra Marche, Romagna e Toscana (info: roland-guenter-werke.de) ha dedicato per Giannella Channel un ritratto che qui di seguito riportiamo nei suoi brani centrali. (s.g)

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Giuseppe “Pino” Boschetti (Santarcangelo, Rimini, 1944), ex dipendente del comune romagnolo.

Pino Boschetti è uno straordinario osservatore della sua gente e della sua città. Attraverso le sue immagini percorriamo in lungo e in largo la comunità romagnola. Nessun pittore meglio e più di lui ha aperto i miei occhi curiosi di vita urbana su questa realtà. Pino ci mostra, con fantasia e ironia, mai pesante né offensiva, la vita di Santarcangelo dal mattino alla sera e fin nel cuore della notte in tutte le tessere del suo mosaico: la famiglia, la chiesa, le strade, le piazze, la Rocca, fino alle riunione nelle sezioni di partito. Illumina Santarcangelo, ma in realtà il suo faro ci mostra in dettaglio l’umanità di tutta la Romagna. È sempre la città a far da scenario in questo teatro, tanto da legittimare la fama di Santarcangelo come ambiente urbano che accoglie, non a caso, uno storico teatro in piazza.
Quasi mai un pittore è riuscito a cogliere con tanta precisione il mondo della sua città, dei dintorni, dell’ambiente. Non l’ha soltanto disegnata, come fanno tanti, l’ha guardata dal di dentro: fatta com’è di una miriade di personaggi e di scenari che sembrano collaborare come fossero una squadra vincente. Santarcangelo è come una madre, per tutte le persone dipinte.

IL CANTASTORIE

Pino è un meraviglioso narratore di storie. E i suoi quadri diventano nella nostra mente come un film, una raccolta di fotogrammi che ricordano le scene di “Amarcord”, il capolavoro di Federico Fellini e di Tonino Guerra. Così uniti l’uno all’altro, nella sua casa al terzo piano che divide con la sposa Dolores, dove ormai (vista la sua naturale e irriducibile tendenza a non vendere) non c’è più spazio per nuove opere: è la più bella casa-museo che racconta la sua vita quotidiana e la vita della Romagna tutta.
Oltre agli uomini e alle donne, anche le cose raccontano storie. Nelle case le finestre fanno vedere una miriade di oggetti: fiori, biancheria, piatti, scodelle, bottiglie e persino il vecchio vaso da notte ti sorprendono con le loro minuscole finestre sulla vita.

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“Il cantastorie”

LO PSICANALISTA

Boschetti osserva una gamma di differenti modi di comportamento degli uomini. possiamo leggere i suoi quadri quasi come un’enciclopedia. Rivela nelle persone le loro origini psicologiche, le radici e i modelli. E si serve dell’intero spettro dei comportamenti come un pianista dei tasti del suo strumento… Che grandiosa messinscena è il quadro che rappresenta una riunione nella sezione di partito: un’ampia gamma di ruoli, di caratteri e di comportamenti diversi. Non c’è il pensiero di uno che sia legato a quello di un altro. C’è il presidente che tenta di coinvolgere il gruppo, il vice stanco, il segretario zelante, l’ascoltatore annoiato, in seconda fila uno legge il giornale e un altro guarda meditabondo il soffitto della sala. Un altro ancora è già addormentato, mentre davanti a lui un oratore declama gesticolando.

L’ANTICLERICALISMO DEI ROMAGNOLI

Per secoli la Romagna ha vissuto sotto il giogo papalino. Uno dei piatti più buoni di questa terra si chiama strozzapreti: un nome che dice tutto. L’ultimo dei papi sovrani, Pio IX, ha ancora fatto sibilare la ghigliottina fino alle porte di Bologna, ma i romagnoli sono brava gente che non ucciderebbero mai un prete perché la loro ironia, il loro scherno rendono umano ogni individuo. E così, cinque suore giocano sfrenatamente a mosca cieca con un monsignore. Un tocco di sfacciataggine femminile contro due millenni di prepotenza clericale e maschile. Un inno alla gioia di vivere anche per le suore e il vescovo in mezzo a delle donne che mettono in musica la vita. Questo è l’anticlericalismo romagnolo nella sua versione più amabile. In questo modo Pino non ci fa vedere come sono i preti, ma come siamo “noi”.

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“Moscacieca”

POVERTÀ DIGNITOSA

Ricchi solo del loro orgoglio, così sono gli uomini di questa terra nei quadri di Boschetti. Le donne sono tutte emancipate, sono donne che hanno in mano le redini della casa (le “azdore“) e si occupano di una famiglia numerosa con sicurezza. Boschetti ama la vita e non è mai un pittore della miseria. Ritrae spesso la povertà, ma una povertà dignitosa. La gente recita la sua parte nella vita come in un teatro e se la gode anche. Qui di aver fatto “Teatro in piazza” è un fenomeno perfettamente consono alla città di Santarcangelo. La città è un teatro, come i manifesti che Pino ha ideato per alcuni anni. la piazza è il culmine della città come teatro. Il teatro è lo specchio dell’umanità. Quando si recita in piazza, capiamo ancora meglio.

LE PIAZZE

Il centro di Santarcangelo è tutto un susseguirsi di piazze, sia nella parte alta che nella città bassa. Piazze, piazze, piazze: un tema grandioso. L’urbanista, l’architetto. Il semplice cittadino che voglia imparare qualcosa al riguardo, può farlo leggendo all’infinito i quadri di Pino. La più grande folla di individui si dispiega sulle piazze, con un’opulenza che conosciamo da alcuni film di Fellini. E soprattutto regna una grande confusione, un brulichio di imprevisti e di movimenti in lungo e in largo.

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“La Fiera di San Martino”

L’EROTISMO

L’Italia per me è la patria dell’erotismo. Qui erotismo è amore per tutto il mondo. È un concetto presente nei quadri di Pino. Più evidente che mai nelle molte scene di suonatori sotto la finestra di una donna (e sotto gli occhi di un prete). L’erotismo qui non ha età: donne giovani e meno giovani, uomini giovani e vecchi. Nei quadri di Pino l’erotismo può anche essere pubblico: un erotismo di piazza. Ci sono tutti. Tutti possono partecipare e sognare.

L’ORGOGLIO DELLA CITTÀ

Una città può essere fiera e felice di essere ritratta da un pittore del talento di Boschetti. Quasi nessuna città al mondo è dipinta e caratterizzata in questo modo. E alla città mi rivolgo: avete un tesoro, tenetevelo caro! Pino è un geniale maestro nel suo genere. E la stessa cosa vale per la Romagna. Non potrebbe essere raffigurata in modo più caratteristico che nei suoi quadri. Santarcangelo dovrebbe dedicare a questo pittore grande e unico nel suo genere un museo vivo, un museo nel quale Pino vive e vi accoglie (mi sono accertato che lui è disposto ad accogliere su prenotazione). Lui ha conservato tutti i suoi quadri, senza venderli, senza cedere alle lusinghe del mercato dell’arte o del mercato delle vanità.
Qualcuno l’ha chiamato il Brueghel della Romagna. È vero: come pittore è stato certamente un suo antenato, in una terra assai distante. Il Brueghel della Fiandre, Pino lo conosce molto bene, lo ama. Nel quadro della sezione di partito è appesa un’opera di Brueghel. In Boschetti io vedo qualche cosa di Cesare Zavattini, il grande autore di sceneggiature cinematografiche, e di Tonino Guerra, il poeta erede di Zavattini: a dispetto dei molti elementi grotteschi, questi autori hanno sempre dimostrato un grande rispetto per l’uomo. Pino Boschetti è uno dei grandi pittori narratori dell’umanità.

* Roland Guenter (Herford, 1936), storico tedesco dell’architettura, uno degli artefici della riconversione della Ruhr da capitale del carbone a capitale della cultura europea 2012. È anche il primo presidente della Deutscher Werkbund (“Lega tedesca artigiani”) della Renania Settentrionale-Vestfalia.

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Gallery: lampi di vita colti

dal Brueghel della Romagna

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“Tre sul sidecar”

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“Trasloco”

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“Teatro in piazza”

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“La suora e il bambino”

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“La riunione”

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“Moscacieca”

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“Giochi di bimbi al mare”

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“Il gelataio”

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“La Fiera di San Martino”

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“Donne in spiaggia”

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“Il ciclista e la farfalla”

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“La casa rossa”

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“Il cantastorie”

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“Il barbiere”

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“Ballerini di tango”

INVITO ALLA VISITA

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Author: admin

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