Torna a vivere la Torre di Pietra
che stimolò la creatività
di Tonino Guerra, nomade in Puglia

Sul litorale tra Margherita di Savoia e Manfredonia
torna a vivere un gioiello di pietra che aveva ispirato
il poeta e sceneggiatore romagnolo per l’ultimo film
(mai nato) ambientato su un pianeta fantastico, Verna

PICCOLI BENI, GRANDI STORIE

testo di Maria Paola Porcelli* per Giannella Channel

Poco prima di lasciarci, il poeta Tonino Guerra (sceneggiatore preferito di Fellini, Antonioni e dei principali registi del Novecento) era stato conquistato proprio da quella Torre di Pietra posta nella Sesta Provincia pugliese. Visitandola nel suo viaggio organizzato da Salvatore Giannella, lì il Maestro del cinema aveva immaginato di girare un suo prossimo film ambientato su un pianeta fantastico, Verna, con le vasche delle Saline ridipinte da Renzo Piano a far da pista di atterraggio su questo nuovo mondo dove la memoria del passato si azzera e della Storia fa sopravvivere solo un vasetto di basilico che Sophia Loren, protagonista, vuole a ogni costo portare con sé.

torre-di-pietra

Torre di Pietra
 
(credit ph. Cautillo per il “Corriere del Mezzogiorno”).

Visitata e filmata nel 2003 dal regista iraniano Abbas Kiarostami, la torre è stata location nel 1989 per Turné, pellicola del regista e premio Oscar Gabriele Salvatores, e nel 1998 per Figli di Annibale diretto da Davide Ferrario.

Torre di Pietra sorge in corrispondenza dell’ex lago di Salpi e di una delle zone “evaporanti” delle Saline, a 11 km circa a nord di Margherita di Savoia, terra pregna di storia e sale. “La città romana di Salapia”, spiega Roberto Goffredo, ricercatore nel Laboratorio di Archeologia dei paesaggi presso il dipartimento di Scienze umane dell’Università di Foggia, “rifondata alla metà del I secolo avanti Cristo nell’area dell’attuale Monte di Salpi, era collegata con il mare mediante un canale che sfociava probabilmente in corrispondenza dell’attuale Torre di Pietra. Lì si conservano, infatti, resti di un muro in parte visibile sulla spiaggia e in parte sommerso dalle acque, resti successivi alla rifondazione. A circa 40-50 metri dal muro sono stati rinvenuti sul fondo marino blocchi e ciottoli sparsi che potrebbero riferirsi a un’analoga struttura parallela ormai del tutto distrutta. Potrebbe trattarsi del porto-canale di cui parla lo storico Vitruvio in relazione proprio a Salapia”.

Continuano gli scavi nell’antica città romana di Salapia. Docenti e studenti del Liceo “Scipione Staffa” di Trinitapoli hanno effettuato una visita agli scavi in corso nell’estate 2016. I risultati e l’andamento della campagna di scavi sono stati illustrati dall’archeologo Roberto Goffredo dell’Università di Foggia. Qui il video utile per la ricostruzione, da parte del professor Goffredo, della storia di questa lodevole esperienza.

Si può quindi concludere, secondo Goffredo, che Torre di Pietra sorga nell’area del presunto porto romano di Salapia. Costruita con lo scopo di difendere la costa dalle incursioni nemiche per ordine del re spagnolo Carlo V, presto eseguito dal viceré Don Pedro di Toledo nel 1568, Torre di Pietra fu eretta di fronte al promontorio di san Nicolao de Petra, dove si dice sia nato san Ruggero, patrono di Barletta, e dove sorgeva un villaggio medievale e un monastero, terreno nei secoli inghiottito dal mare.

Già finanziato con un POR/Puglia 2000-2006 l’importo di 265.000 euro circa per il restauro e la valorizzazione dell’edificio: i lavori iniziati nel 2010 termineranno a breve. “Speriamo che l’amministrazione comunale possa poi in tempi brevi affidare la struttura a chi possa valorizzarla al meglio, questo è un luogo suggestivo, lingua di terra tra le acque delle Saline e il mare”, racconta l’architetto Donato Capacchione, direttore dei lavori di recupero e di restituzione della facies cinquecentesca dell’edificio guidato dall’architetto Giuseppe Teseo della Soprintendenza per i Beni Architettonici di Puglia. Grazie al Plurifondo 2007- 2013 intersettoriale, l’intero contesto di Torre di Pietra godrà di un finanziamento di ulteriori 185.000 euro. La torre, spiega Capacchione, era in condizioni di degrado diffuso, con numerose parti incongrue rispetto all’originario impianto: “Sulla struttura esiste un vincolo architettonico e uno archeologico, la Soprintendenza ci ha autorizzato a intervenire per eliminarle. Abbiamo sostituito solai, siamo intervenuti nella ristrutturazione statica e con incatenamenti dell’edificio”.

torre-di-pietra

Un’immagine suggestiva di Torre di Pietra, al tramonto.
 
(credit: Salvatore Lanotte)

La torre aveva una sua autonomia grazie a una cisterna d’acqua mentre dal 1831 al 1838 per ordine dei Borbone era dotata di artiglieria litorale, non più solo una logica di segnalazione ma anche difensiva, spiega l’architetto, aggiungendo che il riferimento nella nomenclatura alla “pietra” possa derivare dalla presenza dall’emersione di calcarenite su cui poggiano le fondamenta della torre stessa. “Tutt’intorno è sabbia, siamo a circa 15 metri dalla riva del mare. L’edificio è quadrangolare, la cisterna è a 1,50 mt dal piano di calpestìo, la volta a croce ribassata. E si accede dal piano rialzato al primo piano attraverso una scala molto stretta, perimetrale, che permette l’osservazione da feritoie rivolte verso i tre punti cardinali più orientati al mare. La torre è punto fiduciario trigonometrico: abbiamo trovato i tipici anelli di bronzo, punti fissi da cui tracciare l’ideale quadrettatura del territorio”.

Parte della superficie del tetto svela una volta estradossata, il che fa escludere che lì ci possa mai essere stata una “piazza d’armi” per i pezzi d’artiglieria da difesa. “Per il futuro, invece, c’è la richiesta dell’Istituto Nazionale di Oceanografia di Genova di trasformare Torre di Pietra in presidio per il monitoraggio della zoologia marina mentre il Dipartimento di Zoologia della Facoltà di Agraria di Bari ha chiesto di poterne fare riferimento per lo studio dell’avifauna: siamo in Zona di protezione speciale, sito di importanza comunitaria e Area umida europea”.

A PROPOSITO

Il team dauno-americano

che illumina l’antica

azienda di lane a Salapia

salapia-open-day

Il manifesto del Salapia Open Day 2016.

Si chiama “Open Salapia” il progetto di comunicazione curato dall’archeologa Giovanna Baldasarre che è nato nel 2015, durante un’intensa fase di scavo e scoperte nell’antica città romana di Salapia (I secolo a. C- VII d. C.): siamo in Puglia, nel territorio di Trinitapoli, nella provincia BAT, Barletta-Andria-Trani. Progetto di grande interesse, che promuove modelli di archeologia condivisa e partecipata, con sessioni aperte al pubblico, laboratori e appuntamenti divulgativi dedicati alla conoscenza di Storia, tecniche e procedimenti. Coinvolti, oltre agli archeologi che fanno capo all’Università di Foggia e al Davidson College del North Carolina, anche il Comune della città pugliese ed alcune associazioni locali assai vivaci ed attive: l’Archeoclub e il Centro di educazione ambientale “Casa di Ramsar”.

salapia-puglia-scavi-archeologia

Salapia romana, rifondata in epoca romana (fine I a.C.) su richiesta dei cittadini in un luogo più salubre da M. Hostilius, sulla sponda del lembo nord occidentale delle salina di Margherita di Savoia, le più grandi d’Europa. La veduta aerea evidenza anche l’area di Villa San Vito e della Torre di Pietra e altri siti archeologici nell’area della laguna in territorio di Trinitapoli.

In un programma ricco di appuntamenti estivi aperti a un pubblico di ogni età e formazione, coinvolto nella conoscenza del patrimonio comune, nelle settimane scorse anche la “Festa in laguna” con la straordinaria opportunità di osservare da vicino, tra l’altro, il mosaico appena scoperto quest’estate.

salapia-mosaico-ritrovato

Salapia: il mosaico ritrovato.

Tutto è iniziato qualche anno fa (vedi nostro testo), quando due ricercatori archeologi pugliesi del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia, Roberto Goffredo e Giovanni De Venuto, comunicavano gli esiti dei loro primi scavi a Salapia, città romana, dicevamo, città fortificata di Capitanata con una superficie di 18 ettari circa, quindi, poco più piccola di Pompei.

Straordinario l’interesse che ne scaturì da parte della comunità scientifica internazionale, legato alla scoperta di un “quartiere” dell’insediamento imperiale dedicato alla concia di pelli e al lavaggio di lane e tessuti. L’unica “zona industriale” ad hoc di cui oggi si abbia conoscenza nell’Italia meridionale e di cui esistono esempi simili, ancora ai nostri giorni, in Marocco.

salapia-strada-botteghe-impianto-artigianale

Salapia: la strada, le botteghe e l’impianto artigianale.

Felice il dialogo scientifico che subito gli studiosi dell’Università di Foggia instaurarono con Darian M. Totten, archeologa del Davidson College del North Carolina con cui nel 2013 fu stretto un accordo. Coordinato dal presidente del Consiglio superiore “beni culturali e paesaggistici” del Ministero dei beni culturali, Giulio Volpe, vi partecipa anche la Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia. Il Progetto Salapia di ricerca e scavo archeologici dell’antica città di Salpi, condotto dall’Università di Foggia e dal Davidson College ha ottenuto già negli anni passati importanti riconoscimenti e finanziamenti americani ( il Life on the lagoon Salapia Exploration Project presentato al 115mo Annual Meeting dell’Archaeological Institute of America, il Cotsen Excavation Grant dall’Archaeological Institute of America e il Loeb Classical Library Grant dall’omonima fondazione associata al Department of Classics dell’Università di Harvard). (Maria Paola Porcelli)

salapia-puglia-campagna-scavi-2014

Nella foto di gruppo i protagonisti della campagna di scavi Salapia 2014. Sono foggiani e americani, tranne due di Bari e una di Roma. Seduti, da destra verso sinistra: Martina Scarcelli (Roma), Luisa Pedico, Sara Loprieno, Giovanni Ve Venuto, Rita Di Gaetano, Maria Pia Masanotti, Monica Pece, Giovanna Vairo, Francesca Fabbiano, May Peterson, Darian Totten e, alla sue spalle, con gli occhiali da sole, Laura Cerri. In piedi, sempre da destra a sinistra: Roberto Goffredo, Valerio Lattanzio, Francesca Fortinguerra, Maria Grillo, Vincenzo Ficco, Biagio Bellizio, Scott Holtzwarth, Michele Cuccovillo (Bari), Andrea Fratta, Craig Stevens, Lucia Miccoli, Liz Pomeroy, Kirsten Huffer, Dorotea Famà, Chiara Viola, Stefania Riccardi, Mary Monroe.

Maria Paola Porcelli, giornalista free lance per le pagine culturali del Corriere del Mezzogiorno (dalle cui pagine è tratto, adattandolo, parte del testo pubblicato) e collaboratrice di Oggi dalla Puglia. Ha pubblicato interviste, inchieste e servizi per diverse testate pugliesi e nazionali. Per i libretti di sala della Fondazione lirico sinfonica Petruzzelli e teatri di Bari ha pubblicato sinossi e interviste a direttori d’orchestra, registi e scenografi.

Author: admin

Share This Post On

1 Comment

  1. Notizia freschissima: Il National Endowment for the Humanities (USA) premia il Progetto Salapia e finanzia per il triennio 2017-2019 il programma di attività “Life on the Lagoon: Reconstructing the Biography of Human-Landscape Dynamics on the Salpi Lagoon, Italy”.

    Post a Reply

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: