I sedici giorni in cui Christo
ha cambiato vita all’Iseo. E a me

Una delle guide che hanno orientato poco meno di un milione e mezzo di visitatori
nella breve vita di The Floating Piers (che continua a far crescere il turismo)
ci porta con le pagine del suo diario a percorrere come su una passerella della memoria
incontri, momenti di fatica e di grande entusiasmo. Aspettiamo anche i vostri diari

LA PASSERELLA DELLA MEMORIA:
RITORNO SUL LAGO, DUE MESI d.C.

testo di Sara Meggiorin* per Giannella Channel

 

L’opera d’arte non è The Floating Piers, su cui si cammina per 16 giorni, ma è il viaggio:

chi ci è andato se li porterà nella mente per tutta la vita

(Christo)

Il momento più emozionante. Tardo pomeriggio, due ragazzi seduti a bordo passerella. Mi avvicino per comunicare che non possono sostare a lungo. Sono seduti a gambe distese, un quaderno da schizzi ciascuno, disegnano con una matita arancione. Cominciamo a parlare. “Siamo americani”, dicono, “abbiamo viaggiato per 22 ore per arrivare qui…”. Sono stanchi ed emozionati. Studenti di architettura in California innamorati dell’81enne scultore bulgaro Christo Javachev e della sua arte (a questo link il diario di viaggio di “Giannella Channel”). Parliamo ancora e, a ogni informazione che aggiungo sull’opera, gli occhi del ragazzo si bagnano, sino alle lacrime, che nasconde prontamente abbassando lo sguardo e nascondendosi dietro al cappello. Lei ha un nome persiano e un sorriso dolce, qualche scambio ancora, parole cariche di emozioni e devo salutarli per tornare al lavoro. Dico loro di aver terminato i pezzetti di tessuto distribuiti ai visitatori, ma nella mia passeggiata di ispezione e tutela dell’opera prometto di chiedere a un collega monitor se ne fosse rimasto ancora uno nelle tasche della sua salopette, per portarglielo.

Dopo una ventina di minuti tornando alla mia postazione sulla passerella, li incontro camminando dallo stesso lato, mi avvicino e poso un quadratino giallo sul quaderno di schizzi ancora aperto. Lei scosta il quaderno e mi tira a sé, mi abbraccia forte come una vecchia amica che non vede da tempo: “Thank you! Thank you for sharing all this with me…” e questa volta sono io a piangere. Ne porgo un altro anche a lui e non smettiamo di sorridere e commuoverci. Riprendo il mio cammino e loro il loro.

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Il momento più triste. L’ho vissuto durante l’ultimo sera, dalle 19 all’una di notte, la mia collega-amica si avvicina per girare un breve video, per documentare le ultime ore di passerella prima della chiusura… un nodo mi chiude la gola e mi giro camminando nella direzione opposta per non piangere senza fine, blocco due lacrime e le dico che non ce la faccio, parliamo dopo. Tristezza e malinconia mi assalgono improvvisamente. Sembrava dovesse durare per sempre The Floating Piers. Invece Christo spiega con serena determinazione: “Il tempo è scaduto. Tutto finisce nella vita. Questa è la cosa importante di questi progetti: prima o poi finiscono, perché nessuno può possederli. La libertà non è possesso”.
La sensazione per tutti noi addetti ai lavori oggi è la medesima: di averci tolto qualcosa di meraviglioso per ciascuno, che ci faceva star bene. Per tutti i 16 giorni, dal 18 giugno al 3 luglio, ho scelto di galleggiare su uno dei Piers dell’installazione e quando ero a casa non vedevo l’ora di tornarvi… per ritrovare, vivere e stare ancora una volta con l’oggetto del desiderio. Tessuto, cammino, colore, fuoco dentro, gente, sole, pioggia, vento, rumore, gommoni, adrenalina, gioia… Come quando si è innamorati e non si può fare a meno di vedersi, ecco, quella sensazione! Tante emozioni concentrate in pochissimo tempo, ma il tempo si dilata si espande quando è vissuto così intensamente… poco meno di un mese è valso quanto un anno, duro e stressante di lavoro… un anno di vita.

L’incontro più sorprendente. Di notte, a fine turno, un gatto sul percorso di tessuto giallo steso nel paesino di Sensole. La colonia di gatti di Montisola, di notte si riappropriava del territorio di pace invaso di giorno da orde di umani.

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Il momento più rischioso. L’ho vissuto a tre giorni dalla chiusura dell’opera, la penultima evacuazione delle passerelle. In brevi istanti siamo in codice rosso, allerta, per la quale tutti i Piers devono essere sgomberati velocemente per condizioni meteo fortemente instabili.
Due genitori con un bimbo di 4/5 anni visibilmente infastiditi dal dover arretrare a Montisola, rallentano tutto il cordone formato da noi guide, indugiano, si lamentano, oppongono resistenza ai nostri continui richiami. Prima io, poi i colleghi li invitano in modo deciso ad accelerare il passo, per mettersi al riparo. Di tutta risposta si fermano al centro della passerella, posano le borse, fanno sedere il bambino per mettere le scarpine. Al mio incalzare (“Signori, per favore, non è un gioco, dobbiamo sgomberare la passerella al più presto, non siamo al sicuro ora, dobbiamo procedere velocemente”), il padre con tono scocciato e di sfida dice: “Lo prende lei in braccio?”. A quelle parole non penso neppure un secondo e abbraccio il bambino: “Se non lo porta lei, lo porto io”, dico. Sono furibonda, ma cerco di trattenere la voce che mi urla dentro, non capiscono, si devono fidare delle scelte dell’organizzazione.
Il bimbo domanda: “Mamma, dove mi porta la signora?”. Io: “Al sicuro, tesoro”. “Perché c’è tutto questo vento forte”, chiede. “Perché c’è un temporale brutto in arrivo”, rispondo. Il tempo di arrivare sulla terraferma e comincia a piovere a dirotto. La passerella ora ondeggia, si dimena, sembra viver di vita propria, la schiena di un animale selvatico punto da una vespa, urla e si gonfia contorcendosi.
Temporale passato. Tutto ritorna a fluttuare morbidamente.

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Christo ha mosso poco meno di un milione e mezzo di persone in 16 giorni, un vero pellegrinaggio! ho visto tutta questa umanità solo a Città del Messico al Santuario della Virgen de Guadalupe…bambini, anziani, carrozzine, disabili, uomini, donne, gente di tutte le razze, da tutto il mondo. Incredibile!
Ma qui parliamo di arte, non di religione… che ha scatenato un vero fenomeno di massa per soli 16 giorni, happening unico e irripetibile nel suo genere.
Nomen omen, un nome un destino dicevano gli antichi e Christo ha sorpreso tutti.
Arte o no, fiera di paese, selfie da passerella, ponte che non porta a nulla, land art o meno, The Floating Piers è stato tutto questo. Per dirla con l’ideatore: “L’opera d’arte non è il Floating Piers, su cui si cammina 16 giorni, ma è il viaggio: chi ci è andato se li porterà nella mente per tutta la vita”. (Un viaggio che continua anche dopo che sono state smontate le passerelle: + 20 per cento dell’economia del turismo nelle settimane successive, Ndr).
Per noi monitors che l’abbiamo vissuta, allestita, costruita una parte di vita. Chi si è già tatuato il percorso sulla pelle, chi ha venduto la propria divisa da lavoro…rimarrà sempre la nostra unica magica passerella giallo dalia sul lago d’Iseo.

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Non posso trattenere le lacrime mentre scrivo, rivivo tutto con la stessa intensità. Mentre succedono certe cose non si è coscienti, nè lucidi completamente, tutto è così intenso che si sente e basta, la vita succede… è difficile da raccontare.
Fotografie istantanee, incontri fugaci, oggi sono ancora innamorata come il primo giorno di lavoro di questa magica opera, passerella fluttuante sul lago. Ogni persona incontrata, ogni sguardo, ogni avvicinamento è stato un contatto tra esseri umani accomunati dal medesimo cammino, dallo stesso percorso, giallo cangiante, galleggiante, sotto il sole infuocato o nella umida sera,
Lo stesso cammino per tutti… diverso per ognuno, breve nel tempo, intenso, di vita. Quasi ogni sera sino a oggi, a un mese dalla chiusura, sono tornata sul lago, sul mio lago d’Iseo quello che conosco da sempre… e cerco quel percorso, quel sentiero galleggiante giallo dalia… Mi sembra di non vederlo, ma ormai è sempre lì.

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Aggiungo questo brano che avevo scritto per me… le troppe emozioni devono uscire in qualche modo, con le lacrime, i sorrisi, la scrittura, un’altra opera chissà.

diario-guida-floating-piers-christo-lago-iseoTerzo giorno. Brevi istanti. Penso a oggi al cielo terso, al sole pungente, alla lieve brezza che rinfrescava le prime ore di turno. Poi caldo sempre più intenso, gente, tanta gente, odori… vociare continuo e incessante. La radio in dotazione non cessa di aggiornarci sulle imbarcazioni che si avvicinano troppo alla passerella, aggiornamenti meteo, portare acqua grazie, oggetti smarriti, a volte smarrite sono le persone…
Sirene, barche a motore, gommoni, elicotteri, moto d’acqua…
Mi avvicino a una sedia a rotelle e chiedo vuole una cartina? Risposta: “No, grazie, è facile il percorso, basta seguire l’arancio!”.
“Allontanatevi dal bordo”, dico a una coppia che scatta foto quasi in acqua…
E, sorpresa!, un’amica del liceo mi riconosce dopo vent’anni, con cappello e occhiali tra migliaia di persone. Se ne va con il marito.
Chi pratica yoga e suona le campane tibetane in cerchio.
Una sposa cinese con cappello e gonna di pizzo.
Una ragazza manga con giubbino sintetico, trecce nere e calzettoni di cotone bianco sino al ginocchio.
Una signora hippy che suona e ha dormito in auto viaggiando dalla Svizzera per stare poche ore e ripartire per Trieste.
Un bimbo con la nausea riportato a terra con il gommone.
Un gelato desiderato, regalato.
Marito e moglie dal Texas, insegnante di arte lei, passano due giorni a Marone solo per esserci, lì, sulla passerella arancione e, commossa, mi dice: “Ho prenotato a ottobre, non potevo mancare”.
E poi due signore, cappello di retina bianca lei calato sul naso, occhiali con lenti sfumate, non vedente, cappello di paglia l’amica. Dopo una breve informazione, parliamo, qualche istante e subito è sintonia, la sento… profumi, creme solari, acqua, mi dice… sensazioni che la maggior parte della gente non coglie nemmeno. Per lei stare sulla passerella è un po’ come stare in barca e su una spiaggia allo stesso tempo, ma il lago respira e sa di verde, è più palustre del mare.
Bella voce, mi dice. Calma, aggiunge. Sorrido. Discorriamo ancora di Christo, la sua vita e le sua arte, mi porge la mano, ringraziano per la gentilezza e riprendono la passeggiata.
Ho dimenticato così le migliaia di persone, il caldo, la divisa che fa sudare, il rumore, le sirene, i bambini che urlano, la sete, il mal di gambe, la maleducazione… signore delicate e gentili. Brevi istanti. Minuti, importanti, belli semplicemente.

* Sara Meggiorin (Brescia, 1976) è una scenografa laureata all’Accademia di Belle Arti di Brescia dove ha anche insegnato. Adesso sta valutando offerte di lavoro anche fuori della Lombardia.

Author: admin

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1 Comment

  1. Leggendo l’articolo sulla passerella del lago d’Iseo, mi è venuto in mente il testo di una canzone di Marco Mengoni “La meta non è un posto, ma è quello che proviamo”. Buongiorno così

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