Per un alfabeto civile:
vedi alla voce
A come Amicizia

LIBRO DIMENTICATO A MEMORIA

testo di Eugenio Borgna*

[jpshare]

Nella casa amica ad alta densità artistica sulle sponde del lago di Como incontro, tra le altre, opere di Vincenzo Agnetti (Milano, 1926 – 1981), poetico artista passato dall’Accademia di Brera in Argentina e antesignano, con Piero Manzoni ed Enrico Castellani, dell’arte concettuale italiana). Parafrasando il titolo di una di queste, Libro dimenticato a memoria (foto in apertura), mi viene voglia di raccogliere in un alfabeto civile le pagine, gli incontri, le immagini che ci possono indicare direzioni virtuose, oltre il vocabolario assordante del Nuovo di cui siamo vittime quotidiane. Qui di seguito la prima voce: A come Amicizia, tratta da un libro dello psichiatra e scrittore di fama Eugenio Borgna: (La fragilità che è in noi, Einaudi, 2014) al quale la nostra comunità deve una diagnosi spietata: “Gli italiani sono, in pratica, analfabeti. È un analfabetismo emozionale, che ci impedisce di capire gli altri”. (s.g.)

vincenzo-agnetti

Vincenzo Agnetti (Milano, 1926 – 1981), poetico artista passato dall’Accademia di Brera in Argentina e antesignano, con Piero Manzoni ed Enrico Castellani, dell’arte concettuale italiana).

L’essenza dell’amicizia, delle amicizie possibili, rinasce con i suoi fulgori e con le sue fragilità dalle parole scintillanti di Nietzsche.

Eravamo amici e ci siamo diventati estranei. Ma è giusto così e non vogliamo dissimularci e mettere in ombra questo come se dovessimo vergognarcene. Noi siamo due navi, ognuna delle quali ha la sua meta e la sua strada: possiamo benissimo incrociarci e celebrare una festa tra di noi, come abbiamo fatto. Allora i due bravi vascelli se ne stavano così placidamente all’ancora in uno stesso porto e sotto uno stesso sole, che avevano tutta l’aria di essere già alla meta, una meta che era la stessa per tutti e due.
Nietzsche-1882

Friedrich Wilhelm Nietzsche (Röcken, 1844 – Weimar, 1900) è stato un grande filosofo, poeta, compositore e filologo tedesco.

Come può avvenire nella vita di ciascuno di noi, le cose cambiano: le navi si allontanano e si fanno l’una estranea all’altra, e, benché non si sappia se questa lontananza sia temporanea, o sia definitiva, questo significa che, anche in un’esperienza così bella e così luminosa, come è quella dell’amicizia, ci sono le indicibili tracce della fragilità.

Cosa potrei dire ancora di questa forma di vita così fragile e così radiosa? L’amicizia ha in sé il significato di un dialogo infinito che continua anche quando non ci si vede, non ci si incontra e non ci si parla. Quando ci si rivede, con una persona amica, si cancella il silenzio e si rimuove l’assenza: si ricostituisce il dialogo solo apparentemente perduto ma, in realtà, mai interrotto. Il tempo, il tempo interiore, non si slabbra, e nemmeno si incrina, nonostante le intermittenze del tempo della clessidra; e il linguaggio del silenzio ritorna a essere il linguaggio della parola: il linguaggio dei volti che si riflette negli occhi e negli sguardi.

Amicizia come dialogo, certo, come dialogo nel silenzio e dialogo nella parola; e amicizia come corrente carsica che scorre nascosta tra persone amiche: lontane e vicine, assenti e presenti, e in ogni caso consapevoli che, in qualsiasi momento, quando suona la campana, ci si possa sentire, ci si possa parlare, ci si possa incontrare, annullandosi ogni distanza e ogni apparente indifferenza. L’amicizia, quando si sta scendendo lungo la china del dolore e della tristezza, è zattera che ci consente di salvarci; e, nella misura in cui sia spontanea, e non importa se antica o recente, in ogni amicizia rinasce una scintilla di comunione che non si spegne tanto facilmente.

L’amicizia, come ogni cosa essenziale della vita, può essere solo donata; ma ci sono forme diverse di amicizia, mai statiche o immobili: salgono, e scendono, sulla scia di vicinanze e di lontananze impreviste, e anche delle vicende della vita. Come diceva Nietzsche, ogni nave ha la sua meta e la sua rotta; ma ogni nave può richiamare intorno a sé altre navi: in un circolo di reciprocità e di solidarietà nel quale si riconosce, forse, l’essenza di un’amicizia aperta, e non chiusa. L’amicizia, infine, come memoria: come memoria vissuta, e non come memoria cronologica, come memoria interiorizzata che attualizza ogni volta il passato, ridonandogli significati nuovi e creativi.

* Eugenio Borgna (Borgomanero, 1930) è uno psichiatra italiano. È stato libero docente alla “Clinica delle malattie nervose e mentali” dell’Università degli Studi di Milano ed è primario emerito di psichiatria dell’Ospedale Maggiore di Novara. È autore di numerosi saggi, nei quali alterna una produzione più specialistica a libri maggiormente divulgativi. La sua principale bibliografia è qui: Eugenio Borgna – Wikipedia.

Author: admin

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3 Comments

  1. Simon Weil diceva: “L’amicizia è un ponte che si fa casa”.

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  2. Sono un appassionato collezionista di aneddoti storici di tutti i tempi e paesi e, a proposito dell’amicizia, voglio segnalarvi (come un ideale talk show con invitati non politici) questi magnifici episodi affiorati nella mia memoria dopo la lettura della pagina su Giannella Channel dedicata all’amicizia.

    Parola di re. Domandarono un giorno ad Alfonso V d’Aragona (re delle due Sicilie dal 1416 al 1458, amante dei classici e mecenate dei dotti accolti alla sua corte) quali fossero le cose che egli apprezzava di più. Il re rispose: “Quattro cose vecchie: legna vecchia da bruciare; vino vecchio, per bere; amici vecchi, per conversare; e libri vecchi, per imparare”.

    Parola di uno scrittore. Quando Lodovico Ariosto, autore dell’Orlando furioso, fu sul punto di morire, mostrò molta tranquillità e forza d’animo. Le sue ultime parole furono: “Tanti miei amici sono già partiti e io desidero molto rivederli; perciò muoio contento”.

    Parola di giornalisti. Domandarono a Enrico Duvernois (1875 – 1937), giornalista e commediografo francese, come dovremmo comportarci a scegliere i nostri amici. Questa fu la risposta: “Scegliete sempre degli amici più poveri di voi, perché la felicità non è altro che una comparazione”. E Pietro Véron (1833-1900): “l’Amicizia è un ombrello che ha il difetto di rivoltarsi quando c’è cattivo tempo”.

    Parola di filosofi. Si parlava una volta, dinanzi al filosofo e scrittore Bernard Fontenelle (Rouen 1657 – Parigi 1657), di amicizia; e un tale si lamentava che la maggior parte degli amici fanno morire o raffreddare la loro amicizia con il passare degli anni. Fontenelle disse allora: “Ma gli amici che si raffreddano sono, agli occhi del saggio, come i mobili che col lungo uso si logorano e bisogna sostituire”. E Socrate (470-401 a.C.), che abitava in una piccola casa, al passante he gli osservò: “Come mai un uomo par tuo si costruisce una casa tanto piccina?”, rispose: “Volesse il cielo che io potessi riempirla di veri amici!”.

    Parola di un poeta. E’ del francese Claudio Mermet (1550-1603) questo grazioso epigramma sull’amicizia: “Gli amici del tempo presente sono come i meloni; bisogna assaggiarne cinquanta, prima di trovarne uno buono”.

    Parola di un imperatore. Quando Napoleone (Aiaccio 1769 – Sant’Elena 1821) entrò a Venezia, conobbe la famosa Giustina Renier Michel. L’imperatore dei francesi le chiese con tono sprezzante: “In che cosa siete famosa?”. “Per l’amicizia, maestà”, rispose quella inchinandosi.

    Parola di un drammaturgo. Domandarono a Giorgio Porto-Riche (Bordeaux 1849 – Parigi 1930) che cosa pensasse dell’ultimo libro di un suo amico, celebre letterato. E Porto-Riche: ” Oh, io non leggo mai i suoi libri, per potergli conservare la mia amicizia e la mia stima!”.

    Parola di un musicista. Giacomo Puccini (Lucca 1858 – Bruxelles 1924) scrisse agli amici toscani di Torre del Lago, tutti artisti e autentici bohémien: “Carissimi, verrò un giorno costà. Porterò soccorso ai naufraghi – spero trovarvi vivi – caso mai vi urgesse salvagente, telegrafate che invierò sughero”.

    Parola di un romanziere. Una signora un giorno domandò a Giulio Renard (1864-1910:”Ma insomma voi, Renard, non avete nessun difetto?”. “Sì, signora; ma li conservo per gli amici intimi”.

    Parola di un console. Publio Rutilio (console romano nel 105 a. C.) aveva rifiutato a un suo amico un favore che questi gli chiedeva e che, secondo Rutilio, non si poteva accordare senza ingiustizia. “E a che mi giova la tua amicizia”, gli disse l’amico, “se, quando ti chiedo qualcosa, tu me la rifiuti?”. “E a me”, rispose Rutilio, “a che giova la tua, se in suo nome vorresti obbligarmi a fare una cosa che è contro il mio onore e la mia coscienza?”.

    Parola di un matematico. Carlo Simone Thèveneau (1759-1821) si lamentava un giorno di non avere più amici e di essere ormai solo al mondo. “Come?”, gli domandò uno dei presenti. “I vostri amici sono dunque tutti morti?”. “No”, rispose Theveneau, “sono anzi tutti vivi; ma hanno fatto fortuna”.

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  3. In un libro della scrittrice e psicoterapeuta Maria Rita Parsi, Le parole dei bambini (Mondadori, 2014), trovo questi pensieri dei bambini sull’amicizia.

    “L’amicizia non è solo preziosa. E’ necessaria. Come respirare” (Alì, 10 anni).

    “Un amico lo trovi vicino a te, sempre. E pure nella mia malattia ho avuto veri amici che sono sempre venuti a casa e non mi hanno abbandonata. Altri sì, non erano amici” (Cristiana, 12 anni, Crotone)

    “Se hai un vero amico, quando bussa la paura ti viene subito il coraggio. Perché lui è dalla tua parte” (Annamaria, 9 anni, Sorrento)

    “Se ci fossero solo amici non ci sarebbero dolori. Io ho tanti amici pure su Internet, ma non contano quelli che non conosco e che chiedono l’amicizia perché conoscono altri miei amici. Conterei solo quelli che posso vedere, toccare, fiutare, litigare, giocare, guardare. Se uno non lo guardi negli occhi, che amico è?” (Giovanni, 8 anni, di Campobasso).

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