Il borgo inglese dove tutti
sono diventati gentili

Un paese dell’Inghilterra, Congresbury,
ha passato un anno a compiere 800 atti
di gentilezza gratuita. E oggi vive meglio

LA MEGLIO EUROPA

testo di Mariapia Bonanate / Madre*

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Congresbury, piccolo borgo del Somerset, è situato 21km a sud di Bristol.

Una buona notizia, una volta tanto. Ce ne potrebbero essere molte di più, se i media non dimenticassero con una certa ostinazione le buone notizie per inseguire di preferenza quelle cattive, proposte sempre con un inchiostro così nero che allarga la macchia e non lascia filtrare luce e speranza. Questa volta la buona notizia arriva da un piccolo villaggio dell’Inghilterra, nel Somerset, 3.500 abitanti, venti minuti di macchina da Bristol. È stato definito “il villaggio più gentile d’Europa” per aver vinto una singolare sfida. In occasione delle celebrazioni degli 800 anni della fondazione della piccola chiesa anglicana locale, gli abitanti sono stati invitati a compiere, durante un anno, 800 atti di gentilezza gratuita e a depositare, in modo anonimo, in una cassettina della sacrestia, le cartoline nelle quali hanno illustrato il gesto compiuto.

L’appello ha dato risultati che sono andati oltre ogni previsione: quasi 900 persone hanno depositato la loro buona azione. Fra i tanti racconti quello di un ragazzo che dice di aver aiutato un anziano pensionato a portare a casa la spesa dal supermercato. Un altro giovane ha regalato il biglietto, tanto desiderato, per la prima di Guerra stellari a un bambino. Un tale ha scritto che i vicini di casa gli hanno fatto trovare l’automobile lavata. Una donna, che faceva la coda per il caffè mattutino, si è vista cedere il posto da chi le stava davanti.

E tanti altri piccoli gesti semplici di solidarietà e di attenzione che hanno reso più cordiali i rapporti tra gli abitanti. “Dopo un anno trascorso a essere più gentili l’uno con l’altro, ci siamo accorti di stare meglio, siamo più sereni, uniti da un senso di comunità solidale”, ha detto la perpetua del parroco. Anche se l’anno è scaduto, la sfida continua.

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La chiesa di St.Andrew.

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Alcuni membri della comunità locale.

Quanto sta accadendo nel borgo di Congresbury può diventare un esempio per i nostri paesi e città dove spesso non si conosce il vicino della porta accanto e, quando si salgono le scale dei condomini o si percorrono le stesse strade, neppure ci si saluta. Alla radice di tanti malesseri di oggi c’è proprio questa assenza di rapporti personali che inaridisce la vita comunitaria e crea una zona grigia nella quale nascono incomprensioni e problemi che potrebbero essere evitati, nodi che provocano piccoli e grandi drammi.

* Fonte: Madre, autorevole e (ingiustamente poco conosciuto) mensile della famiglia. Sito web: rivistamadre.it

A PROPOSITO / IL BELLO DELLA MEMORIA

Il mio eroe? Io l’ho visto

nel vicino di casa.

Parola di Federica Sciarelli

testo di Salvatore Giannella per Sette*

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Federica Sciarelli (Roma, 1958) è la giornalista che conduce la popolare trasmissione su RaiTre “Chi l’ha visto?“. Era stata assunta in Rai piazzandosi seconda su diecimila partecipanti al concorso.

Credit: GIACOMO GIANNELLA/STREAMCOLORS

“Scusa, Giannella, conosci i nomi dei tuoi vicini di casa?”

Si. Sono Ivana e Livio, Adriano e Anna. Perché inverti i ruoli facendomi tu la domanda?

“È perché il mio eroe è proprio il vicino di casa, spesso ignoto come il ritratto di Antonello da Messina. Quando è nato il mio primo figlio, Giovanni, i vicini sono stati meravigliosi. Mi hanno fatto le lasagne, mi hanno aiutato in cucina perché mi stancavo… Quando Giovanni era piccoletto, avevo cambiato casa e avevo come vicino Giulio, un arzillo novantenne che faceva un ciambellone buonissimo che condivideva con mio figlio Sono tutte tenerezze di cui non ci rendiamo conto e invece se ne accorge a sue spese chi ha un vicino come bussola negativa…”.

Un classico le litigiose riunioni di condominio.

“Esatto. Quindi ecco perché io terrei d’occhio come riferimento ideale il vicino. Io, per esempio, vivo a Roma in un appartamento con al piano di sotto una signora di 101 anni. In occasione dell’ultimo compleanno, un giovane condomino si è inventato una festa nell’atrio del palazzo. L’ha chiamata, prendendo in prestito il titolo del famoso film, La carica dei 101. È stato bello, ogni famiglia ha portato una sua specialità, dai primi alla crostata… Gastronomia a parte, il vicino è importante per tanti altri motivi: come sentinella, come controllore che ti può avvisare se tuo figlio sta fumando… Approfitto per lanciare un Invito a tutti i vicini di casa: fate atti di solidarietà, gettate ponti con chi vi abita vicino. Un gesto solidale verso il vicino che magari è pieno di problemi può essere capace di rallegrare la giornata. O di risolvere problemi impensati”.

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Il Ritratto d’uomo o Ritratto d’ignoto marinaio è un dipinto a olio su tavola (31×24,5 cm) di Antonello da Messina, datato tra il 1465 e il 1476 circa e conservato nel Museo Mandralisca di Cefalù, in Sicilia.

Credit: GIACOMO GIANNELLA/STREAMCOLORS

Per esempio?

“Per esempio, ci è capitato qualche giorno fa il caso di una signora scomparsa, da sola, e sono stati i vicini di casa ad avvisarci, a chiamare la redazione di Chi l’ha visto?, consentendo una positiva soluzione del caso. A volte i vicini si occupano e preoccupano più dei parenti. Ci sono delle persone anziane che sono abbandonate e tante volte è decisiva la chiamata dei vicini che ci segnalano ‘Non la vediamo più’ o può essere importante intervenire di persona o denunciare che la signora della porta accanto sta venendo picchiata da chi con lei divide la vita. Insomma, il vicino di casa ha un ruolo personale e sociale importantissimo e può essere una grande bussola. Convieni?”.

Convengo e condivido.

* Fonte: Sette, giugno 2014. Lo storico magazine del Corriere della Sera dal marzo del 2012 è diretto da Pier Luigi Vercesi.

Author: admin

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2 Comments

  1. Io a scuola insegnerei
    educazione alla gentilezza,
    un’ora alla settimana

    A proposito del paese inglese che prova la gentilezza, segnalo la lettera ai giovani di uno scrittore, Massimo Bisotti, sull’educazione alla gentilezza, trovata su Internet.

    “Io a scuola insegnerei educazione alla gentilezza, un’ora a settimana. Perché magari la maturità scolastica ci insegna a fare benissimo le equazioni, a scrivere un tema a meraviglia, a tradurre a menadito greco e latino, a parlare le lingue. Poi manca la maturità emotiva per affrontare al meglio lo stress. Lo stress di chi non si è insegnato il rispetto, l’attesa, l’educazione, la giusta misura nel dire le cose, la differenza fra il lasciar correre e l’aggredire, fra l’avere carattere e la prevaricazione, fra il diritto di critica e il non diritto di offesa. Una persona gentile sa essere sgradevole, se vuole. Sceglie di non esserlo, semplicemente. Poi ci sono le materie che impariamo sul campo, geometria delle anime, geografia degli sguardi e se siamo fortunati diventiamo il libro di storia di qualcuno. Vi auguro di andare controcorrente, non sempre, solo quando serve a restare voi stessi e assolutamente mai controcuore. In bocca al lupo per la vita, ragazzi!”. (Massimo Bisotti)

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  2. Occhio a questi poeti

    Sul tema della gentilezza e contro l’impoverimento culturale io consiglio vivamente la lettura di alcuni nostri poeti moderni come Loreto Orati, Michela Zanarella e Michele Gentile, artisti sconosciuti ma dai quali davvero possiamo imparare qualcosa di prezioso.

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