A Trieste, un museo
che è nell’aria

Rino Lombardi racconta un piccolo museo
che potrebbe essere grande come la sua città

PICCOLI MUSEI, GRANDI STORIE

Anche se non sono mai stato un fumatore, ricordo sempre con piacere Smoke, un bel film del 1995 del regista Wayne Wang tratto da una sceneggiatura di Paul Auster. Un vero e proprio inno al fumo! Ma quello che voglio ricordare è una piccola scena. Quella nella quale uno dei protagonisti, Auggie Wren, impersonato da uno straordinario Harvey Keitel, tutti i giorni fotografa lo stesso incrocio della città. Lo fa da anni. E chissà per quanto tempo lo farà ancora. Lo ritrae con tutti i tempi, con tutte le stagioni, con tutti i tipi di persone. Giorno dopo giorno. Dice che è il progetto della sua vita.

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Un’antica cartolina della bora, disegnata da Cesare Polli.

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Una foto di bora degli anni ’50 scattata dal professor Silvio Polli nei pressi della Stazione Marittima di Trieste.

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“L’uomo con la manica a vento”, di Guido Pezzolato.

Ecco, un piccolo museo è un po’ questo, è un po’ il progetto della tua vita.

L’ho presa un po’ alla larga per raccontare la storia di quello al quale sto lavorando da quasi 17 anni. Ormai per me è come un figlio adolescente, per me che di figli non ne ho e che in fondo, forse mi fa sentire ancora un po’ adolescente. O più giovane ancora.

È il Museo della Bora. Una cara amica tempo fa lo ha definito “il museo che c’è ma non c’è”.
Se non avete già cliccato altrove, ora cerco di raccontarvelo.

Tutto comincia da un souvenir. Nel 1999, dopo varie peripezie, riesco finalmente a lanciare la “Bora in scatola”, un souvenir-esperimento che appena nato è finito subito sulla prima pagina del quotidiano locale Il Piccolo. Ma non solo, anche su quotidiani nazionali. Così ho iniziato a scoprire l’interesse e la curiosità verso questo tema.

Da quel barattolo di Bora contenente “refoli d’epoca” per visitatori foresti e triestini nostalgici del loro celebre vento è nato tutto. Mi sono reso conto che quella lattina non poteva contenere l’incredibile immaginario di questo vento.

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Contenitore di vento proveniente da Brisbane (Australia).

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Contenitore di vento proveniente da Vaglio (Basilicata).

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Una serie di venti scolastici portati dai bambini in visita.

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Una valigia piena di venti in bottiglia e altri contenitori.

Così, qualche giorno dopo, andando a trovare la morosa dell’epoca in auto da Trieste a Cividale, l’idea del “Museo della Bora” è esplosa e mi si è svelata in tutto il suo splendore!

Mentre guidavo, segnavo su un blocchetto tutte le sezioni di un grande spazio eolico sognato a occhi aperti. Mentre guidavo mi apparivano in mente le sale! Avete presente il potenziale di uno che esclama “Eureka!” Ecco, quello ero io. Ero gasatissimo! Pensavo: “Ma la bora è vento, e il vento è tante cose! E’ un tema trasversale che coinvolge tante materie diverse! La scienza, il mito, l’arte, la letteratura, la poesia, la memoria della città, il gioco e tante altre cose…
Un Museo della Bora e del Vento! Qualcosa che non si è mai visto prima! Wow!”
.

Ho trovato subito la complicità degli amici che ho coinvolto nell’Associazione Museo della Bora. Non ringrazierò mai abbastanza loro e mia sorella, quanta pazienza eolica con me!

È difficile creare un museo dal nulla, specialmente se non fai parte del mondo dei musei, ma loro tutti insieme mi hanno dato una mano grandissima. Oggi alla loro complicità si è aggiunta quella di tanti amici dei Piccoli Musei italiani.

Con l’Associazione Museo della Bora abbiamo ideato tante prime volte con la bora, per farla scoprire e riscoprire. Dalle feste delle girandole al primo sito web del Museo, dal piccolo depliant degli itinerari eolici ai laboratori nelle scuole. Ora non vi annoio con l’elenco delle cose fatte, ma vi invito a curiosare in questo mio intervento al quinto convegno dell’Associazione Nazionale dei Piccoli Musei che si è svolto a Viterbo nel 2014. Lì potrete farvi un’idea anche delle connessioni scatenate da questa idea.

Già, ma se non avete cambiato canale, è il momento di svelare se questo museo c’è o non c’è…

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Un’immagine dalla tesi di Gian Pietro Rosalen e Riccardo Marangoni,
laureati allo IUAV di Venezia con un progetto per il Museo della Bora.

Il grande Museo della Bora è ancora un progetto, ma quello che esiste è uno spazio più piccolo, solo 55 mq, il Magazzino dei Venti, lo spazio del vento e della fantasia. Nato per essere la vetrina dell’idea del Museo della Bora e del Vento, questo “magazzino adibito a mostra”, inaugurato nel 2004, è diventato esso stesso un’attrazione. È stato censito nelle guide dei musei e finisce puntualmente nelle pagine delle riviste di turismo italiane ed estere. Perfino sulla rivista delle linee aeree polacche! Senza dimenticare articoli di una pagina intera su quotidiani come La Repubblica o La Stampa.

Il Magazzino dei Venti mostra in piccolo quello che si potrebbe mostrare in un vero, grande, eolico museo, in un percorso di 20 tappe, 20 indizi per un museo.
Ora non vi dico cosa c’è dentro, non fatevi aspettative troppo alte. Cominciate a immaginarlo…

Vi aspetto!

P.S. Con orgoglio, all’ingresso, esibiamo il diplomino dell’Associazione Nazionale dei Piccoli Musei, ve ne raccomanderemo volentieri qualcuno per le vostre prossime visite in giro per l’Italia.

Rino Lombardi, triestino di origini lucane, scrive testi per la pubblicità ed è un microeditore. Ha lavorato in importanti agenzie di comunicazione, prima a Milano, poi a Udine, oggi a Trieste, perché non può vivere senza il mare (e senza il vento). Nel 2010 ha pubblicato LaBORAtorio – Alla scoperta del vento di Trieste per Editoriale Scienza.

A PROPOSITO / Due notizie e tanti suggerimenti utili

  • IL PROGETTO CENTOVENTI

    Un gemellaggio tra i venti del mondo. Dalla Tramontana di Cupramontana al Mistral provenzale, dal Libeccio di Viareggio al Ponentino romano (senza dimenticare l’originale Nose Wind del geniale illustratore francese Olivier Douzou) sono ormai più di 150 i venti ricevuti dall’Associazione Museo della Bora per il suo Archivio dei Venti del mondo. Qual è il tipico vento del posto dove vivi? Qual è il vento al quale sei più affezionato? Prova a metterlo nel tipo di confezione che preferisci (anche riciclata, va benissimo) e invia il tutto a:

    Associazione Museo della Bora

    “Progetto Centoventi”

    Via dei Giustinelli, 10

    34124 Trieste (ITALIA)

    Se vuoi, puoi scrivere qualcosa a proposito del tuo vento direttamente sulla confezione. Tutte le confezioni che riceveremo diventeranno parte dell’Archivio del futuro Museo della Bora, e saranno esposte al Magazzino dei Venti. Chi manda un vento diventa Ambasciatore Eolico e riceve un bel diploma da mettere in cornice nel proprio salotto!

  • BORAMATA

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    Le girandole rosse di BoraMata in piazza della Borsa.

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    Le grandi bol di Edoardo Borghetti in Piazza Unità a Trieste.

    Follie di vento nella città della bora dal 2 al 5 giugno nel cuore di Trieste. Ritorna la manifestazione dedicata alla cosa più triestina che c’è. Invisibile, ma memorabile. Un po’ mata, molto amata. BoraMata è una festa disordinata, come piace al vento. L’occasione per celebrare la madre di tutti i refoli, in una stagione che non è proprio la sua, quando è più facile incontrare un borin che una bora vera. In arrivo ospiti speciali, come Edo Borghetti (foto sopra, a destra), il grande Edofly!

  • I SUGGERIMENTI

    Nelle vicinanze del Magazzino dei Venti, Rino Lombardi vi consiglia:

    • Museo Ferroviario

      Gestito e creato dai dopolavoristi e pensionati delle Ferrovie dello Stato. Un vero gioiellino! www.museoferroviariotrieste.it/ Via Giulio Cesare, 1

    • Museo del Mare

      Citato anche da Pamuk nel suo “Museo dell’Innocenza” www.museodelmaretrieste.it Via Campo Marzio 5

Per mangiare bene:

  • ristoranteDa Siora Rosa. Tipico buffet triestino. Piazza Hortis, 3
  • ristoranteMimì e Cocotte. Cucina originale. Via Cadorna, 19
  • ristoranteTrattoria Al Collio. Piazza Venezia, 4
  • ristoranteTrattoria da Mario. Via di Campo Marzio, 2

Per dormire bene:

Per info turistiche:

  • Turismo FVG-Infopoint, Via dell’Orologio, 1 (Piazza Unità)

Author: admin

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