Gianni Fucci,
l’ultimo degli Omeri
cresciuti in terra di Romagna

A Santarcangelo, specie di Parigi padana, è festa
per la nuova raccolta di poesie, la prima in italiano,
del custode dell’irripetibile patrimonio
culturale dei geni strambi del “Circal de’ giudéizi”:
Tonino Guerra, Raffaello Baldini, Nino Pedretti, affiancati
dai pittori Giulio Turci, Lucio Bernardi e Federico Moroni

TEMPO DI POESIA

testo di Giuseppe Caccamo* per Giannella Channel

L’ottantasettenne poeta romagnolo Gianni Fucci (foto in apertura), amico di Tonino Guerra, aiuto regista di Elio Petri e cofondatore del gruppo di intellettuali santarcangiolesi, passato alla storia come il “Circal de’ giudéizi”, che in dialetto condito dal senso ironico significa “Il circolo degli strambi” per via delle interminabili discussioni al bar su arte e letteratura, ha pubblicato il suo ultimo libro, che poi e anche il primo in lingua italiana, dal titolo “Sigilli del tempo” (Raffaelli editore, Rimini, 90 pagine, 12 euro).

Si tratta di una raccolta di 58 poesie, che l’unico poeta ancora vivente del gruppo dei geni del bar dei Baldini ha messo insieme in un arco di tempo che va dagli anni Cinquanta alla metà degli anni Novanta, una produzione, come lui stesso ama ricordare, sopravvissuta grazie alla moglie Mafalda che nel corso di questi quarant’anni ha amorevolmente conservato tutte le poesie da lui trascurate perché, da accanito investigatore della memoria, era troppo intento a scrivere in dialetto.

Il nuovo libro, segnato da una lingua ben pausata e speziata di invenzioni che fa meritare a Fucci un posto importante e un peso specifico nella poesia del Dopoguerra, è diviso in tre sezioni: i testi della prima parte, “Inquietudini”, sono stati scritti negli anni Cinquanta; quelli della seconda parte, “Ancoraggi”, negli anni Ottanta; quelli della terza parte, “Rigurgiti”, negli anni ’95-96.

Tutta la raccolta è stata ampiamente rivisitata dall’autore nel 2012 e in quella circostanza furono anche modificati i titoli di alcune poesie e vennero inserite le note e tutte le dediche che in origine non c’erano.

Il suo esordio come poeta risale alla metà degli anni Settanta, per merito dell’amico, Flavio Nicolini, che l’ha aiutato a pubblicare la prima parte del poemetto “La giostra” su Il lettore di provincia. Fucci lo ricorda dedicandogli una poesia nella seconda sezione del libro, dal titolo: “Diatriba”. Sei anni dopo, nel 1981, esce la sua prima raccolta: “La morta e cazadòur”, edito da Maggioli. Dal 1989 in poi sforna: la sua seconda raccolta “Êlbar dla memória”, Maggioli; “La balêda de vént”, Pazzini; “E’ bastimént”, Campanotto; “Nadêl. Sonetti d’auguri (1986-2001)”, prefazione di Luca Cesari, Pazzini; “Témp e tempèsti”, Archinto; “Vént e bandìri”, Raffaelli; “Da un chêv a l’êlt”, Il Ponte Vecchio; Rumànz, Il Vicolo di Cesena. Nadêl II (2002-2013), Pazzini; “Fugh e fiàmbi (Magàra la còulpa l’è ênca la nòsta)”, Pazzini fino al recente “Sigilli del tempo”. Nelle sue incursioni nel campo dei romanzi, piace ricordare il mosaico di umanità ricostruito in “La notte delle bandierine rosse. Vita a Santarcangelo tra fascismo e antifascismo, 1919-1943” (ANPI).

gianni-fucci

Il poeta Gianni Fucci (Montbéliard, 1928). Nato in Francia da genitori italiani (padre toscano e madre romagnola), Fucci si trasferisce a Santarcangelo di Romagna fin dall’infanzia, e apprende il dialetto santarcangiolese come seconda lingua madre.

Gianni Fucci, nome che evoca epiche dantesche (il Vanni Fucci di Inferno XXIV), è nato in Francia, a Montbéliard, figlio di migranti (babbo toscano e mamma romagnola di Borghi) e dall’età di 8 anni vive a Santarcangelo: fa del dialetto romagnolo scoperto, e non innato, la sua lingua madre, puntando proprio sulla romagnolità per comporre i suoi versi. E come se il luogo della sua nascita avesse segnato il suo destino, Santarcangelo di Romagna divenne poi una sorta di Parigi italiana. Perché se nella carismatica culla della cultura mondiale, quale era la capitale francese, convergevano le menti più eccelse dell’epoca, a Santarcangelo, alcova della poesia, i geni nascevano e crescevano.

E, come se fosse la normalità, tutti frequentavano il “Circal de’ giudéizi”, il gruppo di poeti, intellettuali, pittori e scrittori, nato in paese in casa di Pedretti e al Caffè Trieste, che qualche concittadino più ironico di altri, vedendoli costantemente impegnati in interminabili discussioni sull’arte e la letteratura, traduceva in “Il circolo degli strambi”. Impegnati e geniali: dai tre grandi poeti (Tonino Guerra, Lello Baldini e Nino Pedretti) e ancora da Flavio Nicolini, sceneggiatore da poco scomparso, aiuto regista di Elio Petri e di Michelangelo Antonioni) e Rina Macrelli, assistente di Liliana Cavani nei film Francesco d’Assisi e Galileo. E da altre belle menti come i pittori Giulio Turci, Lucio Bernardi, Federico Moroni.

Tra loro, fioriva l’universo immaginario del più giovane tra i poeti, Gianni Fucci, oggi custode, all’ombra del campanile di Santarcangelo, della lingua e della memoria di un periodo culturale indimenticabile, ricordato nel corso di una serata di festa dal sindaco Alice Parma (“Gianni Fucci è un’istituzione per la nostra città, sia dal punto di vista poetico quanto civico, per la sua partecipazione alla Resistenza”) e dai presentatori del libro (Tiziana Mattioli, Rosita Copioli, Ennio Grassi e Flavio Trezza): alle loro parole si sono aggiunte quelle di Fucci intervistato da Silvia Baldini e da Annalisa Teodorani nel dvd Qui vive un poeta, regia di Stefano Bisulli.

Giuseppe Caccamo

Giuseppe Caccamo

Giornalista

Giuseppe Caccamo, è un giornalista con la passione per la poesia e per il teatro. Ha pubblicato quattro raccolte di versi: “50 gocce di pensieri”; “Il cuore dell’ultimo romantico”; “Impronte”; “Cassiopeia, le vie dell’Impegno e dell’Amore”. È stato attore protagonista in commedie di Pirandello, Shakespeare, Pinter, Aykbourn, e attualmente è impegnato come attore/regista ne “La misteriosa scomparsa di W” di Stefano Benni.

Sei poesie di Fucci

Scelte usando il criterio delle sezioni del libro (due per ogni sezione)

FILOSOFEMA (a Manuel Cohen)

Oltre i non luoghi del nulla

estrarre dall’immaginario

le coordinate splendenti

che nascondono il poeta.

Visione e pensiero

come moniti lievi

guizzi di buonsenso

da una trama metaforica

portante in sé i germi

della natura e dell’arte.

Bisogna saper ascoltare

restare lucidi

fino alla soglia dell’impossibile.

DEL CORAGGIO DEL CUORE

È vano cercare

un sito tranquillo:

nel mondo: non c’è!

Non c’è più posto

per la franca letizia

di Peter Pan.

Svanita in vaghe promesse

di stolti burocrati infami

la fantasia è una lacrima viva

di un pianto represso.

Sovente la mente

disvela deserti di puro dolore

ed è in quell’istante

che il cuore

ritrova il coraggio

del fulgido uccello

che canta giulivo

e caccia incantesimi oscuri.

DIATRIBA (a Flavio Nicolini)

“L’essere …”

“Che c’è?”

“Dico:

l’Essere

cos’è?”

“Migliaia d’anni

hanno consunto pietre

e prosciugato mari

da quando l’uomo vanamente,

ha sondato il cosmo

per saperlo!

E tu adesso

vorresti ch’io, meschino,

disvelassi

l’arcano inesplicabile?”.

DEL LIBRO

Non ha potere di reggere il mondo

ma promuovere il flusso

d’una maturata consapevolezza

che la parola scritta

o l’opera d’arte

aiutano a crescere

a capire le cose.

È il transito per un dove

enigmatico e in conosciuto.

MUORE L’ESTATE

Già muore l’estate

di estenuanti bagliori

d’oriente.

Sprofonda

in un mare indifferente

in vaghi lamenti

lontani.

E il vento

è già nell’ale dei gabbiani.

PLENILUNIO

I platani squillanti

rubano l’argento alla luna.

Quando il buio

colma gli spazi

del sogno

negli orti spenti

strisciano ramarri

di tristezza

VSD in Romagna: i cento turismi a Santarcangelo e dintorni

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