A Santarcangelo di Romagna
la Storia te la raccontano
dodicimila bottoni testimoni

Continua la nostra serie dedicata alle raccolte minori
che sono una risorsa fondamentale e svolgono una preziosa
opera di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio.
Qui una lettrice e amica ci racconta il museo, unico al mondo,
creato e diretto da suo nonno a due passi dalla Riviera romagnola.
In poche stanze Giorgio Gallavotti ha raccolto i piccoli
e semplici oggetti da merceria che conservano la memoria del mondo

PICCOLI MUSEI, GRANDI STORIE

testo di Paolina Gallavotti* per Giannella Channel

 

Ogni cosa ha un senso e parla di noi.

È bello accorgersi di questo anche quando te lo dice un piccolo bottone

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UNA VITA CON I BOTTONI / Giorgio Gallavotti, creatore del Museo del Bottone. Ha chiuso nel 2002 il negozio di merceria, creato da suo padre nel 1929. Il 28 dicembre 2015 festeggerà i primi 80 anni di vita. Sposato dal 1960 con Giulia Sacchini, ha due figli e tre nipoti.

È intorno agli anni ’80 che mio nonno ha cominciato a pensare al suo piccolo ma suggestivo Museo del bottone. O meglio, ci ha sempre pensato, fin da bambino, quando giocava con la scatola dei bottoni della mamma che gestiva con il babbo un’importante merceria nel centro di Santarcangelo. La bottega si trovava proprio nel mezzo del centro commerciale naturale della città. Sì, perché pur avendo circa 22 mila abitanti, Santarcangelo ha mantenuto la caratteristica vita del borgo conservando quell’incrocio di piccole strade dove si annidano i negozi del vicinato, le attività che ormai nelle altre città sono scomparse per andare a mescolarsi tutte assieme nei grandi centri commerciali. E quindi è così che le vie dei negozi, animate tutti i giorni da tanta gente, salgono dolcemente verso l’antica cittadella medioevale, conservata ancora all’interno delle sue preziose mura di cinta. La Rocca, il Campanone, Piazza delle Monache con il suo convento cinquecentesco sono soltanto alcune delle tante bellezze da scoprire nelle contrade, la parta alta della città.

La merceria dei suoi genitori era stata ricavata da un importante bazar risalente all’inizio del ‘900. Un mare di bottoni, nuovi, vecchi, vecchissimi; c’era da divertirsi tra pezzi in stile liberty o art déco.

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L’interno del Museo del Bottone. Sono 12 mila i pezzi raccolti, vanno dal 1600 a oggi.

E così, da grande, ha cominciato a catalogare alcuni di quei bottoni formando dei quadri che poi, poco alla volta, ha incorniciato e esposti al pubblico per la prima volta l’11 novembre del 1991, in occasione di una mostra dell’hobby nella sala Consigliare della nostra città. Il successo è stato tale da fargli pensare di essere (forse) sulla strada giusta per realizzare il suo grande sogno.

Così le mostre si sono fatte mano a mano più estese, con pezzi veramente interessanti. La collezione si è arricchita nel tempo di incredibili rarità, fino a diventare il primo e unico museo del suo genere nel mondo.

Oggi il Museo del Bottone di Giorgio Gallavotti è testimone di quattro secoli di storia, dal 1600 ai giorni nostri.

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Giorgio Gallavotti guida i visitatori nelle stanze del “suo” museo.

Sono molti i bottoni che suscitano interesse tra il pubblico, ma forse il bottone che attira oggi più attenzione è quello disegnato da Pablo Picasso per Coco Chanel negli anni 1920: è una maiolica a due colori, blu con un tocco d’oro raffigurante un cavallo stilizzato.

Il pezzo più buffo, invece, e allo stesso tempo più inquietante, è un bottone giapponese per kimono a forma di statuetta, in avorio, dei primi anni 1900; rappresenta un taglia-teste con la scimitarra e la testa mozzata tenuta in mano per i capelli.

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Il Cavallo di Picasso.

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SatSuma giapponesi in maiolica, fine 1800 primi 1900, tutti lavorati a mano e con oro zecchino: design insuperabile.

Ho chiesto al nonno quale, secondo lui, è il più bello in assoluto. Mi ha risposto “Il più bello in assoluto non esiste; se devo segnalarne uno è dei primi 1900. Un SatSuma in porcellana tutto lavorato a mano con oro zecchino. Quando descrivo questo bottone dico che quel pennello aveva solo un pelo, tanto è miniaturizzata la decorazione!”.

Secondo il nonno, non ci sono pezzi con un valore economico importante. Lui dice che nell’arte il valore economico non esiste. È tutto molto personale. Infatti se una persona non ha interesse per le cose, queste non valgono nulla. Per lui, però, un bottone importante è quello del 1800 con l’immagine di Maria Antonietta: una miniatura sotto vetro pitturata a mano su carta, con un cerchio dorato con otto zaffiri bianchi ed otto rosette di metallo.

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Bottone della seconda guerra mondiale dell’Inghilterra. Il design è lo stesso della famiglia Reale Windsor, che ci ha dato la Regina Elisabetta.

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Maria Antonietta (bottone del 1800).

È bello ascoltare il nonno quando intrattiene i tanti visitatori, sbalorditi dalla quantità dei bottoni e da quanto essi possano raccontare. Il Museo (per la sua unicità) attira studiosi (ormai sono quattro le tesi fatte sulla raccolta, tra estetica e collezionismo) e turisti di ogni fascia di età e il Direttore, conscio di questo, adatta le visite guidate in base all’interlocutore che ha davanti; per esempio, per i bambini la visita è incentrata sui bottoni dedicati a temi a loro familiari, come Biancaneve e i sette Nani e i mille volti di Pinocchio o, in questo periodo natalizio, ai presepi.

Il libro delle firme è ricchissimo; i turisti arrivano dall’Italia e, addirittura in maggioranza (il 65% dei 27.655 visitatori censiti nel 2014) da ogni parte del mondo: Argentina, Canada, Giappone, Cina, Australia. (Il totale delle nazioni presenti sul libro delle firme sono ora 138). L’ultima è sbarcata questa estate dalla lontana Patagonia: Mirta Palandri, un’appassionata collezionista di bottoni, è stata ricevuta da nonno Giorgio e dal sindaco di Santarcangelo Alice Parma. Lei ha il sogno di realizzare nella sua città sudamericana, Neuquén, un’esposizione permanente simile a quella romagnola grazie ai suoi 25 mila bottoni provenienti da tutto il mondo, tutti realizzati con materiali naturali. Sono tante le dediche riportate da chi ha visitato il Museo. Quella che al nonno piace di più è stata scritta da un professore di storia dell’Università di Treviso: “Un inno all’arte e alla storia”.

Il nonno l’ha dedicato a suo babbo, Giacomo Gallavotti, uomo molto conosciuto e stimato a Santarcangelo. A chi andrà in eredità? Chi se ne curerà in futuro? “È una domanda da un milione di euro”, dice lui; certo che per ora è fiero di gestirlo, arricchirlo e raccontarlo in prima persona.

Paolina Gallavotti

Paolina-GallavottiPaolina Gallavotti, 17 anni, di Santarcangelo, è studentessa al quarto anno del liceo scientifico. Coltiva la passione per la buona scrittura: in quinta elementare ha vinto il primo premio per giovani scrittori indetto dal Lion’s Club della zona. Ama i gatti, i viaggi e i dolci.

A PROPOSITO

Attaccar… bottone

con gli eventi storici

che hanno sconvolto il mondo

Nel Museo di Santarcangelo c’è un sentiero che, attraverso i bottoni, conduce il visitatore tra gli avvenimenti storici che hanno cambiato il mondo. Ce lo riassume lo stesso Giorgio Gallavotti, ricordandoci che “i bottoni sono stati in tutti i luoghi del mondo, dai palazzi dove venivano decisi i destini dei popoli, alle carceri dove venivano martoriati i detenuti: in sostanza, questi umili oggetti sono in grado di raccontare la storia dell’umanità”.

Prima tappa. Si inizia con i bottoni militari della prima guerra mondiale, trovati con il metal detector nei luoghi della battaglia tra l’esercito francese e quello austro-ungarico a Verdun; i bottoni dei vari corpi militari italiani del regio esercito con il simbolo della corona reale e quelli della Croce Rossa. Si continua con quelli della Regia Marina che hanno lo stemma sabaudo, ma anche uno particolare dei marinai della prima nave San Marco. Il bottone raffigura il leone di Venezia con il libro tra le zampe.

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Bottoni delle SS. Milizia paramilitare agli ordini di Adolf Hitler, il Fuhrer.

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Il bottone della famosa Bismark, corazzata tedesca, varata nel 1940 in agosto ed affondata nel 1941 in maggio.

Seconda tappa. Vengono incontro i bottoni delle famigerate milizie naziste di Hitler e delle Camicie nere di Mussolini, preludio della seconda guerra mondiale, evocata dal bottone in stagno dorato della corazzata tedesca Bismarck che permette di raccontare quattro storie di guerra e d’amore, di umanità e di tenerezza. Un altro bottone eloquente, per tenere viva la memoria su quegli anni orribili, è quello trovato a Birkenau, campo di concentramento tedesco in Polonia dove trovarono la morte più di un milione di internati. Nella stessa bacheca, i bottoni alamari dello strano cappotto che il generale inglese Montgomery aveva sopra la divisa il giorno dello sbarco in Normandia, giugno 1944, al comando delle truppe inglesi. Il suo bottone è caratterizzato da un corno di animale a forma di proiettile. Chiudono questa sezione due bottoni dell’esercito americano, che è stato determinante nella liberazione di mezza Europa dalle dittature.

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Bottoni delle camicie Nere. Milizia paramilitare agli ordini di Mussolini, il Duce.

Terza tappa. Gli anni Cinquanta in Italia sono raffigurati da un bottone da giacca maschile con il logo della FIAT, protagonista con altre grandi fabbriche del boom italiano di quegli anni che videro nascere anche l’autostrada del Sole Milano-Roma-Napoli (epica la ricostruzione storica di quel periodo che ho ascoltato in un convegno a Sorrento e sto ora leggendo su un libro del direttore del Centro di produzione Rai di Napoli, Francesco Pinto: La strada dritta, Oscar Mondadori, 2014. Ne riparleremo, Ndr).

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Bottoni dell’esercito degli USA della seconda guerra mondiale. È anche lo stemma degli USA.

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Bottoni da ufficiale dell’URSS nella seconda guerra mondiale.

Quarta tappa. Gli anni Sessanta sono segnati da due bottoni dell’esercito di Cuba, in ricordo della pesante crisi diplomatica tra gli Stati Uniti e la Russia, che nell’ottobre 1962 stava installando missili a testata atomica nell’isola caraibica. Per un braccio di ferro tra Kruscev e Kennedy si fu sull’orlo di un conflitto nucleare tra Usa e Urss. (Per quell’occasione scrissi, per Rai Educational programma La Storia siamo noi, la sceneggiatura del film Odissea negli abissi dedicato a Vassilj Arkhipov, il capitano della marina sovietica che durante quella crisi con il suo NO al lancio di un missile atomico dal sottomarino assediato evitò lo scoppio della terza guerra mondiale, Ndr). Un altro segno della nostra storia è un quadro con i bottoni di piombo, specchio degli insanguinati “anni di piombo” del terrorismo in Italia (3.000 gambizzati e 150 morti, tra cui Aldo Moro e la sua scorta).

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Bottone dell’esercito cubano del 1962. Krusciov e Kennedy, davanti alla baia dei Porci a Cuba, avevano le rispettive navi, una di fronte all’altro. Krusciov voleva portare i missili atomici a Cuba.

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Bottone con la simbologia delle due potenze di allora. È la fine della Guerra fredda.

Quinta tappa. La fine della Guerra fredda e l’inizio della distensione. In mostra un bottone con la simbologia, la scritta USA e i grattacieli e quella CCCP con il Cremlino. Questo bottone, il preferito di Giorgio Gallavotti, è il simbolo di un grande messaggio di pace e di fratellanza tra i popoli.

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Raccolti da Gallavotti, frammenti del Muro di Berlino (13 agosto 1961 – 9 novembre 1989).

Sesta tappa. Nel 1989 cade il Muro di Berlino e al Museo si possono ammirare due pezzi di muro cm. 30 x 40 originali portati a casa da Gallavotti in quei giorni del crollo. Inizia lo smembramento delle grandi potenze comuniste europee. Nel 1989 i bottoni militari di soldati dell’esercito ex jugoslavo ci dicono che in quell’anno l’impero slavo è finito e si smembra in tanti Stati: a caro prezzo, con guerre e tantissime vittime. I bottoni da ufficiale dell’esercito dell’URSS ricordano che il 25 dicembre 1991 vi è stato l’ultimo Soviet Supremo dell’Unione Sovietica e che l’impero si frantuma.

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Olimpiadi di Monaco 1972. Sei fedayn di Settembre nero hanno ucciso undici atleti israeliani.

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11 settembre 2001. Attacco dell’estremismo islamico agli Stati Uniti. Sul bottone la bandiera americana perchè sono stati violati gli USA.

Settima tappa. I bottoni del congresso di Rimini del 1997, con il nuovo simbolo del Psi, il garofano, ci ricordano Tangentopoli e l’inizio di una crisi politica ed economica di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze. Troverete anche bottoni con il sole delle Alpi simbolo della Lega per arrivare al tremendo 11 settembre 2001 e l’attacco alle Torri gemelle di New York. Il quadro che rappresenta quel drammatico giorno ha le foto di New York con le torri prima svettanti e poi in fiamme, con tre grandi bottoni di madreperla con sovrapposta la bandiera americana, in smalto. Chiudono il Sentiero della storia i bottoni riguardanti eventi a noi più vicini come la grande immigrazione episodi l’ondata dell’immigrazione dall’Africa e dal vicino Oriente, l’attacco al cuore di Parigi e i viaggi di Papa Francesco.

INFORMAZIONI UTILI

Dov’è. Il Museo del Bottone si trova a Santarcangelo di Romagna (Rimini), in via della Costa, 4, 47822.

Chi lo gestisce. L’Associazione non profit “La scatola dei bottoni”.

Come raggiungerlo.

  • In auto: autostrada Bologna-Ancona, uscita Rimini Nord – Santarcangelo.
  • In treno: stazione di Santarcangelo sulla linea Rimini-Bologna.

Telefono. 339.3483150. Mail. [email protected]

Orari. Aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18 (orari che possono subire variazioni). È visitabile in altre fasce orarie su appuntamento.

Web. www.bottoni-museo.itNuovo sito: bottone.art-italy.net

A PROPOSITO/ VSD IN ROMAGNA

Consigli d’autore

per una sosta ideale

a Santarcangelo

Il Museo del bottone è l’occasione anche per vivere un venerdì, sabato e domenica (VSD) a Santarcangelo dove, lungo la sola strada di quel piccolo Museo, si trovano altre eccellenze come le antiche grotte, 150 ipogei per un totale di 5 km scavati dall’uomo; l’antica stamperia artigiana di Alfonso Marchi (che tutela un mangano a ruota di legno e pietre del Seicento, anche questo unico al mondo per peso e dimensioni, usato per stirare gli antichi tessuti di canapa e di cotone poi decorati con stampi in legno intagliati a mano e colorati a ruggine); e il suggestivo Museo dedicato dal figlio Andrea al poeta e sceneggiatore romagnolo ammirato in tutto il pianeta: “Il mondo di Tonino Guerra”, con oltre 60 tra quadri, sculture, ceramiche, arazzi e tele stampate e una ricca sezione multimediale che consente di rivedere tutti i film da lui sceneggiati, guardare interviste e documenti dagli anni ’60 a oggi, ascoltarlo recitare le sue poesie in dialetto e sfogliare le sue innumerevoli sceneggiature. Ecco alcuni consigli d’autore per mettersi a tavola e sentirsi parte di un luogo, per scoprire le luci della notte e il chiarore dell’alba. Fermarsi un po’, prima di ripartire.

Per saperne di più:

  • Ufficio turistico della Pro Loco di Santarcangelo, 0541.624270;
  • adriacoast.com, il portale per il turismo sulla Riviera Adriatica dell’Emilia Romagna. Le migliori offerte per la tue vacanze sulla Riviera Adriatica e il calendario completo degli eventi più belli della Riviera.

Mangiare e dormire bene:

Ristoranti

  • ristoranteLazaroun, Via del Platano 21, tel. 0541.624417, situato nel centro storico della città.
  • ristorantealbergoZaghini (anche albergo), Piazza Gramsci 14, tel. 0541.626136, nella piazza dietro al municipio.
  • ristoranteTrattoria del Passatore, Via Cavour 1, tel. 0541.625466, nel centro cittadino.
  • ristorantealbergoLocanda Antiche macine (anche agriturismo), Via Provinciale Sogliano, 1540 – Montalbano, tel. 0541.627161
  • ristoranteOsteria del campanone, Piazzetta Galassi, non ha telefono, situato nel cuore del centro storico, nella parte più antica del borgo medievale.

Hotel e B&B

  • albergoHotel della Porta (4 stelle), Via della Costa 85, tel. 0541.622152
  • albergoHotel Il villino (4 stelle), Via Ruggeri 48, tel. 0541685959
  • ristorantealbergoHotel Zaghini (2 stelle), vedi anche “ristoranti”
  • albergoResidenza I Platani, Hotel residence e casa per vacanze (appartamenti), Contrada dei Fabbri 8, tel. 0541.625424
  • ristorantealbergoAgriturismo Antiche macine, vedi anche “ristoranti”
  • albergoB&B Il Partigajo, Via Martino 253 – Ciola, tel. 339.3282422

IL MOSAICO DEI TURISMI IN NATURA E DI CULTURA

A SANTARCANGELO E DINTORNI

Turismi in natura

  • 06b agriturismoAgriturismo
  • 07b escursioni biciclettaEscursioni in bicicletta, mountain bike, piste ciclabili
  • 05b picnic scoutismo vacanze scolastiche familiariPicnic, scoutismo, vacanze scolastiche e famigliari
  • 09b trekkingTrekking a piedi, sentieri natura, passeggiate nel verde

Turismi di cultura

  • 24b-artigianato Artigianato e collezioni
  • 25b concerti musica teatroConcerti, musica, teatro, feste, balletto, danze, festival, eventi di costume, folklore
  • 21b itinerari gastronomiciItinerari gastronomici
  • 19b-musei-e-beni-storici Musei e beni storici, architettura, monumenti, castelli
  • 22b turismo religiosoTurismo religioso (luoghi sacri, convegni, monasteri, cattedrali)

Author: admin

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2 Comments

    • Bello sapere che, sulla scia del primo museo del genere al mondo, ne sono sorti altri. Congratulazioni!

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