Aprica: stazione “aperta” al sole,
a viandanti e Nobel,
artisti e turisti

IL NUOVO ATLANTE DEI PAESI DIPINTI IN LOMBARDIA (11)

testo di Salvatore Giannella* e Benedetta Rutigliano**
foto di Vittorio Giannella***

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“Contrabbando”, di Alcide Pancot, contrada Santa Maria, 2002. Questo murale è di particolare importanza per l’artista, perché descrive scene di contrabbando e imboscate di finanzieri a lui familiari, essendo stato Pancot finanziere del soccorso alpino per 23 anni. I finanzieri in primo piano sono ispirati all’immagine dell’artista stesso, e il sasso rappresentato è realmente esistente, situato all’imbocco della Val Belviso e denominato “corna di finanser”.

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Vittorio Giannella, fotografo ufficiale del Nuovo atlante dei paesi dipinti, e Benedetta Rutigliano di fronte al murale “L’epilobio”, realizzato da Alcide Pancot nel 2003 in contrada del Dosso, quella dedicata alla flora. Qui l’artista, oltre alla flora, aggiunge il bestiame in omaggio al padrone di casa che allevava anche mucche.

Per coronare l’itinerario tra i paesi dipinti di Lombardia (link) ci avventuriamo, nella cornice di un paesaggio unico, per le nevi e le strade della provincia di Sondrio: meta, Aprica. In questo comune montano sospeso tra la Valtellina e la Valcamonica, le due valli alpine più importanti della regione, il turismo si è affermato verso la fine del XIX secolo, quando sotto il governo austro-ungarico si fece costruire l’attuale strada statale 39 che collegò, proprio tramite il passo dell’Aprica, Edolo e la Val Camonica con Tresenda e la Valtellina, facilitando ulteriormente le vie di comunicazione. Già in epoca carolingia, infatti, c’era una struttura per alloggiare ad Aprica: nella contrada di San Pietro, originariamente chiamata per l’appunto Ospitale, esisteva uno xenodochio, ospizio per viandanti, pellegrini e soldati.

I segreti di un successo. Il nome Aprica sembra derivare dal verbo latino “aperire”, cioè aprire, usato per descrivere un luogo aperto, soleggiato, esposto al sole, come raccontano Marco Della Moretta, presidente della Pro Loco di Aprica, e Laura Caspani dell’Ufficio Turistico. Il clima è un fattore più che favorevole in questo comune montano che, nonostante i 1.200 metri di quota e la presenza della neve da dicembre ad aprile (mediamente), vanta inverni secchi ed estati ventilate. Un clima salubre, adatto a chi cerca tranquillità, a chi scia, ma anche a chi ama perdersi in itinerari naturalistici (sono tracciati oltre 200 chilometri di sentieri). Tra i fedelissimi di Aprica, in passato, anche il rettore dell’Università di Pavia Camillo Golgi, primo premio Nobel italiano (per la medicina, 1906), originario della vicina Córteno, che trascorse le sue estati in questo luogo ameno dal 1880 al 1913. Aprica fa parte inoltre del Parco delle Orobie Valtellinesi, e la sua fortunata posizione permette il facile collegamento con i comuni della Valtellina, della Valcamonica, e con la Svizzera.

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Il presidente della Pro Loco di Aprica, Marco Della Moretta, di fronte al dipinto murale realizzato da Alcide Pancot nella contrada Santa Maria nel 2001. Il murale rappresenta “I primi sciatori”, momento chiave per il turismo di Aprica: l’allieva e il maestro (ad Aprica il primo maestro ufficiale di sci fu Achille Cioccarelli) discendono da una pista ancora priva di impianti, molto diversa da quelle attrezzate di oggi.

Da Aprica la via di fuga per trecento ebrei. Una nota storica: proprio la vicinanza con Svizzera facilitò le gesta di Don Giuseppe Carozzi (1918-1955), originario della vicina Motta di Villa Tirano (Sondrio), che ad armistizio annunciato (8 settembre 1943), al termine del secondo conflitto mondiale, condusse fuori confine quasi trecento ebrei, prigionieri internati all’Aprica in quanto deportati dai territori jugoslavi annessi all’Italia. Tutto anche grazie alla collaborazione di Don Cirillo Vitalini, parroco di Bratta, e della Guardia di Finanza di Madonna di Tirano dalla quale dipendevano anche le stazioni di Campione, Lughina e Sasso del Gallo. Per quest’opera Carozzi fu costretto a rifugiarsi in Svizzera, ma non cessò le sue azioni a favore della Resistenza.

Tra gli artisti conquistati, il veneto Alcide Pancot. Riguardo ai fatti storici e alle tradizioni di Aprica, sono le immagini dipinte sui muri a prendere voce, specialmente quelle riprodotte sulle abitazioni della contrada Santa Maria, nucleo antico assieme a quella di San Pietro. Risale al 2000 l’iniziativa dell’amministrazione comunale di abbellire le strade del borgo con dipinti murali, sedici per ognuna delle tre contrade, Santa Maria, Dosso e San Pietro (quest’ultima da terminare), rispettivamente decorate con storia e tradizioni di Aprica, esempi di flora alpina e di fauna delle cime. La mano creatrice di queste opere dai colori vividi e con scene così vicine al reale è quella dell’artista Alcide Pancot (Vittorio Veneto, 1948), che si è unito alla nostra visita descrivendo il suo amore per quest’area, nonostante la terra d’origine sia il Veneto. Nato da una famiglia di artisti, pittori, scultori e decoratori, Pancot comincia a dipingere come autodidatta, utilizzando (come tuttora fa) solamente i colori di base. Finanziere del soccorso alpino per ventitré anni, lavora tra il Bernina e il lago di Como e si appassiona così alla montagna, a quella vegetazione e quella fauna così varie, e allo sci (è maestro di questa disciplina, che insegna nella stagione invernale sulle attrezzate piste di Aprica). Questo amore lo porta a trasferirsi definitivamente nella provincia di Sondrio dal 1979. Accidentalmente comincia l’avventura di pittore dell’Aprica, in seguito alla richiesta da parte di un privato di realizzare un’opera per il proprio figlio: il talento mostrato in questa commissione fa sì che si sparga la voce della sua bravura, e da allora Pancot diventa il pittore di tutto il borgo. Realizza i murales sulle due torri del centro direzionale di Aprica, i quadri della sala del consiglio in municipio ed è richiestissimo da famiglie e da gestori di bar e locali.

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Chiesa di S. Maria Assunta, del XVI secolo, nella contrada Santa Maria, osservata da Laura Caspani, dell’Ufficio turistico di Aprica.

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ll murale, sito in contrada Santa Maria, rappresenta l’albergo Negri, il primo albergo di Aprica, attivo dal 1873 al 1919 e gestito da Elena Sinistri e Carlo Negri. Con questa struttura e le nuove vie di comunicazione comincia la fortuna turistica di Aprica. Ad ammirarlo Laura Caspani, dell’Ufficio turistico di Aprica, con il costume tipico.

I murales di Santa Maria. Nel giugno 2002 si inaugurano così i murales della contrada di Santa Maria, area di casupole in pietra, organizzate per accogliere, in passato, anche il bestiame e il raccolto. Si comincia così a raccontare la storia e le tradizioni di Aprica con la vicenda dell’uccisione dell’ultimo orso, avvenuta nel comune orobico nel 1892. L’orso era molto rispettato in passato dalla gente locale, ma esistevano anche molti cacciatori dell’animale bruno. Attualmente ad Aprica, all’interno dell’Osservatorio Eco-Faunistico Alpino di cui parleremo più avanti, vive l’orso Orfeo, amatissimo dagli aprichesi e attrattiva per i visitatori. Tornando ai muri dipinti, si passa poi alla descrizione della transumanza (dalla bergamasca alla Svizzera e dal paese al Bernina), segue il trittico che descrive la produzione del carbone di legna (procedimento complesso illustrato nelle stazioni collocate lungo il “sentiero del legno” che collega Malga, Magnolta e Palabione), la rappresentazione della “süènda”, ovvero il tracciato per condurre il legname dal bosco al piano, l’allevamento del bestiame sull’alpe Palabione e il Belvedere d’Aprica, che negli anni Trenta comprendeva la cantoniera, un ristorante e due abitazioni.

I muri raccontano la storia del turismo. Importante il murale che rappresenta l’albergo Negri, il primo albergo di Aprica, attivo dal 1873 e gestito da Elena Sinistri e Carlo Negri. La sua fortuna coincise (oltre che con il miglioramento delle vie di comunicazione) con l’arrivo di una comitiva di milanesi in viaggio verso St. Moritz che, fermatisi solo per un momento di ristoro, decisero di soggiornarvi più a lungo, invogliati dall’ospitalità e dal luogo. Tornarono anche negli anni successivi, così come molti altri viaggiatori di passaggio divenuti ospiti abituali. L’albergo cessò l’attività nel 1919, donato alla Croce Rossa gestita da un ordine di suore di Brescia. Seguono poi tre dipinti con le tre contrade principali (S. Maria, Dosso e S. Pietro), un accampamento militare che ricorda la prima guerra mondiale (il fronte, l’Adamello, non distava molto da Aprica), e la rappresentazione di un altro momento importante per il turismo di Aprica, ovvero l’avvento dei primi sciatori: l’allieva e il maestro (il primo maestro di sci ufficiale fu Achille Cioccarelli) discendono da una pista ancora priva di impianti, molto diversa da quelle attrezzate di oggi. Nei dipinti successivi si ricordano i mulini (ad Aprica erano in funzione cinque mulini, per macinare grano e castagne), la costruzione della diga di Frera (1957-1959), la prima seggiovia, quella del Palabione, costruita nel 1947, che incrementò ulteriormente il turismo nel comune montano. Importante, soprattutto per l’artista Pancot, anche il murale che descrive il fenomeno del contrabbando ad Aprica: il pittore, in passato finanziere, racconta di aver vissuto in prima persona scene come quella descritta, e così si rappresenta in primo piano, nelle due figure dei finanzieri appostati vicino al sasso denominato “corna di finanser” (situato all’imbocco della Val Belviso) per sorprendere i contrabbandieri di caffè e tabacco. L’edificio su cui è dipinto questo murale era una volta una caserma della finanza.

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Il pittore Alcide Pancot, autore di tutti i murales d’Aprica, di fronte al dipinto murale “Il rododendro irsuto” realizzato su una casa situata nella contrada del Dosso nel 2002.

Alla scoperta di fiori e piante. La contrada Dosso, da cui si gode bene della vista dell’Adamello, è stata la seconda a essere stata affrescata, e si distingue per la sua particolare esposizione al sole, che tra l’altro fa brillare ancora di più i colori della flora rappresentata con tanta cura da Pancot, contestualizzata in ambienti talvolta esistenti, talvolta immaginari, ma sempre realistici. Ecco la viola di Comolli, tipica delle Orobie (cresce a 2000 metri), il giglio martagone, soggetto a tutela integrale, la stella alpina, il pino silvestre tra i laghi di Torena, nella Val Belviso. A incorniciare il lago entro cui si rispecchia il Palabione (che è visibile di fronte) ecco il rododendro irsuto. Seguono i bucaneve, i primi a spuntare dopo l’inverno, la carlina bianca, che pare prendere il nome dall’uso che i militari di Carlo Magno ne fecero per uscire dalla pestilenza, l’epilobio, la genziana punteggiata, inserita in una scena dove un ragazzino, il figlio del proprietario della casa, munge la capra. E ancora il botton d’oro, il ranuncolo glaciale, ovvero il fiore dei camosci, infatti presenti nella raffigurazione (e omaggio al proprietario della casa, Egidio Negri, guardiacaccia). Un altro omaggio al proprietario di casa reduce dalla seconda guerra mondiale si ritrova nel dipinto successivo, che ritrae la primula irsuta alla presenza degli alpini. Seguono la soldanella, simbolo del risveglio dell’amore e della primavera, il pino mugo attorniato da astri alpini e pianelle della Madonna (un’orchidea rara e protetta), la drosera, pianta carnivora che si trova nella Val di Gembro, qui ritratta con le tife e la rosa selvatica, e infine il doronico del granito, che sorge tra i 2000 e i 3000 metri, qui vicino alla cime del Torena, in Val Belviso.

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Veduta di Aprica dalla contrada del Dosso. In lontananza si intravvede l’Adamello, montagna delle Alpi Retiche.

Nel regno degli animali di montagna. L’ultima contrada dipinta, dove i murales non sono del tutto terminati, è quella di San Pietro, la più antica del paese, inizialmente chiamata Ospitale per la sua funzione di ospitare i viandanti. Qui sorge la chiesa dedicata ai SS. Pietro e Paolo, che lasciarono poi il nome alla contrada. L’amministrazione comunale ha scelto come soggetto per quest’ultima area da dipingere la fauna alpina, e ancora Alcide Pancot dimostra talento, realismo, studio e una passione per i soggetti rappresentati. Ecco il gallo forcello, il gufo reale, il capriolo, il camoscio, il cervo, la marmotta, l’aquila reale, l’orso, la civetta nana, lo stambecco affiancato dall’insegna del Club Alpino Italiano. Compaiono anche (alcuni da terminare, altri non ancora iniziati ma in programma) la volpe, la faìna, l’ermellino, il tasso, lo scoiattolo, la lepre bianca e il gallo cedrone.

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“Il doronico del granito”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2003. Il fiore sorge tra i 2000 e i 3000 metri, qui vicino alla cime del Torena, in Val Belviso.

Flora e fauna da vicino: l’Osservatorio Eco-Faunistico Alpino. Avendo citato la fauna e la flora alpine rappresentate nei murales, non si può non rimarcare l’appartenenza di Aprica al Parco delle Orobie Valtellinesi, istituito nel 1989, che comprende la catena montuosa esposta a nord delle Alpi Orobie e si estende per 60 chilometri e su una superficie che sfiora i 44.000 ettari. All’interno di questo, ad Aprica, è stato inaugurato nel luglio 1997 l’Osservatorio Eco-Faunistico Alpino, diretto da Bernardo Pedroni (biologo naturalista). Tramite una visita guidata organizzata si accede alla vasta area di oltre 25 ettari dove si snoda un itinerario didattico-naturalistico attrezzato. Qui il visitatore può condurre un’esperienza unica in Italia e rara in Europa: conoscere e osservare da vicino le specie animali e vegetali presenti, alcune in apposite “aree faunistiche” predisposte lungo l’itinerario. Al momento, tra gli altri, vivono camosci, stambecchi e caprioli, rapaci notturni e diurni, l’orso bruno Orfeo, nato in cattività in Trentino e qui dal 2007, quando aveva sedici anni, e infine il gallo cedrone, in via d’estinzione, simbolo del Parco delle Orobie Valtellinesi. L’Osservatorio è sede di ricerche scientifiche e centro di ripopolamento per la fauna selvatica. Pedroni è anche ideatore di un progetto finanziato dall’Unione Europea e scelto con massimo punteggio, il Museo interattivo dell’uomo nella natura, di prossima apertura, volto a ricreare gli ambienti alpini.

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Scorcio della contrada di San Pietro, la più antica, il cui tema è la fauna alpina. In primo piano il murale con soggetto il “Capriolo”, di Alcide Pancot, contrada San Pietro, 2004.

Non solo natura. Ad Aprica è la natura a primeggiare, ma si possono visitare, oltre al percorso dei murales, anche la chiesa parrocchiale di S. Pietro, sorta nel XIII secolo, ampliata nel 1600 e decorata in facciata nel 1896, e l’Oratorio della confraternita del SS. Sacramento (1747) a essa annessa. Nella contrada S. Maria si erge invece la chiesa di S. Maria Assunta, del XVI secolo, affrescata dal pittore Turildo Conconi. Interessante vedere anche le trincee della prima guerra mondiale, linee di resistenza collocate in località Magnolta (a ovest del comprensorio sciistico di Aprica) e lungo il sentiero degli alpini, qualora fosse ceduta la linea dell’Adamello. Notevole dal punto di vista culturale anche il “sentiero Zapei d’Abriga”, che collega Aprica, Motta e Tresenda, e il citato “sentiero del legno”.

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Scorcio di Aprica di sera, con vista della contrada Santa Maria.

Uno sguardo ai dintorni. A pochi chilometri da Aprica, nel comune di Villa di Tirano, specie rare di flora e fauna popolano la riserva naturale di Pian di Gembro, un’antica torbiera posta a 1350 metri di quota, formatasi 10.000 anni fa dopo l’ultima glaciazione alpina. Dentro un’aula didattica alcuni paludari visitabili gratuitamente ospitano specie animali e vegetali tipiche degli ambienti umidi, come piante carnivore, insetti, rane, rospi, salamandre e tritoni. A 17 chilometri dal borgo dipinto si trova Tirano, nota per l’apparizione della Madonna il 29 settembre 1504, per la quale fu edificato il Santuario a lei dedicato, monumento religioso più importante della Valtellina.  Sempre a Tirano sorge il cinquecentesco Palazzo Salis, col portale centrale barocco disegnato dal Vignola, dentro il quale è ospitato, in dieci sale affrescate e con gli arredi originali, il Museo senza frontiere tra Grigioni e Valtellina. Tirano è sede anche del Museo etnografico, e inoltre da questo comune parte il trenino del Bernina, che attraversa le Alpi a cielo aperto conducendo fino in Svizzera attraverso panorami mozzafiato. Allontanandosi ulteriormente in questa direzione (est) si giunge a Grosio, famoso specialmente per il Parco delle incisioni rupestri, attiguo ai resti del castello Visconti Venosta, con oltre 5000 figure incise databili tra la fine del Neolitico e l’età del ferro. Verso ovest invece si arriva a Teglio, antico borgo che ha dato il nome alla Valtellina (dal latino Tellina vallis). Da visitare Palazzo Besta, antica dimora cinquecentesca in stile rinascimentale valtellinese, la chiesa romanica di S. Pietro e la torre “de li beli miri”. Qui ha sede la rinomata Accademia del Pizzocchero.

11. Continua (Atlante paesi dipinti
in Lombardia: tutte le puntate)

A PROPOSITO

IL MOSAICO DEI TURISMI AD APRICA E NEI DINTORNI

Ogni scheda del nuovo Atlante dei paesi dipinti è arricchita da simboli grafici indicanti quali forme di attività turistica, in natura e di cultura, è consigliabile nell’area presa in esame.

Turismi di natura

  • 06b agriturismoAgriturismo
  • 14b-alpinismoAlpinismo, arrampicata sportiva
  • 01b fotografia naturalisticaBotanica, itinerari botanici, fotografia naturalistica
  • 03b birdwatchingBirdwatching
  • 17b-canoa-raftingCanoa, Rafting, Gommone
  • 04b campi scuolaEntomologia, campi scuola, vacanze per imparare, biblioteche
  • 07b escursioni biciclettaEscursioni in bicicletta, mountain bike, piste ciclabili
  • 02b-itinerari-micologiciMicologia (specialisti), itinerari micologici
  • 11b-miniereMiniere e archeologia mineraria
  • 15b pesca sportivaPesca sportiva
  • 05b picnic scoutismo vacanze scolastiche familiariPicnic, scoutismo, vacanze scolastiche e famigliari
  • 12b-speleologiaSpeleologia (specialisti), itinerari speleologici guidati
  • 18b-sport-dariaSport dell’aria (deltaplano, parapendio, aquilonismo)
  • 16b sport precisioneSport di precisione (tiro a segno, tiro al piattello)
  • 08b turismo equestreTurismo equestre
  • 09b trekkingTrekking a piedi, sentieri natura, passeggiate nel verde

Turismi di cultura

  • 20b-itinerari-archeologici Archeologia (specialisti), itinerari archeologici (turisti)
  • 24b-artigianato Artigianato e collezioni
  • 25b concerti musica teatroConcerti, musica, teatro, feste, balletto, danze, festival, eventi di costume, folklore
  • 21b itinerari gastronomiciItinerari gastronomici
  • 19b-musei-e-beni-storici Musei e beni storici, architettura, monumenti, castelli
  • 22b turismo religiosoTurismo religioso (luoghi sacri, convegni, monasteri, cattedrali)
  • 26b strade romanticheStrade romantiche

Informazioni utili:

Mangiare e dormire bene:

  • ristorantealbergoHotel Meublè Ambrosini****, via Magnolta 7 – 23031 Aprica, tel. +39.0342.747754, web www.meubleambrosini.it, con camere attrezzate e vista sul panorama aprichese, e annesso, a poche centinaia di metri il ristorante-pizzeria Ambrosini, Corso Roma 158 – 23031 Aprica, tel.+39.0342.747736 con specialità gastronomiche valtellinesi. Tariffe e prenotazioni;
  • ristorantealbergoAgriturismo Li Spondi, via Sponde – 23031 Aprica, cell. +39.339 1924482. Camere per pernottare (tariffe e prenotazioni), cucina tipica (pizzoccheri, sciatt, risotti), specialità con capra e capretto, spaccio aziendale di prodotti dell’agriturismo.
  • ristoranteRistorante-bar Il piccolo Chalet, via Magnolta – 23031 Aprica, cell. +39.333.5321603, specialità gastronomiche tipiche valtellinesi e non solo. Info e orari.

ALCUNI DEI PIU’ SIGNIFICATIVI MURI D’AUTORE DI APRICA

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“Caccia all’orso”, di Alcide Pancot, contrada Santa Maria, 2000. È rappresentata l’uccisione dell’ultimo orso ad Aprica nel 1892 a opera di Giovanni Plona con l’amico Francesco Bianchi di Corteno.

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Targhetta didascalica del murale “Caccia all’orso”, di Alcide Pancot, contrada Santa Maria, 2000.

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“La transumanza”, di Alcide Pancot, contrada Santa Maria, 2000. Viene rappresentato il trasferimento stagionale del bestiame da Brescia e Bergamo fino alle montagne del Bernina, che avvenne tra il 1500 e il 1700, quando la Valtellina era sotto il dominio delle Tre Leghe (Grigioni). Ai giorni nostri la transumanza si realizza dal paese alla Val Belviso.

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“Carbone di legna”, di Alcide Pancot, contrada Santa Maria, 2000. I boschi di Aprica sono sempre stati ricchi di legname, usato per fare il carbone. Il procedimento per produrre il carbone di legna era lungo: il legno veniva tagliato in bastoncini di 50 centimetri; questi venivano posizionati per formare un igloo, lasciando delle finestrelle per la ventilazione. Tutto veniva ricoperto con terriccio umido e rimaneva a bruciare per una settimana, senza fiamma.

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“La süenda”, di Alcide Pancot, contrada Santa Maria, 2000. Tracciato per far scorrere sul terreno il legname del bosco al piano.

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Particolare del murale “Il Belvedere d’Aprica”, di Alcide Pancot, contrada Santa Maria, 2001. Oggi in parte abbandonato, in passato era molto animato. Il centro era la cantoniera con il ristorante e la terrazza panoramica.

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Particolare del murale “Il belvedere d’Aprica”, di Alcide Pancot, contrada Santa Maria, 2001.

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“Primo albergo di Aprica”, di Alcide Pancot, contrada Santa Maria, 2001. L’albergo Negri, il primo albergo di Aprica, fu attivo dal 1873 al 1919 e gestito da Elena Sinistri e Carlo Negri. Con questa struttura e le nuove vie di comunicazione comincia la fortuna turistica di Aprica.

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“Contrada Dosso”, di Alcide Pancot, contrada Santa Maria, 2001. È la contrada che sovrasta il piano d’Aprica ed è per questo la più soleggiata. Si vedono le tipiche case rurali con in mezzo la fontana-lavatoio.

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“Militari all’Aprica”, di Alcide Pancot, contrada Santa Maria, 2001. Ricorda gli accampamenti della prima guerra mondiale. Aprica non era infatti lontana dal fronte (il vicino Adamello).

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“Primi sciatori”, di Alcide Pancot, contrada Santa Maria, 2001. Altro momento chiave per il turismo di Aprica: l’allieva e il maestro (ad Aprica il primo maestro di sci ufficiale fu Achille Cioccarelli) discendono da una pista ancora priva di impianti, molto diversa da quelle attrezzate di oggi.

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“I mulini”, di Alcide Pancot, Contrada Santa Maria, 2001. L’Aprica aveva cinque mulini (alcuni per la macina del grano, altri per la macina delle castagne) che fino agli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso ebbero molta importanza nell’economia del paese.

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“Contrabbando”, di Alcide Pancot, contrada Santa Maria, 2002. Questo murale è di particolare importanza per l’artista, perché descrive scene di contrabbando e imboscate di finanzieri a lui familiari, essendo stato Pancot finanziere del soccorso alpino per 23 anni. I finanzieri in primo piano sono ispirati all’immagine dell’artista stesso, e il sasso rappresentato è realmente esistente, situato all’imbocco della Val Belviso e denominato “corna di finanser”.

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Targhetta didascalica del murale “Contrabbando”, di Alcide Pancot, contrada Santa Maria, 2002.

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“Prima seggiovia”, di Alcide Pancot, contrada Santa Maria, 2002. La prima seggiovia di Aprica, del 1947, che portava dal piano d’Aprica al Palabione, altra opera fondamentale per lo sviluppo del turismo ad Aprica.

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Dipinto murale decorativo di Alcide Pancot raffigurante un’aquila, contrada Santa Maria.

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Murale di Alcide Pancot realizzato nel 2009, al di fuori del biennio in cui dipinse i muri della contrada Santa Maria. L’artista infatti riceve continue commissioni ad Aprica, pubbliche e private. Qui uno spaccato della vita agricola aprichese, un salto nel passato, quasi una fotografia.

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“La primula irsuta”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2003. La presenza degli alpini è un omaggio al padrone di casa.

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“La primula irsuta”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2003.

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“I ranuncoli dei ghiacciai”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2003. Considerato il fiore dei camosci, presenti nella raffigurazione (e omaggio al proprietario della casa, Egidio Negri, guardiacaccia).

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“Il botton d’oro”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2003.

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“L’epilobio”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2003.

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“La carlina bianca”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2002. Il fiore prende il nome dall’uso che i militari di Carlo Magno ne fecero per uscire dalla pestilenza.

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“I bucaneve”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2002.

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“Il rododendro irsuto”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2002. Il rododendro qui incornicia il lago dentro cui si rispecchia il Palabione.

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L’artista Alcide Pancot, autore di tutti i dipinti murali di Aprica, di fronte al murale “Il rododendro irsuto” realizzato su una casa situata nella contrada del Dosso nel 2002.

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“Il pino silvestre”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2002. Qui rappresentato tra i laghi di Torena, nella Val Belviso.

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“Il giglio martagone”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2002. Il fiore è soggetto a tutela integrale.

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“La stella alpina”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2002.

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“La viola di Comolli”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2002. È il fiore tipico delle Orobie, sorge a 2000 metri.

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“Il doronico del granito”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2003. Il fiore sorge tra i 2000 e i 3000 metri, qui vicino alla cime del Torena, in Val Belviso.

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“La drosera”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2003. È una pianta carnivora che si trova nella Val di Gembro, qui ritratta con le tife e la rosa selvatica.

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“La soldanella”, di Alcide Pancot, contrada del Dosso, 2003.

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“Capriolo”, di Alcide Pancot, contrada San Pietro, 2004.

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“Gallo forcello”, di Alcide Pancot, contrada San Pietro, 2004.

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“Orso”, di Alcide Pancot, contrada San Pietro, 2006. L’ultimo orso fu ucciso ad Aprica nel 1892, ma generalmente l’animale è sempre stato rispettato dalla gente del luogo. Dal 2007 Aprica, all’interno dell’Osservatorio eco faunistico alpino, ospita Orfeo, un orso bruno nato in cattività in Trentino arrivato ad Aprica quando aveva 16 anni.

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“Marmotta”, di Alcide Pancot, contrada San Pietro, 2011.

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“Camoscio”, di Alcide Pancot, contrada San Pietro, 2004.

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“Aquila reale”, di Alcide Pancot, contrada San Pietro, 2004.

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“Cervo”, di Alcide Pancot, contrada San Pietro, 2004.

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“Aprica la montagna da scoprire”, murale sulle torri del Centro Direzionale di Aprica. È raffigurato il gallo cedrone, simbolo del Parco delle Orobie Valtellinesi.

giannella_salvatore_picSalvatore Giannella, giornalista che ha ideato e cura con passione questo blog, ha diretto il mensile scientifico del Gruppo L’Espresso Genius, il settimanale L’Europeo, il primo mensile di natura e civiltà Airone (1986-1994), BBC History Italia e ha curato le pagine di cultura e scienza del settimanale Oggi (2000-2007). Ha scritto libri (“Un’Italia da salvare”, “L’Arca dell’arte”, “I Nicola” per Allemandi e, per Chiarelettere, “Voglia di cambiare” e il nuovo “Operazione Salvataggio. Le storie degli eroi che hanno salvato l’arte dalle guerre”), curato volumi di Tonino Guerra ed Enzo Biagi e sceneggiato documentari per il programma della Rai “La storia siamo noi” (clicca qui per approfondire).

Betty2Benedetta Rutigliano è giornalista pubblicista, divulgatrice di arte e cultura sul web (wakeupnews.eu, artincontro.com, stillmagazine.eu) che ha dimostrato una passione per il giornalismo e la scrittura dai tempi del liceo classico, quando collaborava con il settimanale «La Gazzetta della Martesana», edito a Cernusco sul Naviglio. Si è laureata a pieni voti in Storia e critica dell’arte presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi sperimentale, sulla pittura murale in edifici pubblici nell’Italia del dopoguerra (gli artisti trattati: Aldo Borgonzoni, Renzo Grazzini, Sineo Gemignani, Armando Pizzinato e Sabino Coloni). Ha frequentato un Master in Giornalismo e comunicazione multimediale e lavora nel campo della comunicazione e dell’organizzazione di eventi.

vittorio-giannellaVittorio Giannella, fotografo free-lance, 52 anni, pugliese trapiantato a Bussero (Milano). Da anni collabora con importanti riviste di viaggi e turismo italiane ed estere, da Bell’Italia a Dove, da Weekendin a Meridiani; qualche anno fa ha realizzato con la collaborazione dell’UNESCO un reportage sulle remote isole della Micronesia per Airone. Attualmente sta portando in giro una mostra dal titolo “Quando fotografia fa rima con poesia“, luoghi che hanno ispirato rime indimenticabili di poeti e scrittori e che ha cercato di fotografare con le stesse atmosfere e luci. Dall’Irlanda di Yeats al Cile di Neruda, dalle Marche di Leopardi alla Liguria di Montale, un umile tentativo di cogliere con l’obiettivo attimi di questi luoghi, un percorso visivo che guarda la natura con gli occhi della poesia.

Author: admin

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2 Comments

  1. Magnifico servizio, complimenti! Ricordo comunque che ad Aprica ci sono anche bei rifugi alpini, agriturismi e un ottimo camping.

    Addetto Stampa apricaonline.com,
    (sito ufficiale Aprica)

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    • Grazie per le sue gentili parole. Il mosaico dei cento turismi di cultura e in natura, caratteristica editoriale di Giannella Channel, e l’indicazione delle coordinate dell’ufficio turistico di Aprica sono utili proprio per completare la mappa dei servizi per il viaggiatore. (s.g.)

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