Jacques Le Goff, il “cronista” del meraviglioso e del quotidiano

testo di Valentino Losito*

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Lo storico Jacques Le Goff (Tolone, 1924 – Parigi, 2014) è stato uno dei più autorevoli studiosi europei della storia e della sociologia del Medioevo.

Nell’articolo che Umberto Eco ha scritto su Repubblica per ricordare il grande storico Jacques Le Goff scomparso all’età di 90 anni il 1° aprile, mi ha colpito un passaggio che, a mio giudizio, costituisce una piccola grande lezione per i giornalisti, per i cronisti. Scrive Eco: “Le Goff ha esplorato il Medioevo nei suoi aspetti più trascurati, la vita degli intellettuali e dei mercanti, o il meraviglioso e il quotidiano. Anche qui, se dovessi rendere conto del suo modo di fare storia, dovrei invitare il non specialista a capire meglio quei secoli non attraverso un elenco di battaglie, ma guardando le miniature dei mesi delle Très riches heures du Duc de Berry, dove si vede come i contadini sedevano intorno al fuoco, come coltivavano i campi o pascolavano i maiali, senza trascurare il gusto cromatico che si manifestava nelle vesti femminili, nelle gualdrappe, nei festini”.

Esplorare la realtà nei suoi aspetti più trascurati, alla ricerca del meraviglioso e del quotidiano o forse del meraviglioso nel quotidiano. Ecco una bella ricetta per i cronisti a corto di curiosità e di stupore. Scoprire l’invisibile. E raccontarlo. Del resto, come scrive Eugenio Montale “si deve attendere un pezzo prima che la cronaca si camuffi in storia”. E Jacques Le Goff lo sapeva bene.

valentino-losito* Valentino Losito, nato a Bitonto nel 1956 e giornalista professionista, è presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia. È attualmente vice caporedattore della Gazzetta del Mezzogiorno, quotidiano di Bari. Dal 1993 è sposato con Rita ed ha tre figli: Caterina, Anna Chiara, Lorenzo. A loro ha spiegato che San Francesco di Sales, già vescovo di Ginevra, Per incontrare i molti che non avrebbe potuto raggiungere con la sua predicazione, escogitò il sistema di pubblicare e di far affiggere nei luoghi pubblici dei “manifesti”, composti in agile stile di grande efficacia. Questa intuizione, che dette frutti notevoli, meritò a S. Francesco di essere dato, nel 1923, come patrono ai giornalisti cattolici.

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